L’arresto, il pestaggio e la deportazione in un carcere israeliano di due attivisti della Global Sumud Flotilla a bordo di una imbarcazione italiana, somigliano in tutto e per tutto alle extraordinary rendition con cui la CIA ha sequestrato in giro per il mondo persone sospettate di essere legate ai network jihadisti dopo l’11 settembre 2001.
Ce ne fu anche una in Italia, clamorosa, contro l’imam Abu Omar, sequestrato nel 2003 per le strade di Milano con un blitz e condotto clandestinamente via Aviano (la base militare USA) in un carcere egiziano dove fu sottoposto a torture. I servizi segreti italiani ne furono complici. Gli agenti della CIA responsabili furono condannati da un tribunale italiano ma vennero graziati, prima da Napolitano e poi da Mattarella.
Il caso ancora più clamoroso – ma “stranamente” in questo caso senza alcuna conseguenza legale – fu il sequestro di Mordecai Vanunu effettuato dal Mossad in Italia (a Roma) il 30 settembre 1986. Vanunu è il tecnico nucleare israeliano che svelò al Sunday Times e al mondo la minaccia dell’arsenale atomico israeliano. Sequestrato con una operazione clandestina del Mossad articolata tra Londra e Roma venne condotto in Israele e rinchiuso in carcere per diciotto anni.
Nel caso della Flotilla i militari israeliani hanno effettuato il sequestro a bordo di una imbarcazione battente bandiera italiana e in acque internazionali vicino alle coste della Grecia (della quale stanno emergendo tutte le complicità con il blitz israeliano contro la Flotilla). Coerenti con la loro mentalità e le loro regole di ingaggio hanno anche pestato duramente gli attivisti abbordati. Da quanto riferiscono gli avvocati che li hanno incontrati in carcere, le torture e vessazioni sono continuate in cella.
Ma una barca battente bandiera italiana in acque internazionale è territorio italiano e quindi i militari israeliani hanno sequestrato due persone sul nostro territorio. Una violazione palese di tutte le leggi internazionali e della sovranità nazionale italiana.
Tutto questo è stato denunciato sabato mattina dagli attivisti solidali con la Flotilla davanti alla Farnesina. Ma il governo italiano e il ministero degli Esteri rimangono tuttora silenti di fronte all’ennesima violazione israeliana contro l’Italia, in questo caso dunque verso un paese ritenuto “il miglior amico di Israele in Europa”.
Certo, di recente i rapporti tra il governo Meloni e Israele si sono un po’ raffreddati, sicuramente per merito delle enormi manifestazioni per la Palestina dei mesi scorsi ma anche, e forse soprattutto, per una serie di abusi commessi da Israele verso i soldati italiani del contingente Unifil in Libano e verso il Vaticano.
C’è stata la sospensione del rinnovo automatico del Memorandum di cooperazione firmato Italia-Israele del 2005 e una presa di posizione contro l’atto di pirateria nelle acque internazionali contro le barche della Flotilla. Ma in sede europea il governo italiano ha bloccato la risoluzione per l’interruzione del Trattato bilaterale tra UE e Israele, una misura assai più sostanziosa.
Thiago Avila è un attivista brasiliano mentre Seif Abu Keshek è ispano-palestinese, motivo per il quale la Spagna ha usato toni ben più alti contro il sequestro.
Ma adesso c’è una nuova rogna ed è grossa come una casa. E lo si capisce, appunto, dal mutismo del governo sul sequestro dei due attivisti in “territorio italiano”.
Ancora una volta siamo di fronte ad una verifica tra formalità e sostanza. Israele è abituata a fare come le pare in Italia e verso l’Italia e si sente ancora arrogante della propria impunità. Una indulgenza durata fin troppo.
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