L’ennesima doccia fredda sulla disinformazione di guerra in Europa si è materializzata ieri ma non se ne trova traccia sui mass media italiani.
Sulla vicenda del drone russo finito sul tetto di un palazzo a Galati, in Romania, la fonte che ha smentito le veline di guerra dei giornali e telegiornali italiani guerrafondai è decisamente autorevole.
È stato infatti lo stesso presidente romeno Nicusor Dan – nonostante sia un pagatore di cambiali con la Ue – a ricostruire i fatti e a smantellare la tesi di un deliberato attacco russo sulla Romania.
Il presidente romeno Nicușor Dan ha dichiarato infatti che il drone che si è schiantato su un palazzo residenziale a Galați è stato deviato verso la Romania dalla difesa aerea ucraina.
“C’era un gruppo di 43 droni, che proveniva da est, attraversavano l’Ucraina per, diciamo, 20-30 chilometri da nord del Danubio, da est a ovest. Mentre attraversavano il territorio ucraino, alcuni di loro sono stati abbattuti – e uno di loro, probabilmente colpito sopra la città di Reni, ha cambiato la sua traiettoria ed è arrivato a Galati”, ha detto il presidente romeno.
Quando un quotidiano come La Repubblica, titolava la prima pagina di ieri con “Mosca colpisce l’Europa” – battendo con fragore sui tamburi di guerra – è diventato troppo imbarazzante se non impossibile rettificare doverosamente la notizia. Lo stesso dicasi per il Corriere della Sera che ha titolato la prima pagina: “L’Europa finisce nel mirino: la Russia ha deciso di ampliare il perimetro”.
Ragione per cui oggi sia su La Repubblica che sul Corriere della Sera fanno tutti finta di niente.
Anche in questa occasione sono stati in molti a invocare – a sproposito – gli Articoli 47 del Trattato della Ue o l’art. 5 della Nato chiedendo di intervenire contro la Russia con tutte le conseguenze che ne derivano.
Pare che ormai siano tutti in attesa di un “incidente di Gleiwitz” per poter scatenare i signori della guerra. Per chi ha la memoria corta, l’incidente di Gleiwitz fu l’operazione false flag che la Germania nazista usò come pretesto per invadere la Polonia il 31 agosto del 1939.
Ma quanto accaduto su questo ennesimo episodio, ci dà la cifra dei pericoli che incombono sulla libertà e la qualità dell’informazione qui da noi, nel nostro e nei nostri paesi. Dobbiamo saperlo e apprestarci a combattere con tutte le forze affinché l’informazione – e vergognosamente in nome della lotta alla disinformazione degli “altri” – diventi totalmente arruolata nella guerra cognitiva e nella propaganda di guerra.
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