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lunedì 31 gennaio 2011

Egitto centro del mondo.



Tra le tante sfighe che comporta l'essere cittadino di questo mondo in questi anni, è indubbio che ci resta ancora la fortuna di poter essere (con un po' di voglia) spettatori di momenti storici che in un modo o nell'altro finiranno sui libri di storia.
Dall'11 settembre 2001 a oggi ne abbiamo viste di ogni, nella maggioranza dei casi ci abbiamo (avete) capito poco (o nulla), ma sicuramente siamo tutti stati piccole comparse di un mosaico che sì potrebbe azzardare senza precedenti.
Ultimo in ordine di tempo è il ritorno del Mediterraneo al centro degli eventi internazionali. Sarebbe stata sufficiente la crisi economico-politica in atto nel nord dell'antico bacino (Grecia - Italia - Spagna) per esprimersi in tal senso, e invece i costanti esclusi da ogni decisione che conta, comprese quelle relative alla propria esistenza, hanno riguadagnato una visibilità che in Africa latitava dai tempi della fine del colonialismo diretto di matrice europea (la lettura è caldamente consigliata).
Non so dire se gli eventi del nord Africa mi abbiano più stupito o galvanizzato, sicuro è che se non mi aspettavo la vittoria del movimento in Tunisia (che nel ruolo dell'esercito trova alcune analogie con la Rivoluzione dei garofani in Portogallo) men che meno avrei scommesso sull'andamento delle rivolte in Egitto, dimostratesi talmente dirompenti da mettere alla corda l'amministrazione americana (che rischia di perdere un essenziale alleato nel contenimento della guerriglia palestinese e del nemico islamico in Medio Oriente) e l'esercito indigeno, decisamente più legato alle sorti di Mubarak rispetto agli omologhi tunisini, che dalla tirannia di Ben Alì non hanno mai guadagnato gran che.
Il rapidissimo dipanarsi della situazione, tuttavia, rende molto difficile ipotizzare sensatamente quale Egitto potremmo avere sotto gli occhi tra qualche settimana. La posizione del Paese è troppo strategica nello scacchiere medio orientale perché il duopolio USA-Israele possa permettersi di concedere alla terra delle piramidi di vivere una deriva che l'allontani eccessivamente dai propri interessi che, purtroppo, possono contare sulla totale assenza di quella porzione d'Europa che dovrebbe seguire da vicino la situazione, ma che al momento registra l'attività della sola Francia, mentre l'Italia procede nella propria rovinosa marcia d'impasse istituzionale causa troie che tentano di sollevare l'uccello di un Berlusconi (parrebbe) in caduta libera.
Che augurarsi dunque? Beh, prima di tutto che alla fine dei giochi l'operato di CIA e Mossad non finisca per essere determinante nel futuro egiziano. In questo senso sarà fondamentale l'azione di Mohamed El-Baradei, il personaggio forse più influente all'interno della diversificata opposizione al potere di Mubarak che oggi viaggia ancor più sul filo del rasoio perché prossimo ad essere scaricato anche dai vertici militari interni.

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