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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

08/09/2025

Gasdotto game changer

di Michelangelo Cocco

Dopo una trattativa durata un decennio, la firma di Pechino e Mosca al “memorandum d’intesa vincolante” su Power of Siberia2 è stata apposta il 2 settembre scorso, alla vigilia della parata militare di piazza Tiananmen per la Giornata della vittoria, alla quale ha presenziato il presidente russo, Vladimir Putin. Un momento scelto per sottolineare che il nuovo impianto – che, a partire dal 2030, porterà dalla Russia alla Cina 50 miliardi di metri cubi di gas all’anno, per trent’anni – ha anche un valore politico: contribuisce a cementare quella che è, di fatto, un’alleanza tra i due vicini, coltivata a lungo da Xi Jinping e in linea con la direttiva putiniana di “guardare a oriente”.

L’annuncio dell’accordo in grado di cambiare (a danno degli Stati Uniti) gli equilibri del mercato globale del gas è stato dato solo dalla parte russa, mentre i cinesi rimangono silenti, uno dei tanti segnali degli attuali rapporti di forza tra i due paesi: Mosca è ansiosa di compensare le perdite subite a causa del blocco delle importazioni europee in risposta all’invasione dell’Ucraina, Pechino non ha fretta e punta a strappare il prezzo più basso. C’è chi evidenzia che il memorandum non è ancora l’accordo definitivo. I russi, intanto, se lo sono venduto come tale.

Nel documento siglato però sono esplicitati solo i termini generali dell’intesa e non si fa menzione del prezzo. «Le trattative ora si concentreranno sul finanziamento della costruzione del gasdotto e sulle condizioni commerciali della fornitura», ha dichiarato martedì a Pechino l’amministratore delegato di Gazprom, Alexei Miller, secondo l’agenzia di stampa statale Tass.

Tuttavia, anche se non c’è ancora il prezzo al metro cubo, Power of Siberia2 – con i suoi 2.600 chilometri di tubazioni dalla Russia alla Cina, attraverso la Mongolia – rappresenta potenzialmente un game changer, una svolta per il mercato globale del gas. Infatti è in grado di raddoppiare l’offerta russa via gasdotto e ridurre quella di gas naturale liquefatto (Gnl) da parte di Stati Uniti, Australia e Qatar. Nello stesso tempo, la Cina aumenterà la sua quota di gas importato dalla Russia attraverso gasdotti ben oltre l’attuale 40 per cento.

Il fatto è che la tensione con gli Stati Uniti è salita a tal punto che, pur di fare, anche se non formalmente, blocco con la Russia, la Cina (ufficialmente contraria alla politica dei blocchi) accetta di diventare per il gas sempre più dipendente dalla Russia, contraddicendo la sua tradizionale politica di accentuata diversificazione energetica (mentre l’economia Russa diventa, nel complesso, più dipendente dalla Cina).

Mercoledì la TASS ha riferito che la russa Gazprom (che sarà la proprietaria di Power of Siberia2) e la cinese China National Petroleum Corporation hanno firmato anche altri accordi, per potenziare le forniture attraverso due gasdotti. Il volume attraverso Power of Siberia (entrato in funzione a dicembre 2019) aumenterà da 38 a 44 miliardi di metri cubi all’anno, e la capacità annuale della prevista rotta dell’Estremo Oriente salirà da 10 a 12 miliardi di metri cubi. In questo modo, quando tutti e tre gli impianti funzioneranno a pieno regime, la Russia esporterà in Cina 106 miliardi di metri cubi di gas all’anno, ancora solo la metà dei 200 miliardi di metri cubi che – dati Gazprom – esportava in Europa prima dell’invasione dell’Ucraina del 24 febbraio 2022.

E così, mentre la Russia potrà assorbire in parte i contraccolpi causati dallo stop delle importazioni dall’Unione Europea, la Cina potrà ridurre quelle di Gnl, che viene trasportato via mare, dunque più soggetto all’instabilità geopolitica.

Nel 2024, il gas naturale liquefatto costituiva il 58 per cento dei 181,7 miliardi di metri cubi di importazioni cinesi di gas, con l’80 per cento delle forniture provenienti da Australia, Qatar, Russia, Malesia e Stati Uniti; mentre quello via gasdotto rappresentava il 42 per cento, quota dominata da Turkmenistan e Russia.

L’accordo Cina-Russia su Power of Siberia2 potrebbe far cambiare progetti alle compagnie che stanno attualmente valutando se investire ulteriormente nella costruzione di terminali di esportazione di Gnl, in particolare negli Stati Uniti, ha spiegato al Financial Times Anne-Sophie Corbeau, ricercatrice presso il Center on Global Energy Policy della Columbia University: «Questo è un segnale molto chiaro... improvvisamente stiamo togliendo 50 miliardi di metri cubi [di domanda] dall’equazione. Se fossi tra coloro che devono prendere decisioni finali di investimento adesso, sarei un po' preoccupata».

L’annuncio dell’intesa è arrivato proprio mentre Donald Trump – che ha già punito per questo l’India con dazi addizionali ad hoc del 25 per cento – potrebbe colpire altri paesi che acquistano energia dalla Russia, mentre, secondo quanto riferito da funzionari della Casa Bianca, il presidente Usa ha invitato l’Europa a sospendere del tutto l’acquisto di petrolio dalla Russia e i leader europei a «esercitare pressioni economiche sulla Cina, che finanzia lo sforzo bellico russo».

Alle parole di Trump è arrivata la risposta del portavoce del ministero degli esteri di Pechino, Guo Jiakun, che il 5 settembre ha dichiarato che la Cina non ha né creato la crisi (la guerra in Ucraina, ndr), né vi è coinvolta. «Ci opponiamo con fermezza alla pratica di accusare in continuazione la Cina e alle cosiddette “pressioni economiche” contro la Cina», ha protestato Guo.

Pechino insomma ostenta sicurezza di fronte alle pressioni Usa. È significativo che la settimana precedente l’accordo su Power of Siberia2 la Cina abbia importato il suo primo carico di Gnl dall’impianto russo Arctic LNG 2, nonostante le pesanti sanzioni statunitensi, minando così i tentativi di Trump di isolare Mosca e fare pressione su Putin. Altri carichi provenienti dall’impianto potrebbero essere diretti in Cina, proprio mentre gli Usa, nell’ambito dei nuovi accordi strappati ai loro partner commerciali, stanno imponendo a diversi paesi l’aumento delle importazioni di Gnl Usa.

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