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07/08/2025

"Help!": sessant'anni fa il grido d'aiuto dei Fab Four all'apice della Beatlemania

L'anniversario

Sessant'anni fa, il grido d'aiuto dei Fab Four. Il 6 agosto 1965 veniva pubblicato "Help!", l'album che segnò per i Beatles una svolta decisiva verso la maturità artistica.

Quando "Help!"uscì nei cinema e nei negozi di dischi, il mondo cercava ancora di tenere il passo con l'incontenibile corsa dei quattro di Liverpool. In appena due anni avevano rivoluzionato il pop, ma con "Help!" qualcosa iniziava a incrinarsi. Dietro i sorrisi, le gag e i colori accesi del film si intravedevano segnali di stanchezza e un desiderio sempre più urgente di evoluzione artistica. I Beatles volevano andare oltre la formula che li aveva resi celebri. E John Lennon, forse più di tutti, era già proiettato altrove. "L’ho scritta perché stavo davvero gridando aiuto", dirà anni dopo Lennon parlando della title track. Un brano che suona come un classico da classifica, ma che in realtà è una confessione nuda e personale. A soli 25 anni, Lennon si sentiva soffocato dal ruolo di icona pop e trovava nella musica l’unico rifugio autentico per esprimere il proprio disagio.

Registrato tra febbraio e giugno del 1965, "Help!" rappresenta l’ultimo respiro della Beatlemania prima del grande salto sperimentale di "Rubber Soul". Se la tracce del disco conservano ancora una forma apparentemente semplice, è chiaro che qualcosa stava già cambiando.

Il lato A raccoglie i sette brani composti per l’omonimo film diretto da Richard Lester, presentato in anteprima al London Pavilion il 29 luglio alla presenza della principessa Margaret. Grazie al lavoro di George Martin, è anche il primo disco dei Fab Four registrato in autentico stereo, testimonianza del loro contributo fondamentale allo sviluppo delle tecniche di registrazione in studio.

La title track, scritta da John Lennon, apre il disco e riflette il disagio personale dell'autore, stretto tra il peso della fama e la crisi del suo matrimonio. Il brano, come riconoscerà lui stesso, è influenzato da Bob Dylan e dal fermento della scena rock britannica dell’epoca. Tra gli altri episodi spiccano anche due cover: "Act Naturally", affidata alla voce di Ringo Starr, e "Dizzy Miss Lizzy", un classico di Larry Williams da tempo parte del repertorio live della band.

"Yesterday", il brano più celebre dell’album e dell’intera discografia beatlesiana, venne letteralmente sognato da Paul McCartney, convinto inizialmente che fosse un motivo già esistente. Registrata da solo con l'aggiunta di un quartetto d'archi – su intuizione di George Martin – la canzone è diventata una delle più eseguite al mondo: secondo una stima, ogni giorno viene suonata almeno una volta ogni tre minuti. "You've Got To Hide Your Love Away" è invece un omaggio di Lennon a Dylan: primo brano interamente acustico del gruppo, allude a un amore proibito. Secondo Tony Bramwell, amico dei Beatles e tour manager, il testo farebbe riferimento alla relazione segreta tra Lennon e il manager Brian Epstein, mai confermata.

Con "Ticket To Ride", Lennon firma un altro pezzo fondamentale, musicalmente innovativo: ritmica più dura, durata superiore ai tre minuti, e un finale in dissolvenza con un tempo alterato. Sulle origini del titolo circolano due versioni: una legata ai viaggi giovanili di John e Paul sull’isola di Wight, l'altra a un gioco di parole con cui Lennon indicava il certificato sanitario richiesto alle prostitute ad Amburgo.

"Help!" segna anche il contributo crescente di George Harrison, autore di due brani: "I Need You" e "You Like Me Too Much", entrambi dedicati a Pattie Boyd, destinata a diventare la moglie di Harrison prima di sposare Eric Clapton, che era il suo migliore amico e che le dedicò "Layla".

Oggi "Help!" viene celebrato con ristampe, documentari e proiezioni speciali. Ma al di là delle celebrazioni, il suo valore autentico risiede nella sincerità e nel coraggio che lo permeano. È un album di transizione, per certi versi, ma segna il primo vero scarto verso una nuova consapevolezza: i Beatles non erano più soltanto popstar, stavano diventando qualcosa di molto più profondo e autentico. E quella richiesta d’aiuto, nascosta tra le pieghe di un brano all’apparenza leggero, continua a risuonare ancora oggi. (Claudio Fabretti)

La recensione

All'inizio del 1965, John Lennon sente come non mai il peso della gigantesca fama acquisita dal suo gruppo. È annoiato dal suo matrimonio, dai continui concerti in cui a sentirsi davvero è soltanto l'unico collettivo urlo di un pubblico di adolescenti in crescita ormonale. Decide allora di chiedere aiuto, attraverso una nuova canzone, scritta dopo aver saputo dal regista Richard Lester che le riprese per un secondo film con i Beatles sarebbero iniziate alle Bahamas. "Help!" fa parte di un periodo creativo che Lennon definisce "da Elvis grasso", ma in realtà è un ulteriore passo in avanti nella composizione di musica in perfetto stile dylaniano.

Come antipasto al prossimo album, i Beatles pubblicano il singolo "Ticket To Ride". Ed è una sorprendente rivelazione: perché è cupo, strascicato, non certo ottimo per le vette commerciali. Infatti, gli Stati Uniti ne ordinano un numero limitato di copie, mentre "Help Me Rhonda" dei Beach Boys sta letteralmente spopolando. La stampa di  settore è però convinta che si tratti di un beat assolutamente rivoluzionario. In realtà, è il modo con il quale i Beatles tentano di comporre musica più dura, sulla scia di gruppi come Animals, The Who e Rolling Stones. E soprattutto è una delle primissime canzoni composte sotto effetto di Lsd. Il ritmo più sinuoso e psichedelico di chitarra ne è la prova abbastanza lampante.

A giugno, mentre continuano le riprese per il secondo film di Lester, i Beatles vengono nominati "baronetti" dalla Regina Elisabetta II, dopo che il primo ministro Harold Wilson aveva inserito i quattro di Liverpool nella lista dei candidati all'onorificenza, al vanto di chiamarsi "Sir". La notizia (premiare quattro musicisti pop!) provoca l'indignazione di molte figure istituzionali che decidono di rifiutare il titolo in segno di protesta.

Tra la fine di giugno e l'inizio di luglio del 1965, i Beatles sono in tour tra Francia, Spagna e Italia. Nel Belpaese si esibiscono prima al Vigorelli di Milano, poi al Palasport di Genova e infine al Teatro Adriano di Roma. L'isteria collettiva non accenna a diminuire.

Il 6 agosto del 1965 esce il quinto album di quelli che ormai vengono chiamati "Fab Four", i favolosi quattro. "Help!" (Parlophone, 1965), colonna sonora dell'omonimo film, tenta di allargare le maglie soniche dei due dischi precedenti, finendo con l'imporre definitivamente John Lennon e Paul McCartney come grandi autori contemporanei. Lennon in primis, ormai ossessionato da quello che molti definiscono il suo periodo dylaniano. "Help!" (il brano) vira verso un efficacissimo folk-rock potenziato, che racconta l'esigenza del suo compositore di ritrovare la pace perduta. I Beatles sono ormai come dei fenomeni da circo, osannati a prescindere dalla qualità dei loro pezzi. A un loro concerto, non importa se George Harrison stecca: non lo si può sentire. "Help!" (il brano) aiuta i quattro a sfogare la propria creatività al di là della fama mondiale. Aiuta ad esempio Paul McCartney a lavorare di fino con i suoi cristallini ricami pop, come quello di "The Night Before", invischiata in un ritmo ballabile. È però Lennon che all'inizio vince la sfida con il compagno di band, siglando la purezza da folk per flauto di "You've Got To Hide Your Love Away", quasi una nenia mistica per innamorati perduti. McCartney non riesce a rispondere con tanta creatività, limitandosi a far ballare ancora con il simil-country di "Another Girl".

Harrison e Starr stanno quasi a guardare, come incapaci di stare al passo con i propri leader. Il primo ritenta la via della composizione originale con il blues di "You Like Me Too Much", ma siamo su territori sonici tradizionali. Starr fa invece il ruolo del giocherellone, divertendosi con la cover di "Act Naturally". Mentre Lennon piazza un altro gioiello, quel "Ticket To Ride" già menzionato come singolo rivoluzionario.

McCartney rincorre il compare, con la semplicità di "Tell Me What You See" e il folk malinconico di "I've Just Seen A Face". E poi fa centro, con i 2 minuti e rotti di "Yesterday" che non solo è nuda nella sua estrema tristezza, ma anche sviscerata da uno dei primi arrangiamenti per archi coordinati da George Martin. Violini e violoncelli seguono la scarna chitarra acustica, accompagnando il canto mellifluo di McCartney, che ha bisogno di un posto dove nascondersi. Con "Yesterday", McCartney indica una strada futura sempre meno legata al pop e al rock and roll. Sempre più creativa, nell'estremo senso della parola.

Con "Ticket To Ride", "Help!" e "Yesterday", i Beatles erano ormai saliti sul tetto del mondo. Alla vigilia del Ferragosto del 1965, i quattro partono per il terzo tour negli Stati Uniti. Un tour trionfale, che raggiunge il suo apice con un concerto monumentale allo Shea Stadium di New York, davanti a più di 55mila spettatori urlanti. Alla fine del mese, i baronetti vengono ricevuti dal Re del rock and roll Elvis Presley, nella sua casa di Los Angeles. Mentre il loro ultimo disco sale vertiginosamente nelle classifiche e Londra assiste alla prima del nuovo film di Richard Lester. Il resto è storia nota... (Mauro Vecchio)

Fonte

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