La recente vicenda del ministro Crosetto – bloccato a Dubai durante l’attacco all’Iran – ha assunto tratti grotteschi, giustamente in molti gli hanno chiesto conto sia di quella leggerezza, sia di che cosa stesse a fare a Dubai.
Tutte domande legittime, eppure è ancora più interessante capire cosa abbia fatto il Ministro della Difesa Crosetto appena tornato al proprio lavoro istituzionale: è volato in Serbia per incontrare il Presidente Vucic e il Ministro della Difesa Gasic.
Vedere un Ministro della Difesa italiano svolgere una visita in Serbia, fa sempre un certo effetto, i bombardamenti del 1999 sono lontani, ma non così tanto. Ad ogni modo, non si tratta di un caso isolato, dal 2018 era successo già altre quattro volte che ci fosse una visita di ministri della Difesa italiani a Belgrado.
Stando alle dichiarazioni ufficiali comunicate dal Ministero della Difesa italiano, gli incontri sono stati finalizzati anche al “confronto sul rafforzamento della cooperazione bilaterale, in particolare nel settore della difesa, quale strumento concreto per consolidare fiducia reciproca e dialogo politico”. Una formula estremamente vaga, come si confà a certi contesti, che quindi non aiuta a capire il senso della missione.
Ad ogni modo, noi sappiamo bene che Crosetto è uomo dell’apparato militare-industriale, esperto in commercio di armamenti e molto sensibile alla difesa d’Israele. Una difesa che necessita di moltissime armi, anche di quelle italiane. Formalmente, dopo il massacro di Gaza, sulla spinta delle mobilitazioni di piazza, l’Italia non ha fatto nuove forniture di armamenti ad Israele.
Effettivamente parrebbe che non siano stati sottoscritti nuovi contratti, nonostante che in quella direzione spingessero enormi pressioni politiche e interessi commerciali. Pertanto, è necessario vigilare che – sotto la pressione politica esercitata da Israele o dai suoi amici, e con la simultanea spinta degli interessi commerciali dell’apparato militare-industriale – a qualcuno non venga l’idea di mandare di nascosto armi a Netanyahu. Una simile operazione potrebbe avvenire solo tramite triangolazioni attraverso altri paesi, perché un invio diretto dall’Italia a Israele potrebbe esser facilmente scoperto. Lungi dal sostenere che ciò stia succedendo, si vuole solo cercare di capire e vigilare affinché ciò non accada.
Per questo bisogna chiedere a Crosetto che cosa sia andato a fare a Belgrado.
Infatti, Belgrado è un’importante hub da cui partono gli armamenti destinati ad Israele. Belgrado e Tel Aviv, poco più di un anno fa (nel pieno della mattanza di Gaza) firmarono un accordo stratosferico da 1,6 miliardi di dollari per le forniture militari. Per un paese piccolo come la Serbia, la cifra è assurda, si pensi che rappresenta più della metà del budget annuale per la difesa. Quindi, non è verosimile che a Israele vengano mandate solo armi di produzione nazionale. Più plausibile invece che la Serbia prenda armi da altri paesi per poi mandarle in Israele.
Armi dalla Serbia ad Israele ne sono già state inviate. Probabilmente l’ultima consegna è avvenuta lo scorso 2 marzo (ad attacco contro l’Iran già in corso) quando un cargo Boeing 747 della compagnia israeliana Challenge Airlines ha effettuato un volo da Belgrado a Tel Aviv. Si noti che lo stesso aereo (identificato come 4x-ICK), stando ai dati reperibili su flightradar24.com, il giorno prima era atterrato a Ramstein in Germania, dove c’è l’importante base militare statunitense.
Quindi, c’è da domandarsi se la Serbia a Israele gli venda solo armi di produzione nazionale, o se le prenda da qualcun altro per poi farle arrivare a Tel Aviv. Una triangolazione comoda sia per chi è palesemente coinvolto nell’affare, ma anche per chi non volesse farsi notare mentre indirettamente manda armi a Netanyahu.
Pertanto è legittimo chiedere al ministro Crosetto se l’Italia fornisca armi alla Serbia e se possa essere coinvolta in una qualche triangolazione verso Israele.
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