Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
15/05/2026
Il feticismo dell’IA
Negli Stati Uniti si sta assistendo a una nuova era di concentrazione e di centralizzazione di capitale monopolistico-finanziario segnato dal boom dell’intelligenza artificiale (IA). Gli economisti di S&P Global stimano che “l’80% dell’incremento della domanda interna finale privata” negli Stati Uniti nella prima metà del 2025 era attribuibile alla spesa su “data center e spese correlate su capitale ad alta tecnologia”1.
Questo ingente investimento sui data center viene portato avanti da grandi società high-tech, il cui numero si può contare sulle dita di una mano. Queste società sono comunemente indicate nell’industria come “operatori hyperscale”, che rappresentano le mega società che dominano il cloud computing. Queste includono Microsoft, Amazon Web Services, Google (Alphabet) e Meta, secondo la classifica dei maggiori investimenti in data center, costituendo “le grandi case dell’IA”2.
Queste gigantesche entità monopolistiche sono anche tra le sei maggiori società statunitensi, misurate secondo il loro valore di mercato. (Nvidia, l’impresa più grande secondo la valutazione di mercato a inizio 2026, non è di per sé leader in cloud computing, ma monopolizza dall’80 al 90% dei chip per GPU (Graphic Processing Unit) da supercomputer).
Secondo Bloomberg, Microsoft, Amazon Web Services, Alphabet/Google e Meta nel 2022 avevano un ammontare combinato di spese in conto capitale di 150 miliardi di dollari e di 360 miliardi nel 2025, e prevedono di spendere 650 miliardi nel 2026. In confronto, “le maggiori aziende basate negli Stati Uniti, di case automobilistiche, produttori di apparecchiature di costruzione, ferrovie, industria della difesa, operatori telefonici, servizi di consegna, insieme alla ExxonMobil Corp., Intel Corp., Walmart Inc., e la progenie scorporata di General Electric – 21 compagnie – prevedono di spendere complessivamente 180 miliardi di dollari nel 2026”3.
L’investimento in IA oggi è paragonabile al boom del settore ferroviario negli Stati Uniti nel diciannovesimo secolo4. Come nel caso delle ferrovie, l’espansione dell’IA oggi è sostenuta da centri di finanza che manipolano il supporto del governo, liberandola dalla dipendenza da profitti effettivi e potendo così affidarsi a quelli che John Maynard Keyes chiamava “spiriti animali”, ovvero profitti attesi sui nuovi investimenti. Sarebbero stati necessari molti anni agli hyperscalers per incrementare gli investimenti sui loro data center al livello attuale se si fossero basati semplicemente sull’accumulazione dei profitti attuali, mentre la finanza monopolistica, attraverso il sistema di credito-debito ha permesso questa trasformazione “in un batter d’occhio”5. La ricchezza sociale, tratta dalla popolazione nel suo insieme, viene indirizzata alle Grandi Case dell’IA attraverso una serie di meccanismi finanziari e di politiche economiche neoliberali, concentrando ulteriormente il surplus economico prodotto dalla società nelle mani di un piccolo numero di miliardari, situati nei settori economici dell’alta tecnologia, dell’energia e della finanza. Nove dei primi quindici miliardari sulla lista dei miliardari Forbes 2026 provengono dall’high-tech6.
La corsa alla costruzione di imponenti data center, il più grande dei quali occuperà milioni di metri quadri e consumerà quantità gigantesche di energia, acqua e risorse minerarie, è spinta dall’obiettivo di sviluppare forme avanzate di IA generativa, un tipo di machine learning in grado di replicare l’intelligenza umana potendo allo stesso tempo accedere a dati apparentemente illimitati. A chi possiede, gestisce e ricava profitto da tali sistemi computazionali immensi, questo offre la prospettiva di una completa sorveglianza e disciplina (nel senso Foucaltiano) dell’intera popolazione, non solo sui posti di lavoro o in carcere ma in tutte le attività della vita, in modo da estrarre sempre maggiori fette della torta economica.
Qui il famoso detto attribuito comunemente a Francis Bacon “la conoscenza è potere”, assume un nuovo significato. Come ha detto il CEO di Oracle, Larry Ellison, queste tecnologie permettono di tenere traccia e indirizzare chiunque in qualsiasi momento e riportare su quanto succede. “I cittadini si comporteranno al meglio, perché registriamo e riportiamo costantemente tutto quello che succede. Ed è tutto inattaccabile… perché è l’IA a monitorare il video”7.
L’IA generativa non solo punta ad aumentare su vasta scala la sorveglianza delle attività umane nella società, ma minaccia enormemente il lavoro, con decine di milioni di posti di lavoro potenzialmente a rischio solo negli Stati Uniti, secondo alcune stime8.
Nel febbraio 2026, Mustafa Suleyman, CEO di Microsoft AI, ha dichiarato in maniera esuberante al Financial Times: “Il lavoro dei colletti bianchi, mentre sono seduti davanti a un computer, sia esso il lavoro di un avvocato o di un commercialista o di un project manager o di un agente di marketing – gran parte di quelle mansioni saranno pienamente automatizzate dall’IA nei prossimi 12-18 mesi”9. Questo è ovviamente reso possibile dal furto che l’IA esegue del lavoro intellettuale passato.
Allo stesso tempo, la corsa all’IA presenta pericoli ambientali inimmaginabili attraverso la spropositata espansione dei data center, facendo ricorso a crescenti quantità di energia, acqua e altre risorse, mettendo da parte quindi la transizione dai combustibili fossili e minacciando una accelerazione spinta di emissioni di carbonio e danni ambientali globali.
Quello che fa sembrare l’espansione dell’IA in questi termini estremi così irrefrenabile è un determinismo tecnologico radicato in un feticismo dell’IA, per cui viene vista come l’incarnazione di una logica puramente computazionale, combinata con la naturalizzazione delle relazioni di mercato, che suggerisce che la nuova tecnologia sarà inevitabilmente subordinata agli interessi dell’accumulazione del capitale10. Infatti, è l’avvento dell’IA come nuovo regime di potere computazionale controllato dal capitale monopolistico-finanziario a emergere come la matrice di scontro di classe e imperialista nel nostro tempo.
Nella realtà, le forze innovative di produzione, quali machine learning/intelligenza artificiale, non vanno mai concepite in semplici termini tecnocratici, come fatto con l’estremo dominio delle “reti neurali” dell’IA, ma devono essere piuttosto intese come articolate all’interno delle relazioni sociali della produzione. Per Karl Marx, l’“individuo sociale” era il prodotto della combinazione delle forze e delle relazioni sociali della produzione in date condizioni storiche, mentre le macchine automatiche rimandavano al “general intellect” in cui la conoscenza era incarnata in artefatti meccanici, dando origine al “lavoratore collettivo”11.
Un approccio socialista all’IA, dunque, si focalizza soprattutto sulle relazioni storiche e sociali che l’hanno provocata in congiunzione con il capitalismo, demistificando così l’attuale feticismo dell’IA e chiarendo che il futuro dell’umanità sta in ultimo a noi, richiedendo quindi una lotta di scala e natura rivoluzionarie12.
Kate Crawford e la mappatura dell’IA
La figura principale che ha esegutito una mappatura sociale dell’IA è Kate Crawford, ricercatrice senior di Microsoft Research, professoressa e ricercatrice all’Università della Southern California ad Annenberg. Crawford adotta un approccio che è storico, materialistia, ecologico e che riguarda la mappatura dell’IA come regime di potere che opera in combinazione con l’egemonia aziendale (corporate), rappresentando un’era di “capitalismo computazionale”13.
Il suo lavoro attinge a un’ampia gamma di pensatori, incluse figure come Charles Babbage, Marx, William Stanley Jevons, Max Weber, Lewis Mumford, Harry Braverman, E. P. Thompson, Stephen Jay Gould, Christian Fuchs e Vandana Shiva, insieme ad analisi contemporanee del capitale monopolistico, del capitalismo globale e della frattura metabolica.
I principali lavori di Crawford sull’IA sono:
1) la sua grafica interattiva Anatomy of an AI System: An Anatomical Case Study of the Amazon Echo as an Artificial Intelligence System Made with Human Labor (“Anatomia di un sistema di IA: un caso studio anatomico di Amazon Echo come sistema di Intelligenza Artificiale fatto con Lavoro Umano”, con Vladen Joler, 2018);
2) il suo libro Atlas of AI: Power, Politics, and the Planetary Costs of Artificial Intelligence (“Atlante dell’IA: Potere, Politica e i Costi Planetari dell’Intelligenza Artificiale”, 2021);
3) Calculating Empires (“Calcolo degli imperi”) – un affresco di Intelligenza Artificiale lungo 24 metri (2023);
4) la sua lezione Mapping Empires (“Mappare Imperi”) tenuta alla Long Now Foundation;
5) il suo articolo Eating the future: The Metabolic Logic of AI Slop (“Mangiare il futuro: la logica metabolica della brodaglia dell’AI” (2025)14.
Il feticismo dell’IA, pesantemente promosso oggi dalle imprese e dal monopolio mediatico, è un riflesso di quello che Crawford chiama “determinismo incantato”, ritraendo l’IA come una tecnologia “cloud” (lett. “nuvola”) che occupa una qualche dimensione eterea, con sole connessioni secondarie al mondo materiale e al reame della produzione15.
Lei inverte la visione dominante mistificante, adottando una prospettiva materialista critica. “L’IA”, scrive, “non è né artificiale né intelligente”. Piuttosto, è un “registro di potere”. Nonostante utilizzi il termine “IA”, la definisce come una enorme formazione industriale che include politica, lavoro, cultura e capitale”.16.
Come dichiara Tung-Hui Hu in A Prehistory of Cloud (“Una Preistoria del Cloud”), “la metafora dominante di oggi usata per lo spazio digitale, “il cloud”, è in realtà una metafora della proprietà privata e l’esclusione del pubblico dal suo accesso materiale17.
Volendo usare le parole di Crawford, “l’Intelligenza Artificiale… è un’idea, un’infrastruttura, un’industria, una forma di esercizio di potere e un modo di vedere; è anche una manifestazione del capitale altamente organizzato sostenuto da vasti sistemi di estrazione e logistica, con catene di fornitrua che si avvolgono attorno all’intero Pianeta.” Aggiunge: “i sistemi di IA sono costruiti con le logiche di capitale, politica e militarizzazione e questa combinazione allarga ulteriormente le asimmetrie del potere esistenti18.
Il concetto di “determinismo incantato” è usato per indicare il feticismo della merce e le mistiche qualità divine che vengono attribuite all’IA. “I sistemi di IA”, spiega Crawford, “sono visti come incantanti, al di fuori del mondo conosciuto, eppure deterministici perché scoprono degli schemi che possono essere applicati con certezza predittiva alla vita di tutti i giorni”.
Questo determinismo incantato prende due forme diverse, ciascuna delle quali è dialetticamente rapportata all’altra. La prima è un “utopismo tecnologico”, mentre la seconda è una prospettiva di “distopia tecnologica”. “Queste trattazioni distopica e utopistica”, scrive Crawford, “sono gemelli metafisici: una pone la sua fede nell’IA come soluzione a tutti i problemi, mentre l’altra la teme come il pericolo più grande”.
La risposta a entrambi è una critica storica e materialista che svela le radici sociali dell’IA e spiega che è in ultima istanza una questione di relazioni sociali, non semplicemente di tecnologia. “La fantasia secondo cui i sistemi di IA siano cervelli incorporei che assorbono e producono conoscenza indipendentemente dai loro creatori, infrastrutture, e il mondo nella sua interezza... distrae dalle domande di gran lunga più rilevanti: questi sistemi chi servono? Quali sono le economie politiche della loro costruzione? E quali sono le più grandi conseguenze planetarie?”19.
Nell’esplorare le diverse dimensioni dell’IA, Crawford comincia con la base materiale dell’attività estrattiva di litio, cobalto e terre rare. Indaga sulla miniera di litio di Silver Peak in Nevada e le fabbriche circostanti di batterie della Tesla. Tesla sta attingendo a una considerevole porzione delle riserve di litio mondiali20.
La produzione di una tonnellata di litio richiede l’evaporazione di circa 2 milioni di litri d’acqua, minacciando le falde acquifere e gli approvvigionamenti idrici. Al livello dell’estrazione, il lavoro dietro all’IA ha origini nella storia del colonialismo e dell’imperialismo.
La maggior parte dell’estrazione avviene nel Sud Globale. Nelle miniere in Congo i lavoratori ricevono l’equivalente di 1-2 dollari al giorno per lavorare in condizioni disumane, esposti alla tossicità del cobalto scavato con picconi e badile in trincee e tunnel. I lavoratori non hanno alternativa visto che “le miniere hanno preso il controllo di tutto”21.
In “Anatomia di un Sistema di AI” (Anatomy of an AI System), Crawford e Joler, seguendo Marx, presentano la produzione a ciascuno stadio dell’intero processo come basato sull’appropriazione di “plusvalore” sul costo del lavoro, da cui emergono i profitti del capitale22.
L’IA capitalistica è indirizzata all’espulsione di lavoro ben pagato e alla sua sostituzione con una combinazione di automazione e lavoro delocalizzato a più basso costo. La natura globalizzata dell’IA, con le sue filiere complesse, rende gli effetti sul lavoro a livello transnazionale estremamente difficile da accertare. Nonostante sia diretto ad espellere forza lavoro negli attuali centri di produzione, la dimora nascosta dell’IA è da trovarsi nell’assunzione di masse di addestratori di macchine sottopagati, tagger (“etichettatori”) di immagini e lavoratori delle piattaforme di servizi basate sull’IA, la cui stessa esistenza dissipa il mito dell’intelligenza artificiale.
Così, attualmente l’IA richiede un numero enorme di “crowdworkers” impiegati nel “crowdsourcing”, ovvero lavoratori online, solitamente sui vent’anni e dispersi per il mondo, che portano avanti una sorta di “lavoro fantasma”. Per esempio, OpenAI nel 2022 si affidava a lavoratori esternalizzati in Kenya, pagati con meno di 2$ all’ora per esaminare ed etichettare decine di migliaia di immagini tossiche e associate all’abuso sessuale infantile, zoorastia, stupro etc., come parte di un’operazione di “ripulitura” di ChatGPT; similarmente lavoro di questo tipo veniva esternalizzato in Uganda e in India23.
Vengono utilizzati numeri consistenti di lavoratori per monitorare e correggere i contenuti dei chatbot basati sull’IA. Jeff Bezos si è riferito cinicamente a questa realtà di lavoratori dietro alle macchine come “intelligenza artificiale artificiale”. “Fin quando non esisterà un altro modo per creare un’IA di larga scala che non usi l’esteso lavoro “nascosto” fatto da esseri umani”, ha osservato Crawford nel 2021, “questa rimane una logica fondamentale di come funzione l’IA”. È da ricordare che, tra il 2005 e il 2015, 94 per cento dei nuovi posti di lavoro negli Stati Uniti erano di tipo “alternativo” piuttosto che di tipo tradizionale24.
Mentre le “macchine intelligenti” richiedono oggi il lavoro fantasma dei crowdworkers situati soprattutto nel Sud Globale, Crawford guarda anche al ruolo devastante dell’IA e dei robot nell’industria esistente. Nei magazzini di Amazon, il processo del lavoro e il tempo di lavoro sono gerarchicamente controllati come mai fatto prima. Il lavoratore non solo è “appendice della macchina”, come scriveva Marx, ma diventa sempre più appendice di robot “intelligenti”, mentre viene sottoposto a costante sorveglianza e controllo.
In questo contesto, Crawford esplora le innovazioni della fine del diciottesimo secolo dell’ingegnere Samuel Bentham, che per primo concepì il sistema panottico per la sorveglianza e il controllo dei movimenti del lavoro (più tardi applicato alle carceri dal fratello maggiore Jeremy Bentham)25.
Il capitalismo computazionale, sostiene Crawford, è profondamente radicato nello sfruttamento dei corpi umani e si mantiene attraverso di esso nel tempo con l’imposizione della disciplina sul lavoro. Discute del lavoro di Thompson su come l’industrializzazione e il capitalismo abbiano cambiato il tempo stesso all’interno del lavoro nel diciannovesimo secolo – poi passa alla critica di Braverman al Taylorismo e alla degradazione del processo di lavoro sotto il capitalismo monopolistico26.
Gli algoritmi oggi stabiliscono sia i tempi che gli spazi dei lavoratori. Il nuovo mondo degli algoritmi di IA rappresenta la realizzazione della “reale sussunzione del lavoro” al capitale come discussa da Marx, intesa come dominio inarrestabile della “velocità”, intesa come ritmo di lavoro nei magazzini Amazon. Qui cita la critica di Marx del tempo del capitale contro il tempo della natura presente ne Il Capitale: “Il tempo è tutto, l’uomo è niente; egli è al massimo la carcassa del tempo”27.
Dopo aver approcciato l’IA dal punto di vista materiale, a cominciare dall’estrazione mineraria e dallo sfruttamento dei lavoratori sia nell’estrazione che nella produzione, Crawford procede con il discutere del nuovo regime di dati che risiede al cuore di questo nuovo registro di potere. Il regime di IA si erge a partire dal principio secondo cui tutte le cose sono dati e che vadano preservati a prescindere dal loro costo sociale o ambientale.
Il nuovo capitalismo computazionale promuove un’inarrestabile accumulazione di dati nella forma di testo, immagini, suono e video e l’intero mondo umano si presta a dato grezzo per i sistemi IA28. Le piattaforme dei social media sono canali per quantità gigantesche di dati da dare in pasto ai sistemi di IA, che possono anche penetrare in quasi ogni sfera del comune e della vita privata.
Ci sono set giganteschi di dati pieni di selfie, tatuaggi, genitori che passeggiano con i loro figli, gesti della mano, persone che guidano le loro auto, persone che commettono crimini riprese dalle videocamere di sorveglianza, e centinaia di azioni umane quotidiane come sedersi, salutare, alzare un bicchiere e piangere.
Ogni forma di dato biologico – tra cui forense, biometrico, sociometrico e psicometrico – viene catturato e collezionato nelle banche dati per sistemi IA per ricercare schemi e valutazioni... I dati vocali vengono raccolti dai dispositivi appoggiati sui piani della cucina o sul comodino affianco al letto; i dati fisici sono prelevati dagli orologi sui polsi e dai telefoni in tasca; i dati su quali libri e giornali vengano letti provengono da tablet e computer portatili; gestualità ed espressioni facciali sono raccolte e visionate nei posti di lavoro e nelle aule...
Fondamentalmente, le pratiche dell’accumulazione dei dati negli anni hanno contribuito a una logica estrattiva potente, una logica che adesso è una caratteristica principale del modo di lavorare dell’IA. Questa logica ha arricchito le aziende di tecnologia con le maggiori pipeline di dati, mentre gli spazi liberi dalla raccolta dati sono diminuiti drasticamente29.
I dati devono essere classificati. Le impressioni soggettive dei crowdworkers sono usate per disporre classificazioni delle persone in base alla razza, all’etnicità e al genere30. I significanti della razza che sono il prodotto di sistemi storici di classificazione razzista vengono incorporati. Il genere viene sempre ritenuto strettamente binario. Come evidenzia Crawford, “i sistemi di machine learning in maniera molto reale costruiscono la razza e il genere: definiscono il mondo nei termini che esso stesso ha stabilito”. Le categorie usate nell’addestramento dell’IA e nella classificazione rafforzano pregiudizi esistenti e perpetuano odiosi confronti, oltre a replicare l’ideologia politico-economica dominante31.
Sebbene la promessa di incrementata produttività attraverso una più efficiente e totale sfruttamento del lavoro sia alla base delle rivendicazioni in merito alla futura profittabilità dei sistemi di IA, si basa anche sulla prospettiva dell’estrazione di profitti da tutte le forme di attività umana. L’obiettivo è universalizzare i sistemi di sfruttamento e di espropriazione, promuovendo l’accumulazione accelerata di capitale e la sua ulteriore concentrazione e centralizzazione in poche imprese dominanti che sono diventate sinonimo di “mercato”.
Come se non bastasse c’è lo stato capitalista, che monopolizza le leggi di proprietà e di violenza. Lo stato è il maggior accumulatore di dati, e lavora congiunto, piuttosto che in opposizione, al capitale computazionale. Lo stato monopolio-capitalistico è fortemente organizzato attraverso funzioni militari e di polizia che crescono fianco a fianco al capitalismo di sorveglianza all’interno del settore privato.
Per Peter Thiel, fondatore di Palantir e sostenitore miliardario chiave dell’amministrazione Trump, l’IA è essenzialmente una tecnologia militare attrezzata alla sorveglianza e all’individuazione degli obiettivi, applicabili sia in operazioni di guerra che di controllo domestico. “Questi strumenti”, scrive, “sono preziosi a qualsiasi esercito per ottenere vantaggio in intelligence, per esempio”, mentre tali “strumenti di machine learning”, aggiunge, “hanno anche usi civili”.
Durante la prima amministrazione Trump, i contratti di Palantir con le agenzie di governo USA ammontavano a più di un miliardo di dollari. Palantir è diventata la principale agenzia esternalizzata di sorveglianza per l’ICE (Immigration and Custom Enforcement, l’agenzia preposta al controllo delle frontiere e dei flussi migratori), entrando in supporto all’ICE nella sua campagna di deportazione per motivi razziali.
Secondo un report di Bloomberg del 2018, Palantir “è una piattaforma di intelligence progettata per la Guerra globale al Terrore”, che viene maggiormente “armata contro gli Americani ordinari a casa”, che lavora in congiunzione con le agenzie di stato32.
Analogamente, l’app Neighbors, che si affida ai videocitofoni Ring di Amazon, classifica i filmati come “Crimine”, “Sospetto” o “Sconosciuto” e i video vengono condivisi attraverso contratti con la polizia e con l’ICE. Ring viene anche usato dai lavoratori della polizia per la consegna di pacchi. Usando le parole di Tung-Hui Hu, queste app sono diventate “freelancer” dell’apparato militare e securitario dello stato33.
L’uso militare dell’IA è ora pervasivo, ad esempio nella guerra dei droni o nella guerra cibernetica, e viene ora integrata in tutte le operazioni di guerra.
Nel 2017, il Dipartimento di Difesa degli Stati Uniti ha lanciato il “Team interfunzionale per la guerra algoritmica” (Algorithmic Warfare Cross-Functional Team), con il suo nome in codice di Project Maven, finalizzato ad usare l’IA come “motore di ricerca automatizzato per i video da droni” per la sorveglianza e l’individuazione degli obiettivi. Inizialmente il contratto fu stipulato con Google ma questo portò oltre tremila dipendenti a firmare una lettera di protesta che chiedeva la cancellazione del contratto.
Google rispose capovolgendo il tema del dibattito non più sull’opposizione all’utilizzo dell’IA per scopi bellici, quanto piuttosto sul fatto che la tecnologia fosse utilizzata per “uccidere le persone in maniera scorretta”, una condizione che secondo l’azienda si sarebbe potuta evitare attraverso la tecnologia di IA stessa, che fornisce il fondamento necessario a uccidere le persone correttamente.
Gli Stati Uniti hanno utilizzato Claude, il modello IA di Anthropic, come anche altri, nella guerra all’Iran scatenata il 28 febbraio 2026, insieme a Israele. Nelle prime ventiquattro ore di attacchi di Usa e Israele all’Iran, Anthropic ha generato circa un migliaio di obiettivi prioritari, nei quali ha sintetizzato immagini satellitari, riprese di sorveglianza e intelligence dei segnali, fornendo in tempo reale le coordinate GPS sia per obiettivi umani che strategici, automatizzando nel frattempo le giustifiche legali di ogni attacco34.
Eppure, il ruolo dello stato rispetto all’IA va oltre l’esternalizzazione della sorveglianza domestica, del controllo della popolazione e delle operazioni militari. Allo stato capitalista è stato dato il via libera a un sistema di capitale computazionale monopolistico finalizzato all’accumulazione illimitata di dati con pochi se non nulli vincoli legali. Questo riflette un governo delle grandi imprese, fatto dalle grandi imprese e per le grandi imprese. La mancanza di regolamentazione statale ha permesso la corsa all’IA a procedere noncuranti delle sue conseguenze distruttive, dalla prospettiva di uno scoppio della bolla IA all’eventualità di implosioni sociali ed ecologiche diffuse.
L’IA e la frattura metabolica
L’Atlante dell’IA di Crawford è stato pubblicato nel 2021, un anno prima dell’introduzione di ChatGPT, che ha accelerato la frenesia per l’IA e ha portato a un’espansione enorme agli investimenti in data center. Alla luce degli ultimi sviluppi, il lavoro più recente di Crawford si concentra sulle contraddizioni centrali dell’IA come registro di potere.
Nel suo lavoro “Calculating Empires” del 2023, un’opera artistica interattiva, Crawford mette in risalto come il capitale monopolistico e il capitale globalizzato definiscano la modalità politico-economica in cui la tecnologia digitale dell’IA ha avuto modo di emergere. Tuttavia, nella sua lezione del 2025, “Mapping Empires”, la sorprendente innovazione sta nel focalizzarsi sulle contraddizioni interne ed esterne dell’IA. È qui che Crawford trae la sua tesi principale partendo dal concetto di frattura metabolica, così come fu sviluppata da Marx nel diciannovesimo secolo a partire dagli studi del chimico tedesco Justus von Liebig.
Crawford, nella sua lezione, fornisce una spiegazione dettagliata della frattura all’interno del ciclo dei nutrienti nel suolo nell’Inghilterra del diciannovesimo secolo, dovuta all’invio di cibo e fibre contenenti questi nutrienti, come azoto, fosforo e potassio, alle nuove e densamente popolate città industriali a centinaia o anche migliaia di chilometri di distanza, dove questi nutrienti venivano trasformati in inquinanti, con la sversamento da parte delle persone di “escrementi nelle strade e nei corsi d’acqua”.
Di conseguenza, questi elementi essenziali non tornavano alle fattorie per rifornire il suolo. Riprendendo le parole di Crawford, “l’Europa si stava letteralmente mangiando fino all’esaurimento”. Qui riprende il concetto di Liebig del Raubbau o la cultura/economia del furto.
Data l’impossibilità, all’epoca, di produrre fertilizzanti sintetici, in particolare quelli contenenti azoto, ebbe inizio la “corsa al guano”, per cui gli stati europei e gli Stati Uniti cominciarono a competere per accaparrarsi il guano (sterco di uccelli ricco di azoto). Furono importate massicce quantità di guano in Europa dalle isole Chincha lungo la costa del Perù che ne erano particolarmente ricche.
Nonostante lo sviluppo successivo dei fertilizzanti sintetici, questo ha a stento ribaltato la contraddizione, portando alle fratture di oggi nel ciclo del fosforo e dell’azoto, con il risultato che la generale frattura metabolica, associata a una disgiunzione tra l’estrazione di risorse da parte dell’uomo e le condizioni di sostenibilità ecologica si è approfondita. Oggi, l’emergere dell’Antropocene rappresenta una “frattura antropogenica” nei cicli geobiofisici del Sistema Terra35.
Riconoscendo che l’IA è un sistema materiale che è emerso storicamente come risultato dell’azione sociale umana e che è l’incarnazione di relazioni naturali e umane, Crawford sostiene che è necessario inquadrarla come un sistema metabolico che segue “schemi” o cicli metabolici. Contraddizioni che si manifestano sotto forma di fratture metaboliche si presentano nel mezzo delle condizioni dell’esistenza e della riproduzione materiale e gli imperativi interni al capitale dell’IA.
Così, l’estrazione dei materiali e delle risorse essenziali, l’“ingestione” illimitata di dati e il contenuto finale di “brodaglia di IA” possono essere tutte viste come fasi di un ciclo metabolico. Questo ciclo è guidato dagli imperativi del capitalismo computazionale, conducendo, prima o poi, all’inevitabile “collasso del modello”36.
Nell’elaborazione di Crawford, l’ingestione distruttiva di dati dell’IA è equivalente a Raubbau. L’estrattivismo minerario e l’utilizzo di energia e acqua stanno incrementando esponenzialmente il fabbisogno rispetto all’ambiente naturale, arrestando in maniera sempre più rapida la relazione umana con la natura, in linea con la nozione classica di frattura metabolica di Marx.
Inoltre, adesso è stato riconosciuto che esiste una frattura auto-generativa in seno all’IA stessa, conosciuta nella letteratura scientifica come “autofagia dell’IA”, alla stregua dell’autofagia metabolica disfunzionale – “auto-digestione” – delle cellule. Qui l’IA, dipendendo sempre più dai propri dati sintetici, o brodaglia IA, sostanzialmente mangia sé stessa, arrivando al “collasso del modello”, con conseguenze disastrose per l’intero mondo alienato per via dell’IA37,
Oggi l’ingestione di dati di IA è oltre misura, già al pari con quanto può essere raccolto dal web, comprendendo innumerevoli petabyte di dati e con l’intento di racchiudere le informazioni del mondo intero in tutte le sue forme. La totalità della creatività umana di migliaia di anni e tutte le forme di comportamento e di espressione umani sono acqua al suo mulino – tutto da incorporare nel machine learning diretto da un sistema di potere politico-economico. Tutto ciò, tuttavia, si incarna materialmente, ponendo dei limiti alle operazioni del sistema.
“La domanda di minerali per l’IA”, dice Crawford, “sta portando ad un’altra frattura metabolica, estraendo minerali che hanno impiegato milioni di anni per formarsi nella crosta terrestre in tempi antichi per poi essere usati nei chip per l’IA generalmente per uno o due anni”.
Il costo ambientale più grande associato con il nuovo Raubbau dell’IA, tuttavia, è il consumo di acqua e di energia, che già ammonta quasi ai livelli di utilizzo dei paesi più ricchi. Stime provenienti dall’Agenzia Internazionale dell’Energia e da Bloomberg prospettano che entro il 2030 l’aumento di fabbisogno di energia elettrica per gli scopi dell’IA sarà equivalente a quello di stati come l’India e il Giappone, o pari al 25% dell’elettricità USA38. I data center hyperscale richiedono sistemi di raffreddamento che consumano milioni di litri d’acqua al giorno, con un aumento continuo della domanda.
Niente di tutto ciò è sostenibile. Sebbene alcuni sostengano che il problema può essere risolto attraverso una migliore efficienza, Crawford qui fa riferimento al famoso paradosso di Jevons, basato sul lavoro di William Stanley Jevons La questione del carbone (1865), in cui si discuteva che l’aumento dell’efficienza nell’utilizzo del carbone non riduceva mai la quantità di carbone impiegato, poiché l’aumento di efficienza portava sempre a un’espansione del livello di produzione – un fenomeno inerente al sistema dell’accumulazione capitalistica39
Ciò a cui si riferisce Crawford parlando di un’emergente frattura metabolica, radicata in relazioni sociali capitalistiche, ha così a che fare con l’insaziabile appetito dell’IA, di ingerire, digerire ed espellere dati in modi che portano al suo stesso cannibalismo. Come nel mito greco del Re Erisittone raccontato da Ovidio nelle Metamorfosi – in cui Erisittone, consumato dal desiderio della ricchezza e del consumo, vendette sua figlia e finì per mangiare sé stesso – oggi i sistemi di IA, spinti dall’accumulazione capitalistica e dalla loro innata logica tecnologica, finiranno per consumare sé stessi40.
Con l’ingestione crescente dei propri risultati sintetici, pieni di fantasmagoria e allucinazioni, oltre all’appiattimento della conoscenza, il risultato sarà una sorta di degrado strutturale. “La frattura metabolica più recente tra l’IA e gli umani”, scrive Crawford, “minaccia forme multiple di fallimenti a cascata: un collasso morale, un collasso finanziario, un collasso ecologico e, a seconda di chi credi, un collasso cognitivo”41.
Le fratture nella relazione umana con la natura nella società moderna sono la manifestazione della logica alienata e distruttiva dell’accumulazione e della crisi capitalistiche. Meta, Amazon, Alphabet (Google) e Tesla hanno speso complessivamente 561 miliardi di dollari in investimenti di capitale sull’IA nel 2023-2025, generando da questi investimenti entrate, non profitti, per 35 miliardi di dollari.
La bolla dell’IA è sostenuta dal debito e dall’inarrestabile rilancio degli asset di queste imprese, dato che gli investitoti vogliono la loro parte in questa moderna corsa all’oro – nonostante ultimamente il valore sul mercato di queste società stia avendo un calo.
Facendo riferimento al debito intrapreso dagli hyperscaler nella loro corsa a costruire data center, Bloomberg afferma che questo prende la forma di “obbligazioni blue-chip, debito spazzatura, credito privato e complessi pool di prestiti garantiti da asset”, ammontando a circa 200 miliardi di dollari o più. Per risolvere il problema della mancanza di un mercato sufficiente per l’IA, il capitalismo computazionale intende forzare l’adozione di IA generativa impiantandola in innumerevoli app. Questo è un modello di accumulazione pieno di rischi42.
L’ascesa del movimento neofascista associato al “Make America Great Again” (MAGA) della politica di Trump è stata pesantemente finanziata da miliardari high-tech della Silicon Valley come Musk, Thiel ed Ellison, minacciando l’intero corpo politico.
L’annuncio dell’iniziativa Stargate dell’amministrazione Trump nel primo giorno di presidenza del secondo mandato, che ha l’obiettivo di riversare 500 miliardi di dollari sui data center, è stato progettato per caricare Oracle e OpenAI (sviluppatore di ChatGPT), diretti da Ellison e Sam Altman rispettivamente, entrambi finanziatori consistenti degli interessi politici del MAGA di Trump.
Alcuni commentatori hanno interpretato questi sviluppi come indicatori dell’emergere di un cartello con leva finanziaria dello stato, passando dai media all’IA alla tecnologia “cloud”, con il dominio nelle comunicazioni e nell’economia – promuovendo contemporaneamente un regime politico dittatoriale43.
Il “General Intellect” di Marx e il Socialismo
Se l’IA è più di una semplice tecnologia epocale, ma piuttosto è da intendersi, come dice Crawford, come un “registro di potere”, allora l’unica risposta attuabile è esercitare un potere sociale genuino nei confronti del suo sviluppo, radicandolo in una democrazia sostanziale. Le ramificazioni potenziali dell’IA puntano a quello che István Mészáros chiamava “la necessità del controllo sociale”, un controllo sociale che bisogna esercitare se si vuole evitare la tendenza all’estremismo ecologico, militare e sociale. Qui non c’è solo da mettere in dubbio le forze produttive ma soprattutto le relazioni sociali della produzione44.
Nel suo “Frammenti sulle Macchine” nei Grundrisse, Marx ha commentato come il trasferimento della conoscenza e delle attività umane – ovvero l’essenza del lavoro umano – alle macchine attraverso l’automazione portasse al concretizzarsi nelle macchine del “general intellect” della società, che propriamente apparteneva a e rappresentava l’“individuo sociale” e, come ha spiegato nel Capitale, al “lavoratore collettivo”45.
L’appropriazione monopolistica del general intellect come proprietà del capitale comportava che venisse utilizzato per un solo fine: l’accumulazione di capitale, a vantaggio di pochi. L’incorporazione del general intellect all’interno del capitale era, per Marx, una contraddizione mortale per il capitale stesso. Qualsiasi tentativo da parte dei capitalisti di detenere il general intellect per i propri fini limitati di accumulazione avrebbe provocato una crisi dopo l'altra.
Citando una scena intitolata “La cantina di Auerbach” del Faust di Johann Wolfgang von Goethe (Parte 1, Scena 5) Marx allude sottilmente a una canzone volgare sul veleno dato a un ratto di cantina, che gli provoca di comportarsi “come se il corpo fosse impossessato dall’amore” – riferendosi al lavoro vivo trasformato in lavoro morto: un mero “corpo animato” incapace di creare direttamente valore.
Questo potrebbe rappresentare per i giorni nostri l’assorbimento da parte del capitale dell’IA di tutta la conoscenza generata dal lavoro creativo e dell’intero mondo digitalizzato in se stesso, producendo un corpo robotico che porta all’autofagia dell’IA e al collasso del modello46.
Il mero potenziale per l’espansione del tempo di lavoro disponibile (tempo libero) grazie all’automazione, come spiegava Marx ai suoi tempi, contraddice il bisogno incessante del capitale di espandere il tempo di pluslavoro. Il sistema dunque cerca di promuovere, attraverso l’automazione – basandosi sulla leva fornita da un esercito di riserva industriale in espansione – la degradazione ulteriore e la dipendenza materiale del lavoro, costringendo il “lavoratore a lavorare più a lungo del selvaggio, o di quanto lavorava quando lo faceva con utensili più semplici e rozzi”, adesso come mera “appendice della macchina”47.
Eppure, la realtà del general intellect incarnato nell’automazione allo stesso tempo rende possibile l’ascesa del “lavoratore collettivo come soggetto dominante” della produzione e del movimento decisivo verso una società di produttori associati48. La necessità del controllo e della pianificazione sociale significa mettere in capo le relazioni sociali generali e dare forme al regno del capitale finanziario monopolistico.
Alcuni segni di quanto è possibile si prefigurano oggi in Cina. La Cina compete con gli Stati Uniti nello sviluppo dell’IA. Il modello IA cinese open-source DeepSeek è più efficiente dal punto di vista energetico e più economicamente vantaggioso rispetto ai chatbot statunitensi.
Mentre le Grandi Case dell’IA negli Stati Uniti sono in corsa per il raggiungimento di una “superintelligenza” divina attraverso l’utilizzo dei LLM (Large language models), il “socialismo con caratteristiche cinesi” di Beijing ha focalizzato la sua tecnologia di machine learning – non senza le sue contraddizioni – più direttamente sulla manifattura, la logistica, l’energia, la finanza pubblica, e i servizi pubblici. Le case automobilistiche utilizzano i robot con il minimo intervento umano.
Gli strumenti di IA vengono usati ampiamente negli ospedali, dove viene impiegata “un’IA più semplice, più stretta” progettata per compiti specifici. L’IA in Cina è integrata principalmente nella manifattura piuttosto che in un’economia di servizio come negli Stati Uniti. Ovviamente, l’uso molto massiccio di robot nella manifattura cinese comporta l’espulsione del lavoro.
Le banche dati in Cina, come negli Stati Uniti e nel resto del mondo, usa ingenti risorse, e sono dipendenti dall’estrazione di litio, cobalto e terre rare. Come negli Stati Uniti, la modernizzazione militare si basa sull’IA. Ciò nonostante, i controlli normativi sull’IA da parte del “socialismo con caratteristiche cinesi” sono segnali ottimisti per il raggiungimento di un approccio sociale più razionale all’intero fenomeno.
Infatti, quello che differenzia maggiormente la Cina dagli Stati Uniti e l’Occidente riguardo l’IA sta nella leadership della governance dell’IA, che enfatizza il fatto che il machine learning debba essere subordinato a un percorso “incentrato sul popolo” e sul benessere della popolazione. Beijing ha introdotto regole mirate per le tecnologie di sintesi profonda (note come deepfake) e per l’IA generativa.
Tutti i deepfake richiedono etichettature cospicue o watermarking per garantire trasparenza, accuratezza e affidabilità. Qualsiasi azienda che vuole fornire servizi di IA generativa deve registrare i propri algoritmi all’Amministrazione del Cyberspazio della Cina, il maggiore ente regolatore. Qualsiasi maggior corpo di dati che gli sviluppatori vogliano includere nei loro modelli di IA deve essere campionato casualmente per contenuto discriminatorio e antisociale.
Le normative sono espressamente definite per proteggere gli individui che hanno diritti definiti di “identità, reputazione, onore, privacy e informazioni personali”. La maggior parte delle normative si applica ai LLM offerti al pubblico, mentre sono meno restrittive all’interno dell’industria per supportare l’innovazione. Nonostante questo, il carattere sociale dell’approccio cinese, sebbene non sia sufficiente e sollevi interrogativi difficili, si trova in contrasto con lo sviluppo privatizzato e predatorio della tecnologia negli Stati Uniti, dove sono notoriamente assenti regolamentazioni federali incisive49.
La Cina, non sorprendentemente, è leader nella promozione di una governance globale di IA, con la sua Iniziativa di Governance Globale dell’IA, introdotto nel 2023, e la sua Dichiarazione di Shangai sulla Governance Globale dell’IA al World Conference dell’IA nel 2024.
Con queste iniziative di carattere mondiale, Beijing insite su un “approccio incentrato sulle persone” come “obiettivo comune” rispetto alla regolamentazione dell’IA per fare fronte a “rischi imprevedibili e sfide complicate” di queste tecnologie, che sono frequentemente usate “per i fini della manipolazione dell’opinione pubblica, con la diffusione di disinformazione, con l’intervento negli affari interni, sistemi sociali e ordine sociale di altri paesi, così come mettendo a repentaglio la sovranità di altri stati”.
Tra i pericoli specificati ci sono “monopoli tecnologici e misure coercitive unilaterali”; tendenze alla discriminazione di “etnicità, credi, nazionalità, generi, etc.”; l’accelerazione di danni ambientali; e il blocco della diffusione delle tecnologie di machine learning nel Sud Globale, inibendo quindi uno sviluppo globale sostenibile. La Cina insiste che l’obiettivo dovrebbe essere lo sviluppo umano e l’uso di queste tecnologie in campi come “salute, educazione, trasporti, agricoltura, industria, cultura ed ecologia”.
Gli effetti negativi dell’IA sull’occupazione devono essere attentamente monitorati e “mitigati”. Tutti i paesi sono invitati a partecipare, in accordo con i loro bisogni nazionali, alla costituzione di “un sistema di verifica e valutazione basato sui livelli di rischio dell’IA e su un sistema di revisione etico tecnico-scientifico”. Volendo usare le parole di Xi Jinping, è necessario “far sì che l’IA serva al bene comune e dia beneficio a tutti, e che non sia un giocattolo in mano alle nazioni ricche e ai facoltosi”50.
In tutto il mondo si stanno affacciando diverse lotte rispetto all’IA. Una richiesta promossa è quella di “mettere in pausa” lo sviluppo dell’IA fin quando siano accertati i pericoli associati a un ulteriore avanzamento della tecnologia, in modo da avere una normativa razionale che possa giocare un ruolo nel suo sviluppo51.
Tuttavia, il governo federale degli USA sotto l’amministrazione Trump non solo non sta facendo alcun tentativo di regolamentare l’IA, ma sta lottando attivamente contro gli stati singoli e gli enti locali che stanno tentando di introdurre regolamentazione sull’IA52. Il cartello dell’IA, che ora si può dire essere costituito dagli hyperscaler dell’high-tech, sostenuto dalla finanza monopolistica e dal settore energetico, così come dallo stato, è attualmente completamente al comando.
Qualsiasi tentativo di controllare socialmente l’IA all’interno del capitalismo monopolistico, punta necessariamente al bisogno di un movimento più rivoluzionario che porti dal capitalismo al socialismo. Le Grandi Case dell’IA sono divise le une contro le altre e non possono resistere. Affidano la loro esistenza su un apparato statale capitalista centralizzato, coercitivo e basato su una classe corrotta nonché priva di un apparato culturale, costituente una logica di insieme che – se gli sarà permesso di continuare – non potrà che essere catastrofica.
Se l’umanità è destinata a prosperare, le forze e relazioni produttive dovranno essere rivoluzionate insieme, così come lo sviluppo delle capacità umane, per creare un mondo di sviluppo umano sostenibile. Questo richiede la formazione sotto al socialismo di un vero “processo democratico d’insieme” informato dal general intellect, in cui “i produttori associati governano il metabolismo umano con la natura in maniera razionale... raggiungendolo con la minore spesa energetica possibile e nelle condizione più adeguate alla natura umana”53.
Note
1) Paul Gruenwald and Satyam Panday, “How Data Centres and AI Are Becoming a New Engine of Growth,” World Economic Forum, December 17, 2025. See also Nick Licthenberg, “Without Data Centers GDP Growth was 0.1% in the First Half of 2025, Harvard Economist Says,” Fortune, October 7, 2025.
2) Kate Crawford, Mapping Empires: Power, Politics, and the Planetary Costs of Artificial Intelligence (New Haven: Yale University Press, 2021), 20.
3) Matt Day and Annie Bang, “Big Tech to Spend $650 Billion This Year as AI Race Intensifies,” Bloomberg, February 5, 2026; Marty Hart-Landsberg, “AI and the Economy: A Losing Bet for Working People,” Reports from the Economic Front, February 16, 2026.
4) Paul A. Baran and Paul M. Sweezy, Monopoly Capital (New York: Monthly Review Press, 1966), 220–21.
5) John Maynard Keynes, The General Theory of Employment Interest and Money (London: Macmillan, 1936), 14 MONTHLY REVIEW / May 2026 161–62; Karl Marx, Capital, vol. 1 (London: Penguin, 1976), 780.
6) Paul Krugman, “The Economics of Technological Change,” Substack, March 1, 2026, paulkrugman.substack.com; Forbes World Billionaire’s List, 2026, forbes.com/billionaires.
7) Matt Seybold, “The Ellisons are Beta-Testing Big Brother,” American Vandal, October 10, 2025.
8) Bernie Sanders, The Big Tech Oligarchs War Against Worker: AI and Automation Could Destroy Nearly 100 Million U.S. Jobs in a Decade, Ranking Member Minority Staff Report, Health, Education, Labor and Pensions Committee, October 6, 2025.
9)ix Melissa Heikkilä, “Mustafa Syleyman Plots AI ‘Self-Sufficiency’ as Microsoft Loosens OpenAI Ties,” Financial Times, February 12, 2026.
10) For a critical analysis of technological determinism, see Merritt Roe Smith and Leo Marx, eds., Does Technology Drive History?: The Dilemma of Technological Materialism (Cambridge, Massachusetts: MIT Press, 1994).
11) Karl Marx, Grundrisse (London: Penguin, 1983), 706; Marx, Capital, vol. 1, 279–80; John Bellamy Foster, “Braverman, Monopoly Capital, and AI: The Collective Worker and the Reunification of Labor,” Monthly Review 76, no. 7 (December 2024): 1–13; Matteo Pasquinelli, The Eye of the Master: A Social History of Artificial Intelligence (London: Verso, 2023).
12) John Bellamy Foster, Breaking the Bonds of Fate: Epicurus and Marx (New York: Monthly Review Press, 2025), 17. Although “up to us,” social struggle, though requiring agency, cannot be presented in voluntaristic terms. Rather, it has to be conceived in terms of what Roy Bhaskar called “the transformative model of social activity,” which encapsulated the essence of Marx’s concept of historical change. Roy Bhaskar, Reclaiming Reality (London: Routledge, 2011), 74–81; Karl Marx, The Eighteenth Brumaire of Louis Bonaparte (New York: International Publishers, 1963), 15.
13) Kate Crawford, “Eating the Future: The Metabolic Logic of AI Slop,” e-flux Architecture, September 2025, e-flux.com.
14) Kate Crawford, Atlas of AI: Power, Politics, and the Planetary Costs of Artificial Intelligence (New Haven: Yale University Press, 2021); Kate Crawford and Vladen Joler, “Anatomy of an AI System,” 2018, anatomyof.ai; Kate Crawford, “Calculating Empires,” Knowing Machines, November 23, 2023, knowingmachines.org; Kate Crawford, “Long Now Talks: Mapping Empires,” recorded November 12, 2025; Crawford, “Eating the Future”.
15) “Fetishism” is used here in the sense of Marx’s theory of commodity fetishism. See Marx, Capital, vol. 1, 163–77. On enchanted determinism, see Crawford, Atlas of AI, 213–15.
16) Crawford, Atlas of AI, 8.
17) Tung-Hui Hu, A Prehistory of the Cloud (Cambridge, Massachusetts: MIT Press, 2015), 147.
18) Crawford, Atlas of AI, 18–19. On the metabolic rift, see John Bellamy Foster, Marx’s Ecology (New York: Monthly Review Press, 2000), 141–77; John Bellamy Foster and Brett Clark, The Robbery of Nature (New York: Monthly Review Press, 2020), 12–34.
19) Crawford, Atlas of AI, 213–15; Alexander Campolo and Kate Crawford, “Enchanted Determinism: Power with Responsibility in Artificial Intelligence,” Engaging Science, Technology, and Society 6 (2020): 2.
20) Crawford, “Long Now Talks: Mapping Empires,” 27:07.
21) “World Water Day: The Water Impacts of Lithium Extraction,” Wetlands International Europe, March 22, 2023, europe.wetlands.org; Terry Gross, “How ‘Modern-Day Slavery’ in the Congo Powers the Rechargeable Battery Economy,” NPR, February 1, 2023.
22) Crawford and Joler, “Anatomy of an AI System,” Section XI.
23) Billy Perrigo, “Exclusive: OpenAI Used Kenyan Workers on Less than $2 an Hour to Make ChatGPT Less Toxic,” Time, January 18, 2023; Chinmayi Arun, “Transnational AI and Corporate Imperialism,” Carnegie Endowment of International Peace, October 8, 2024.
24) Crawford, Atlas of AI, 64–68; Lawrence F. Katz and Alan B. Krueger, “The Rise and Nature of Alternative Work Arrangements in the United States 1995– 2015,” NBER Working Paper Series, National Bureau of Economic Research, Washington DC, September 2016: 7; Hu, Prehistory of the Cloud, 89; Martin Gonzalez-Cabello, Auyon Siddiq, Charles J. Corbett, and Catherine Hu, “Fairness in Crowdwork: Making the Human Supply-Chain More Humane,” Business Horizons 68, no. 5 (September–October 2025): 645–57.
25) “Since Michel Foucault’s Discipline and Punish, it has become commonplace to consider the prison as the origin point of today’s surveillance society, with the elder Bentham as it its progenitor. In fact, the panoptic prison owes its origins to the work of the younger Bentham in the context of the early manufacturing facility. The panopticon began as a workplace mechanism well before it was conceptualized for prisons” (Crawford, Atlas of AI, 61).
26) Crawford, Atlas of AI, 59–62, 72; E. P. Thompson, “Time, Work-Discipline, and Industrial Capitalism,” Past and Present, no. 38 (December 1967): 56–97; Harry Braverman, Labor and Monopoly Capital (New York: Monthly Review Press, 1998).
27) Crawford, Atlas of AI, 74; Karl Marx and Frederick Engels, Collected Works (New York: International Publishers, 1975), vol. 6, 127; Marx, Capital, vol. 1, 1034–38; István Mészáros, The Challenge and Burden of Historical Time (New York: Monthly Review Press. 2008), 43–49; Ian Angus, Facing the Anthropocene (New York: Monthly Review Press, 2016), 111–25.
28) Crawford, “Eating the Future”; Crawford, Atlas of AI, 95.
29) Crawford, Atlas of AI, 119.
30) On crowdworkers, see Crawford, Atlas of AI, 63–64.
31) Crawford, Atlas of AI, 123–36, 145–46.
32) Crawford, Atlas of AI, 193–99; Peter Waldman, Lizette Chapman, and Jordan Robertson, “Palantir Knows Everything About You,” Bloomberg, April 19, 2018.
33) Hu, Prehistory of the Cloud, 115; Crawford, Atlas of AI, 202.
34) Crawford, Atlas of AI, 189–92; Ed Pilkington, “US Military Reportedly Used Claude in Iran Strikes Despite Trump’s Ban,” Guardian, March 1, 2026; Gary Wilson, “Anthropic Is Already at War,” Struggle La Lucha, March 5, 2026, struggle-la-lucha.org.
35) Crawford, “Long Now Talks: Map ping Empire,” 5:40–18:17; Crawford “Eating the Future”; Clive Hamilton and Jacques Grinevald, “Was the Anthropocene Anticipated?,” Anthropocene Review 2, no. 1 (2015): 67.
36) Crawford, “Long Now Talks: Mapping Empire,” 13:18, Crawford, “Eating the Future.”
37) Crawford, “Long Now Talks: Map ping Empires, 37:40–39:46; Crawford, “Eating the Future.”
38) Crawford, “Long Now Talks: Mapping Empires,” 28:08–29:20; Peter Landers, “Artificial Intelligence’s ‘Insatiable’ Energy Needs Not Sustainable, Arm CEO Says,” Wall Street Journal, April 9, 2024.
39) Crawford, “Long Now Talks: Mapping Empires,” 31:16–32:37; John Bellamy Foster, Brett Clark, and Richard York, The Ecological Rift (New York: Monthly Review Press, 2010), 169–82; William Stanley Jevons, The Coal Question (London: Macmillan, 1865), 102–16.
40) Ovid, Metamorphoses, trans. Charles Martin (New York: Norton, 2004), 298; Richard Seaford, Ancient Greece and Global Warming, Classical Association Presidential Address (Lon don: Classical Association, 2009), 6; John Bellamy Foster, Foreword in Fred Magdoff and Chris Williams, Creating an Ecological Society (New York: Monthly Review Press, 2017), 7–9.
41) Crawford, “Long Now Talks: Mapping Empires,” 40:11.
42) Matt Day and Amy Bang, “Big Tech to Spend $650 Billion This Year as AI Race Intensifies,” Bloomberg, February 6, 2026; Hart-Landsberg, “AI and the Economy.”
43) Frank Vogl, “Trump’s Return to the Robber Baron Age,” Globalist, October 13, 2025.
44) István Mészáros, The Necessity of Social Control (New York: Monthly Re view Press, 2015), 23–51.
45) Marx, Grundrisse, 706; Marx, Capital, vol. 1, 464–69, 544–45; Michael Heinrich, “The ‘Fragment on Machines’: A Marxian Misconception in the Grundrisse and Its Overcoming in Capital,” in Marx’s Laboratory: Critical Interpretations of the ‘Grundrisse,’ Riccardo Bellofiore, Guido Starosta, and Peter D. Thomas, eds. (Chicago: Haymarket, 2013), 197–212; John Bellamy Foster, “Braverman, Monopoly Capital, and AI,” Monthly Review 76, no. 7 (December 2024): 1–13. See also Te Li, “From Classic Labor to the Labor of the ‘General Intellect’: The Impact of the Digital Intelligence Era on Socialist Labor Theory,” Monthly Review 77, no. 11 (April 2026): 46–62.
46) Marx, Grundrisse, 704; Marx, Capital, vol. 1, 302; Johann Wolfgang von Goethe, Collected Works, vol. 2, Faust, Parts I and II, ed. and trans. Stuart Atkins (Princeton: Princeton University Press), 54; Sami Khatib, “The Drive of Capital: Of Monsters, Vampires, and Zombies,” Coils of the Serpent 8 (2021): 101–13.
47) Marx, Grundrisse, 708–9; Marx, Capital, vol. 1, 799.
48) Marx, Capital, vol. 1, 544–45.
49) Vanessa Bates Ramirez, “The U.S. and China Are Pursuing Different AI Futures,” IEEE Spectrum, February 19, 2026; “AI Watch: Global Regulatory Tracker—China,” White and Case, September 22, 2025.
50) Ministry of Foreign Affairs, People’s Republic of China, “Global AI Gover nance Initiative,” October 20, 2023; Ministry of Foreign Affairs, People’s Republic of China, “Full Text: Shanghai Declaration on Global AI Governance,” July 4, 2024; Xi Jinping, The Governance of China, vol. 5 (Beijing: Foreign Languages Press, 2025), 553.
51) Darko Suvin, “I Am Afraid of AI: A Politico-Epistemological Exasperation,” Historical Materialism (blog), 2026, historicalmaterialism.org; Anna Gordon, “Why Protestors Around the World Are Demanding a Pause on AI Development,” Time, May 13, 2024; Anthony Elmo, “Data Center Moratorium Bills Are Spreading in 2026,” Good Jobs First, February 19, 2026.
52) The White House, “Ensuring a National Policy Framework for Artificial Intelligence,” Executive Order, December 11, 2025.
53) Karl Marx, Capital, vol. 3 (London: Penguin, 1981), 959.
Fonte
09/04/2026
L’Ecomarxismo e la ricostruzione della dialettica materialista
di John Bellamy Foster
È un onore poter intervenire alla cerimonia di apertura della Quarta Conferenza Mondiale sul Marxismo a Pechino.
Mi è stato chiesto di discutere dello sviluppo dell'ecomarxismo e della sua relazione con la teoria marxista nel suo complesso. Voglio qui sostenere che l'ecomarxismo, così come lo conosciamo oggi, non è semplicemente un altro ramo del marxismo, ma ha di fatto svolto un ruolo di primo piano nella ricostruzione della teoria marxista classica. Esso rappresenta una sorta di correttivo di fronte al diffuso abbandono della dialettica materialista all'interno del marxismo occidentale. L'ecomarxismo è nato in risposta alla necessità materiale legata alla crisi ecologica planetaria. Tuttavia, per affrontare seriamente il problema ecologico in termini marxiani è stato necessario recuperare alcuni aspetti della critica marxista alla società capitalista delle merci che erano stati abbandonati dalla tradizione filosofica marxista occidentale, vale a dire la profonda visione materialista e dialettica del marxismo classico.
I socialisti sono stati in prima linea nell'ecologia sin da principio, e sono stati leader nei movimenti ambientalisti emersi tra gli anni '50 e '70, in gran parte in risposta ai nuovi pericoli ecologici causati dall'uomo, come i radionuclidi e l'aumento delle sostanze chimiche di sintesi, legate all'industria petrolchimica. Tuttavia, è stato solo alla fine degli anni '70 e '80 che è emerso il concetto di ecosocialismo, visto come un campo distinto. Ironia della sorte, quello che oggi chiamiamo ecosocialismo di prima generazione si contrapponeva al marxismo classico quasi quanto al capitalismo. In Occidente, tutte le principali figure dell'ecosocialismo di prima generazione hanno abbracciato l'idea che Karl Marx e Friedrich Engels fossero caduti in preda a quello che è stato chiamato meccanicismo prometeico. Durante la Guerra Fredda, l'antico mito greco di Prometeo, che donò fuoco e illuminazione all'umanità, è stato usato come un'arma per criticare Marx, che nella sua tesi di dottorato aveva elogiato Prometeo come simbolo dell'Illuminismo. Il marxismo è stato quindi criticato dagli ideologi della Guerra Fredda come una filosofia estremamente meccanicistica o strumentalista, opposta all'umanesimo. Ciò ha costituito sia una distorsione dell'antico mito greco di Prometeo – come era stato inteso per millenni – sia una distorsione del marxismo. Ciononostante, gli stessi ecosocialisti di prima generazione adottarono la critica della Guerra Fredda al marxismo – inteso come prometeismo meccanicistico – considerandolo come un punto di riferimento per l'antagonismo del marxismo classico nei confronti dell'ecologia. Marx è stato accusato di non aver incorporato i limiti naturali nella sua analisi, che a questo proposito è stata ritenuta inferiore a quella del reazionario teorico della popolazione, Thomas Malthus. La risposta degli ecosocialisti dell'epoca è stata quella di innestare la teoria verde, ovvero le nozioni idealistiche/moralistiche dell'ambientalismo liberale, su un marxismo occidentale che, in gran parte, era già stato spogliato della sua concezione materialistica della natura e della dialettica della natura. In alcune delle versioni più estreme, il marxismo classico è stato visto come costitutivo, insieme al capitalismo stesso, di un rozzo produttivismo, «nemico della natura».
Le debolezze dell'ecosocialismo di prima generazione rispetto alla teoria marxiana, e la sua incapacità di generare una prassi ecologica sostanziale, hanno portato allo sviluppo, alla fine degli anni '90, dell'ecosocialismo di seconda generazione, spesso definito teoria della frattura metabolica, sebbene l'ambito dell'analisi sia stato molto più ampio. Si è trattato in realtà di un vero e proprio ecomarxismo radicato nel materialismo storico classico, il cui obiettivo è stato quello di ricostruire il materialismo ecologico insito nel pensiero di Marx. Applicando questo approccio alle condizioni e alle crisi ecologiche in tutto il mondo, è stato istituito un ecosocialismo di terza generazione, in linea con la prassi ecosocialista rivoluzionaria. In questo modo la teoria della frattura metabolica, concentrandosi sullo sviluppo umano sostenibile, convergeva con l'analisi della civiltà ecologica sviluppata principalmente all'interno del marxismo ecologico cinese.
L'ecomarxismo può essere considerato come comprendente le seguenti nove proposizioni fondamentali:
(1) La natura/ecologia è il fondamento di tutta l'esistenza materiale. Il materialismo di Marx non era semplicemente un principio economico, ma si estendeva alle basi ontologiche degli esseri umani come esseri materiali, esseri auto-mediatori della natura. La società umana è una forma emergente della natura in linea con la dialettica materialista.
(2) La natura/ecologia, come diceva Engels, è la “prova della dialettica”. La dialettica della società, per quanto importante, non ha alcuna relazione con la totalità se separata dalla dialettica della natura.
(3) L'alienazione dal lavoro è allo stesso tempo l'alienazione dalla natura. L'umanità ha un rapporto metabolico con il lavoro e la produzione, che definisce l'essere della specie umana. L'alienazione dal processo lavorativo è contemporaneamente l'alienazione degli esseri umani dalle condizioni naturali di produzione e quindi si basa sull'alienazione dalla natura.
(4) L'analisi ecologica di Marx è radicata in una triade composta dal metabolismo universale della natura, dal metabolismo sociale e dalla frattura metabolica. Il concetto marxiano di “metabolismo universale della natura” abbraccia l'intera esistenza naturale secondo il metodo delle scienze naturali. Il “metabolismo sociale” rappresenta il rapporto specificamente umano con la natura attraverso la produzione. La frattura metabolica, o «frattura irreparabile nel processo interdipendente del metabolismo sociale, un metabolismo prescritto dalle leggi naturali della vita stessa», si verifica quando il metabolismo sociale della produzione entra in conflitto con il metabolismo universale della natura. Attingendo al lavoro di Justus von Liebig, Marx spiegò come i nutrienti del suolo venissero rimossi dal suolo e inviati in forma di cibo e fibre a centinaia e migliaia di chilometri di distanza verso i nuovi centri urbani concentrati del capitalismo, e non tornassero più al suolo, portando al suo impoverimento. Questo divenne la base della sua teoria della frattura metabolica o crisi ecologica, che applicò anche ad altri settori, comprese le epidemie periodiche.
(5) L'imperialismo ecologico è inseparabile dal capitalismo e implica che una nazione consegua più valori d'uso naturali a spese di un'altra attraverso il puro rapporto di forza. Marx scrisse che l'Irlanda coloniale aveva indirettamente esportato il proprio suolo in Inghilterra per nutrire la popolazione inglese, mentre, come conseguenza, gli irlandesi erano esposti a fame e povertà estreme.
(6) Un'analisi ecologica della forma-valore è al centro della critica politico-economica del capitale di Marx. L'intera critica economica di Marx si basa sulla distinzione tra valori d'uso naturali-materiali e valore di scambio. Il capitalismo si basa sul feticismo delle merci e sul valore di scambio. Il socialismo, al contrario, tiene conto dei valori d'uso qualitativi, sia nella loro dimensione ecologica che sociale.
(7) La visione del socialismo di Marx è quella di uno sviluppo umano sostenibile. Si oppone alla produzione fine a se stessa e all'accumulazione fine a se stessa, nonché al lato negativo della produzione capitalista, che distrugge le condizioni naturali necessarie. Un autentico progresso sociale richiede che l'umanità preservi la terra per le generazioni future, come boni patres familias, buoni capifamiglia.
(8) Le condizioni materiali della classe operaia sono sia ecologiche che economiche, e individuano un proletariato ambientale nella sua forma più ampia e rivoluzionaria. Nell'opera di Marx ed Engels lo sfruttamento e l'espropriazione degli strati sociali inferiori della popolazione si concretizza in devastazioni ambientali come l'inquinamento dell'aria e dell'acqua, la mancanza di cibo e l'adulterazione degli alimenti, le condizioni abitative precarie, le epidemie, l'accesso ineguale all'assistenza sanitaria, la maggiore mortalità della classe operaia, la disabilità e così via, oltre allo sfruttamento economico vero e proprio. Il proletariato rivoluzionario è quindi un proletariato ambientale che si occupa di tutte le forme di oppressione (comprese quelle legate alla razza, al genere e alle condizioni di vita stesse). Oggi le lotte alla base della società umana sono tanto ambientali quanto economiche.
(9) Il socialismo completo richiede lo sviluppo di una civiltà ecologica. Il marxismo ecologico punta in ultima analisi alla civiltà ecologica, un concetto nato nell'Unione Sovietica tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80 e adottato quasi immediatamente dalla Cina, dove ha ricevuto uno sviluppo molto più completo. La civiltà ecologica doveva essere equiparata al socialismo completo: un mondo di sostanziale uguaglianza e sostenibilità ecologica. Come ha affermato Xi Jinping, le «montagne verdi» valgono quanto o più delle «montagne d'oro». Come ha sottolineato altrove, la civiltà ecologica è la «modernizzazione dell'armonia tra l'umanità e la natura». In questo senso, la civiltà ecologica attinge a una lunga storia di pensiero e lotta ecologica che risale alla società tradizionale e al materialismo organico, nell'antica Grecia all'epicureismo – che ha influenzato il pensiero marxista – e in Cina al taoismo. Il marxismo ecologico nella sua lotta per la civiltà ecologica dà un nuovo significato a queste concezioni tradizionali dell'umanità come essere organico che vive e si sviluppa in accordo con la terra.
Fonte
08/04/2026
Il marxismo occidentale e il mito delle catene adamantine del capitalismo
di John Bellamy Foster
In questo discorso tenuto l'11 ottobre 2025 alla conferenza inaugurale della Society for Peace, Internationalism, and Ecology (Villanova University, Pennsylvania), John Bellamy Foster mette in relazione la storia di Prometeo, così come viene presentata nelle tragedie di Eschilo, con la “dialettica della sconfitta” del marxismo occidentale, in cui il capitalismo viene descritto come un legame indissolubile per la classe operaia. Invece, dice Foster, dobbiamo riconoscere Prometeo come un soggetto liberato dalle catene apparentemente ineluttabili che gli sono state imposte.
Nella sua tesi di dottorato su Epicuro, Karl Marx paragonava Epicuro a Prometeo, il titano della mitologia greca, che fu incatenato con indistruttibili catene adamantine ad una roccia per quella che doveva essere l'eternità da Efesto su ordine di Zeus. Il crimine di Prometeo era stato quello di aver fornito il fuoco – simbolo dell'illuminazione universale (il nome Prometeo significa “colui che riflette prima/lungimirante”) e dei poteri creativi ed emancipatori – all'umanità.[1] Il simbolismo era importante. Tramite Lucrezio, Marx citava più volte Epicuro nella sua dissertazione sullo “spezzare le catene del destino”, sostenendo che una prospettiva materialista non era necessariamente rigidamente deterministica o fatalistica, ma piuttosto compatibile con le nozioni di libertà umana, che avrebbe sempre rotto o deviato da qualsiasi limite imposto.[2]
Per Marx, nessuna catena adamantina ostacolava il progresso della libertà. Come scriveva il rivoluzionario ventenne Friedrich Engels in “Retrograde Signs of Our Times" (Segni di regresso nel nostro tempo), i moti reazionari «alla fine si spezzano tutti l'uno contro l'altro e contro il piede adamantino dell'epoca che avanza», il che inevitabilmente crea nuove condizioni e nuove rivolte.[3] Nella grande trilogia drammatica di Eschilo, Prometeo incatenato fu seguito da Prometeo liberato e poi da Prometeo portatore del fuoco, che rappresentava il grande dono della libertà all'umanità. Marx, che leggeva Eschilo ogni anno in greco originale, non perse mai di vista le implicazioni rivoluzionarie del mito greco.[4]
La tradizione filosofica marxista occidentale del secondo dopoguerra si è allontanata dallo spirito rivoluzionario del materialismo storico classico, accettando di fatto l'idea delle catene adamantine imposte dal capitalismo alla classe operaia, abbandonando l'idea di «spezzare le catene del destino». L'antico mito greco di Prometeo, così come presentato da Eschilo, è stato capovolto, diventando un simbolo non di illuminazione, speranza, sfida e rivoluzione, ma delle catene adamantine imposte dal capitalismo moderno, che non potevano essere affrontate. Per Herbert Marcuse, nel suo Eros e civiltà, Prometeo rappresentava la fatica, l'ordine e la prigionia. Non era il Prometeo di Eschilo, che rappresentava la sfida e la rivolta a nome dell'umanità, ma la versione della Guerra Fredda del mito di Prometeo armato contro il marxismo.[5]
Il marxismo occidentale si è arreso così al disfattismo, adottando una propria versione della fine della storia, come nel caso della negatività astratta del "Grande Rifiuto" di Marcuse, che ha sostituito la prassi rivoluzionaria.[6] Persino Perry Anderson, nel 1976 in Il dibattito nel marxismo occidentale, ha scritto che: «nel suo complesso, il tratto distintivo nascosto del marxismo occidentale è [...] che esso è il prodotto di una sconfitta. Il fallimento della rivoluzione socialista al di fuori della Russia [...] è il contesto comune all'intera tradizione teorica di questo periodo [...]. Questa serie ininterrotta di sconfitte politiche – per la lotta della classe operaia, per il socialismo – non poteva che avere effetti profondi sulla natura del marxismo formatosi in quest'epoca».[7] Qui Anderson ha ignorato le rivoluzioni nella periferia, come quelle di Cina e Cuba, ritenendole irrilevanti a questo proposito, poiché avvenute al di fuori di un capitalismo occidentale sviluppato.
La dialettica della sconfitta
Alla base della regressione del marxismo occidentale c'è stata la convinzione del completo trionfo economico del capitalismo. Come ha scritto Marcuse in L'uomo a una dimensione, «Le possibilità represse delle società industriali avanzate sono: lo sviluppo delle forze produttive su scala ingrandita, l'estensione della conquista della natura, un'accresciuta soddisfazione dei bisogni per un crescente numero di persone, la creazione di nuovi bisogni e facoltà. Queste possibilità sono oggi gradualmente realizzate attraverso mezzi ed istituzioni che annullano il loro potenziale liberante, ed il processo influisce non solo sui mezzi ma anche sui fini».[8] Il risultato di tale concezione marxista occidentale è stata la totale cancellazione delle rivoluzioni proletarie, ostacolate dalle «possibilità represse» dal capitalismo.
I vari successi materiali che Marx indicava nel suo panegirico alla borghesia nella prima metà della Parte prima del Manifesto del Partito Comunista erano visti da Marcuse come liberi dalle contraddizioni che Marx ha introdotto poche pagine dopo: le crisi economiche; l'apprendista stregone, che rappresentava le fratture impreviste tra società e natura; e l'ascesa del becchino del capitale sotto forma del proletariato moderno. Il capitalismo era, in conseguenza, presentato come vittorioso in senso materiale.
«Sul terreno teoretico come su quello empirico, il concetto dialettico», affermava Marcuse, manifesta la propria disperazione. La realtà umana è la sua storia, e in essa le contraddizioni non esplodono da sole. Può darsi che il conflitto tra il dominio razionalizzato e remunerativo, da un lato, ed i risultati di esso su cui potrebbe fondarsi l'autodeterminazione e la pacificazione [della lotta per l'esistenza umana], dall'altro, diventi clamoroso al di là di ogni possibile smentita, ma può anche avvenire che continui ad essere un conflitto trattabile e persino produttivo, perché con l'avanzare della conquista tecnologica della natura aumenta la conquista dell'uomo da parte dell'uomo.
Riassumendo, egli ha così concluso: «La teoria dialettica non è confutata, ma ciò non può offrire il rimedio. Non può aver carattere positivo»[9].
La lettura che vedeva una weberiana «età del ferro» imposta dal capitalismo, sulla base dei suoi successi economici e tecnologici, divenne la posizione predefinita della Scuola di Francoforte e della tradizione filosofica marxista occidentale nel suo complesso. Scrivendo durante il primo quarto di secolo dopo la Seconda Guerra Mondiale, in quello che oggi viene chiamata «l'età dell'oro», i marxisti occidentali adottarono l'idea che non solo l'economia capitalista abbia avuto un successo travolgente, ma che il proletariato si sia arricchito e sia stato permanentemente “borghesizzato”, incatenato al suo ruolo, sottomesso alle misere ricompense ottenute nel processo di sviluppo del capitalismo. Ciò era evidente nell'opera di Theodor W. Adorno, che nel 1964 sosteneva che, contrariamente a quanto affermato da Marx ed Engels nel Manifesto del Partito Comunista, i lavoratori ora avevano molto «più da perdere» che le loro catene. Si riferiva alle loro «automobili e motociclette».[10] Ciò che Adorno intendeva dire, dal punto di vista della sua dialettica negativa, era che questi beni, simbolo dell'imborghesimento del proletariato, rappresentavano nuove catene socio-psicologiche di oppressione. La legge generale dell'accumulazione [capitalistica] di Marx, in cui egli sottolineava che il divario relativo tra la classe capitalista e la classe operaia aumentava costantemente, creando una polarizzazione di classe sempre maggiore, indipendentemente dal fatto che i salari dei lavoratori fossero «alti o bassi», fu banalizzata da Adorno come una mera «teoria dell'impoverimento», in linea con l'ideologia della Guerra Fredda.[11]
Seguendo le orme di Engels e Lenin, Adorno sosteneva che i lavoratori occidentali si fossero ormai in larga misura borghesizzati. Tuttavia, Adorno non seguì Engels e Lenin nell'analizzare tale borghesizzazione in termini di teoria dell'aristocrazia operaia, secondo la quale una parte privilegiata dei lavoratori beneficiava del surplus del capitalismo monopolistico/imperialismo.[12] Né [Adorno] condivideva l'idea – sottolineata da Engels rispetto all'Inghilterra – che l'esistenza di un'aristocrazia operaia e la borghesizzazione di una parte significativa del proletariato fossero fenomeni transitori, destinati a essere minati dal declino del dominio coloniale/imperiale. Piuttosto, l'analisi eurocentrica di Adorno non lasciava spazio alla critica dell'imperialismo, né tantomeno a un'analisi approfondita del capitalismo monopolistico. Come osservava il critico tedesco Hans Mayer, che conosceva Adorno dal 1934: «L'Europa gli bastava completamente. Niente India o Cina, niente Terzo Mondo, niente democrazie popolari e niente movimento operaio».[13]
Ciò che qui è in discussione può essere chiarito sostenendo che la linea principale della tradizione filosofica del marxismo occidentale è caratterizzata da quattro rimozioni:
1) della classe,
2) del materialismo,
3) della dialettica della natura,
4) della critica dell'imperialismo.
Dietro a ciò non c'è una negazione totale della teoria marxista, ma piuttosto il suo confinamento in un universo borghese permanente, che poteva essere analizzato criticamente per la sua mancanza di vera liberazione, ma non superato.[14]
La rimozione della classe era insita nell'idea che, nella sua età dell'oro, il capitalismo stesse attenuando le distinzioni di classe e rimuovendo ogni radicalismo da parte di una classe operaia benestante e borghesizzata, con le sue automobili e le sue motociclette.[15] La rimozione del materialismo era sia un abbandono della critica economica autentica sia, cosa ancora più importante, della concezione materialistica della natura: la controparte dialettica della concezione materialistica della storia. La rimozione della dialettica della natura significava che il rapporto dell'uomo con la natura esterna poteva essere ridotto a una tecnologica conquista della natura (ciò che Max Horkheimer e Adorno definivano la «dialettica dell'Illuminismo»).[16] La rimozione della critica dell'imperialismo significava che l'Europa era il destino finale e la definizione della modernità. Come aveva scritto Georg Wilhelm Friedrich Hegel: «La storia mondiale va da est verso ovest; dunque, l'Europa, è per eccellenza la fine della storia mondiale».[17]
Il marxismo occidentale ha rappresentato un allontanamento da Marx, non tanto verso Hegel, quanto piuttosto verso Max Weber, che rifiutava la teoria marxiana delle classi e della lotta di classe (a favore della mera competizione per le opportunità di vita sul mercato); ha sostituito il materialismo storico con l'idealismo neokantiano, il dualismo e l'individualismo metodologico; e concepito l'Occidente come l'unica fonte di fenomeni culturali di «significato e valore universale» basati sulla razionalità formale o strumentale. Pertanto, il mondo era una «gabbia di ferro» dalla quale non c'era via di fuga.[18] Nella sua lunga e contorta inversione dialettica, il marxismo occidentale è passato dalla concezione hegeliana di sinistra secondo cui «il razionale è reale», non a quella opposta, la concezione hegeliana di destra secondo cui «il reale è razionale», bensì verso la posizione pseudo-critica e pseudo-freudiana secondo cui l'irrazionale è reale, governato dalla «pulsione di morte», con il mondo permanentemente spogliato dal capitalismo di qualsiasi contenuto materialistico-rivoluzionario autentico.[19] Si è avvicinato così sempre più alla reazione antirazionalista di Friedrich Nietzsche. Questo è ciò che Russell Jacoby ha chiamato, con il titolo del suo libro: Dialectic of Defeat [Dialettica della sconfitta].[20] La dialettica della sconfitta del marxismo occidentale non era ovviamente la dialettica di una spirale, che incarnava la negazione della negazione, ma quella che Adorno definiva «dialettica negativa», che negava del tutto un momento positivo, rimanendo intrappolata in un circolo vizioso, senza fine, che la riportava alle visioni borghesi.[21]
Il marxismo occidentale è prosperato grazie alla sua analisi del soggettivo, in particolare nell'applicazione delle categorie psicoanalitiche tratte da Sigmund Freud, e nella critica della reificazione. Ci sono state analisi dettagliate dell'industria culturale e del dominio dei media. Tuttavia, ciò non ha dato origine all'analisi delle vicissitudini della coscienza di classe, ma piuttosto al mondo reificato e incatenato dell'incoscienza di classe, capovolgendo Storia e coscienza di classe di György Lukács.[22] Il problema, come ha affermato Marcuse in termini weberiani, è che gli «individui amministrati» della moderna società unidimensionale devono «liberarsi da se stessi non meno che dai loro padroni».[23] L'attenzione si è concentrata quindi quasi esclusivamente sull'autodistruzione del materiale umano necessario al cambiamento. Il problema era talmente grave, secondo la teoria critica, che Marcuse, come abbiamo visto, si chiedeva se la teoria critica della società dovesse abdicare del tutto, «poiché la dialettica ne aveva dichiarato l'inutilità». [Marcuse] concludeva il suo libro sottolineando la mera possibilità che «gli estremi storici possano toccarsi ancora una volta: la coscienza più avanzata dell'umanità e la sua forza più sfruttata. Non è altro che una possibilità».[24]
Una visione più ampia e lungimirante
Con determinazione Raymond Williams ha messo in guardia contro «gli aggiustamenti a lungo termine di problemi a breve termine», contro la tendenza a considerare la condizione del momento immediato come determinante per la traiettoria a lungo termine.[25] Piuttosto, come sosteneva Paul A. Baran, era necessario tenere direttamente conto della «visione a lungo termine» in tutte le azioni immediate, al fine di comprenderne le contraddizioni e le possibilità di una prassi rivoluzionaria. Baran era un economista marxista russo, ricercatore presso l'Istituto per le ricerche sociali di Francoforte prima dell'ascesa al potere di Adolf Hitler, ed emigrato negli Stati Uniti all'inizio della Seconda Guerra Mondiale. Negli anni '60 scrisse Monopoly Capital (Il capitale monopolistico) con Paul M. Sweezy, che esponeva alcuni aspetti dell'analisi della Scuola di Francoforte, ma che era anche una critica storica dell'irrazionale capitalismo monopolistico e imperialistico del XX secolo. Sebbene Baran e Sweezy, come Marcuse, terminassero il loro libro con l'osservazione che la classe operaia non era all'epoca in rivolta negli Stati Uniti, differentemente da Marcuse essi non consideravano questo fatto come un fenomeno permanente, ma piuttosto qualcosa che sarebbe cambiato con il mutare delle condizioni storiche. A metà degli anni '60 scrissero che «anche se gli attuali movimenti di protesta dovessero essere sconfitti o dovessero abortire, non vi sarebbe ragione di escludere definitivamente la possibilità di un vero movimento rivoluzionario negli Stati Uniti».[26] Non solo il militarismo e l'imperialismo erano al centro del loro libro, ma Baran aveva pubblicato, meno di un decennio prima, l'analisi pionieristica sulla dipendenza The Political Economy of Growth [L'economia politica della crescita].[27] Baran e Sweezy sostenevano, sulla base della realtà concreta, che, nel XX secolo, la principale lotta rivoluzionaria tra lavoratori e capitale si era spostata alla periferia del sistema, nel Sud globale, che era la base della rivoluzione mondiale contemporanea ispirata dalla teoria marxista.
Baran aveva una lunga amicizia con Marcuse, risalente ai primi anni '30 quando entrambi frequentavano l'Istituto per le ricerche sociali di Francoforte. Marcuse gli inviò il manoscritto di One-Dimensional Man (L'uomo a una dimensione) nel 1963, prima della pubblicazione. Evidenziando dei difetti nell'opera, Baran scrisse a Sweezy:
Ciò che oggi è in discussione, e in effetti lo è con la massima urgenza, è la questione se la dialettica marxiana si sia spezzata, vale a dire se sia possibile che la Scheiße [merda] si accumuli, si coaguli, che ricopra tutta la società (e una buona parte del mondo correlato) senza produrre la controforza dialettica che la distrugga e la faccia esplodere. Hic Rhodus, hic salta! Se la risposta è affermativa, allora il marxismo nella sua forma tradizionale è diventato obsoleto. Ha previsto la miseria, ha spiegato molto bene le cause per cui è così diffusa; era in errore, però, nella sua tesi centrale secondo cui la miseria stessa genera le forze per la sua abolizione.
Ho appena finito di leggere il nuovo libro di Marcuse (MS) [L'uomo a una dimensione], che espone in forma laboriosa la posizione definita il Grande Rifiuto o la Negazione Assoluta. Tutto è dreck [spazzatura]: il capitalismo monopolistico e l'Unione Sovietica, il capitalismo e il socialismo come li conosciamo; il lato negativo della storia, secondo Marx, si è avverato, il suo lato positivo resta un frutto dell'immaginazione. Siamo ritornati allo stato di puro e semplice utopismo; dovrebbe esserci un mondo migliore, ma non esiste alcuna forza sociale in grado di realizzarlo. Non solo il socialismo non è una risposta, ma non c'è nessuno che possa comunque fornirla. Dal Grande Rifiuto e dalla Negazione Assoluta, al Grande Ritiro e al Tradimento Assoluto, il passo è molto breve…
Sono necessari un'analisi lucida dell'intera situazione, il ripristino di una prospettiva storica e un richiamo alle dimensioni temporali pertinenti, e molto altro ancora.[28]
Non c'è dubbio che in molti casi, come ha suggerito Baran, il Grande Rifiuto e la Negazione Assoluta si siano trasformati nel Grande Ritiro e nel Tradimento Assoluto. L'argomento secondo cui il reale è irrazionale, quando separato da una «lucida analisi [materialista] dell'intera situazione, dal ripristino di una prospettiva storica e dal richiamo alle dimensioni temporali pertinenti» – senza escludere l’incapacità eurocentrica nell’affrontare l'imperialismo – ha portato ad un ritiro assoluto in quello che Lukács ha definito il «Grand Hotel Abyss».[29] Da qui il passo verso forme retrograde di postmodernismo e postumanesimo, che si presentavano come visioni apparentemente radicali, ma che minavano [in realtà] ciò che restava dell'Illuminismo radicale.
Hegel concludeva la sua ultima opera con la domanda «riforma o rivoluzione?» (preferendo chiaramente la prima).[30] La sinistra post-marxista non è più in grado di fare nemmeno questo, identificandosi con il populismo o il repubblicanesimo, tutt’altra cosa che una vera prassi socialista radicata nella classe operaia internazionale, come se fosse una reliquia di un'epoca diversa. Ma con questo si è persa ogni speranza di trascendere la società esistente. «La storia del marxismo [occidentale]», ha scritto Jacoby, «è la perdita della critica dialettica della società borghese».[31]
La crisi materiale del nostro tempo e la necessità della libertà
In verità, non esiste un'oggettiva dialettica della sconfitta. La storia è un processo di continuità e cambiamento, di negazione della negazione, senza alcuna possibilità di una fine definitiva se non quella di un oblio nucleare o ambientale (possibilità reali al giorno d'oggi). Il marxismo occidentale ha inculcato l'idea che la storia sia giunta ad un punto di sosta, anche se continua a scrutare tra le sbarre della gabbia di ferro – il più delle volte limitandosi a scrutare all'interno. L'obiettivo principale della teoria critica era comprendere il potere persuasivo del capitale, e la capitolazione della classe operaia che ciò comportava. L'analisi di classe ha ceduto il passo a pensatori postmodernisti, come Gilles Deleuze e Felix Guattari, che hanno portato questa logica alle sue estreme conseguenze, al trattamento della schizofrenia indotta dal capitalismo.[32]
«Eppur si muove» avrebbe detto Galileo (senza dubbio apocrifo) riferendosi alla Terra, dopo essere stato costretto dalla Chiesa a rinunciare alla visione copernicana dell'universo.[33] La rimozione da parte del marxismo occidentale della dialettica della natura e [della critica] dell'imperialismo, del materialismo e della classe, lo ha reso inadeguato ad affrontare i reali cambiamenti economici, sociali e ambientali a livello globale. Rifiutando sia il materialismo che la dialettica della natura e quindi le scienze naturali, i marxisti occidentali si sono dimostrati impreparati ad affrontare le questioni ecologiche quando si sono presentate. Il concetto di natura in Marx di Alfred Schmidt, una tesi di dottorato scritta sotto la supervisione di Horkheimer e Adorno, pubblicata nello stesso anno di Silent Spring (Primavera silenziosa) di Rachel Carson, riconosceva in parte l'importanza del concetto di metabolismo di Marx, ma trascurava completamente la sua teoria della frattura metabolica, o crisi ecologica. Argomentando contro Bertolt Brecht ed Ernst Bloch, che, seguendo Marx, avevano teorizzato la riconciliazione rivoluzionaria e l'armonizzazione tra l’umanità e la natura, Schmidt sottolineava l'ineluttabilità della conquista tecnologica della natura o la cosiddetta dialettica dell'Illuminismo. La natura e le scienze naturali erano considerate in gran parte estranee a qualsiasi concezione della società come seconda natura.[34] Il recupero dell'ecologia di Marx fu quindi ritardato, anche se il mondo stava prendendo coscienza della crescente crisi ecologica planetaria.
Un fenomeno simile si è verificato anche rispetto alla classe. Come ha spiegato Ellen Meiksins Wood in The Retreat from Class del 1986, i marxisti occidentali hanno sempre più spesso dissociato la politica dalla classe, si sono orientati verso un determinismo tecnologico, hanno sostituito la classe operaia con delle «forze democratiche» vagamente definite, e hanno adottato una politica «populista» di massa che ha ignorato i rapporti di classe. In questo modo, i marxisti occidentali hanno teso a fondersi con l'ideologia liberale, creando quello che potrebbe essere definito un marxismo al contrario.[35] Oggi, queste argomentazioni si sono trasformate nella posizione secondo cui Marx viene considerato più come un repubblicano – o come un sostenitore di una politica limitata al cittadino democratico – piuttosto che come un socialista militante interessato alla trasformazione rivoluzionaria [da parte] della classe operaia, finalizzata a una democrazia sostanziale.[36] Anche la famosa analisi dell'"industria culturale" di Adorno, e di altri, manca di qualsiasi significato concreto se contrapposta all'economia politica critico-realista della comunicazione e la rivolta contemporanea per il controllo dell'apparato culturale.[37]
Il ripiegamento definitivo del "marxismo al contrario" occidentale è stato il suo orientamento a vedere il capitalismo moderno come rappresentante «l’organizzazione capitalistica razionale del lavoro (formalmente) libero», secondo la definizione di Weber, separandolo dalla teoria del capitalismo monopolistico/imperialismo, e persino dalla marxiana teoria dello sfruttamento.[38] Nonostante il ruolo avuto in tutte le autentiche rivoluzioni scoppiate nel Sud globale, l'umanesimo socialista e il materialismo storico radicale sono stati criticati duramente da pensatori strutturalisti come Louis Althusser. Le società capitalistiche periferiche, secondo la logica della modernità, sono state viste come destinate a evolversi inesorabilmente verso il capitalismo sviluppato e quindi verso l'Occidente – nella misura in cui potevano essere considerate come in via di modernizzazione. Come ha sostenuto Bill Warren, basando presumibilmente la sua analisi sul Marx dei primi anni '50 del XIX secolo: l'imperialismo è stato il «pioniere del capitalismo».[39] Come ha sottolineato Domenico Losurdo, i marxisti occidentali sono stati così indifferenti alle lotte del Terzo Mondo che hanno considerato il '68 europeo e la sua sconfitta, più importanti dei decenni di lotta rivoluzionaria in tutto il mondo – dalla Cina a Cuba, dal Ghana di Kwame Nkrumah al Cile di Salvador Allende – collegata a quella che L. S. Stavrianos ha denominato la frattura globale.[40] Curiosamente, mentre in tutti e tre i continenti del Sud globale erano in atto rivoluzioni contro il colonialismo, l'imperialismo e la dipendenza, i marxisti eurocentrici occidentali parlavano, con una visione ristretta, del fallimento della rivoluzione, poiché questa avrebbe dovuto avvenire solo nelle società capitalistiche mature dell'Occidente.
Così sganciato dalla storia e dal materialismo, il "marxismo al contrario" dell'Occidente, pur ricco di idee penetranti, può ripristinare il suo posto sbiadito nell'insieme del marxismo solo attraverso un processo di salvataggio e di recupero che lo rimetta di nuovo in piedi. Ciò richiede una riconnessione con la tradizione storico-materialista classica di Marx ed Engels e con le lotte rivoluzionarie, passate e presenti contro l'imperialismo e il capitalismo, combattute in tutto il Sud globale. Oggi ciò coincide con la grande battaglia antisistemica per salvare il Pianeta come luogo di abitazione umana. Queste realtà hanno richiesto cambiamenti di paradigma nella teoria storico-materialista, al fine di incorporare i nuovi pericoli onnipresenti della globalizzazione illimitata del capitalismo e la frattura che questa ha creato nei flussi biogeofisici del Pianeta – visto come un luogo di abitazione terrena per l'umanità e tutte le specie viventi.[41] Questi cruciali cambiamenti di paradigma richiedono di rifondare il marxismo nelle sue basi materialiste, dialettiche e rivoluzionarie originali, con obiettivi più universali.
Bisogna riconoscere che lo sviluppo della teoria e della prassi marxista, nell'attuale contesto storico, avviene oggi più rapidamente in paesi come Cina, Venezuela e Cuba che nei cosiddetti “paesi avanzati” dell'Occidente. I primi si sono in una certa misura sganciati dal sistema mondiale imperialista e stanno portando avanti i propri progetti socialisti sovrani in cooperazione con altri paesi del Sud globale. Le principali contraddizioni sono ormai planetarie: la crisi del Sistema Terra, la minaccia di una guerra termonucleare, la realtà dell’iper-imperialismo e la necessità di un’alleanza internazionale del lavoro. Tutte queste lotte indicano il socialismo come l’unica alternativa possibile.
Spezzare le catene adamantine
Nonostante le intenzioni originarie di Zeus, Prometeo non è rimasto incatenato per l'eternità, ma ha riacquistato la libertà dopo soli 30.000 anni. Nel Prometeo liberato di Eschilo, di cui abbiamo solo dei frammenti, Prometeo è stato liberato dalle indistruttibili catene adamantine da Eracle/Ercole, figlio di Zeus e della mortale Alcmena, che ha spezzato le catene indistruttibili, realizzando l'impossibile. Prometeo ha potuto usare la sua lungimiranza come leva sul tiranno Zeus, che aveva bisogno che il lungimirante Prometeo gli rivelasse i dettagli del suo possibile futuro in modo da impedire di essere spodestato.[42] Prometeo, nella parte finale della trilogia di Eschilo, Prometeo il portatore del fuoco – come ipotizzato da George Thomson sulla base dalla struttura delle prime due opere teatrali, e delle poche prove che si possono ricavare dalla terza – viene venerato dall'umanità come il liberatore.[43]
Tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo, figure illuministe/romantiche come Samuel Taylor Coleridge, Mary Wollstonecraft e Percy Bysshe Shelley scrissero della libertà umana e della liberazione dalle catene adamantine spezzando le catene del destino.[44] Per il giovane Engels, ammiratore di Shelley, il “piede adamantino” del tempo, che liberava tutte le condizioni materiali esistenti, creandone di nuove, ha modificato il regno delle possibilità umane e delle relazioni sociali, aprendo la strada a cambiamenti storici. Marx si è riferito sia alle “catene d'oro”, quando i lavoratori e i loro potenziali alleati venivano comprati, sia alle “catene dell'illusione” in cui il misticismo, la religione e il feticismo delle merci limitavano costantemente (ma non contenevano) la lotta per la libertà umana. Tuttavia, ha insistito sul fatto che le catene rappresentate dai rapporti di produzione esistenti potevano essere spezzate.[45]
Al giorno d’oggi, la necessità materiale alienata del capitalismo sotto forma di concentrazione e centralizzazione di immense ricchezze e potere tra pochissimi, l’intensificarsi delle guerre di sterminio e la crisi ecologica planetaria possono essere superate solo dall’emergere rivoluzionario di una società di sostanziale uguaglianza, sostenibilità ecologica e libertà sociale.
L'agente di questo cambiamento – che oggi può essere meglio concepito – è il proletariato ambientale globale, la classe operaia nella sua forma materialistica più ampia e universale – una nuova realtà emergente di rivolta. Proprio come la civiltà ecologica – com'è concepita soprattutto in Cina – rappresenta la forma più alta della lotta socialista, così il proletariato ambientale è la forma matura della lotta di classe materiale, verso lo sviluppo umano sostenibile. Se la classe capitalista ha espropriato sia l'umanità che la terra, il proletariato ambientale è la necessaria negazione della negazione affinché il mondo possa liberarsi dalla perdizione capitalista. Le catene dell'umanità sono autoinflitte, il che significa che il presente può essere liberato – ma solo se la lotta per la libertà umana viene progressivamente estesa.
Note
[1] Si veda George Thomson (a cura di), Aeschylus, Prometheus Bound, Cambridge University Press, Cambridge 1932, pp. 1-47; George Thomson, Special Introduction, Aeschylus, Oresteia Trilogy/Prometheus Bound, Dell, New York 1965, pp. 24-26.
[2] Si veda John Bellamy Foster, Breaking the Bonds of Fate: Epicurus and Marx, Monthly Review Press, New York 2025.
[3] Karl Marx e Friedrich Engels, Collected Works, vol. 2, International Publishers, New York 1975, p. 48; tr. it., F. Engels, Scritti e lettere govanili 1838 - 1842, in Marx Engels Opere, vol. 2, Edizioni Lotta Comunista, Sesto San Giovanni (Mi) 2020, p. 111.
[4] Paul Lafargue, Reminiscences on Marx, in "Reminiscences of Marx and Engels", Institute of Marxism and Leninism (a cura di), Foreign Languages Publishing House, Mosca s.d., p. 74.
[5] Herbert Marcuse, Eros and Civilization, Beacon Press, Boston 1964, pp. 74-75; tr. it. di L. Bassi, Eros e civiltà, Einaudi, Torino 1964, pp. 118. Si veda John Bellamy Foster, Eco-Marxism and Prometheus Unbound, in "Monthly Review", 77, n. 6, novembre 2025, pp. 25; tr. it., Ecomarxismo e Prometeo liberato, Antropocene.org (blog), 29.11.2025
[6] Herbert Marcuse, One-Dimensional Man, Beacon Press, Boston 1964, pp. 63-64, 255-257; tr. it. di L. Gallino, T. Giani Gallino, L'uomo a una dimensione, Einaudi, Torino 1967, 1999, pp. 76-77, 259
[7] Perry Anderson, Considerations on Western Marxism, Verso, Londra 1976, pp. 42-43; tr. it., Il dibattito nel marxismo occidentale, Laterza, Bari 1977,
[8] Herbert Marcuse, One-Dimensional Man, cit., p. 255; tr. it., L'uomo a una dimensione, cit., p. 257.
[9] Herbert Marcuse, One-Dimensional Man, cit., p. 253; tr. it., L'uomo a una dimensione, cit., p. 255-256.
[10] Theodor W. Adorno, Philosophical Elements of a Theory of Society, a cura di Tobias ten Brink e Marc Phillip Nogueira, tr. Wieland Hoban, Polity, Cambridge 2019, pp. 38, 49-50.
[11] T.W. Adorno, Philosophical Elements of a Theory of Society, cit., pp. 31, 49.
[12] Si veda Martin Nicolaus, The Theory of the Labor Aristocracy, in "Monthly Review" 21, n. 11, aprile 1970, pp. 91-101.
[13] Martin Jay, The Dialectical Imagination, Little, Brown, and Co., Boston 1973, p. 187.
[14] Questa prospettiva è stata introdotta per la prima volta da John Bellamy Foster and Gabriel Rockhill, Western Marxism and Imperialism: A Dialogue, in Monthly Review", 76, n. 10, marzo 2025, p. 9; tr. it., Marxismo occidentale e imperialismo, Antropocene.org (blog), 08.04.2025.
[15] Ciò che Marx definiva l'unità degli opposti (o l'identità dell'identità e della non identità) che caratterizza il capitale e il lavoro, qui si trasformava in una identità degli opposti, ristretta e unilaterale.
[16] Max Horkheimer e Theodor Adorno, Dialectic of Enlightenment, Continuum, New York 1944; tr. it. di R. Solmi, M. Horkheimer e Theodor Adorno, Dialettica dell'illuminismo, Einaudi, Torino 1966.
[17] G. W. F. Hegel, The Philosophy of History, Dover, New York 1956, p. 103; tr. it., C. Cesa (a cura di), G. W. F. Hegel, Filosofia della storia: antologia, La Nuova Italia, Firenze 1975.
[18] Max Weber, The Protestant Ethic and the Spirit of Capitalism, tr. Talcott Parsons, George Allen and Unwin, Londra 1930, pp. 13-17, 181; tr. it. di P. Burresi L'etica protestante e lo spirito del capitalismo, Sansoni, Firenze 1945, 1977, pp. 63-67, 305; Max Weber, From Max Weber: Essays in Sociology, a cura di Hans Gerth e C. Wright Mills, Oxford University Press, New York 1946, p. 181.
[19] G. W. F. Hegel, The Philosophy of Right, Oxford University Press, New York 1952, p. 10; tr. it. di G. Marini (a cura di), Lineamenti di filosofia del diritto, Laterza, Bari 1987, p. 14; Sigmund Freud, Beyond the Pleasure Principle, W. W. Norton, New York 1989, pp. 53, 59; tr. it. di R. Colorni, A.M. Marietti, Al di là del principio di piacere, Bollati Boringhieri, Milano 1986.
[20] Russell Jacoby, Dialectic of Defeat: Contours of Western Marxism, Cambridge University Press, Cambridge 1981.
[21] Theodor W. Adorno, Negative Dialectics, Continuum, New York 1973, p. xix; tr. it. di C.A. Donolo, Dialettica negativa, Einaudi, Torino 1971.
[22] Russell Jacoby, Dialectic of Defeat, cit., pp. 120-121.
[23] Herbert Marcuse, One-Dimensional Man, cit., p. 250; tr. it., L'uomo a una dimensione, cit., p. 253
[24] Herbert Marcuse, One-Dimensional Man, cit., p., 25; tr. it., L'uomo a una dimensione, cit., p. 259.
[25] Terry Eagleton, Resources for a Journey of Hope: The Significance of Raymond Williams, in "New Left Review", I/168, marzo-aprile 1988.
[26] Paul A. Baran e Paul M. Sweezy, Monopoly Capital, Monthly Review Press, New York 1966, pp. 366-367; tr. it. di L. Occhionero, Il capitale monopolistico, Einaudi, Torino 1968, pp. 306.
[27] Paul A. Baran, The Political Economy of Growth, Monthly Review Press, New York 1957, 1962.
[28] Paul A. Baran e Paul M. Sweezy, The Age of Monopoly Capital, a cura di Nicholas Baran e John Bellamy Foster, Monthly Review Press, New York 2017, p. 430.
[29] György Lukács, The Theory of the Novel, Merlin Press, Londra 1971, p. 22; tr. it., Teoria del romanzo, Sugar, Milano 1972.
[30] Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Political Writings, Cambridge University Press, Cambridge 1999, p. 270.
[31] Russell Jacoby, Dialectic of Defeat, cit., p. 27.
[32] Gilles Delueze e Felix Guattari, Anti-Oedipus: Capitalism and Schizophrenia, University of Minnesota Press, Minneapolis 1983; tr. it. di C. Fontana, L'anti-edipo. Capitale e schizofrenia, Einaudi, Torino 2002.
[33] Mario Livio, Did Galileo Truly Say ‘And Yet It Moves?, in "Scientific American (blog), 6 maggio 2020.
[34] Alfred Schmidt, The Concept of Nature in Marx, New Left Books, Londra 1971, pp. 11, 43, 78-79, 88, 154-162, 186-187; tr. it. di G. Baratta, G. Bedeschi, Il concetto di natura in Marx, Laterza, Bari, 1969.
[35] Ellen Meiksins Wood, The Retreat from Class, Verso, Londra 1986. Sul “marxismo invertito” si veda John Bellamy Foster, Comments, Gabriel Rockhill, Who Paid the Pipers of Western Marxism Book Launch with Ali Kadri and John Bellamy Foster,” postato da "Critical Theory Workshop", 1:40:27, 11 dicembre 2025, youtube.com/watch?v=0SOFasECUbg.
[36] Bruno Leipold, Citizen Marx: Republicanism and the Formation of Marx’s Social and Political Thought, Princeton University Press, Princeton 202); William Clare Roberts, Marx’s Inferno: The Political Theory of Capital, Princeton University Press, Princeton 2018.
[37] Theodor Adorno, The Culture Industry, Routledge, Londra 1991. Sulla critica all'apparato culturale, si veda John Bellamy Foster e Robert W. McChesney, The Cultural Apparatus of Monopoly Capital, in ”Monthly Review", 65, n. 3, luglio-agosto 2013, pp. 1-33. Sulla lotta contemporanea sull'economia politica dell'apparato culturale, si veda John Bellamy Foster, Robert W. McChesney (1952–2025): A Personal and Political-Intellectual Memoir, in ”Monthly Review" 77, n. 7, dicembre 2025, pp. 1-23.
[38] Max Weber, The Protestant Ethic and the Spirit of Capitalism, cit., p. 21; tr. it., L'etica protestante e lo spirito del capitalismo, cit., p. 71.
[39] L. Bill Warren, Imperialism, Pioneer of Capitalism, Verso, Londra 1980.
[40] S. Stavrianos, Global Rift: The Third World Comes of Age, William Morrow and Co., New York 1981.
[41] Si veda John Bellamy Foster, Brett Clark e Richard York, The Ecological Rift, Monthly Review Press, New York 2010.
[42] Era stato predetto che se Zeus avesse avuto un figlio con una donna, allora il proprio figlio, frutto di questa unione, lo avrebbe deposto. Solo Prometeo, con la sua lungimiranza, sapeva chi fosse quella donna (Teti) e usò questa informazione contro Zeus, ottenendo così la sua liberazione e la riammissione sull'Olimpo, ma solo dopo che Zeus ebbe posto fine alla sua tirannia assoluta sugli dei e sugli uomini.
[43] George Thomson intr. Aeschylus, Prometheus Bound, cit.,; George Thomson, Special Introduction a Aeschylus, Oresteia Trilogy/Prometheus Bound, cit.,; Carey Jobe, Aeschylus’ Prometheus Unbound: Rebuilding a Lost Masterpiece, in ”Antigone", 2024, antigonejournal.com.
[44] Samuel Taylor Coleridge, Aids to Reflection, Edward Moxon, Londra 1854; Mary Wollstonecraft, A Vindication of the Rights of Women, A. J. Matsell, New York 1833, p. 37; Percy Bysshe Shelley, Prometheus Unbound, D. C. Heath and Co, Boston 1892, p. 68.
[45] Karl Marx e Friedrich Engels, Collected Works, vol. 3, cit., p. 176; tr. it. di G. Della Volpe, Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, in Marx Engels Opere, vol. 3, Edizioni Lotta Comunista, Sesto San Giovanni (Mi) 2020 p. 232; Karl Marx, Wage-Labour and Capital in Karl Marx, Wage-Labour and Capital/Value, Price and Profit, International Publishers, New York 1976, p. 40; Karl Marx, A Contribution to a Critique of Political Economy, Progress Publishers, Mosca 1970, p. 21; Erich Fromm, Beyond the Chains of Illusion, Simon and Schuster, New York 1962; tr. it. di L. Pecchio, Marx e Freud, Il Saggiatore, Milano 1968.
Fonte