Con un perentorio annuncio pubblicato domenica sul social Truth, con i soliti toni da minaccia che gli sono congegnali (e che però spesso si sono tramutati pure in realtà) Donald Trump ha dichiarato che non firmerà nessuna nuova legge finché il Congresso non approverà il SAVE America Act, la controversa riforma volta a inasprire drasticamente i requisiti di identificazione per gli elettori.
Il disegno di legge è già passato alla Camera in febbraio, ma al Senato ha bisogno di una maggioranza di 60 voti, mentre per ora i numeri stanno a 53 contro 47 dell’opposizione. The Donald sta facendo pressioni perché si utilizzi un meccanismo parlamentare particolare, il Filibuster Talking, che permetterebbe una maggioranza di 51 voti per approvare la norma. Ma ci sono varie resistenze, considerando inoltre che potrebbe occupare un tempo sostanziale delle attività del Senato.
Del resto, la riforma che sta spingendo Trump rappresenta un intervento sostanziale sulla prassi elettorale degli States. I vari stati dell’Unione hanno procedure differenziate per il riconoscimento degli elettori al momento del voto, i quali sono inoltri tenuti a registrarsi nelle liste elettorali per poter esercitare il proprio diritto.
La nuova legge significherebbe il dover portare una serie di prove di cittadinanza che potrebbero scoraggiare ampie fasce di elettori dal recarsi presso le urne, in particolare i cittadini statunitensi che hanno però già osservato le tecniche e la brutalità della profilazione razziale operata dall’ICE. Finire sotto i loro riflettori è qualcosa che si vuole comprensibilmente evitare.
Oltre a questo, significa un’ingerenza pesante del governo federale in un campo che è tradizionalmente di competenza dei singoli stati. E infatti, durante “l’assedio” di Minneapolis condotto attraverso l’ICE, una delle richieste della Casa Bianca per richiamare gli agenti federali era di fornire le liste degli elettori dello stato tradizionalmente democratico. Il Dipartimento di Giustizia ha esercitato simili pressioni su quasi tutti gli stati.
Con il nuovo disegno di legge, gli stati sono costretti a confrontare le proprie liste elettorali con un database federale, per identificare eventuali elettori non cittadini. Questo darebbe a Washington un’importante leva sulla definizione delle liste legittime di elettori. Sebbene il voto dei non cittadini sia ovviamente già illegale e statisticamente rarissimo, Trump continua a sostenere che questo sia un problema prioritario.
A gennaio, l’FBI ha sequestrato i verbali e le schede elettorali della contea di Fulton, in Georgia, relativi alle presidenziali del 2020. Il tycoon ha sempre dichiarato che lo stato gli è stato “rubato” all’epoca, ma questa mossa ha avuto probabilmente la funzione di esaltare e ricompattare il proprio elettorato più che quella di trovare le prove mai esibite del broglio denunciato.
Difatti, il post sul SAVE America Act arriva in un momento critico della seconda amministrazione Trump. Il banditismo imperialista nei confronti del Venezuela prima e dell’Iran poi ha incontrato pane per i suoi denti a Teheran, e la Casa Bianca non può dichiarare guerra al mondo intero per evitare che si parli degli Epstein files, in cui il miliardario di New York è largamente presente.
Le elezioni di metà mandato non si prospettano come vittoriose per l’attuale presidente degli Stati Uniti. Ma da mesi l’appuntamento del prossimo novembre è indicato come un momento dirimente nel tentativo di ridefinire l’equilibrio dei poteri nell’assetto istituzionale stelle-e-strisce. Il tentativo di mettere le mani sulle liste degli elettori è parte di questo “dirottamento” del processo elettorale.
L’idea di una stretta autoritaria nella già disfunzionale e plutocratica democrazia statunitense aleggia in settori repubblicani da tempo, e ora che l’establishment MAGA ha fatto passi significativi verso il riposizionamento generale del paese, non si può permettere di perdere il controllo del paese. I tempi sono quelli della guerra, e come riflesso automatico anche la dialettica politica interna deve essere limitata al minimo.
Il SAVE America Act, in sostanza, è la mossa da “poliziotto buono” della Casa Bianca. L’ipotesi di fare il “poliziotto cattivo” e rompere la cornice costituzionale, fare un vero e proprio colpo di stato (dopo l’assalto a Capitol Hill del 2021) non è così assurda. Il fronte interno ha però mostrato di non essere passivo di fronte a una deriva di questo tipo. La partita è aperta, e si gioca forse più sull’andamento dei conflitti aperti da Trump, e sulle sue beghe giudiziarie, che sul terreno delle politiche domestiche.
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