Il fortuito incontro serale col nuovo astro nascente della letteratura ponentina, mi ha spinto a rivangare i ricordi delle ore di lettere che seguivo alle superiori, in cui la fortuna mi concesse l'occasione e il privilegio di seguire un docente di spessore oltre la media.
Data la pochezza del novello artista citato in apertura, ho pensato d'andare a parare su qualche rimembranza che "celebrasse" dignitosamente la tradizione di penna italiana, finendo per scegliere Cesare Pavese:
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.
La differenza tra gli artisti del passato (anche recente) e del presente, è tanto abissale quanto imbarazzante.