Questa mattina (ieri -ndR) delegazioni provenienti dai principali porti italiani sono stati in presidio davanti al Ministero del Lavoro per chiedere che il lavoro portuale venga finalmente riconosciuto come attività usurante ai fini pensionistici.
Lo sciopero di 24 ore e la determinazione del presidio di oggi a Roma hanno strappato al Ministero del Lavoro l’impegno concreto a convocare in tempi rapidi un tavolo tecnico per lavorare concretamente sulla nostra proposta di riconoscere ai portuali il lavoro usurante ai fini pensionistici.
Oggi è stato fatto un piccolo, ma importantissimo passo verso il riconoscimento di un sacrosanto diritto per centinaia e centinaia di lavoratori che ogni giorno si spaccano letteralmente la schiena per portare avanti uno dei settori più strategici del Paese.
Una richiesta che nasce direttamente dalle banchine e dai piazzali, condivisa anche da altri settori, come quello ferroviario, e che si scontra ancora una volta con il solito ritornello della mancanza di risorse. Ma dove sono queste risorse che servirebbero per consentire ai lavoratori di andare in pensione cinque anni prima?
“Le risorse ci sono: vengono destinate ai piani di riarmo, all’acquisto di armamenti per miliardi di euro, alla crescente militarizzazione dei porti, delle ferrovie e delle infrastrutture strategiche. Vengono assorbite da una logica di guerra e da un sistema di speculazione finanziaria che alimenta l’inflazione e riduce il potere d’acquisto dei lavoratori” afferma l’USB portuali in un comunicato.
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