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20/05/2026

Brivido breve nella maggioranza. Cancellata da una mozione la frase sulle spese militari

È stato un giallo per tutta la mattinata di ieri, poi nel pomeriggio c’è stato l’esito più prevedibile, e il brivido che era circolato nei palazzi istituzionali si è spento rapidamente.

Al Senato i partiti della maggioranza hanno fatto dietrofront sulla mozione relativa ai riflessi economici connessi alla sicurezza energetica. Dalla mozione è infatti scomparsa all’ultimo minuto la richiesta di rivedere l’innalzamento al 5% del Pil delle spese militari, impegno sottoscritto personalmente dalla Meloni lo scorso anno al vertice Nato dell’Aja, dopo il fortissimo pressing di Trump.

Nel nuovo documento distribuito in aula dalle forze di governo è scomparso il punto 8, in cui si impegnava il governo “a mantenere un impegno realistico e credibile in ambito Nato, confermando il raggiungimento del 2 per cento del Pil per la spesa per la difesa e promuovendo una revisione degli obiettivi più ambiziosi (come il 5 per cento) alla luce della situazione economica e delle priorità nazionali, includendo nel computo anche gli investimenti per la sicurezza energetica e le infrastrutture critiche, al fine di garantire una difesa collettiva efficace senza compromettere la sostenibilità dei conti pubblici”. Il riferimento alla questione delle spese militari è sparito anche dalla premessa della mozione.

“Quella parte non doveva neanche entrare nella mozione, non è lo strumento giusto per discutere delle spese della Nato...”. Un capogruppo di maggioranza ha spiegato così all’AGI il motivo per cui nella mozione del centrodestra sul tema dell’energia alla fine è stato deciso di evitare il passaggio della richiesta di rivedere l’obiettivo del 5% per quanto riguarda le spese militari in ambito Nato.

Fonti di governo, secondo l’Adnkronos, riferiscono che l’esecutivo sarebbe stato all’oscuro della versione iniziale del testo della mozione: “Nessuno del governo sapeva nulla”. E aggiungono che, dopo la diffusione sulla stampa della bozza, sarebbe intervenuta una “discreta pressione” da parte dei vertici dell’esecutivo per far rimuovere la parte “incriminata”, destinata – nella formulazione originaria – ad aprire un nuovo fronte di tensione con Trump, dopo quelle accumulatesi recentemente. Uno scenario che il governo intende evitare a tutti i costi.

Ma il problema resta intatto. Se si aumentano le spese militari al 5% per fare contenti Trump e la Nato da dove vengono tolti i soldi per metterli lì? E soprattutto da dove si tolgono in un momento in cui l’emergenza economica si sta facendo sentire così pesantemente fino a diventare emergenza sociale?

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