Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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06/10/2025

Kirk, la censura americana e la pedagogia dell’impotenza

Come l’impunità trasforma la coscienza collettiva. Karen Attiah scrive su Bluesky che «parte di ciò che mantiene l’America così violenta è il continuo insistere affinché le persone dimostrino cura, inutile bontà e assoluzione nei confronti degli uomini bianchi che sposano l’odio e la violenza». Viene cacciata dal Washington Post nel giro di tre ore.

Matthew Dowd spiega su MSNBC che “le parole d’odio portano ad azioni d’odio”. Licenziato la sera stessa.

Una professoressa della California pubblica su Instagram: “Non riesco a provare molta compassione, sinceramente”. Sospesa il giorno dopo.

Comincia così una riflessione di Jianwei Xuni [1] (Kirk, la censura americana e la pedagogia dell’impotenza) 10 giorni dopo l’uccisione del suprematista bianco Charlie Kirk, elencando altri casi di clamorosi licenziamenti e “schedatura” di anti Kirk, quindi anti Trump, negli Stati Uniti.

Il teorico del fortunato e discusso [2] testo che ha introdotto il concetto di Ipnocrazia, prosegue attribuendo le ragioni della facilità con cui gli uomini al potere negli USA possano portare avanti una quantità così massiccia di epurazioni (ma anche la sfacciataggine di affermazioni palesemente false) senza quasi alcuna resistenza ed opposizione.
“Tutto è esposto in piena luce. Non serve mostrare coerenza né nascondersi: può essere usato un potere arbitrario senza alcuna ipocrisia, senza timidezza. Il messaggio non è nascosto, è esplicito: possiamo distruggere chiunque, per qualsiasi motivo, in qualsiasi momento. E voi non potete fare nulla per fermarci. 
L’efficacia ipnocratica di questa dimostrazione sta nel fatto che tutti possono vedere l’arbitrarietà delle punizioni, la sproporzione delle reazioni, la violazione dei principi che gli stessi Repubblicani dicevano di difendere. Perché essere così espliciti? Perché tutto avviene alla luce del sole? Perché questa conoscenza diffusa dell’ingiustizia, combinata con l’impossibilità di porvi rimedio, genera uno stato di paralisi cosciente che è il cuore della trance ipnocratica. Il sistema non cerca di convincerci che i licenziamenti siano giusti: vuole che sappiamo che sono ingiusti e che non possiamo fare nulla. Pensateci: questa combinazione di consapevolezza e impotenza produce uno stato alterato di coscienza più profondo di qualsiasi manipolazione o inganno. Sapere e non poter agire frantuma la psiche in modo più efficace di qualsiasi propaganda.
La stessa dinamica opera su scala ancora più terribile a Gaza. La Commissione ONU dichiara formalmente che è in corso un genocidio. The Lancet documenta 93.000 morti. L’UNRWA certifica 40.000 sfollati forzati in Cisgiordania. Tutto è documentato, certificato, incontrovertibile. Smotrich può ammettere serenamente che Gaza è una miniera d’oro immobiliare, Netanyahu può dichiarare apertamente che Israele affronterà anni di isolamento, e procedere comunque con l’operazione Gideon’s Chariots II con 60.000 riservisti. Eppure non cambia nulla.
Il potere contemporaneo non teme la denuncia, anzi la integra: lascia che tutto sia visibile, sapendo che l’evidenza stessa della nostra impotenza rafforza la sua presa. L’eccesso di evidenza diventa esso stesso un dispositivo di occultamento. Perché quando tutto è già visibile, documentato, certificato non rimane alcun gesto da compiere. La verità esibita produce più paralisi della menzogna nascosta”.
L’articolo continua riconducendo poi tutto al concetto di ipnocrazia, in maniera tanto eccessiva tanto da far correre il rischio di trasformarsi in uno spot per la sua creatura. Ma perlomeno conclude in maniera da non farci credere che per salvarci dobbiamo comprare il suo libro e iscriverci alla loro newsletter (almeno spero): l’ipnocrazia non vince solo perché mostra la nostra impotenza, ma perché ci convince a interiorizzarla come destino.

Non possiamo fermare personalmente le bombe su Gaza né i licenziamenti arbitrari, né la sospensione di uno show televisivo. Ma possiamo rifiutare la normalizzazione. Possiamo continuare a nominare l’ingiustizia come ingiustizia, anche quando tutto ci spinge a tacere.

“Nel regime dell’ipnosi collettiva, il vero terreno di lotta è la coscienza”

Note

1) https://tlon.it/

2) Per saperne di più della figura di Jianwei Xun, alias Andrea Colamedici e ciò che ci sta attorno, dalla compagna Maura Gancitano alla casa editrice-officina-impresa culturale e quant’altro, in rete si trova tanto, dall’elogio alla condanna: https://www.micromega.net/ipnotizzata-dall-ipnocrazia

Fonte

17/09/2025

Quando la destra si spara addosso

di Paolo Persichetti

I nipotini dello stragismo tentano di utilizzare la morte di Kirk per riscrivere la storia della destra fascista, additano i migranti come il male della società, lasciandoli annegare in mare o provando a rinchiuderli in carceri oltre-confine. Chiagni e fotti, odia, spara e fai la vittima, sono gli ingredienti di un trumpismo maccheronico a cui la Meloni da voce facendo la faccia cattiva


Odia, spara e poi fai la vittima è questo il credo della destra attuale che Giorgia Meloni interpreta sapientemente riprendendo l’antico adagio «chiagne e fotte». La nuova narrazione lanciata con forza dalla premier durante la festa nazionale dell’Udc e ripresa nel videomessaggio inviato alla kermesse EuropaViva di Vox, dove ha sostenuto che il «sacrificio di Charlie Kirk ci ricorda ancora una volta da che lato sta la violenza e l’intolleranza», ripropone l’autoassoluzione storica della destra fascista. Washing narrativo diffuso in un dossier, Chi soffia sull’odio politico, predisposto dall’organo di propaganda interna ad uso dei gruppi parlamentari di Fdl per istruirli sui contenuti da proporre nelle dichiarazioni pubbliche. Addossare alla sinistra, intesa in termini talmente dilatati da togliere significato alla parola stessa, le colpe di un supposto clima di tensione, odio, escalation verbale e piccoli episodi, al cospetto dei quali persino i boyscout apparirebbero una gang del narcotraffico, è la trama del documento che elenca dichiarazioni di politici, alcuni uomini di cultura (pochi a dire il vero), qualche presa di posizione di collettivi, commenti social (sic!) e alcune scaramucce di strada che ovviamente dimenticano quanto sul versante opposto la destra fa e ha fatto, considerando anche alcuni omicidi e tentati omicidi contro migranti (ricordiamo i 6 migranti feriti nel raid armato di Luca Traini a Macerata nel febbraio 2018, conclusosi al grido «l’Italia agli italiani» o i due migranti senegalesi uccisi a Firenze da Gianluca Casseri, ex militante di CasaPound, nel 2011; ed ancora la mappatura degli atti di violenza e delle aggressioni omofobe e razziste realizzate da sigle o altri soggetti di estrema destra dal 2014 ad oggi, ben oltre il centinaio). Una sbobba da caserma che mette insieme un improbabile Pd, passando per i 5S, Avs, i Centri sociali, generici ambienti antagonisti, gli anarchici, alcune testate social, evocando persino gli anni '70, definiti anni di piombo, la lotta armata e le immancabili Brigate rosse, tutti colpevoli di aver diffuso un tale clima di terrore e odio da aver armato – qui si passa improvvisamente dalla scala nazionale a quella mondiale – le mani del giovane Tyler Robinson, responsabile della morte, dell’agitatore politico Charlie Kirk, un rampante del trumpismo.

Un destro che spara sulla destra

Le notizie che giungono dagli Stati Uniti ci raccontano tuttavia una situazione molto diversa. Il giovane proviene da una famiglia Maga, di religione mormone, totalmente schierata con il trumpismo. Non vi è alcuna traccia, anche lontana di cultura o posizioni politiche in circolazione nella sinistra americana, tra radical, Woke o antifa, come imprudentemente o volutamente era stato diffuso nelle prime ore, spingendo i nostri conigli nazionali, Saviano in testa a fare distinguo e straparlare a sproposito degli anni '70, dimenticando quello che diceva alcuni anni fa. Le foto apparse sui media mondiali mostrano un nucleo familiare che trovava normale recarsi al poligono di tiro e lasciarsi raffigurare con mitragliatrici tra le braccia. Fin da piccolo Tyler Robinson si è addestrato all’uso delle armi, ha imparato a sparare con fucili di precisione anche a lunga distanza, circostanza che spiega l’abilità dimostrata nel centrare al primo colpo da circa 200 metri Kirk. Un personaggio che apparentemente detestava perché troppo moderato per i suoi gusti. C’è chi lo ha affiliato ai Groypers, una formazione dell’ultra destra, Alt-right, che prese parte all’assalto di Capitol Hill del gennaio 2021, in rotta con l’organizzazione di Kirk, Turning Point, perché in alcune foto era ritratto nella una posa di un pupazzo simbolo di quel movimento. In attesa di capirne di più, appare forse più probabile che questo background da destra profonda americana si sia fuso col mondo virtuale dei videogame. Le frasi incise sui proiettili, stando a quanto si è potuto leggere, rinviano a codici tipici dei gamer e di alcuni giochi specifici, persino le parole «Bella ciao», inizialmente interpretate come una rivendicazione antifascista, sembrano indicare la familiarità con un gioco, Far Cry 6, ambientato in una dittatura e inserita pure nelle playlist online dei gruppi alt-right. Insomma la realtà appare più complessa di quel che si voleva far apparire all’inizio. L’unica cosa certa è che non vi è traccia di alcun progetto politico di sinistra che punti ad una aggressione armata del trumpismo, semmai quel che si osserva nella realtà è il contrario con la creazione di milizie governative dedite alla caccia allo straniero, l’uso della guardia nazionale per accerchiare le città governate dall’opposizione.

Qui in Italia invece si tenta di utilizzare l’episodio per riscrivere la storia della destra fascista e si additano i migranti come il male della società, lasciandoli annegare in mare o provando a rinchiuderli in carceri oltre-confine. Chiagni e fotti, odia spara e fai la vittima sono gli ingredienti di un trumpismo maccheronico a cui la Meloni da voce facendo la faccia cattiva.

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14/09/2025

USA - “Sono nella lista nera di Charlie Kirk”

Il delirio si è diffuso a livello internazionale, anche se solo nell’Occidente strettamente inteso. L’omicidio a Salt Lake City del giovane influencer “Maga” è stato promosso subito, grazie ai suprematisti bianchi al governo o all’opposizione nel blocco euro-atlantico, ad evento di portata mondiale. Fino a chiedere un minuto di silenzio all’assemblea dell’Onu dove non si riusciva a scrivere la parola “genocidio” nella mozione sulla Palestina.

Il governo nostrano, come sapere, ha colto la palla al balzo per dichiararsi “vittima dell’odio”, nonostante sia sufficiente una rapida scorsa ai morti seminati dai fascisti in Italia, nel solo dopoguerra, per avere un quadro esauriente del background culturale – peraltro rivendicato – del quadro dirigente della destra italica. Nonché dell’abnorme carico “numerico” di omicidi, stragi, attentati verificati giudiziariamente “di matrice fascista”. Con la complicità-copertura di organi dello Stato, certo, ma da loro direttamente compiuti.

Così il giovane suprematista bianco è stato in poche ore elevato a “martire delle idee”, come se avesse promosso un “dialogo socratico” anziché incitare – a volte implicitamente, più spesso esplicitamente – ad eliminare chi aveva e professava idee diverse, progressiste, pacifiste, universaliste (che riconoscono cioè l’uguaglianza di tutti gli esseri umani, qualunque sia il colore della loro pelle, il credo religioso o la passione politica).

Le ricostruzioni, le analisi, gli sguardi sulla realtà sociale e ideologica dell'“America profonda” sono diventate una valanga in cui è facile perdersi e cadere ne volgare trucco fascista che descrive le loro “idee” come di pari dignità rispetto a quelle democratiche o d’altra matrice, rivendicando quello spazio che proprio le loro “idee” e soprattutto le pratiche negano agli altri. Chiunque siano.

Abbiamo raccolto alcuni di questi interventi, testimonianze, analisi, iniziando con quella che ci è parsa più significativa dello spirito mortifero suscitato dal fu Kirk nei suoi blog e/o comizi. Quello di una normale professoressa che si è vista inserire nella “lista nera” stilata dal defunto, diventando rapidamente oggetto non solo di insulti e minacce, ma probabilmente anche di peggio.

Ricordiamo ancora una volta che solo tre mesi fa, il 14 giugno, un killer anti-aborto travestito da poliziotto ha ucciso la capogruppo democratica nel parlamento del Minnesota, Melissa Hortman, e il marito Mark. Giacché c’era, ha ucciso anche il loro cagnolino, indipendentemente dalle sue “idee”. L’uomo, poi arrestato, aveva in tasca una “lista nera” di 45 obiettivi, tutti residenti nella stessa zona.

Il 13 aprile un uomo armato di molotov aveva dato fuoco a una parte della residenza del governatore della Pennsylvania, Josh Shapiro. Nei primi sei mesi del 2025, da quando Trump si è reinsediato alla Casa Bianca, gli attacchi politicamente motivati siano stati circa centocinquanta.

La violenza politica negli Usa è una “specialità” pressoché esclusiva della destra messianica, suprematista e razzista. E non da oggi. Nel 2022 il caso più clamoroso fu l’aggressione in casa di Nacy Pelosi, allora speaker della Camera (l’equivalente del leghista Fontana o dell’ex missino La Russa), democratica, il cui marito fu preso a martellate e ridotto in fin di vita.

Tutti questi episodi, più altri minori, non hanno meritato l’attenzione né di Giorgia Meloni né di altri esponenti della destra italiana o mondiale. Ergo, e senza tema di smentita, c’è un evidente “doppiopesismo”: le uniche vittime che contano sono le proprie, anche quando impresentabili. È qui la radice della guerra civile ed incivile che attraversa l’Occidente neoliberista in crisi. Al suo interno e verso fuori.

Ma noi ci siamo completamente dentro.

*****

La sua cosiddetta “Professor Watchlist” (Lista di Sorveglianza dei Professori), gestita sotto l’egida di Turning Point USA, non è altro che una lista nera digitale per gli accademici che osano dire la verità al potere. Ci sono finita nel 2024 dopo aver scritto commenti che hanno infiammato i fedeli del MAGA. E una volta che il mio nome è stato pubblicato, la macchina delle molestie si è scatenata.

Per settimane la mia casella di posta e la segreteria telefonica sono state inondate. Per lo più uomini bianchi che sputavano veleno al telefono: “troia”, “fga”, “ngra”. Mi hanno minacciato con ogni tipo di violenza.

Hanno sommerso le linee pubbliche dell’università e l’ufficio del rettore con chiamate che chiedevano il mio licenziamento. Il diluvio è stato così incessante che il responsabile della sicurezza del campus mi ha contattata per offrirmi una scorta, perché temevano che uno di questi soldati da tastiera potesse uscire dal suo seminterrato e venire a farmi del male.

E non sono un caso unico.

La Watchlist di Kirk ha terrorizzato legioni di professori in tutto questo paese. Donne, docenti neri, studiosi queer, in pratica chiunque sfidasse la supremazia bianca, la cultura delle armi o il nazionalismo cristiano si è improvvisamente ritrovato bersaglio di abusi coordinati.

Alcuni hanno ricevuto minacce di morte. Ad alcuni è stato minacciato il posto di lavoro. Alcuni hanno lasciato completamente il mondo accademico. Kirk ci ha mandato un messaggio chiaro: dì la verità e scateneremo la folla!

Questa è la cultura della violenza che Charlie Kirk ha costruito. Ha normalizzato la violenza. L’ha curata, monetizzata e l’ha aizzata contro chiunque osasse smascherare le bugie del suo movimento.

E ora, a seguito della sua sparatoria [Nota: si riferisce alla sparatoria in cui Kirk è rimasto coinvolto, non di cui è autore], c’è tutto questo cordoglio nazionale, momenti di silenzio, mani giunte gialle [riferimento a un gesto di preghiera usato in certi ambienti] e tributi che lo dipingono come un debater civile. Ma la verità è che Kirk e i suoi scherani hanno passato anni a terrorizzare gli educatori, cercando di silenziarci con molestie e paura!

E ora la stessa violenza che ha scatenato contro gli altri gli è ritornata contro, completando il cerchio.

Ma ciò che trovo particolarmente sconvolgente è la dissonanza nel lutto pubblico per un uomo bianco compiaciuto il cui lavoro nella vita è stato attivamente ostile verso certi gruppi. Kirk ha passato anni a demonizzare le persone LGBTQ, a deridere i sopravvissuti alle sparatorie, a sputare razzismo sui neri e a spingere per politiche che accorciano letteralmente la vita.

È così rivoltante assistere a un’ondata bipartisan di dolore per questo odioso razzista, come se fosse un servitore della comunità neutrale.

Stacey Patton – da Facebook

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Un omicidio al termine della notte

E insomma, alla fine della fiera, su Tyler Robinson – colui che ha ucciso nello Utah il megafono dell’ideologia Maga rispondente al nome di Charlie Kirk – di congetture e indiscrezioni ne sono circolate tante.

La versione più plausibile è che fosse repubblicano, amante delle armi e ossessionato da videogiochi e realtà virtuale.

Figlio per di più di un pastore mormone e trumpista, che lo ha consegnato alla polizia. E come i genitori, Tyler aveva frequentato “La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni”. Setta protestante, in parte mormone, che crede in un Cristo risorto che si troverebbe in America.

Chiesa che attende “il raduno delle dieci tribù di Israele” e ritiene che “Sion, la nuova Gerusalemme” sarà costruita negli Usa.

Non si sa se il diligente genitore intascherà, a questo punto, il premio di 100000$. Ma io sarei pronto a scommetterci.

Tuttavia, sui proiettili in dotazione alla sua arma il nerd Tyler pare avesse scritto “Ehi fascista, prendi” e su un altro i versi di “Bella Ciao”. Frasi ad minchiam, mutuate sembra surfando tra le onde della tempesta online.

Ma tanto era bastato a Trump e ai suoi, al di là e al di qua dell’oceano, per identificarlo come radicale di sinistra.

E invece no. Niente omicidio politico. O almeno non come vorrebbero intendere alcuni frettolosi e complottardi commentatori mainstream o da social.

Ora dunque chi glielo dice a Trump, ai Maga e a Maga Meloni? Chi glielo dice a quella zanzara ciarliera di Saviano?

All’immaginifico Robertino non è sembrato vero infatti di poter ancora una volta tirare in ballo, a pen di segugio, l’estremismo di sinistra e le Brigate Rosse. Un parallelismo sempre verde nella retorica anticomunista del nostro. 

Proprio lui, sempre così compassato, preciso, contestuale, discernente e storicamente ineccepibile. Sich!

Chi glielo spiega che gli omicidi politici sono una cosa e il gesto isolato un’altra? Chi glielo spiega che la lotta armata, la guerriglia urbana e la violenza di classe sono una cosa (finanche auspicabile in alcuni tornanti storici) mentre uno “sparo nella notte” della società, della cultura e forse della mente è tutt’altro?

Ha ragione il professor Orsini: Kirk è stato assassinato da un fenomeno culturale. Ma personalmente amplierei il concetto.

Ucciso da un avatar. Da un eidola. Da un simulacro. Da un fantasma venuto fuori dalle viscere dello spettacolo virtuale e neoliberista.

Un ingranaggio inceppatosi sulla catena di montaggio del Modo di Produzione Capitalistico.

Spettacolo e ingranaggio, struttura e sovrastruttura di un potere che negli Stati Uniti trova la sua più lugubre incarnazione e rappresentazione.

Tyler è l’ipostasi di quel crepuscolo capitalistico giunto ormai sull’orlo del precipizio. Dove la post post post modernità ha confuso tutto.

Analisi fattuale e Opinione. Verità e Mistificazione. Storia e Narrazione. Informazione e Propaganda. Politica e Religione. Fanatismo e Ideologia. Realtà e Spettacolo. Umanità e Merce. Comunismo e Nazismo. Fascismo e Libertà. Fascismo e Democrazia.

Quella paradossale “libertà di fascismo democratico” di cui Kirk era la voce più ignobile. Quella assurda “libertà di fascismo democratico” che la sinistra ha ormai sussunto da tempo, portandone a compimento il processo con la guerra in Ucraina, il Rearm EU e la complicità con Israele.

Tyler – come Kirk d’altronde – è il prodotto assolutamente logico di questo sistema-mondo. E di questo Occidente.

Il cui viaggio sembra giunto al termine della notte.

Vincenzo Morvillo

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Kirk e l’ internazionale nera

Donald Trump ha parlato subito dopo l’assassinio di Charlie Kirk: «Non si può sostituire Charlie, era unico. La colpa va al radical left.»

Il copione è sempre lo stesso: non un presidente che cerca di ricucire, ma un capopopolo che soffia sul fuoco. Vittimismo elevato a sistema, che diventa il carburante di tutta la macchina propagandistica.

Poi arriva Benjamin Netanyahu, che in un’intervista a Fox News paragona Kirk al fratello Yoni, caduto a Entebbe: «Charlie era un eroe delle nostre radici e della nostra cultura condivise. Penso a mio fratello per tutta la vita e penserò a Charlie per tutta la vita.» E rincara: «Gli islamisti radicali e gli ultra-progressisti, stanno usando la violenza per abbattere i loro nemici». 

E in Italia, Giorgia Meloni non poteva mancare al coro. Scrive su Fb: «Questi sono i sedicenti antifascisti. Questo è il clima, ormai, anche in Italia. Nessuno dirà nulla, e allora lo faccio io. Non ci facciamo intimidire». 

Anche qui la tecnica è identica: presentarsi come bersaglio, denunciare un clima d’odio mentre si governa con manganelli e decreti liberticidi. Una foto ribaltata e un numero rosso diventano l’occasione per recitare la parte della perseguitata.

Ma chi è Charlie Kirk, il nuovo santo dell’internazionale nera? Le sue frasi parlano da sole: il “privilegio bianco” è per lui una “bugia razzista”. George Floyd? Una “feccia”. Martin Luther King? “Un uomo orribile”. Il Civil Rights Act del 1964? “Un enorme errore”. E, come ciliegina ideologica, la dichiarazione che lo lega a doppio filo con Netanyahu: «Sono molto filo-israeliano, sono un cristiano evangelico, un conservatore, un sostenitore di Trump, un repubblicano, e per tutta la mia vita ho difeso Israele». 

Questa è la materia grezza con cui si costruisce l’eroe: razzismo, revisionismo storico, filo-sionismo militante. Veleno ideologico.

Trump, Netanyahu, Meloni, Kirk: quattro voci, un’unica partitura. La retorica del nemico interno, il culto della vittima, la manipolazione costante della realtà. Si fingono assediati mentre esercitano potere, si proclamano perseguitati mentre perseguitano, si ergono a difensori della civiltà mentre ne corrodono le basi.

Gente pericolosa. Ma altrettanto pericolosi sono quelli che, qui da noi, affermano che “ha stufato questo antifascismo senza fascismo”: sono gli utili idioti che spianano la strada al ritorno del peggio del peggio. Perché la Meloni non è fascista. È fascistissima.

Alfredo Facchini

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Da ore assistiamo alla solita squallida e ignorante manovra: Lega e FdI provano a trasformare Tyler Robinson, il 22enne che ha confessato di aver ucciso Charlie Kirk, in un fantoccio da esibire come “simbolo dell’odio di sinistra”.

C’è chi arriva a scrivere che la sinistra sarebbe addirittura “la mandante morale” dell’omicidio.

Il tutto perché su un proiettile era incisa la scritta “Bella ciao”.

Un pericoloso odiatore, come il Presidente Israeliano che faceva le scritte sui missili da lanciare sui civili a Gaza, avete presente, quello con il quale il fratello di Piersanti Mattarella e Leone han fatto handshake?

Bene. La verità è molto diversa.

A parte che “Bella ciao” ormai la cantano cani e porci, persino la si sente ai raduni del PD, quindi di quale sinistra parliamo?

Poi, Robinson non era “di sinistra”, non lo è mai stato. Nemmeno della sinistra all’acqua di rose americana “democratica”.

La sua famiglia è repubblicana da sempre, il padre è un trumpiano convinto e i compagni di scuola ricordano che “era un giovane timido e taciturno che al liceo sosteneva Donald Trump”. La nonna del ragazzo ha dichiarato di non conoscere nessuno in famiglia che sia “democratico” (nel senso di partito...).

In ogni caso, Tyler non ha mai votato, non ha mai avuto alcuna appartenenza politica registrata. Un “extraparlamentare di sinistra”? No: un videogiocatore compulsivo.

Infatti:

Quelle scritte sui bossoli non hanno nulla a che vedere con la sinistra, ma con l’universo dei videogiochi e dei meme online.

“Bella ciao” non è l’inno della nostra Resistenza (btw, inventato a posteriori a Resistenza finita: fascia, se le cose non le sai, SALLE): era una citazione ripresa da un videogioco. Tradotto in linguaggio per noi boomers: “Ciao Bello, bèccate questo”. Mio figlio, 17enne, mi ha confermato ridendo (poi, saputo il contesto, ha smesso di ridere).

L’iscrizione “notices bulge OwO What’s this?” è un vecchio meme dei roleplay Furry, diffuso anni fa su internet, che prende in giro il linguaggio di quelle community appassionate di animali con sembianze umane.

E la sequenza “⬆️ ➡️ ⬇️ ⬇️ ⬇️ Hey fascist! Catch!” è un riferimento diretto a Helldivers 2, un gioco satirico in cui i giocatori combattono per una finta democrazia che in realtà è una dittatura militare. I “fascisti” sono i nemici del videogioco, e la frase non è altro che il comando per sganciare una bomba.

Siamo davanti, dunque, a un ragazzo disturbato che ha inciso meme e citazioni nerd di videogiochi “sparatutto” su proiettili di purtroppo vere armi.

Non a un militante della sinistra mondiale.

Dovrà comunque rispondere di quanto ha fatto: non è che spari e uccidi una persona così, gratis: fossi nei suoi avvocati la butterei sulla seminfermità mentale, poi, fatti loro.

Gira su Tyler Robinson la definizione di Groyper. Di nuovo ho chiesto al teenager: dicesi di un fanatico fascista che fa fuori altri fanatici fascisti, perché non sono abbastanza fanatici e non sono abbastanza fascisti. Dice che ne era pieno il Campidoglio durante il famoso assalto degli ultras trumpiani. Io, relata refero.

Torniamo agli squallori nostri. La favola della “sinistra mandante morale” è solo un’arma retorica, squallida e vergognosa, usata per scaricare sull’avversario politico la responsabilità di un dramma, che invece nasce dall’accesso incontrollato alle armi. In una società violenta e ormai in completo disfacimento morale come quella statunitense.

Trump, da buon papà comprensivo ed empatico, dice: “Spero nella pena di morte”. Io no, né per quel ragazzo, né per voialtri.

Non hanno limiti all’indecenza.

[Cit. in gran parte da Abolizione del suffragio universale, mod. da Massimo Zucchetti]

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12/09/2025

USA - L’omicidio di Charlie Kirk e l’emergenza statunitense

Un paio di anni fa ho avuto un mesetto particolare, perché quasi ogni sera mi sono fissato col vedermi qualunque intervento disponibile online – e sono davvero tanti – da parte di Charlie Kirk: ad un certo punto mi sono sentito quasi uno specialista sulla sua figura, in quella logica un po’ perversa e masochista che a volte ci spinge ad ascoltare chi ci dà enorme fastidio, a trangugiare il verbo di chi non sopportiamo, di chi vorremmo poter contraddire a nostra volta in un dibattito.

Charlie Kirk rappresentava tutto il peggio della destra becera americana, con a corollario quella sua “battaglia” sui generis contro i college, che a suo dire avrebbero rovinato gli americani, permettendo agli immigrati di rubare lavori che i primi non fanno più, proprio perché impegnati a perder tempo sui libri.

Sono decine i suoi “prove me wrong”, come quello di ieri, cioè tappe dei suoi tour nei vari college americani, in cui il 31enne Kirk cerca di convincere gli studenti dei campus della inutilità e nocività di un percorso accademico.

Il suo assassinio, viste le premesse, sembra facilissimo da raccontare, si presta a numerose dietrologie e contiene dei notevoli semi di ironia, avendo Kirk affermato più volte che, per proteggere la sacralità del secondo emendamento, “un po’ di morti da arma da fuoco sono un prezzo che è possibile pagare”.

Li contiene anche l’impalcatura di reazioni alla sua morte, perché se è vero che esultare per la fine violenta di una vita è una cosa triste e poco edificante, girano già i video in cui Kirk afferma che “l’empatia è un sentimento inventato, un termine new age che ha fatto molti danni alla nostra società”.

Ancor più emblematico, forse, il fatto che l’ultima parola pronunciata da Kirk prima di ricevere una pallottola sul collo sia stata “violence”.

Sebbene non abbia mai avuto incarichi in politica – ma solo pochi giorni fa, nel fare un post in cui dicevo che si tratta del più grande “coglione” del globo, avevo scritto che me lo sarei aspettato alla presidenza degli USA tra una decina di anni, perché il suo “Turning point USA” era e forse è destinato a crescere – Kirk lascia “orfane” non solo le sue due figlie ma anche una decina di milioni di followers, accumulati soprattutto tra i giovanissimi di destra.

Il suo omicidio, come ha detto ieri il governatore dello Utah in conferenza stampa, è tecnicamente un “omicidio politico”, nel senso che chi muore ha e lascia una dimensione politica, ma dovremmo sempre ricordarci che nella storia degli USA gli omicidi politici hanno avuto come autori spesso e volentieri persone che non erano mosse da alcun movente politico (anzi, talvolta dalla stessa parte politica dell’assassinato). Aspettiamo di vedere se riusciranno a prendere il killer.

Siamo di fronte, anzitutto, alla ormai totale schizofrenia della società americana, ad un periodo in cui l’utilizzo delle armi è fuori controllo da ormai troppo tempo: come faceva notare ieri Edward Isaac Dovere della CNN, gli Stati Uniti del 2025 sono un paese in cui, durante il notiziario della sera, il collegamento dal campus in Utah nel quale si è consumato l’omicidio di Kirk viene interrotto per dare la notizia di un’altra sparatoria in una scuola di Denver, Colorado, con due studenti portati d’urgenza in ospedale.

Si può fare tutta la dietrologia che si vuole sulle motivazioni e sulla possibile identità del killer – non ne vedo al momento di logiche rispetto all’ipotesi di un killer di “estrema sinistra”, Kirk era quasi una macchietta in quel senso, esponeva al mondo tutte le assurdità e i fanatismi di una certa destra messianica (per dire, Kirk negava il genocidio a Gaza ma affermava che la resurrezione di Gesù è un fatto storicamente determinato) ma questo dato deve rimanere bene impresso: al di là del resto, la cultura delle armi – problema tanto in USA quanto in Israele, vedi il caso – e soprattutto il secondo emendamento è una roba primitiva, pre-civile, incompatibile con qualunque desiderio o pretesa di essere “leader” di alcunché, eccetto la pura barbarie.

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