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04/05/2026

Gli atlantisti vaneggiano sull’ipotesi di un ritiro dei militari statunitensi dall’Europa

Trump ha annunciato che gli Stati Uniti ritireranno 5.000 militari in servizio attivo in Germania nei prossimi sei-dodici mesi, dando così seguito alle sue precedenti minacce dopo le recenti e aspre polemiche con il cancelliere tedesco Merz sulla guerra all'Iran.

Merz aveva affermato che Washington era stata “umiliata” dalla leadership iraniana e aveva criticato la sua mancanza di strategia nella guerra. Apriti cielo! La coda di paglia di Trump ha preso subito fuoco e ne sono derivate le minacce di ritirare i soldati USA dalla Germania dopo aver sparato bordate contro gli (ex?) alleati della Nato in Europa.

Gli atlantisti europei e quelli de noantri hanno cominciato subito a stracciarsi le vesti e a ventilare scenari catastrofici in caso di ritiro dei militari USA, cosa che invece saluteremmo con enorme piacere dopo averla richiesta e attesa per decenni in moltissime manifestazioni.

Su questa notizia abbondano anche le bufale e le incongruenze dei circoli atlantisti preoccupati di perdere un generoso datore di lavoro. Ad esempio uno studio del noto International Institute for Strategic Studies annuncia con grande costernazione che un ipotetico ritiro degli Stati Uniti dall’Europa lascerebbe i membri della Nato vulnerabili alla minaccia russa e di fronte a “scelte difficili” su come colmare gli immensi vuoti.

Secondo lo studio – e qui veniamo alle incongruenze – i costi per la sostituzione di equipaggiamenti e personale statunitensi con pezzi equivalenti ammonterebbero a circa 1.000 miliardi di dollari in 25 anni. Dopo di che l‘IISS ha anche stimato che, in caso di un’operazione militare su larga scala per contrastare un attacco russo, il costo per sostituire il personale statunitense (stimato in 128.000 soldati) supererebbe i 12 miliardi di dollari.

Curioso, perché se i militari statunitensi attualmente stanziati in Europa sono 68.000, per l’IISS il buco da sostituire sarebbe invece del doppio, 128.000 unità, quasi che un soldato USA ne valga due europei.

Stando a dati del 2024, gli Stati Uniti dispongono in Europa di 31 basi e 19 altri siti militari a cui il Dipartimento della Difesa ha accesso. Truppe statunitense risultano dislocate in diversi paesi europei come Belgio, Italia, Germania, Grecia, Polonia e nella regione del Mar Nero (Bulgaria e Romania). C’è poi la base di Camp Bondsteel in Kosovo.

Germania, Italia e Gran Bretagna ospitano la maggiore presenza di personale militare statunitense.

Secondo i dati del Defense Manpower Data Center (DMDC) statunitense, a dicembre 2025 gli Stati Uniti risultano avere circa 68.064 militari in servizio attivo assegnati in modo permanente alle loro basi in Europa. Questa cifra non include le forze di rotazione inviate in missioni di dispiegamento ed esercitazioni.

I dati del DMDC mostrano che alla fine del 2025 l’Italia ospitava 12.662 soldati in servizio attivo nelle basi di Vicenza, Pisa-Livorno, Aviano, Napoli e Sigonella.

Gli Stati Uniti hanno poi ampliato la loro presenza anche in diverse località della Grecia, tra cui il porto di Alessandropoli, un nodo di trasporto cruciale, e la base aerea di Larissa, che ospita i droni MQ-9, e hanno avviato importanti lavori di ammodernamento presso la Naval Support Activity (NSA) di Souda Bay.

Le basi militari USA in Europa, hanno visto il proprio coinvolgimento attivo anche nella recente aggressione militare contro l’Iran.

A metà aprile, gli Stati Uniti hanno schierato circa 30 aerei cisterna presso la base aerea di Ramstein in Germania, nella base aerea e la stazione navale di Rota in Spagna, nella base aerea di Aviano in Italia, nell’aeroporto internazionale di Prestwick nel Regno Unito e nella base di Souda in Grecia.

Altri 12 aerei cisterna sono stati inviati alla base di Lajes nelle Azzorre portoghesi.

Gli Stati Uniti hanno utilizzato le basi europee per inviare ulteriori aerei da combattimento e da trasporto in Medio Oriente. Un’analisi ha rilevato che ben 63 velivoli militari statunitensi sono atterrati in basi nel Regno Unito in un arco di tre giorni solo nel mese di giugno.

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