Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha firmato venerdì primo maggio un nuovo ordine esecutivo che amplia significativamente il regime di sanzioni che colpiscono Cuba. La mossa mira a intensificare la pressione politica ed economica nei confronti dell’isola, colpendo individui, entità e affiliati che sostengono l’apparato di sicurezza di Cuba o che, secondo le informazioni manipolate dagli apparati stelle-e-strisce, sono complici in casi di corruzione e gravi violazioni dei diritti umani.
La novità preoccupante di questo ordine esecutivo è la portata estremamente vasta della platea a cui potrebbe applicarsi: le sanzioni potrebbero colpire, infatti, anche realtà straniere che contino legami in settori nevralgici dell’economia cubana, dall’energia alla difesa fino ai comparti minerario e dei servizi finanziari.
Un elemento di particolare rilievo è l’autorizzazione all’introduzione di sanzioni secondarie, che permetteranno agli Stati Uniti di colpire anche soggetti terzi che siano considerati in un qualche modo facilitatori delle transazioni con le entità già inserite nella lista nera. Trump continua a ribadire che sarà ricordato come il presidente che prenderà Cuba, nonostante gli oltre 65 anni di strenua resistenza della Rivoluzione.
Martedì 28 aprile, il Senato statunitense ha votato con 51 voti contro 47, contro una misura procedurale che avrebbe bloccato il presidente dal potere ordinare un’azione militare contro l’isola caraibica. I repubblicani hanno difeso Trump in maniera piuttosto compatta, questa volta, affermando che, non essendovi ostilità attive tra gli Stati Uniti e Cuba, limitare i poteri della Casa Bianca non era necessario.
Ma il tipo di blocco messo in atto da Washington è già un atto di guerra, oltre che una punizione collettiva contro un popolo che ribadisce con forza e determinazione il proprio diritto all’autodeterminazione e la propria sovranità contro le aggressioni imperialiste.
La risposta del governo cubano alle sanzioni è stata immediata e carica di sdegno. Il Presidente Miguel Díaz-Canel ha utilizzato i social media per condannare le misure coercitive che rinforzano un blocco “brutale e genocida”. Il Ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez, ha rincarato la dose, sottolineando come l’annuncio sia giunto proprio durante le tradizionali celebrazioni del primo maggio.
Rodríguez ha definito le sanzioni una “punizione collettiva contro il popolo cubano” e una violazione della Carta delle Nazioni Unite. “Mentre il governo degli Stati Uniti reprime il proprio popolo per le strade – ha aggiunto – cerca di punire il nostro, che resiste eroicamente agli attacchi dell’imperialismo degli Stati Uniti”.
Ma l’intimidazione non funziona. Centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza a L’Avana per il primo maggio, ribadendo ancora una volta che il popolo cubano non rinuncerà a scegliere autonomamente il proprio futuro. È stato anche presentato il risultato della campagna “La mia firma per la Patria”, che ha visto l’adesione di oltre 6 milioni di cubani (l’81% della popolazione di età superiore ai 16 anni).
Ricordiamo che nella capitale cubana si trovano ancora tanti solidali di varie delegazioni internazionali (compresi compagne e compagni italiani di Potere al Popolo e Cambiare Rotta) che hanno partecipato agli eventi organizzati per la Festa dei lavoratori. Anche nei prossimi mesi continueranno le missioni internazionaliste verso l’isola.
Fonte
Nessun commento:
Posta un commento