– 30 giorni di cessate il fuoco da trasformare in fine delle ostilità (nel Golfo e in Libano) tra Iran, Israele e Usa in chiave permanente
– l’idea è quella di un patto di non aggressione perenne quindi si toglierebbe dal tavolo l’argomento “l’Iran vuole distruggere Israele”
– Prima Fase Hormuz: l’Iran si occuperebbe dello sminamento dello stretto che verrebbe gradualmente riaperto
– Seconda Fase: rimozione delle sanzioni e congelamento dell’arricchimento dell’uranio per 15 anni, senza smantellamento del programma nucleare che continuerebbe a scopi civili, “diluizione” e/o spostamento all’estero dell’uranio già arricchito a livello quasi militare. Passati i 15 anni si ricomincerebbe l’arricchimento ma non oltre il 3,6%
– Terza fase: cooperazione militare tra i paesi del golfo (la Nato araba?) per garantire stabilità e pace
Il tutto accompagnato da una minaccia dei Pasdaran a Trump: accetta un accordo (che ritieni) scarso o infilati in una guerra impossibile.
Questo accordo converrebbe a tutti (al mondo in primis) ma:
1) non a Netanyahu che ha bisogno del sangue della guerra per rafforzarsi in vista di elezioni difficili e che comunque non accetta che sia Washington a decidere escludendolo (l’abbiamo visto col cessate il fuoco in Libano che sta violando sistematicamente);
2) per Trump sarebbe una salvezza perché lo tirerebbe fuori da una crisi di consensi devastante ma ci farebbe una pessima figura. Questo piano non copre i missili balistici e, soprattutto, non è per nulla migliore dell’accordo chiuso da Obama e che lui ha stracciato, demonizzato e deriso per anni.
Non resta che attendere e capire cosa accadrà. Bisogna anche capire il ruolo dei sauditi nell’influenzare Washington, visto che ormai tra Ryad e Tel Aviv è gelo totale mentre gli Emirati sono isolati nel Golfo.
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