di Alessandro Volpi
In questo momento lo Stretto di Hormuz è sostanzialmente chiuso mentre per Suez i volumi di transito sono ridotti del 70%.
Diventa dunque fondamentale per l’economia globale, a cominciare da quella cinese, il transito attraverso lo Stretto di Malacca, da dove ormai passano quasi tutti i beni provenienti e indirizzati verso l’Asia.
La sua chiusura comporterebbe la paralisi della Cina in pochi giorni. Ora tale Stretto è aperto ma per effetto della chiusura degli altri transiti è fortemente congestionato con ritardi di settimane nella consegna delle merci e con prezzi in ascesa.
Bisogna aggiungere che la navigazione attraverso Malacca è molto complicata per il basso fondale e l’attuale incremento dei passaggi determina maggiori rischi in tale senso, accentuati dalle attività di pirateria.
Se una nave si incagliasse, con Hormuz chiuso e Suez a scartamento ridotto, la recessione sarebbe immediata. Per la prima volta, da anni, siamo di fronte ad una crisi che non è solo il prodotto della speculazione finanziaria ma è dettata dalla follia imperiale di Stati Uniti e Israele; peraltro Trump ipotizza di mandare truppe di terra in Iran, decidendo così di affondare il suo paese che non può sopportare un debito destinato a pagare il 5% di interessi sui Tresaury decennali per fronteggiare ogni giorno una spesa di 4,5 miliardi di dollari per la guerra.
Naturalmente quei tassi di interesse obbligheranno debiti pubblici deboli come quello italiano a pagare altrettanto e avere quindi un macigno sui propri conti pubblici.
Aggiungerei una nota finale. Con Hormuz chiuso e con Malacca congestionata, la Cina dovrà approvvigionarsi sempre più, via tubo, dalla Russia che avrà vantaggi enormi dalla guerra degli Usa. Viva il capitalismo liberale!
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