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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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29/08/2023

Guatemala - Golpe giudiziario contro il partito del neopresidente eletto Arevalo

Un nuovo golpe giudiziario è in corso in Centro America, quello che gli Stati Uniti considerano ancora il loro “cortile di casa”.

Il neo presidente eletto del Guatemala Bernardo Arévalo, leader della formazione progressista “Semilla” ha definito illegale la sospensione temporanea del suo partito da parte del Tribunale supremo elettorale, disposta da un giudice su richiesta della pubblica accusa.

Il presidente Arevalo ha precisato che l’ordinanza del giudice è “assolutamente illegale” e che la risoluzione del Tribunale si è limitata a “rispettare” quest’ordinanza.

“È in atto un processo di persecuzione politica, che utilizza illegalmente gli strumenti della giustizia e le istituzioni giudiziarie contro il Movimento Semilla e la nostra candidatura”, ha affermato il neo presidente eletto del Guatemala.

“L’insediamento di Bernardo Arévalo è in pericolo”, ha denunciato una deputata vicina al presidente eletto nel ballottaggio di domenica scorsa in Guatemala.

Quello che sembra un allarme rosso è giustificato da una serie di fatti gravi e ricorrenti: le minacce di morte contro il vincitore delle elezioni; l’allarme lanciato dalle stesse Nazioni Unite sull’ovvia possibilità di un possibile assassinio; la mancata consacrazione formale delle elezioni da parte delle autorità elettorali senza alcun motivo apparente; il contrattacco dei procuratori contro il processo che ha portato alla vittoria di Arevalo; le campagne mediatiche della stampa egemone e, come se non bastasse, la denuncia di brogli da parte della candidata perdente, Sandra Torres, quando le urne hanno decretato uno schiacciante 60,9 contro 39,1 per cento.

Queste sono alcune delle circostanze che hanno creato un clima molto teso nel Paese centroamericano. Tutto questo, e le insistenti voci di rivolte militari, ipotecano il che Bernardo Arévalo non potrà entrare in carica come Presidente del Guatemala il prossimo 14 gennaio.

Lo stesso Arévalo ha dichiarato poche ore fa: “Sappiamo che c’è un patto corrotto che cercherà di far deragliare questo processo. Di fatto, stiamo subendo una persecuzione politica dei nostri leader e del nostro partito (Semilla) da parte di questo sistema giudiziario cooptato e corrotto. Ciò è successo già quando siamo arrivati al secondo turno, ma ora sta continuando. Non sono riusciti a fermarci perché sarebbe stata una palese irregolarità. Ma questo non ha impedito a settori della società di continuare a esercitare una forte pressione”.

La perdita del riconoscimento politico in seno al Congresso potrebbe avere gravi conseguenze per i deputati di Semilla, che verrebbero esclusi da organismi chiave dell’attività parlamentare.

Accettare la sospensione provvisoria del Movimiento Semilla lascerebbe i suoi attuali deputati nella condizione di “indipendenti” e potrebbe essere lo scenario ideale per escluderli dalla discussione tecnica sul bilancio del 2024, con cui la futura amministrazione governativa opererà nel suo primo anno.

“Le commissioni sono composte da rappresentanti dei gruppi parlamentari e, in assenza di un gruppo, il presidente del Congresso può interpretare la legge e rimuoverli dalle commissioni. La decisione relativa alla commissione in cui sarà inserito un deputato spetta al gruppo parlamentare, e dato che si tratta di fare la guerra a Semilla, possono interpretarla in questo modo”, ha avvertito l’ex presidente del Congresso Roberto Alejos.

Jorge Aguilar Wong, politologo indipendente, individua lo stesso rischio per il Movimento “Semilla”. “Si lascerebbero le mani praticamente legate al presidente per il primo anno, questo potrebbe complicare il lavoro del nuovo governo”.

Wong ha sottolineato che: “l’obiettivo non è uccidere l’ideologia di Semilla, l’obiettivo è uccidere il partito politico Semilla, soffocarlo, il che implica molte cose, sia per i deputati eletti che per l’analisi tecnica del bilancio”.

Il politologo ritiene che il disconoscimento del Movimento Semilla all’interno del Congresso sarebbe un duro colpo per il gruppo, perché anche se “non possono più fermare la nomina del signor Bernardo Arévalo come nuovo presidente, farebbero un grande danno al Congresso, perché i nuovi deputati filogovernativi rimarrebbero senza un partito e sarebbero di fatto impossibilitati a svolgere il proprio lavoro”.

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22/08/2023

Guatemala - Vince il candidato progressista

Il vento del cambiamento si allarga in Centroamerica. Bernardo Arévalo, candidato del movimento “Semilla” sarà il nuovo presidente del Guatemala. Il candidato progressista, quando sono stati scrutinati oltre il 99% dei voti, ha raccolto il 58% delle preferenze, mentre la sua rivale, la conservatrice Sandra Torres, si è fermata al 37%. La vittoria al ballottaggio arriva dopo l’esito del primo turno svoltosi il 25 giugno scorso.

“Faremo un governo che si prenda cura di tutte le persone, nonostante le differenze – ha dichiarato Arévalo – Tutti noi condividiamo l’amore per il Guatemala, questo è ciò per cui abbiamo lavorato, continueremo a costruire una nuova primavera”.

La vittoria di Bernardo Arévalo ha destato preoccupazione tra le élite economiche e politiche del Paese che avevano già provato a contrastarne l’ascesa politica scatenandogli contro una delle magistrature più corrotte del centroamerica. Il 12 luglio un giudice aveva ordinato la sospensione del suo partito ‘Semilla’ per presunte irregolarità nella sua formazione nel 2017. La Corte Costituzionale ha poi sospeso questa decisione.

Arévalo aveva definito la sospensione del suo partito come un “colpo di stato tecnico” e aveva presentato ricorso alla Corte Costituzionale, che aveva annullato provvisoriamente la sospensione del partito, garantendo quindi la partecipazione di Arévalo al ballottaggio.

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29/06/2023

Il Guatemala che non t’aspetti. Al ballottaggio va la sinistra

Si era dato da fare con largo anticipo il Tribunale supremo elettorale (ben prima dell’arrivo degli osservatori internazionali) per riservare arbitrariamente alle destre la contesa di questo primo turno di elezioni presidenziali in Guatemala, inibendo con pretesti vari la partecipazione di tre candidati della sinistra (o comunque democratici).

A cominciare dalla indigena maya Thelma Cabeza del Movimiento para la Liberación de los Pueblos, in un paese dove almeno la metà della popolazione è originaria.

E invece al ballottaggio del 20 agosto prossimo a sfidare Sandra Torres (della conservatrice Unidad Nacional de la Esperanza, che ha ottenuto il 15,8 %) ci sarà un outsider progressista di lusso che i sondaggi davano ampiamente perdente fra i ben 22 pretendenti: Bernardo Arévalo del Movimiento Semilla (seme) affermatosi, soprattutto nelle città, con l’11,8%. Nello stupore dei suoi stessi contendenti.

Semilla sorse nel 2015 dalle manifestazioni spontanee in tutto il paese contro la povertà e soprattutto la tremenda corruzione che caratterizzò il mandato dell’allora presidente (ex generale) Otto Perez Molina, che infatti dovette dimettersi. E guidò pure le proteste di piazza del 2021.

Ma in particolare Bernardo è figlio di Juan José Arévalo, eletto presidente del Guatemala durante il decennio della Rivoluzione Democratica d’Ottobre del 1944, ispirata da giovani ufficiali che si ribellarono al dittatore Jorge Ubico.

Una rivoluzione che seguì quella messicana del 1910 (la prima dopo quella francese e precedente alla bolscevica) imperniandosi entrambe sulla necessità di una riforma agraria emancipatrice dall’atavico schema colonial/oligarchico della conquista spagnola.

Quell’esperienza (che anticipò lo stesso castrismo a Cuba) fu rovesciata dal golpe ordito dalla bananiera United Fruit Co. (e dalla Cia) nel 1954. Il Che Guevara ne fu testimone sul posto. Successivamente nell’esilio Juan José fu pure tra i promotori del semiclandestino Partito Guatemalteco del Lavoro.

Va da sé che Bernardo Arévalo (nato in Uruguay, dove la sua famiglia era riparata) non avrà pressoché alcuna chance nella disputa finale con Sandra Torres. Ma almeno è riuscito a sconfiggere i concorrenti destri più titolati che ovviamente ora convergeranno sulla sua avversaria.

A partire da Manuel Conde, candidato dal partito Vamos del capo di stato uscente Alejandro Giammattei, che prima di uscire di scena ha fatto chiudere ElPeriodico (l’unico quotidiano indipendente) e condannare a 6 anni per presunto riciclaggio il suo direttore Ruben Zamora (che lo aveva messo sotto inchiesta).

Ma soprattutto Zury Rios del partito Valorunionista, anche lei figlia (all’inverso) del generale genocida Efraín Rios Montt, dittatore fra l’82 e ’83 nonché fra gli apripista delle sette fondamentaliste in America Latina (in chiave anti Teologia della Liberazione) essendo egli stesso “pastore della Iglesia del Verbo” (con suo fratello Mario Enrique che era invece vescovo cattolico).

In ogni caso fra il 60% dei potenziali votanti che si sono recati alle urne, il primo partito è stato il voto nullo col 17,4%. Mentre con il 7% le schede bianche hanno di fatto conteso il quarto posto sia a Conde che a Zury Rios.

Come a dire che il malcontento è assai profondo e l’affermazione parziale del partito Semilla ha costituito un disperato sussulto di resistenza in un paese che non vuole arrendersi e che dopo il colpo di stato del ’54 ha vantato la guerriglia più antica del subcontinente latinoamericano (quanto quella colombiana); ma dove la sinistra (al di là dei propri stessi limiti) è stata via via estromessa d’autorità.

In particolare dopo l’azzeramento della Commissione internazionale contro l’impunità (gestita dalle Nazioni unite) da parte del predecessore di Giammattei, l’ex presentatore e comico televisivo Jimmy Morales. Un’entità scaturita dagli storici accordi di pace del ’96 che posero fine alla sanguinosa guerra civile.

Cui seguì il rapporto della Commissione della Verità dell’Onu che certificò il genocidio di 190mila indigeni (già ampiamente documentato dal vescovo Juan Gerardi, assassinato a Città del Guatemala nel ’98).

Dal canto suo Sandra Torres è alla terza candidatura presidenziale, giungendo anche stavolta al ballottaggio. Primera Dama del presidente moderato Àlvaro Colom (2008/2012), non esitò a divorziare formalmente dal marito per ovviare al veto costituzionale che impediva la candidatura di familiari di ex capi di stato. È stata in carcere per qualche mese nel 2019 per finanziamenti elettorali illeciti, risultando poi assolta.

Sarebbe la prima donna ad assurgere alla massima carica in Guatemala (ci aveva provato pure nel 2011 la Nobel per la pace Rigoberta Menchù, estraniatasi poi dalla scena politica). Nel paese più grande e popolato, più bianco e al contempo indigeno, più ricco e diseguale, più narco/criminale e impunito (perlomeno) dell’istmo centroamericano. Ma tragicamente sprofondato nella più totale indifferenza della comunità internazionale.

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