Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

06/03/2026

Come uscire dalla guerra? Usa in cerca di vie di fuga...

Fatta salva la doverosa premessa – l’attendibilità di ogni notizia, in guerra, è altamente incerta, visto che nessuno (neanche nei media più grandi e organizzati) può fare “verifiche” – il settimo giorno di guerra si presenta decisamente vivace.

Eravamo andati a dormire con nelle orecchie la pretesa di Trump di “essere coinvolto nella scelta del successore di Khamenei”, perché la scelta di Mojtaba – figlio secondogenito della fu Guida Suprema – era per lui “inaccettabile”. Come per tutto ciò che il tycoon dice, è obbligatorio ricordare i princìpi in base a cui si muove: – negare sempre, anche l’evidenza; – non ammettere mai una sconfitta; – attaccare sempre, trasformando (a parole) un intoppo in un successo.

In una guerra, specie se iniziata senza un obbiettivo strategico e politico chiaro, di intoppi ce ne sono parecchi ogni giorno. E così assistiamo a una lista infinita di “esternazioni” che si accavallano, si negano reciprocamente, danno l’idea del caos che sicuramente c’è, ma non proprio come viene descritto.

Dunque è completamente inutile mettersi a spiegare che la pretesa di scegliere il successore del “papa sciita” – il vertice di una religione che, come quasi tutti, qui nell’Occidente, conosce forse solo per sentito dire – è semplicemente ridicola, oltre che impossibile.

La domanda è: perché dice una stronzata così grossa? Guardando alla guerra e alle sue possibili soluzioni, invece, risulta abbastanza evidente che – non essendoci, come detto, un obbiettivo chiaro – stia cercando di predisporre una serie di “punti di caduta” che gli permettano di “dichiarare la vittoria” appena possibile.

Non un “piano”, ma diverse “vie d’uscita” mediaticamente spendibili. Una guida suprema diversa dal figlio di Khamenei – non importa se magari ancora più intrattabile per gli Usa – potrebbe essere una buona scusa per fermare l’offensiva prima che entri crisi. C’è ovviamente un “se” piuttosto grande: Mojtaba è già stato indicato come successore, dunque Trump deve sperare che il Mossad – come del resto anticipato da Katz, ministro della difesa israeliano – riesca ad eliminarlo costringendo così il “consiglio degli esperti” a scegliere qualcun altro. Chiunque esso sia.

Cercare una via d’uscita a chiacchiere è sempre indizio di una difficoltà. Quella più chiara, precisata anche in termini quantitativi dagli esperti militari, riguarda la ridotta disponibilità di missili anti-missile (Patriots, Thaad, ecc.) negli arsenali Usa.

Ci viene spiegato che quasi tutti sono già stati usati per la guerra in Ucraina e nella “guerra dei 12 giorni” dello scorso giugno, sempre contro l’Iran. E che le industrie statunitense ne producono circa 6/7 al mese. Mentre le fabbriche iraniane sfornano almeno un centinaio di missili balistici nello stesso lasso di tempo.

Ulteriore complicazione. Per abbattere un missile in arrivo servono almeno tre intercettori, sempre che la velocità di arrivo non si avvicini al supersonico. Ma l’Iran non lancia soltanto missili, ma anche droni, di cui ha grande disponibilità. In più i missili intercettori statunitensi costano tra i 2 e i 3 milioni l’uno, mentre missili e droni di Teheran sono decisamente economici (i droni Shahed circa 10.000 dollari a pezzo).

Al dunque, il rischio di restare senza copertura antimissile per le basi Usa nell’area e soprattutto per l’Iron Dome israeliano, è fortissimo e soprattutto a breve scadenza. Una volta esaurite le scorte, droni e missili pioverebbero sugli obbiettivi rendendo insopportabile il costo materiale ed umano del conflitto anche per gli aggressori. Persino Israele dovrebbe per un attimo uscire dal sogno tossico del dominio su base biblica... 

Dunque, serve qualcosa per dichiarare “vittoria” prima di allora. Lo schieramento di truppe sul terreno, come “svolta”, appare e scompare alla velocità della luce. Sì alla mattina, forse al pomeriggio, mai nella tarda serata. Stamattina siamo al “sarebbe una perdita di tempo”, con buona pace di parte di alcune (non tutte) le fazioni curdo-irachene che si ipotizzava fossero disponibili.

Del resto, sempre gli analisti militari ricordano che per la guerra a Saddam fu necessario mettere sul terreno 500.000 uomini, perdendone poi un numero tale da rendere la “missione” tutt’altro che un successo. Anzi... 

Per l’Iran, che è un paese molto più grande, più popoloso, con una grande e solida storia nazionale alle spalle e milizie composte da milioni di uomini, lo sforzo dovrebbe essere anche più ampio. Servono tempi lunghi per portarli fino al teatro di guerra, non ce ne sono abbastanza al momento disponibili (bisognerebbe arruolarne altri, formarli, addestrarli, ecc.)... E soprattutto il risultato resterebbe lo stesso altamente incerto.

Sommando queste e altre notizie – come l’attacco con droni alla portaerei Lincoln, che se confermato sarebbe un colpo alla pretesa di “invulnerabilità” che accompagna la imprese militari israelo-americane – si capisce che per il tycoon c’è la necessità urgente di trovare una via d’uscita facile e spendibile.

I problemi gli si stanno accumulando sul tavolo, anche sul piano interno. Ogni elezioni locale si tramuta per lui in una sconfitta sanguinosa, al punto che le elezioni di midterm (a inizio novembre) sembrano già ora una possibile Caporetto. Persino il Texas è diventato uno swinging state... 

Le sue politiche contro l’immigrazione sono state così violente da provocare reazioni popolari inattese, e non solo nel “democratico” Minnesota. Al punto che ieri, Trump ha dovuto annunciare il licenziamento in tronco della sua “ministra degli interni”, quella sociopatica di Kristy Noem diventata famosa per l’ICE, le foto provocatorie e pure per aver sparato al suo cane perché “inutile”.

Ma quando devi cominciare a mettere toppe da tutte le parti, vuol dire che la struttura dell’edificio sta tremolando... 

Puoi ancora parlare vantando successi stratosferici, ma non appena l’occhio cade su qualche dettaglio reale, si vede che stai raccontando palle. E in un guerra questo è di solito fatale...

In aggiornamento

L’Iran colpisce la portaerei statunitense Abraham Lincoln

Il quartier generale centrale iraniano Khatam Al-Anbiya ha dichiarato che la portaerei statunitense Abraham Lincoln è stata colpita dai droni del paese.

“La portaerei Abraham Lincoln, che si era avvicinata a 340 chilometri dai confini marittimi dell’Iran nel Mar dell’Oman nel tentativo di gestire lo stretto di Hormuz, è stata colpita da droni della Marina del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica iraniana”, ha detto il portavoce del quartier generale centrale di Khatam al-Anbiya.

Il portavoce ha aggiunto che la nave è rapidamente fuggita con i suoi cacciatorpediniere, e ora è a migliaia di chilometri dalla regione. Stavolta il Pentagono non ha smentito la notizia.

(Dall’agenzia iraniana Tasnim)

L’Iran afferma che più di 3.600 siti civili sono stati danneggiati negli attacchi USA-Israele

Più di 3.600 siti civili sono stati danneggiati in attacchi che l'Iran attribuisce agli Stati Uniti e a Israele, secondo le cifre diffuse dalla Mezzaluna Rossa iraniana, citate dal governo iraniano su X.

Secondo quanto riferito, il capo della Mezzaluna Rossa iraniana ha detto che finora sono state prese di mira 3.643 località civili, tra cui 3.090 case, 528 centri commerciali, 13 strutture mediche e nove centri di mezzaluna rossa.

Il funzionario ha detto che diversi importanti ospedali sono stati danneggiati, tra cui Khatam Hospital, Gandhi Hospital e altri centri di riabilitazione e benessere.

Le autorità iraniane hanno detto che alcuni pazienti sono rimasti feriti quando le strutture ospedaliere sono crollate durante i bombardamenti, mentre strutture come il Valiasr Burn Hospital erano state rese inutilizzabili.

La Mezzaluna Rossa iraniana ha detto che i rapporti che documentano il danno erano stati presentati al Comitato internazionale della Croce Rossa e ad altri organismi internazionali per potenziali azioni legali.

Fonte

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