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07/05/2026

Romania - Sfiduciato il governo filo-Ue

È durata decisamente poco la sbornia europeista in Romania. Il parlamento ha infatti votato per la destituzione del primo ministro, liberale ed europeista, Ilie Bolojan, con una mozione di sfiducia presentata dai socialdemocratici del Psd e dalla destra di Aur che è passata con 281 voti su 464.

Bolojan è membro del Partito Nazionale Liberale insediatosi al governo nel giugno 2025 con una coalizione composta dal suo partito, dai conservatori di destra dell’Unione Salvate la Romania, dal partito di destra della minoranza ungherese Unione Democratica Magiara di Romania e, appunto, dal Partito Socialdemocratico.

Ex presidente della Repubblica prima dell’europeista Dan, Ilie Bolojan era stato nominato primo ministro a giugno del 2025 con l’obiettivo di imporre le misure di austerity per ridurre il pesante deficit dello Stato (il 7,9%) e sbloccare così i fondi europei. Bucarest infatti è in procedura di infrazione a Bruxelles dal 2020 per eccesso di deficit.

A tale scopo il governo romeno aveva avviato misure molto impopolari, tra cui l’introduzione di nuove tasse, un tetto ai salari dei dipendenti pubblici e alle pensioni, l’aumento di IVA e accise, interventi sul sistema sanitario e amministrativo con l’obiettivo di tagliarne i costi.

In Parlamento, prima del voto, il primo ministro Bolojan aveva difeso le sue misure di austerity, definendo la mozione “ingannevole, cinica e pretestuosa. Ho scelto di fare ciò che era urgente e necessario per il nostro Paese”, aveva dichiarato.

Il Psd aveva lasciato il governo il mese scorso a causa delle tensioni dovute proprio alle impopolari misure di austerità. E in parlamento si è alleato con l’Aur, il principale partito nazionalista e antieuropeista (che attualmente risulta il primo con largo margine nei sondaggi – accreditato del 35% contro il 21% dei socialdemocratici) ed insieme hanno sfiduciato il governo di Bolojan.

Il leader del Psd, Sorin Grindeanu, ha dichiarato che dopo il voto in Parlamento Bolojan dovrebbe ora dimettersi, mentre è “dovere dei partiti responsabili trovare una soluzione”.

Il presidente della Romania, il filo-europeista Nicusor Dan, adesso dovrà incaricare un nuovo primo ministro e dovrà invitare i partiti a negoziare e tentare di ricostruire una coalizione sotto la guida di un altro membro del partito di Bolojan, oppure nominando un governo tecnico.

Il presidente Dan ha assicurato che la Romania manterrà il suo orientamento filo-occidentale, escludendo la possibilità di un governo nazionalista. “Le discussioni politiche saranno difficili, ma è mia responsabilità come presidente – e quella dei partiti politici – guidare la Romania nella giusta direzione”, ha detto ai giornalisti.

Da Bruxelles già si sono fatte sentire le ingerenze sullo scenario politico della Romania. Il Partito socialista europeo (PES), ha dichiarato di sostenere “la rapida formazione di un governo europeista con una leadership rinnovata”.

È bene ricordare che la Romania ha già attraversato una fase politica piuttosto turbolenta a cavallo tra il 2024 e il 2025, quando erano state annullate dalla Corte Costituzionale le elezioni presidenziali vinte dal nazionalista filo-russo Călin Georgescu per le “interferenze di Mosca nel voto”.

Il “secondo turno” aveva poi visto vincere il fronte europeista guidato dal sindaco di Bucarest Nicușor Dan ma, in questo caso, con le “interferenze dell’Unione Europea sul voto”. Ovviamente la Corte Costituzionale era riuscita a vedere – anche se non a dimostrare – solo le prime.

Dopo la Bulgaria ora anche la Romania sembra rompere l’idillio comunitario nell’Europa dell’Est. Appena il tempo di festeggiare la sconfitta di Orbàn in Ungheria che i problemi si sono ripresentati tutti, soprattutto quando l’opzione europeista coincide troppo spesso con le misure lacrime e sangue e i piani di austerity.

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