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31/05/2026

L’Hondurasgate portato in tribunale, e oggi si vota in Colombia

Il giurista colombiano Luis Guillermo Pérez Casas, storico difensore dei diritti umani, e il collega Mario Serrato hanno annunciato la presentazione di una denuncia penale in Colombia e in Honduras contro Juan Orlando Hernández, l’ex presidente del paese centroamericano. Hernández, condannato nel 2024 a 45 anni di carcere per narcotraffico da un tribunale federale di New York, è stato clamorosamente graziato nel 2025 dal presidente statunitense Donald Trump.

L’azione legale mira a smantellare quella che è una fitta rete transnazionale di corruzione, destabilizzazione politica e manipolazione mediatica orchestrata per colpire i governi progressisti delle Americhe, di cui si è già parlato in questo articolo ripreso da Pagine Esteri. Si tratta del cosiddetto “Hondurasgate”, basato su 37 audio forensi di cui l’autenticità è stata confermata da perizie forensi indipendenti.

Nelle registrazioni si sente l’ex presidente honduregno negoziare con alleati interni e internazionali – sono coinvolti, ovviamente, Trump e Milei, ma tra gli interessi in campo ci sono anche quelli israeliani – una strategia coordinata per destabilizzare i governi di sinistra di quello che Washington considera il proprio “cortile di casa”.

La denuncia presentata in Colombia è dunque il primo atto di una più vasta strategia legale internazionale che si sta muovendo contemporaneamente in diversi paesi e organi di giustizia, e che sul piano politico ha il merito di ribadire l’autodeterminazione dei popoli latinoamericani contro le ingerenze dell’imperialismo stelle-e-strisce.

L’azione penale assume una rilevanza cruciale proprio in relazione alla Colombia, dove oggi si stanno svolgendo le elezioni presidenziali per scegliere il successore di Gustavo Petro. I documenti presentati dai legali dimostrano l’esistenza del “Proyecto Júpiter”, una macchina di propaganda e disinformazione finanziata con fondi esteri per diffondere notizie false e generare paura e incertezza tra la popolazione colombiana, attaccando direttamente la campagna del candidato del Pacto Historico, Iván Cepeda Castro.

La denuncia è stata depositata anche presso la Procura generale di Tegucigalpa in Honduras. I due avvocati colombiani hanno denunciato di aver subito un trattamento ostile al loro arrivo nel paese, dove le autorità locali li hanno costretti a firmare una dichiarazione in cui si accettava il rischio di un anno di reclusione qualora la denuncia contro Hernández fosse stata giudicata infondata.

Non è mancata la dura reazione dell’ex presidente honduregno, che ha affidato a un post sul suo profilo X la sua difesa: “È inconcepibile vedere presunti difensori dei diritti umani viaggiare dalla Colombia per presentare una denuncia fabbricata contro di me. Coloro che hanno orchestrato questa farsa saranno quelli che finiranno per renderne conto penalmente”.

Anche il presidente colombiano uscente ha già annunciato su X una denuncia formale a proprio nome, mentre gli avvocati hanno annunciato di aver inviato copie della denuncia anche all’Ufficio del Procuratore della Corte penale internazionale. A più stretto giro, ad ogni modo, gli occhi del continente sono puntati sulle urne: il voto colombiano stabilirà se la strategia del Proyecto Júpiter avrà successo o se Cepeda riuscirà a vincere, in un’America Latina che sta vivendo una preoccupante ondata reazionaria.

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