Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

08/09/2025

La memoria cortissima delle comunità ebraiche italiane

Ormai un fatto mi appare acclarato: le comunità ebraiche italiane soffrono di dipendenza patologica da Israele. In particolare, quelle di Roma e Milano si sono distinte per dichiarazioni deliranti con cui tacciano di antisemitismo chiunque osi parlare delle sofferenze dei palestinesi di Gaza e Cisgiordania.

Le comunità ebraiche italiane sono talmente negazioniste del genocidio in atto del popolo palestinese e di tutta la sofferenza che Israele ha inflitto a quel popolo dal 1948 in poi che – paradosso dei paradossi – sono riuscite ad oscurare persino la fama dei negazionisti dell’Olocausto degli ebrei usando, peraltro, lo stesso schema teorico di quest’ultimi: il genocidio palestinese sarebbe un’enorme finzione, funzionale alla demonizzazione di Israele ed alla rinascita dell’antisemitismo in tutto il mondo.

Peccato che i migliori intellettuali ebrei ed i più autorevoli studiosi ebrei dell’Olocausto, oltre ad essere i più determinati e convinti sostenitori della tesi del genocidio dei palestinesi ad opera di Israele, affermino che sono proprio le politiche genocidarie dello stato ebraico nei confronti del popolo palestinese a causare pericolosi revival antisemiti ed antiebraici in tutto il mondo. Di certo, la sudditanza di tante comunità ebraiche ad Israele non fa altro che esasperare questi atteggiamenti.

In particolare, in Italia, come dicevo in premessa, a partire da 7 ottobre 2023, si sono distinte per faziosità ed estremismo sionista quelle di Roma e Milano.

Quest’ultima, poi, ha recentemente toccato vette di puro delirio per bocca del suo presidente Walker Meghnagi che, poco più di 20 giorni fa, ha rilasciato una dichiarazione, a dir poco, sconcertante: “Per fortuna c’è la presidente del consiglio Meloni e il resto della destra che ci difende. Altrimenti torneremmo al ‘38. Se al governo ci fossero Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni, a noi ebrei sparerebbero in strada. Il PD è pieno di antisemiti [...] Se la sinistra fosse al governo, agli ebrei sparerebbero in strada”.

A parte il fatto che il Partito Democratico è pieno zeppo di sionisti dichiarati o mascherati, il revisionismo di Meghnagi pare aver rimosso completamente il fatto che il partito dei neofascisti guidato da Giorgia Meloni è, a tutti gli effetti – dopo la parentesi di Alleanza Nazionale – la continuazione del vecchio Movimento Sociale Italiano di Giorgio Almirante, di Pino Rauti e di tutta l’accozzaglia di ex repubblichini che a loro volta raccolsero l’eredità del partito nazionale fascista, quello delle “fascistissime” leggi razziali del 1938.

Meghnagi pare aver dimenticato completamente che, con l’entrata in vigore delle leggi razziali in Italia, per gli ebrei italiani iniziò una fase storica che Michele Sarfatti descrisse con l’espressione “persecuzione dei diritti”. L’esclusione dalla scuola, dal lavoro e da vari ambiti della vita pubblica non portò immediatamente al loro annientamento fisico, ma preparò il campo allo sterminio degli ebrei italiani.

Ma non c’è solo il fanatismo oltranzista dei Pacifici e dei Meghnagi. Il virus del negazionismo delle comunità ebraiche pare aver attecchito anche in altre città.

A Pisa – è notizia di ieri – è bastato che un esponente della locale sezione dell’ANPI pronunciasse semplicemente la parola “Gaza” per far partire l’accusa di antisemitismo nei confronti di tutta l’associazione dei partigiani Pisana. Ormai siamo in pieno neurodelirio italo-sionista.

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