La guerra “va benissimo, il dispositivo militare iraniani è distrutto al 100%”, ma se altri paesi mandano navi da guerra per controllare lo Stretto di Hormuz è meglio...
Diciamo spesso che seguire le parole di Trump provoca seri disturbi bipolari, ma in questo caso la quasi contemporaneità delle due dichiarazioni svela un problema serio, e distrugge la prima affermazione.
L’attacco all’isola di Kharg, terminale petrolifero iraniano, secondo il tycoon è stato intenzionalmente diretto contro le sole postazioni militari, risparmiando quelle petrolifere. Segue, in perfetto stile comunicativo mafioso, “se non lasciate libero lo Stretto di Hormuz colpiremo anche quelle”.
La risposta di Tehran è stata semplice: “faremo altrettanto con tutti gli interessi di Usa e Israele nel Golfo, installazioni petrolifere comprese. Mentre Hormuz è aperto e resta chiuso solo per i paesi nemici”. Detto fatto, il grattacielo di Citybank a Dubai è stato raggiunto da un drone piuttosto consistente...
Inutile dire che la distruzione anche solo parziale di una quota rilevante degli impianti petroliferi dell’area renderebbe l’uso del petrolio proibitivo sul piano economico mondiale, con tutte le sgradevoli conseguenze che gli anziani ricordano (nel 1973, si scoprì la bellezza dell’andare a piedi, almeno di domenica...).
A quel punto arriva la seconda “pezza” di Trump che segnala il vuoto della sua minaccia: “molti Paesi, soprattutto quelli colpiti dal tentativo iraniano di chiudere lo Stretto di Hormuz, invieranno navi da guerra, in collaborazione con gli Stati Uniti, per mantenere lo Stretto aperto e sicuro”. Augurandosi che perciò “Cina, Francia, Giappone, Corea del Sud, Regno Unito e altri, colpiti da questa restrizione artificiale, inviino navi nella zona in modo che lo Stretto di Hormuz non rappresenti più una minaccia da parte di una nazione che è stata completamente decapitata”.
Coalizione piuttosto disomogenea, come si vede, che neanche un anticristo potrebbe mettere insieme sull’unico comun denominatore della necessità del greggio del Golfo. Anche perché la Cina e altri ricevono anche in questi giorni tutto il greggio che hanno ordinato. Gli unici a rischiare sono in realtà coloro che stanno bombardando la Persia e i loto alleati e/o complici. Italia compresa, forse...
Solo averla ipotizzata dimostra che a Washington non sanno più come andare avanti. L’idea iniziale era quella antichissima del blitzkrieg, la “guerra lampo” del fortissimo (presunto) contro il debolissimo (altrettanto presunto), decapitando “all’israeliana” il vertice del regime. Cosa riuscita solo in parte minima, come dimostrato nella giornata dedicata a Quds, con i destinatari della minaccia omicida in piazza tra la gente, nonostante il bombardamento in atto.
Al sedicesimo giorno lo scarto tra propaganda e realtà si fa decisamente visibile. Le “capacità militari distrutte” di Tehran continuano a produrre attacchi abbastanza precisi su obbiettivi sionisti e statunitensi, sia in Israele che nei paesi del Golfo, fin qui convinti che la presenza militare Usa fosse una garanzia, invece che una iattura.
Fonti sioniste “doc” riferiscono che nonostante l’“invulnerabilità” che doveva essere garantita dallo “scudo Iron Dome” i feriti israeliani sono parecchi. “Il ministero della Salute israeliano ha pubblicato un aggiornamento sul numero dei feriti negli attacchi iraniani e di Hezbollah dal 28 febbraio. Sono 3.138 le persone portate negli ospedali di tutto il Paese, di cui 81 sono ancora ricoverate: una in condizioni critiche, nove in condizioni gravi, otto in condizioni moderate, 57 in condizioni lievi e altre due sono in fase di accertamento medico”.
Manca, curiosamente, sia il numero delle vittime militari (il bersaglio degli attacchi missilistici, peraltro) che dei morti tra i civili. Evidente il lavoro della censura, che deve a questo punto evitare di far conoscere dati “depressivi”. Ma l’esperienza della guerra contemporanea ricorda che il rapporto tra feriti e morti oscilla in genere tra i 3-4 contro uno. Anche le poche immagini che riescono a bucare lo schermo censorio non sono “tranquillizzanti” per Tel Aviv.
La censura, peraltro, sta provocando la diffusione di notizie inverificabili, molto probabilmente frutto del wishful thinking, ma che affondano in alcuni dati certi. Come, per esempio, l’assenza di Netanyahu, BenGvir, il capo del Mossad, Barnea, dall’ultima riunione del “consiglio di guerra” israeliano, presieduto dal ministro apposito, Katz. O anche l’evidente produzione tramite IA dell’ultimo intervento video in cui appare Netanyahu, risalente ormai a tre giorni fa.
Analoghe speculazioni viaggiano d’altronde sullo stato di salute di Mojtaba Khamenei, appena nominato nuova Guida Suprema nonostante fosse rimasto ferito nell’attacco che ha ucciso suo padre Ali e buona parte della sua famiglia.
Ma occupiamoci della guerra reale, che quella “cognitiva” la si contrasta solo in questo modo.
In aggiornamento
Droni sulla base italiana in Kuwait
Questa mattina la base di Ali Al Salem, in Kuwait, che ospita personale americano e italiano, è stata oggetto di un attacco con drone. Nessun ferito ma è stato distrutto un velivolo della Task Force Air italiana.
“Questa mattina la base di Ali Al Salem, in Kuwait, che ospita capacità e personale americano e italiano, è stata oggetto di un attacco con drone che ha colpito uno shelter, all’interno del quale era ricoverato un velivolo a pilotaggio remoto della Task Force Air italiana, andato distrutto”. A renderlo noto è il generale Luciano Portolano, capo di Stato maggiore della Difesa.
Il dispositivo italiano della Task Force Air era stato preventivamente “alleggerito” nei giorni scorsi. Il personale rimasto nella base è impiegato per lo svolgimento delle attività essenziali della missione. Il velivolo colpito costituiva “un assetto indispensabile per lo svolgimento delle attività operative ed era rimasto schierato nella base al fine di garantire la continuità delle operazioni”. Un motivo in più per andarsene velocemente, no?
Le petroliere continuano a caricare petrolio sull’isola iraniana di Kharg
Due giorni dopo gli attacchi statunitensi contro le installazioni militari presenti sull’isola iraniana di Kharg, è stata avvistata una petroliera intenta a caricare petrolio.
La piattaforma di monitoraggio navale TankerTrackers ha riferito che altre sette petroliere sono state avvistate nella rada.
Secondo le immagini satellitari, cinque navi avevano già caricato il combustibile, mentre due erano in attesa di farlo.
Non è stato immediatamente chiaro a chi appartenessero le petroliere.
Ali Larijani: “Non siamo in guerra con l’America, ma con la coalizione Epstein”
Il Segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale ha affermato che l’Iran non è in guerra con la nazione americana.
Ali Larijani ha scritto in risposta ad informazioni su un piano dei funzionari statunitensi e israeliani di portare a termine un attentato “falsa bandiera”: “Ho sentito che il resto della ‘coalizione Epstein’ ha ideato una cospirazione per creare una storia come l’11 settembre per poter poi accusare l’Iran di esserne l’autore”.
Ha aggiunto che l’Iran è fondamentalmente contrario ai programmi terroristici e non ha alcuna guerra con la “nazione americana”. Oggi, sulla base dell’aggressione degli Stati Uniti e di Israele, l’Iran si sta difendendo. Certo, in questa difesa, è molto forte e e punta a punire gli aggressori.
Consiglieri della Casa Bianca: “Cercare una via d’uscita dalla guerra”
Secondo la Reuters, David Sachs, consigliere della Casa Bianca per le criptovalute e l’intelligenza artificiale, ha affermato che gli Stati Uniti dovrebbero “dichiarare vittoria e ritirarsi” dalla guerra con l’Iran.
Venerdì, durante la sua partecipazione a un podcast, Sachs ha affermato che “questo è il momento giusto per dichiarare vittoria e ritirarsi”, aggiungendo che, secondo quanto da lui dichiarato, gli Stati Uniti “hanno indebolito le capacità militari iraniane”. Ma “bisogna tentare di trovare una via d’uscita”.
Ha proseguito: “Se l’escalation non produce alcun risultato positivo, dobbiamo pensare a un modo per allentare la tensione”, considerando che la de-escalation “include il raggiungimento di una sorta di accordo di cessate il fuoco o di una soluzione negoziata con l’Iran”.
Ciò avviene mentre negli Stati Uniti crescono le critiche nei confronti della politica di Donald Trump in seguito allo scoppio della guerra con l’Iran, tra le accuse quella di aver avviato il confronto senza un piano chiaro.
L’Iraq sta diventando una sorpresa per l’Occidente
Faras Eliasser, membro del consiglio politico del movimento Najba, ha dichiarato: “L’asse della resistenza sta consolidando le sue posizioni in questa guerra”. Prendere di mira e distruggere le basi americane nei paesi del Golfo Persico è una testimonianza della scelta degli obiettivi.
Ha aggiunto che, dopo aver preso di mira due aerei Usa da rifornimento in volo, sui cieli dell’Iraq occidentale, uno è stato abbattuto (sei militari Usa morti, ammette il Pentagono), il cielo iracheno è diventato pericoloso per gli Stati Uniti e il regime sionista.
“Il nemico è disturbato e subisce danni significativi che nasconde. Vedo che grandi sorprese si stanno preparando in Iraq”.
Araghchi: abbiamo informazioni che Usa e Israele hanno attaccato i paesi della regione
Il ministro degli Esteri iraniano Seyyed Abbas Araghchi ha dichiarato in un’intervista ad Al-Arabi Al-Jadeed che l’Iran è pronto a incontrare i paesi della regione e a formare un comitato investigativo congiunto per determinare la natura degli obiettivi attaccati, anche per stabilire se fossero americani.
Ha sottolineato che gli attacchi dell’Iran sono sulle basi e gli interessi degli Stati Uniti nella regione, e che Teheran ha ricevuto informazioni attendibili sul fatto che anche gli Stati Uniti e Israele stiano effettuando attacchi ai paesi arabi.
Ha anche rivelato che gli americani hanno sviluppato un drone simile al drone iraniano Shahed, chiamato Lucas, che viene utilizzato per colpire i luoghi nei paesi arabi. Araghchi ha osservato che le informazioni sono attualmente sotto inchiesta.
Il ministro degli Esteri iraniano ha detto che le relazioni con i paesi vicini, tra cui Qatar, Arabia Saudita e Oman, erano in corso e gli sforzi diplomatici non sono stati fermati.
Società israeliane nel Golfo, “obbiettivi legittimi”
Secondo l’agenzia di stampa Tasnim, uno degli obiettivi potenziali più importanti per la risposta dell’Iran sono le aziende del regime sionista nella regione, specialmente negli Emirati Arabi Uniti. Alcune di queste aziende, oltre all’attività economica, hanno legami con i settori della sicurezza e militari di Israele, e quindi sono tra gli obiettivi.
Tra questi ci sono gli uffici di società di difesa israeliane come Elbit Systems, Rafael e le industrie aerospaziali israeliane nella regione di Abu Dhabi. Inoltre, sono in lista anche un certo numero di società tecnologiche e finanziarie stabilite da laureati o ex membri dell’unità 8200 – la famosa unità di cyber intelligence dell’esercito israeliano.
L’Iran ha permesso a due navi cisterna indiane di attraversare in sicurezza lo Stretto di Hormuz
Le autorità indiane riferiscono che l’Iran ha permesso a due petroliere indiane di attraversare in sicurezza lo Stretto di Hormuz, mentre 22 navi indiane rimangono nel Golfo.
Le autorità indiane hanno annunciato sabato che l’Iran ha permesso a due navi cisterna battenti bandiera indiana di attraversare in sicurezza lo Stretto di Hormuz e raggiungere i porti indiani, mentre altre 22 navi indiane rimangono nella regione del Golfo.
Rajesh Kumar Sinha, portavoce del Ministero indiano dei porti, della navigazione e delle vie navigabili, ha dichiarato che le due navi, la Shifalik e la Nanda Devi, entrambe petroliere per il trasporto di gas naturale liquefatto, hanno attraversato lo stretto questa mattina presto e sono attualmente in rotta verso l’India.
Ha aggiunto che le due navi trasportano circa 92.700 tonnellate di gas naturale liquefatto e che il loro arrivo in India è previsto per il 16 e il 17 marzo.
Sinha ha spiegato che 22 navi indiane si trovano ancora nel Golfo, a ovest dello Stretto di Hormuz, con 611 marinai indiani a bordo, sottolineando che tutti i marinai nella regione sono al sicuro e che non si sono registrati incidenti nelle ultime 24 ore.
In precedenza, Mohammad Akbarzadeh, assistente politico del comandante delle forze navali delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, aveva affermato che “lo Stretto di Hormuz rimarrà sicuro grazie alla potenza strategica dell’Iran, e non sarà permesso all’arroganza globale di mostrare il suo potere nella regione”.
Gazprom: le riserve europee di gas hanno raggiunto il livello più basso
La società russa Gazprom ha calcolato che il livello delle riserve di gas negli impianti di stoccaggio sotterraneo europei ha raggiunto il livello più basso dall’inizio della stagione del raccolto, che ha coinciso con l’aumento dei prezzi del gas e l’escalation delle tensioni geopolitiche. Secondo i dati europei sulle infrastrutture del gas, il livello delle riserve è sceso al 29,1% entro il 12 marzo.
Gazprom ha detto che tutto il gas che era stato iniettato nei serbatoi per l’inverno sarebbe stato consumato entro la metà di febbraio e che l’attuale raccolta dalle riserve rimanenti degli anni precedenti sarebbe stato effettuato.
I Paesi Bassi hanno registrato il livello di approvvigionamento di gas più basso, con solo l’8,3% delle proprie riserve rimanenti. Allo stesso tempo, i prezzi del gas in Europa sono aumentati, con la traversata media da $ 700 al barile di petrolio per la prima volta dal 2023.
Secondo Gazprom, il declino delle riserve, la crisi dello Stretto di Hormuz e le tensioni geopolitiche in Medio Oriente sono i principali fattori nella pressione sul mercato europeo dell’energia.
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