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23/05/2026

Che cosa implica seguire la folle “dottrina” comunitaria del rigore

di Alessandro Volpi

Il lettone Valdis Dombrovskis, commissario europeo per l’Economia (con deleghe anche a Produttività, attuazione e semplificazione) nella “squadra” von der Leyen, ha dichiarato, a margine delle pessime previsioni sull’andamento dell’economia europea nel 2026 e nel 2027, che l’unica strada è quella dell’austerità: poca spesa pubblica, poco debito e “cautela”.

Per capire la follia di queste posizioni è utile fare riferimento proprio ai numeri forniti dalle “stime di primavera” della Commissione. La “crescita” nel 2026 sarà secondo lo scenario migliore dell’1,1% e in quello peggiore dello 0,5%, mentre nel 2027 dovrebbe “salire” all’1,4 nell’ipotesi migliore e allo 0,7 in quello peggiore. Dunque, l’economia dell’Ue, stando alle valutazioni della stessa Commissione, è inchiodata allo 0%, peraltro con il rischio reale di peggioramenti severi qualora la crisi di Hormuz non si esaurisse rapidamente.

Ancora secondo i dati della Commissione, questo ridottissimo incremento del Pil è dipeso quasi interamente dall’effetto dell’intervento pubblico del PNRR, che garantisce una spinta almeno dello 0,4%: quindi senza l’intervento pubblico – e sottolineo pubblico – l’affanno sarebbe asfissia totale.

Ma la sequenza di dati eloquenti non finisce qui. Nel 2026 saranno molto probabilmente 11 gli Stati europei in cui il rapporto deficit/Pil risulterà superiore al 3% e che finiranno in procedura di infrazione: tra questi figurano la Francia, l’Italia, la Polonia, la Romania e persino la Germania. È significativo notare che tra i Paesi “virtuosi”, cioè sotto il 3%, compaiono il paradiso fiscale dell’Irlanda e i grandi beneficiari netti di finanziamenti europei come Lettonia, Lituania, Estonia e Croazia.

Alla luce di questi dati la domanda che sorge spontanea è semplice: che cosa significa per i Paesi che non rispettano il vincolo del 3% seguire la “dottrina” Dombrovskis-von der Leyen del rigore? Significa correggere i propri conti pubblici dello 0,5% del Pil l’anno. Per l’Italia, ad esempio, vuol dire un taglio di 10-11 miliardi di euro, da reperire sottraendoli, in primis, alla spesa per il welfare e per gli investimenti pubblici. Estesa a tutti gli 11 Paesi che stanno violando la regola europea, questa prospettiva si traduce in decine di miliardi tolti ad ogni possibilità di miglioramento delle condizioni economiche solo per rispettare un vincolo del tutto privo di senso.

Peraltro proprio l’esperienza del PNRR dimostra che solo gli investimenti pubblici tengono in piedi il Paese. Ma perché la regola europea è priva di senso? La risposta è chiara. L’impianto dei vincoli europei dovrebbe servire ad evitare la crescita dell’inflazione e un maggior costo dei debiti pubblici: due condizioni che, attualmente, hanno ben poco a che vedere con il rispetto del Patto di stabilità. L’inflazione dipende infatti dall’aumento dei prezzi dell’energia e dei beni importati in Europa e non certo da un aumento dei consumi interni; quindi se per ridurre l’inflazione si punta ad azzerare, con l’austerità, i consumi si determina lo strangolamento della popolazione e del sistema produttivo europei. La seconda condizione riguarda l’aumento degli interessi sul debito pubblico. Questo aumento dipende, in questa fase, dalla forte lievitazione dei rendimenti del colossale debito degli Stati Uniti che fa concorrenza ai debiti del resto del mondo; ma si tratta di una concorrenza disperata perché il debito statunitense è fortemente in crisi proprio per la sua dimensione monstre.

In questo senso se gli Stati europei facessero più debito, garantito dalla Bce, avrebbero le risorse per finanziare nuovi Piani di intervento pubblico, in grado come il PNRR di spingere la domanda, senza che questo possa riverberarsi troppo sui tassi di interesse e soprattutto li renderebbe sostenibili attraverso l’incremento del Pil. Risulta così evidente che l’Europa di questa Commissione è devastante; anche perché il sospetto vero è che l’austerità punti alla distruzione degli Stati sociali per costringere la popolazione europea a destinare tutti i propri risparmi alla finanziarizzazione della Borsa americana dove stanno arrivando le tre operazioni del secolo. La quotazione di SpaceX, Anthropic e OpenAI, per cui serviranno 5.000 miliardi di dollari.

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