Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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19/09/2025

Caso Kirk: con Tyler Robinson nel black mirror del nichilismo stragista

Sì, bisognerà attendere per mettere a fuoco più precisamente la figura di Tyler Robinson.

Intanto però le enigmatiche frasi iscritte sui proiettili dall’assassino, base di tante affrettate esegesi, mettono lo sparatore di fatto in compagnia di altri esecutori di recenti atti di violenza armata.

Per esempio Robin Westman, di 23 anni, che lo scorso 27 agosto ha ucciso due studenti della scuola cattolica dell’Annunciazione a Minneapolis, ferendo altre 21 persone. Anche in quel caso sono ste ritrovate frasi scritte sui fucili ed i caricatori usati dall’assassino (“Kill Donald Trump”; “6 milioni non sono bastati”).

In tempo di trend social questa abitudine di trasformare la armi nell’equivalente di tweet letteralmente letali, sta cominciando ad emergere come una moda, specie in sparatori adolescenti o poco più, persone nate dopo l’11 settembre e cresciuti nell’età dell’autoespressione compulsiva.

Comincia inoltre ad essere documentata l’appartenenza di molti ragazzi-assassini a specifiche community online che aggregano aspiranti stragisti, spesso giovanissimi – e ora sempre più spesso di entrambi i sessi. Sempre più spesso in concomitanza di sparatorie vengono caricati manifesti o video deliranti degli autori ed il macabro contennuto è oggetto di “sharing” in gruppi virtuali che rammentano le community dei video giochi massively online in cui messaggi reciprochi vengono amplificati e condivisi su canali transnazionali.

Ad esempio Natalie Samantha Rupnow, la quindicenne che nel dicembre del 2024 ha ammazzato 3 compagni ferendone altri sei, alla Abundant Life Christian School di Madison, Wisconsin, apparteneva ad un gruppo Telegram dove postava anche Arda Küçükyetim, diciottenne, che nell’agosto del 2024 aveva trasmesso in live streaming gli accoltellamenti di cinque persone che aveva compiuto in una moschea turca.

L’area di riferimento ideologica di Küçükyetim era il neonazismo ed un manifesto pubblicato online includeva meme “Groyper” e riferimenti alla Atomwaffen Division. Quella formazione nazista internazionale è a sua volta collegata a Terrorgram, una rete più ampia che collega ed incita atti di terrorismo a sfondo suprematista, favorendo l’“auto-radicalizzazione” di stragisti. All’incrocio tra disagio, dissociazione e la marea di armi da fuco in cui annaspano gli USA.

Scoprendo anche di poco questo mondo si attraversa uno specchio scuro e si entra in un sottosopra nichilista e accelerazionista (un movente generale sembra essere il generare caos). Ci sono reti come l’Active Club Network, che fungono da aggregatori per fanatici su uno spettro che va dal nazismo esoterico al satanismo – e in cui la supremazia della razza bianca funge comunque da generico collante a violenze spesso gratuite.

Quando ci sono, i pur confusi riferimenti ideologici rendono più apparentemente decifrabili dei “moventi”. Più costernanti, in questa galassia oscura, sono invece i molti casi di puro nichilismo come quello che apparentemente ispira i partecipanti alla True Crime Community che dalla strage di Columbine in poi collega fan, spesso giovanissimi, della violenza di massa fungendo da incubatore per giovani assassini

Queste community che aggregano ragazzi accomunati da emarginazione e alienazione hanno le caratteristiche dei Fandom – le sottoculture autoreferenziali che condividono interessi comuni in un qualche fenomeno culturale (un idolo, un film...).

Prima di andare alla Abundant Life e togliere la vita ad una compagna ed una supplente, Natalie Rupnow ha condiviso su Telegram una foto in cui indossava una maglia che era una replica di quella indossata anni prima da Eric Harris, uno dei killer autore della strage di Columbine – omaggio ad un idolo come fosse un personaggio preferito di Comicon. In questo mondo le stragi hanno il merchandising.

La canonizzazione degli stragisti è una funzione primaria di Terrorgram dove viene omaggiato un vero panteon di “santi” fra cui Brenton Tarrant (strage di Christchurch), Anders Breivik (Utøya), Timothy McVeigh (Oklahoma) e Dylann Roof (South Carolina), ammirati come martiri della razza bianca.

Non vi sono indizi che leghino Robinson a Terrorgram o TCC, ma sono ben documentati suoi messaggi su Discord, piattaforma popolare con gamers sulla quale i forum sono caratterizzati dalle stese comunità con forti pregiudizi di conferma e con linguaggi interni improntati agli “inside joke” e lo shitposting ironico usato per trollare avversari antagonisti o comunque i non-appartenenti.

Esattamente lo stile che caratterizza i post di Robinson ed i messaggi scritti sui suoi proiettili, un codice pieno di doppi sensi, i cui riferimenti sono sempre molteplici o, come nel caso di “Bella Ciao”, rimossi di molti gradi di separazione dal conteso originale.

Tutti elementi che dovrebbero essere valutati da indagini, che invece sono destinate a svolgersi sotto il pesante sospetto di parzialità, dato che sono in mano ad un nuovo FBI decimato da Trump che lo ha messo in mano a podcaster che all’incompetenza sommano la faziosità. La narrazione imposta dall’alto è in ogni caso già stata ordinata ed è strumentale al vittimismo, la demonizzazione degli avversari e, con ogni probabilità, una violenta reazione.

Fonte

17/09/2025

Quando la destra si spara addosso

di Paolo Persichetti

I nipotini dello stragismo tentano di utilizzare la morte di Kirk per riscrivere la storia della destra fascista, additano i migranti come il male della società, lasciandoli annegare in mare o provando a rinchiuderli in carceri oltre-confine. Chiagni e fotti, odia, spara e fai la vittima, sono gli ingredienti di un trumpismo maccheronico a cui la Meloni da voce facendo la faccia cattiva


Odia, spara e poi fai la vittima è questo il credo della destra attuale che Giorgia Meloni interpreta sapientemente riprendendo l’antico adagio «chiagne e fotte». La nuova narrazione lanciata con forza dalla premier durante la festa nazionale dell’Udc e ripresa nel videomessaggio inviato alla kermesse EuropaViva di Vox, dove ha sostenuto che il «sacrificio di Charlie Kirk ci ricorda ancora una volta da che lato sta la violenza e l’intolleranza», ripropone l’autoassoluzione storica della destra fascista. Washing narrativo diffuso in un dossier, Chi soffia sull’odio politico, predisposto dall’organo di propaganda interna ad uso dei gruppi parlamentari di Fdl per istruirli sui contenuti da proporre nelle dichiarazioni pubbliche. Addossare alla sinistra, intesa in termini talmente dilatati da togliere significato alla parola stessa, le colpe di un supposto clima di tensione, odio, escalation verbale e piccoli episodi, al cospetto dei quali persino i boyscout apparirebbero una gang del narcotraffico, è la trama del documento che elenca dichiarazioni di politici, alcuni uomini di cultura (pochi a dire il vero), qualche presa di posizione di collettivi, commenti social (sic!) e alcune scaramucce di strada che ovviamente dimenticano quanto sul versante opposto la destra fa e ha fatto, considerando anche alcuni omicidi e tentati omicidi contro migranti (ricordiamo i 6 migranti feriti nel raid armato di Luca Traini a Macerata nel febbraio 2018, conclusosi al grido «l’Italia agli italiani» o i due migranti senegalesi uccisi a Firenze da Gianluca Casseri, ex militante di CasaPound, nel 2011; ed ancora la mappatura degli atti di violenza e delle aggressioni omofobe e razziste realizzate da sigle o altri soggetti di estrema destra dal 2014 ad oggi, ben oltre il centinaio). Una sbobba da caserma che mette insieme un improbabile Pd, passando per i 5S, Avs, i Centri sociali, generici ambienti antagonisti, gli anarchici, alcune testate social, evocando persino gli anni '70, definiti anni di piombo, la lotta armata e le immancabili Brigate rosse, tutti colpevoli di aver diffuso un tale clima di terrore e odio da aver armato – qui si passa improvvisamente dalla scala nazionale a quella mondiale – le mani del giovane Tyler Robinson, responsabile della morte, dell’agitatore politico Charlie Kirk, un rampante del trumpismo.

Un destro che spara sulla destra

Le notizie che giungono dagli Stati Uniti ci raccontano tuttavia una situazione molto diversa. Il giovane proviene da una famiglia Maga, di religione mormone, totalmente schierata con il trumpismo. Non vi è alcuna traccia, anche lontana di cultura o posizioni politiche in circolazione nella sinistra americana, tra radical, Woke o antifa, come imprudentemente o volutamente era stato diffuso nelle prime ore, spingendo i nostri conigli nazionali, Saviano in testa a fare distinguo e straparlare a sproposito degli anni '70, dimenticando quello che diceva alcuni anni fa. Le foto apparse sui media mondiali mostrano un nucleo familiare che trovava normale recarsi al poligono di tiro e lasciarsi raffigurare con mitragliatrici tra le braccia. Fin da piccolo Tyler Robinson si è addestrato all’uso delle armi, ha imparato a sparare con fucili di precisione anche a lunga distanza, circostanza che spiega l’abilità dimostrata nel centrare al primo colpo da circa 200 metri Kirk. Un personaggio che apparentemente detestava perché troppo moderato per i suoi gusti. C’è chi lo ha affiliato ai Groypers, una formazione dell’ultra destra, Alt-right, che prese parte all’assalto di Capitol Hill del gennaio 2021, in rotta con l’organizzazione di Kirk, Turning Point, perché in alcune foto era ritratto nella una posa di un pupazzo simbolo di quel movimento. In attesa di capirne di più, appare forse più probabile che questo background da destra profonda americana si sia fuso col mondo virtuale dei videogame. Le frasi incise sui proiettili, stando a quanto si è potuto leggere, rinviano a codici tipici dei gamer e di alcuni giochi specifici, persino le parole «Bella ciao», inizialmente interpretate come una rivendicazione antifascista, sembrano indicare la familiarità con un gioco, Far Cry 6, ambientato in una dittatura e inserita pure nelle playlist online dei gruppi alt-right. Insomma la realtà appare più complessa di quel che si voleva far apparire all’inizio. L’unica cosa certa è che non vi è traccia di alcun progetto politico di sinistra che punti ad una aggressione armata del trumpismo, semmai quel che si osserva nella realtà è il contrario con la creazione di milizie governative dedite alla caccia allo straniero, l’uso della guardia nazionale per accerchiare le città governate dall’opposizione.

Qui in Italia invece si tenta di utilizzare l’episodio per riscrivere la storia della destra fascista e si additano i migranti come il male della società, lasciandoli annegare in mare o provando a rinchiuderli in carceri oltre-confine. Chiagni e fotti, odia spara e fai la vittima sono gli ingredienti di un trumpismo maccheronico a cui la Meloni da voce facendo la faccia cattiva.

Fonte

14/09/2025

USA - “Sono nella lista nera di Charlie Kirk”

Il delirio si è diffuso a livello internazionale, anche se solo nell’Occidente strettamente inteso. L’omicidio a Salt Lake City del giovane influencer “Maga” è stato promosso subito, grazie ai suprematisti bianchi al governo o all’opposizione nel blocco euro-atlantico, ad evento di portata mondiale. Fino a chiedere un minuto di silenzio all’assemblea dell’Onu dove non si riusciva a scrivere la parola “genocidio” nella mozione sulla Palestina.

Il governo nostrano, come sapere, ha colto la palla al balzo per dichiararsi “vittima dell’odio”, nonostante sia sufficiente una rapida scorsa ai morti seminati dai fascisti in Italia, nel solo dopoguerra, per avere un quadro esauriente del background culturale – peraltro rivendicato – del quadro dirigente della destra italica. Nonché dell’abnorme carico “numerico” di omicidi, stragi, attentati verificati giudiziariamente “di matrice fascista”. Con la complicità-copertura di organi dello Stato, certo, ma da loro direttamente compiuti.

Così il giovane suprematista bianco è stato in poche ore elevato a “martire delle idee”, come se avesse promosso un “dialogo socratico” anziché incitare – a volte implicitamente, più spesso esplicitamente – ad eliminare chi aveva e professava idee diverse, progressiste, pacifiste, universaliste (che riconoscono cioè l’uguaglianza di tutti gli esseri umani, qualunque sia il colore della loro pelle, il credo religioso o la passione politica).

Le ricostruzioni, le analisi, gli sguardi sulla realtà sociale e ideologica dell'“America profonda” sono diventate una valanga in cui è facile perdersi e cadere ne volgare trucco fascista che descrive le loro “idee” come di pari dignità rispetto a quelle democratiche o d’altra matrice, rivendicando quello spazio che proprio le loro “idee” e soprattutto le pratiche negano agli altri. Chiunque siano.

Abbiamo raccolto alcuni di questi interventi, testimonianze, analisi, iniziando con quella che ci è parsa più significativa dello spirito mortifero suscitato dal fu Kirk nei suoi blog e/o comizi. Quello di una normale professoressa che si è vista inserire nella “lista nera” stilata dal defunto, diventando rapidamente oggetto non solo di insulti e minacce, ma probabilmente anche di peggio.

Ricordiamo ancora una volta che solo tre mesi fa, il 14 giugno, un killer anti-aborto travestito da poliziotto ha ucciso la capogruppo democratica nel parlamento del Minnesota, Melissa Hortman, e il marito Mark. Giacché c’era, ha ucciso anche il loro cagnolino, indipendentemente dalle sue “idee”. L’uomo, poi arrestato, aveva in tasca una “lista nera” di 45 obiettivi, tutti residenti nella stessa zona.

Il 13 aprile un uomo armato di molotov aveva dato fuoco a una parte della residenza del governatore della Pennsylvania, Josh Shapiro. Nei primi sei mesi del 2025, da quando Trump si è reinsediato alla Casa Bianca, gli attacchi politicamente motivati siano stati circa centocinquanta.

La violenza politica negli Usa è una “specialità” pressoché esclusiva della destra messianica, suprematista e razzista. E non da oggi. Nel 2022 il caso più clamoroso fu l’aggressione in casa di Nacy Pelosi, allora speaker della Camera (l’equivalente del leghista Fontana o dell’ex missino La Russa), democratica, il cui marito fu preso a martellate e ridotto in fin di vita.

Tutti questi episodi, più altri minori, non hanno meritato l’attenzione né di Giorgia Meloni né di altri esponenti della destra italiana o mondiale. Ergo, e senza tema di smentita, c’è un evidente “doppiopesismo”: le uniche vittime che contano sono le proprie, anche quando impresentabili. È qui la radice della guerra civile ed incivile che attraversa l’Occidente neoliberista in crisi. Al suo interno e verso fuori.

Ma noi ci siamo completamente dentro.

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La sua cosiddetta “Professor Watchlist” (Lista di Sorveglianza dei Professori), gestita sotto l’egida di Turning Point USA, non è altro che una lista nera digitale per gli accademici che osano dire la verità al potere. Ci sono finita nel 2024 dopo aver scritto commenti che hanno infiammato i fedeli del MAGA. E una volta che il mio nome è stato pubblicato, la macchina delle molestie si è scatenata.

Per settimane la mia casella di posta e la segreteria telefonica sono state inondate. Per lo più uomini bianchi che sputavano veleno al telefono: “troia”, “fga”, “ngra”. Mi hanno minacciato con ogni tipo di violenza.

Hanno sommerso le linee pubbliche dell’università e l’ufficio del rettore con chiamate che chiedevano il mio licenziamento. Il diluvio è stato così incessante che il responsabile della sicurezza del campus mi ha contattata per offrirmi una scorta, perché temevano che uno di questi soldati da tastiera potesse uscire dal suo seminterrato e venire a farmi del male.

E non sono un caso unico.

La Watchlist di Kirk ha terrorizzato legioni di professori in tutto questo paese. Donne, docenti neri, studiosi queer, in pratica chiunque sfidasse la supremazia bianca, la cultura delle armi o il nazionalismo cristiano si è improvvisamente ritrovato bersaglio di abusi coordinati.

Alcuni hanno ricevuto minacce di morte. Ad alcuni è stato minacciato il posto di lavoro. Alcuni hanno lasciato completamente il mondo accademico. Kirk ci ha mandato un messaggio chiaro: dì la verità e scateneremo la folla!

Questa è la cultura della violenza che Charlie Kirk ha costruito. Ha normalizzato la violenza. L’ha curata, monetizzata e l’ha aizzata contro chiunque osasse smascherare le bugie del suo movimento.

E ora, a seguito della sua sparatoria [Nota: si riferisce alla sparatoria in cui Kirk è rimasto coinvolto, non di cui è autore], c’è tutto questo cordoglio nazionale, momenti di silenzio, mani giunte gialle [riferimento a un gesto di preghiera usato in certi ambienti] e tributi che lo dipingono come un debater civile. Ma la verità è che Kirk e i suoi scherani hanno passato anni a terrorizzare gli educatori, cercando di silenziarci con molestie e paura!

E ora la stessa violenza che ha scatenato contro gli altri gli è ritornata contro, completando il cerchio.

Ma ciò che trovo particolarmente sconvolgente è la dissonanza nel lutto pubblico per un uomo bianco compiaciuto il cui lavoro nella vita è stato attivamente ostile verso certi gruppi. Kirk ha passato anni a demonizzare le persone LGBTQ, a deridere i sopravvissuti alle sparatorie, a sputare razzismo sui neri e a spingere per politiche che accorciano letteralmente la vita.

È così rivoltante assistere a un’ondata bipartisan di dolore per questo odioso razzista, come se fosse un servitore della comunità neutrale.

Stacey Patton – da Facebook

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Un omicidio al termine della notte

E insomma, alla fine della fiera, su Tyler Robinson – colui che ha ucciso nello Utah il megafono dell’ideologia Maga rispondente al nome di Charlie Kirk – di congetture e indiscrezioni ne sono circolate tante.

La versione più plausibile è che fosse repubblicano, amante delle armi e ossessionato da videogiochi e realtà virtuale.

Figlio per di più di un pastore mormone e trumpista, che lo ha consegnato alla polizia. E come i genitori, Tyler aveva frequentato “La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni”. Setta protestante, in parte mormone, che crede in un Cristo risorto che si troverebbe in America.

Chiesa che attende “il raduno delle dieci tribù di Israele” e ritiene che “Sion, la nuova Gerusalemme” sarà costruita negli Usa.

Non si sa se il diligente genitore intascherà, a questo punto, il premio di 100000$. Ma io sarei pronto a scommetterci.

Tuttavia, sui proiettili in dotazione alla sua arma il nerd Tyler pare avesse scritto “Ehi fascista, prendi” e su un altro i versi di “Bella Ciao”. Frasi ad minchiam, mutuate sembra surfando tra le onde della tempesta online.

Ma tanto era bastato a Trump e ai suoi, al di là e al di qua dell’oceano, per identificarlo come radicale di sinistra.

E invece no. Niente omicidio politico. O almeno non come vorrebbero intendere alcuni frettolosi e complottardi commentatori mainstream o da social.

Ora dunque chi glielo dice a Trump, ai Maga e a Maga Meloni? Chi glielo dice a quella zanzara ciarliera di Saviano?

All’immaginifico Robertino non è sembrato vero infatti di poter ancora una volta tirare in ballo, a pen di segugio, l’estremismo di sinistra e le Brigate Rosse. Un parallelismo sempre verde nella retorica anticomunista del nostro. 

Proprio lui, sempre così compassato, preciso, contestuale, discernente e storicamente ineccepibile. Sich!

Chi glielo spiega che gli omicidi politici sono una cosa e il gesto isolato un’altra? Chi glielo spiega che la lotta armata, la guerriglia urbana e la violenza di classe sono una cosa (finanche auspicabile in alcuni tornanti storici) mentre uno “sparo nella notte” della società, della cultura e forse della mente è tutt’altro?

Ha ragione il professor Orsini: Kirk è stato assassinato da un fenomeno culturale. Ma personalmente amplierei il concetto.

Ucciso da un avatar. Da un eidola. Da un simulacro. Da un fantasma venuto fuori dalle viscere dello spettacolo virtuale e neoliberista.

Un ingranaggio inceppatosi sulla catena di montaggio del Modo di Produzione Capitalistico.

Spettacolo e ingranaggio, struttura e sovrastruttura di un potere che negli Stati Uniti trova la sua più lugubre incarnazione e rappresentazione.

Tyler è l’ipostasi di quel crepuscolo capitalistico giunto ormai sull’orlo del precipizio. Dove la post post post modernità ha confuso tutto.

Analisi fattuale e Opinione. Verità e Mistificazione. Storia e Narrazione. Informazione e Propaganda. Politica e Religione. Fanatismo e Ideologia. Realtà e Spettacolo. Umanità e Merce. Comunismo e Nazismo. Fascismo e Libertà. Fascismo e Democrazia.

Quella paradossale “libertà di fascismo democratico” di cui Kirk era la voce più ignobile. Quella assurda “libertà di fascismo democratico” che la sinistra ha ormai sussunto da tempo, portandone a compimento il processo con la guerra in Ucraina, il Rearm EU e la complicità con Israele.

Tyler – come Kirk d’altronde – è il prodotto assolutamente logico di questo sistema-mondo. E di questo Occidente.

Il cui viaggio sembra giunto al termine della notte.

Vincenzo Morvillo

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Kirk e l’ internazionale nera

Donald Trump ha parlato subito dopo l’assassinio di Charlie Kirk: «Non si può sostituire Charlie, era unico. La colpa va al radical left.»

Il copione è sempre lo stesso: non un presidente che cerca di ricucire, ma un capopopolo che soffia sul fuoco. Vittimismo elevato a sistema, che diventa il carburante di tutta la macchina propagandistica.

Poi arriva Benjamin Netanyahu, che in un’intervista a Fox News paragona Kirk al fratello Yoni, caduto a Entebbe: «Charlie era un eroe delle nostre radici e della nostra cultura condivise. Penso a mio fratello per tutta la vita e penserò a Charlie per tutta la vita.» E rincara: «Gli islamisti radicali e gli ultra-progressisti, stanno usando la violenza per abbattere i loro nemici». 

E in Italia, Giorgia Meloni non poteva mancare al coro. Scrive su Fb: «Questi sono i sedicenti antifascisti. Questo è il clima, ormai, anche in Italia. Nessuno dirà nulla, e allora lo faccio io. Non ci facciamo intimidire». 

Anche qui la tecnica è identica: presentarsi come bersaglio, denunciare un clima d’odio mentre si governa con manganelli e decreti liberticidi. Una foto ribaltata e un numero rosso diventano l’occasione per recitare la parte della perseguitata.

Ma chi è Charlie Kirk, il nuovo santo dell’internazionale nera? Le sue frasi parlano da sole: il “privilegio bianco” è per lui una “bugia razzista”. George Floyd? Una “feccia”. Martin Luther King? “Un uomo orribile”. Il Civil Rights Act del 1964? “Un enorme errore”. E, come ciliegina ideologica, la dichiarazione che lo lega a doppio filo con Netanyahu: «Sono molto filo-israeliano, sono un cristiano evangelico, un conservatore, un sostenitore di Trump, un repubblicano, e per tutta la mia vita ho difeso Israele». 

Questa è la materia grezza con cui si costruisce l’eroe: razzismo, revisionismo storico, filo-sionismo militante. Veleno ideologico.

Trump, Netanyahu, Meloni, Kirk: quattro voci, un’unica partitura. La retorica del nemico interno, il culto della vittima, la manipolazione costante della realtà. Si fingono assediati mentre esercitano potere, si proclamano perseguitati mentre perseguitano, si ergono a difensori della civiltà mentre ne corrodono le basi.

Gente pericolosa. Ma altrettanto pericolosi sono quelli che, qui da noi, affermano che “ha stufato questo antifascismo senza fascismo”: sono gli utili idioti che spianano la strada al ritorno del peggio del peggio. Perché la Meloni non è fascista. È fascistissima.

Alfredo Facchini

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Da ore assistiamo alla solita squallida e ignorante manovra: Lega e FdI provano a trasformare Tyler Robinson, il 22enne che ha confessato di aver ucciso Charlie Kirk, in un fantoccio da esibire come “simbolo dell’odio di sinistra”.

C’è chi arriva a scrivere che la sinistra sarebbe addirittura “la mandante morale” dell’omicidio.

Il tutto perché su un proiettile era incisa la scritta “Bella ciao”.

Un pericoloso odiatore, come il Presidente Israeliano che faceva le scritte sui missili da lanciare sui civili a Gaza, avete presente, quello con il quale il fratello di Piersanti Mattarella e Leone han fatto handshake?

Bene. La verità è molto diversa.

A parte che “Bella ciao” ormai la cantano cani e porci, persino la si sente ai raduni del PD, quindi di quale sinistra parliamo?

Poi, Robinson non era “di sinistra”, non lo è mai stato. Nemmeno della sinistra all’acqua di rose americana “democratica”.

La sua famiglia è repubblicana da sempre, il padre è un trumpiano convinto e i compagni di scuola ricordano che “era un giovane timido e taciturno che al liceo sosteneva Donald Trump”. La nonna del ragazzo ha dichiarato di non conoscere nessuno in famiglia che sia “democratico” (nel senso di partito...).

In ogni caso, Tyler non ha mai votato, non ha mai avuto alcuna appartenenza politica registrata. Un “extraparlamentare di sinistra”? No: un videogiocatore compulsivo.

Infatti:

Quelle scritte sui bossoli non hanno nulla a che vedere con la sinistra, ma con l’universo dei videogiochi e dei meme online.

“Bella ciao” non è l’inno della nostra Resistenza (btw, inventato a posteriori a Resistenza finita: fascia, se le cose non le sai, SALLE): era una citazione ripresa da un videogioco. Tradotto in linguaggio per noi boomers: “Ciao Bello, bèccate questo”. Mio figlio, 17enne, mi ha confermato ridendo (poi, saputo il contesto, ha smesso di ridere).

L’iscrizione “notices bulge OwO What’s this?” è un vecchio meme dei roleplay Furry, diffuso anni fa su internet, che prende in giro il linguaggio di quelle community appassionate di animali con sembianze umane.

E la sequenza “⬆️ ➡️ ⬇️ ⬇️ ⬇️ Hey fascist! Catch!” è un riferimento diretto a Helldivers 2, un gioco satirico in cui i giocatori combattono per una finta democrazia che in realtà è una dittatura militare. I “fascisti” sono i nemici del videogioco, e la frase non è altro che il comando per sganciare una bomba.

Siamo davanti, dunque, a un ragazzo disturbato che ha inciso meme e citazioni nerd di videogiochi “sparatutto” su proiettili di purtroppo vere armi.

Non a un militante della sinistra mondiale.

Dovrà comunque rispondere di quanto ha fatto: non è che spari e uccidi una persona così, gratis: fossi nei suoi avvocati la butterei sulla seminfermità mentale, poi, fatti loro.

Gira su Tyler Robinson la definizione di Groyper. Di nuovo ho chiesto al teenager: dicesi di un fanatico fascista che fa fuori altri fanatici fascisti, perché non sono abbastanza fanatici e non sono abbastanza fascisti. Dice che ne era pieno il Campidoglio durante il famoso assalto degli ultras trumpiani. Io, relata refero.

Torniamo agli squallori nostri. La favola della “sinistra mandante morale” è solo un’arma retorica, squallida e vergognosa, usata per scaricare sull’avversario politico la responsabilità di un dramma, che invece nasce dall’accesso incontrollato alle armi. In una società violenta e ormai in completo disfacimento morale come quella statunitense.

Trump, da buon papà comprensivo ed empatico, dice: “Spero nella pena di morte”. Io no, né per quel ragazzo, né per voialtri.

Non hanno limiti all’indecenza.

[Cit. in gran parte da Abolizione del suffragio universale, mod. da Massimo Zucchetti]

Fonte