di Michelangelo Cocco
Da mesi siamo sprofondati nella più grande guerra commerciale dagli anni Trenta del secolo scorso, eppure gli scambi della principale potenza commerciale, la Cina, continuano a crescere. Come spiegare questa apparente contraddizione?
Provare a rispondere a questa domanda è importante anche per smentire la paradossale narrazione – che i media mainstream stanno diffondendo con un certo successo – secondo la quale la Cina vorrebbe dominare il Mondo. I dati invece dicono semplicemente che la seconda economia del Pianeta continua la sua rincorsa per scavalcare quella statunitense, e che è riuscita a riorganizzare i suoi scambi globali in modo da fronteggiare efficacemente anche l’uragano tariffario scatenato da Donald Trump. Che il sistema cinese si stia dimostrando in questa fase più efficiente di altri non implica, ipso facto, alcun disegno cinese di conquista globale.
Partiamo dalle ultime statistiche ufficiali, secondo le quali, nei primi otto mesi di quest’anno, il commercio estero della Cina (export+import) ammonta a 29.500 miliardi di yuan (oltre 4.140 miliardi di dollari), in aumento del 3,5 percento su base annua.
I dazi che il presidente degli Stati Uniti e i suoi rozzi consiglieri economici e commerciali hanno voluto contro tutto il Mondo hanno rallentato le esportazioni e le importazioni della Cina, che tuttavia continuano a crescere, mentre stanno provocando una riconfigurazione del commercio e delle filiere industriali globali, a opera dei paesi colpiti che si stanno riorganizzando – in qualche modo “guidati” dal faro cinese – per fronteggiare la tempesta, finora con successo.
L’analisi del governo di Pechino di ciò che sta avvenendo in Cina è, come riferito dal portavoce dell’Amministrazione generale delle dogane (Gac), Lü Daliang, che «nonostante un contesto esterno difficile, il commercio estero della Cina si è dimostrato molto resiliente, mentre continua a emergere un potenziale sempre maggiore».
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