Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
01/11/2026
Inflazione italiana al 5,4%, oltre 50 milioni di europei senza riscaldamento
Nel terzo trimestre, infatti, il PIL italiano ha registrato una variazione nulla. L’impasse gela le speranze del governo di raggiungere una crescita dell’1% a fine anno, considerando che il dato acquisito per il 2026 si ferma allo 0,8%. L’indice dei prezzi ai massimi dall’agosto del 2023 è “una drammatica conseguenza” dell'“impatto delle guerre sulle materie prime energetiche”, e a dirlo è lo stesso ministro dell’Economia Giorgietti.
Il politico della Lega si scorda di dire che la responsabilità di quelle guerre è in capo agli alleati di Washington e di Tel Aviv, e che il territorio italiano è stato usato come piattaforma bellica per questi conflitti. Come al solito, la guerra “cade dal cielo” nella narrazione della classe dirigente, come non potesse farci nulla.
I beni legati all’energia segnano un balzo del 31,4%, con un picco enorme per le bollette sul mercato regolamentato, in crescita del 59,5%. Il “carrello della spesa” – beni alimentari e quelli per la cura della casa e della persona – accelera e passa da +1,5% a +2,5%, con gli alimentari non lavorati che raggiungono un +7,5%.
L’Istat conferma poi che le retribuzioni contrattuali non stanno al passo dell’inflazione, con il potere d’acquisto che rimane tuttora inferiore di oltre il 9% rispetto ai livelli del 2021. Associazioni come Confesercenti hanno lanciato l’allarme sull’ennesima fiammata inflattiva che potrebbe arrivare a bruciare fino a 1,4 miliardi di euro di vendite nell’ultimo trimestre, quello fondamentale degli acquisti natalizi.
La situazione ha spinto persino il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a esprimere preoccupazione sul tenore di vita dei cittadini, salvo poi firmare qualsiasi provvedimento che criminalizza le proteste sul tema e sostiene le politiche guerrafondaie.
Alle voci preoccupate si è aggiunta anche quella del Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, che richiama l’attenzione sulla possibilità di tornare ad alzare i tassi di interesse per frenare l’inflazione, scaricando ancora i costi di questa politica monetaria sui mutui pagati dai lavoratori. A segnalare il vicolo cieco in cui è incastrata questa fallimentare classe dirigente.
Il contesto nazionale si presenta come ancor più critico nel confronto con l’Eurozona. L’inflazione in Francia sale al 3,4%, in Spagna resta stabile al 4,9%, in Germania scende leggermente, ma rimane al 2,8%. Anche sul fronte della crescita il nostro paese resta fanalino di coda, facendo peggio della media europea (+0,4%). Ma la situazione è piuttosto critica ovunque, come si può evincere anche da recenti incontri europei.
Il commissario europeo all’Energia e all’Edilizia abitativa, Dan Jørgensen, a margine del Consiglio dell’Unione Europea nel formato Energia tenutosi in Lussemburgo il 29 ottobre, ha lanciato un allarme che, nonostante la portata, è passato un in sordina: oltre 50 milioni di cittadini comunitari rischiano di non poter riscaldare adeguatamente le proprie abitazioni a causa dei costi elevati di gas e petrolio.
Jørgensen ha evidenziato come i paesi membri si trovino oggi in una posizione strutturalmente più solida rispetto allo shock energetico del 2022. I consumi complessivi di gas sono stati ridotti del 18%, la dipendenza dalla Russia è stata largamente ridimensionata e i livelli di stoccaggio continentali sono sicuri.
La crisi attuale non riguarda dunque l’approvvigionamento, bensì il potere d’acquisto. I salari vengono mangiati dall’inflazione, gli affitti sono insostenibili come dimostrano le proteste in tanti paesi europei, e i prezzi energetici e dei carburanti stanno dando il colpo di grazia ai settori popolari di mezzo continente.
Le continue tensioni sui mercati internazionali create dalle guerre imperialiste hanno portato a un petrolio che continua a gravitare intorno sopra i 100 dollari a barile, mentre anche il gas ha ormai sforato i 100 euro a megawattora. Ed è da qui che deriva l’impossibilità di scaldarsi quest’inverno.
Per contrastare la volatilità dei mercati nel lungo periodo, la strategia indicata da Bruxelles è quella di un abbandono accelerato dei combustibili fossili. Peccato che sia stata la stessa UE a smantellare il proprio Green Deal, ad annacquare la spinta verso la mobilità elettrica e a piegare la propria legislazione ambientale al riarmo.
Per bocca di Jørgensen, la Commissione ha esortato i paesi UE ad adottare misure di welfare energetico mirate e temporanee per proteggere le famiglie a basso reddito. Ovviamente, però, interventi del genere sono legati a margini di bilancio che i membri non hanno, o che, se presenti, stanno spendendo nell’industria militare.
Insomma, i vertici europei hanno fatto di tutto per negare la responsabilità politica della crisi energetica, relegando a misure residuali e palliative qualche sollievo, senza dubbio inadeguato. E così le fasce più vulnerabili della popolazione si trovano sempre più spesso a dover scegliere tra l’acquisto di beni di prima necessità e il riscaldamento domestico.
L’azione della UE si è fermata qui. Ha annunciato che più di un cittadino su dieci dei suoi paesi membri dovrà patire il freddo, e questo per la classe dirigente continentale è il “giardino” in cui tutti dovrebbero sognare di vivere. L’unica priorità rimane il riarmo, nonostante la politica guerrafondaia abbia dimostrato di portare solo danni.
Fonte
“I Diavoli”, la tensione tra “celeste” e “terreno”, e la classe dominante di oggi
È uscito negli scorsi giorni nelle sale la versione restaurata e integrale del film del 1971 “I Diavoli” di Ken Russell. Il film narra la storia realmente accaduta di Urbain Grandier, prelato della Chiesa di San Pietro di Loudun, in Francia, bruciato al rogo nel 1634 per stregoneria. Ovviamente, come ogni condannato a morte dell’epoca, c’è una vicenda dietro ben più profonda.
Nel film, appaiono subito le contraddizioni della figura di Grandier: appena arrivato nella città, per sostituire il governatore morto di peste, mette incinta la figlia di un magistrato locale, mentre si innamora della giovane Madeleine, che conosce nel tentativo di salvare la madre dalla peste. Nel frattempo, la sua figura scatena il desiderio delle suore orsoline, in particolare nella Madre Superiore Jeanne des Anges, che verrà poi accusata di essere posseduta, in un clima di totale repressione sessuale nel convento.
A questo punto, Grandier reindirizza il proprio tormento interno con Dio, causato dal suo mancato celibato, verso l’esterno, intestandosi la battaglia popolare contro la demolizione delle mura della città, voluta dal Cardinale Richelieu e commissionata al Barone Laubardemont.
Battaglia che a suo tempo fu degli Ugonotti, i quali avevano interesse a tenere su le mura in quanto rappresentanti della nascente borghesia locale francese, ma che finirono per essere liquidati ed espulsi dalla Francia e costretti a cercare fortuna per il mondo (i loro eredi avrebbero costruito il sistema di apartheid in Sud Africa).
In mancanza di una vera e propria borghesia, la nobiltà si dà il compito di finire di costruire l’assolutismo in Francia e Grandier ne diventa nemico di punta. Appare quindi la figura del padre esorcista Barré, incaricato dal Barone di tirare fuori accuse nei confronti di Grandier. Barré prima tortura Jeanne e, in mancanza di accuse da parte di questa verso Grandier, scatena, nel momento clou, un rituale a sfondo sessuale con le giovani suore. Al termine, Jeanne rivelerà falsamente che Grandier l’ha posseduta tramite il demonio.
A questo punto, Grandier, che nel frattempo si era allontanato per sposare Madeleine, promettendo a Dio di salvare la popolazione di Loudun dalla tirannia, torna in città e viene prima processato, davanti a una corte composta dai propri nemici, che lo accusa delle azioni da loro stessi compiuti, tra cui le possessioni delle suore, e infine lo brucia al rogo.
Significativa è una delle ultime battute di Grandier, che incalzato da Padre Barré nel pentirsi, dice alla folla manipolata “Sarete tutti schiavi”. Mentre finisce di bruciare al rogo, il Barone fa esplodere le mura, decretando il dominio dell’assolutismo sulla città. Il film, che all’epoca poteva sembrare una satira nei confronti del potere ecclesiastico, può essere oggi rivisto come una critica al lampante dominio delle élite nei confronti della maggioranza della popolazione.
Grandier, che nel suo piccolo è tormentato dall’amore di una donna, cerca di trovare la propria via verso Dio, prima tramite il sesso e poi nella salvezza della città dalla tirannia, mentre l’aristocrazia locale si concede qualsiasi tipo di piacere affinché possa abbattere il proprio nemico, autoassolvendosi con la sua uccisione.
Con gli occhi di oggi, potremmo fare un parallelo con il mondo che ci viene rivelato dagli Epstein Files: un vaso di Pandora scatenato dagli istinti più brutali di una classe dominante che non deve rendere più conto a nessuno, se non a se stessa. Una classe che ha fatto di tutto in questi anni per demonizzare il proprio nemico, sfruttando qualsiasi strumento della guerra cognitiva, dai meme fino alla più lurida violenza pornografica.
Ma proprio ora che tutte le contraddizioni del sistema capitalistico, a poco a poco, vengono alla luce, vediamo che ampi settori della società portano avanti battaglie per una migliore e più serena vita personale: dagli studenti e studentesse che richiedono ore di educazione sessuo-affettiva a scuola a donne di ogni età che chiedono la fine dei femminicidi, passando per la fine di ogni discriminazione razzista e contro le persone LGBTQIA+.
Se quindi un monaco nel Seicento si era posto, in solitudine, la questione di risolvere le contraddizioni tra il terreno (i propri istinti e la propria vita personale) e il celeste (i fini ultimi a livello sociale), tutto ciò può essere risolto collettivamente tramite una vera alternativa sociale.
Fonte