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12/09/2025

USA - L’omicidio di Charlie Kirk e l’emergenza statunitense

Un paio di anni fa ho avuto un mesetto particolare, perché quasi ogni sera mi sono fissato col vedermi qualunque intervento disponibile online – e sono davvero tanti – da parte di Charlie Kirk: ad un certo punto mi sono sentito quasi uno specialista sulla sua figura, in quella logica un po’ perversa e masochista che a volte ci spinge ad ascoltare chi ci dà enorme fastidio, a trangugiare il verbo di chi non sopportiamo, di chi vorremmo poter contraddire a nostra volta in un dibattito.

Charlie Kirk rappresentava tutto il peggio della destra becera americana, con a corollario quella sua “battaglia” sui generis contro i college, che a suo dire avrebbero rovinato gli americani, permettendo agli immigrati di rubare lavori che i primi non fanno più, proprio perché impegnati a perder tempo sui libri.

Sono decine i suoi “prove me wrong”, come quello di ieri, cioè tappe dei suoi tour nei vari college americani, in cui il 31enne Kirk cerca di convincere gli studenti dei campus della inutilità e nocività di un percorso accademico.

Il suo assassinio, viste le premesse, sembra facilissimo da raccontare, si presta a numerose dietrologie e contiene dei notevoli semi di ironia, avendo Kirk affermato più volte che, per proteggere la sacralità del secondo emendamento, “un po’ di morti da arma da fuoco sono un prezzo che è possibile pagare”.

Li contiene anche l’impalcatura di reazioni alla sua morte, perché se è vero che esultare per la fine violenta di una vita è una cosa triste e poco edificante, girano già i video in cui Kirk afferma che “l’empatia è un sentimento inventato, un termine new age che ha fatto molti danni alla nostra società”.

Ancor più emblematico, forse, il fatto che l’ultima parola pronunciata da Kirk prima di ricevere una pallottola sul collo sia stata “violence”.

Sebbene non abbia mai avuto incarichi in politica – ma solo pochi giorni fa, nel fare un post in cui dicevo che si tratta del più grande “coglione” del globo, avevo scritto che me lo sarei aspettato alla presidenza degli USA tra una decina di anni, perché il suo “Turning point USA” era e forse è destinato a crescere – Kirk lascia “orfane” non solo le sue due figlie ma anche una decina di milioni di followers, accumulati soprattutto tra i giovanissimi di destra.

Il suo omicidio, come ha detto ieri il governatore dello Utah in conferenza stampa, è tecnicamente un “omicidio politico”, nel senso che chi muore ha e lascia una dimensione politica, ma dovremmo sempre ricordarci che nella storia degli USA gli omicidi politici hanno avuto come autori spesso e volentieri persone che non erano mosse da alcun movente politico (anzi, talvolta dalla stessa parte politica dell’assassinato). Aspettiamo di vedere se riusciranno a prendere il killer.

Siamo di fronte, anzitutto, alla ormai totale schizofrenia della società americana, ad un periodo in cui l’utilizzo delle armi è fuori controllo da ormai troppo tempo: come faceva notare ieri Edward Isaac Dovere della CNN, gli Stati Uniti del 2025 sono un paese in cui, durante il notiziario della sera, il collegamento dal campus in Utah nel quale si è consumato l’omicidio di Kirk viene interrotto per dare la notizia di un’altra sparatoria in una scuola di Denver, Colorado, con due studenti portati d’urgenza in ospedale.

Si può fare tutta la dietrologia che si vuole sulle motivazioni e sulla possibile identità del killer – non ne vedo al momento di logiche rispetto all’ipotesi di un killer di “estrema sinistra”, Kirk era quasi una macchietta in quel senso, esponeva al mondo tutte le assurdità e i fanatismi di una certa destra messianica (per dire, Kirk negava il genocidio a Gaza ma affermava che la resurrezione di Gesù è un fatto storicamente determinato) ma questo dato deve rimanere bene impresso: al di là del resto, la cultura delle armi – problema tanto in USA quanto in Israele, vedi il caso – e soprattutto il secondo emendamento è una roba primitiva, pre-civile, incompatibile con qualunque desiderio o pretesa di essere “leader” di alcunché, eccetto la pura barbarie.

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