“Chiudendo il conto corrente ad Autistici/Inventati prima del termine ‘concesso’ dalla stessa amministrazione americana, Banca Etica ha compiuto una scelta brutale, ingiustificata e illegittima. Che contestiamo”.
Fausto Gianelli è l’avvocato di Autistici/Inventati (AI), l’organizzazione di volontariato colpita dalle sanzioni disposte dall’amministrazione Trump a fine agosto 2026 perché ritenuta, senza alcun contraddittorio, figurarsi un processo, “terrorista”. Conosce bene le orwelliane “liste nere” dell’Ufficio per il controllo dei beni stranieri in seno al dipartimento del Tesoro americano (Ofac), avendo difeso Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati dal 1967, messa nel mirino nel luglio 2025 dai piccoli dittatori di stanza a Washington. E conosce bene gli effetti che queste sanzioni determinano come fossero un cappio sull’autonomia finanziaria dei bersagli.
L’8 settembre, per conto di A/I, Gianelli insieme ad altri tre colleghi ha depositato dinanzi al Tribunale di Pisa (la provincia dove ha sede) un ricorso d’urgenza contro Banca Etica “per ottenere il ripristino immediato dell’operatività del nostro conto corrente”.
L’istituto, lamentando il rischio di sanzioni secondarie, multe salatissime e conseguenze esiziali per i suoi 130mila correntisti (persone fisiche e organizzazioni, Altreconomia inclusa, ndr), ha infatti deciso una “limitazione temporanea dell’operatività” del conto, sospendendone ogni tipo di possibile operazione già dal primo settembre. “Chiediamo al Tribunale il ripristino della operatività del rapporto; in subordine, il trasferimento del saldo su un conto di nostra indicazione”, ha fatto sapere A/I.
La procedura cautelare d’urgenza scelta da Autistici/Inventati si basa su due presupposti: un diritto evidente minacciato da un danno altrettanto palese e irreparabile. “Il danno irreparabile – spiega l’avvocato – è la sospensione del conto corrente, avendo Banca Etica congelato le uscite e le entrate prima ancora del termine concesso dalla licenza generale Ofac n. 36 per la definizione dei rapporti in corso. In questo modo A/I non può disporre di migliaia di euro di donazioni a sostegno del progetto e la cosa impedisce di pagare fornitori, debiti e imposte. Da qui l’obbligo di cessare ogni attività: A/I, per via di questa decisione, ha dovuto chiudere”.
Banca Etica – come già visto nel “caso Albanese”, quando la Relatrice ha provato, senza successo, ad aprire lì un conto corrente – ha dichiarato pubblicamente di voler evitare un rischio catastrofico, preferendo procedere all’immediata sospensione del conto per prevenire ricadute negative.
“Contestiamo questa impostazione: non c’era alcun obbligo legale. Già come avvocato di Albanese ho approfondito la questione Ofac e posso affermare che i rischi paventati da Banca Etica non sono realistici. Da quando esiste l’Ufficio che adesso sanziona A/I non si è registrato un solo caso di una banca iscritta nella ‘lista nera’, con danno per i propri clienti, destinataria di sanzioni secondarie. È successo una solo volta, nei confronti di un istituto di credito libanese dichiarato ‘sportello finanziario’ di Hezbollah. Vogliamo paragonare?”.
Vengono però portati i casi delle multe a Unicredit e Bnp Paribas. L’avvocato di A/I rigetta il parallelo: “Quelle banche sono state raggiunte da sanzioni pecuniarie cui hanno fatto seguito transazioni. Non sono state incenerite a ciel sereno come paventano i vertici di Banca Etica. L’importo delle sanzioni era inoltre proporzionato in quei casi a migliaia di operazioni, per centinaia di milioni di euro, compiute in violazione delle normative sanzionatorie statunitensi”.
La causa intentata a Pisa dà conto di un dialogo che si è interrotto nel peggiore dei modi. “Abbiamo parlato con Banca Etica, ci siamo incontrati in videoconferenza con i vertici e anche con la presidenza. Non abbiamo mai preso alla leggera il loro timore di sanzioni, pur chiarendo ciò che ho detto prima sui precedenti, e per questo abbiamo chiesto semplicemente di poter continuare a espletare le operazioni necessarie per la liquidazione del conto, fino alla famigerata mezzanotte del 25 settembre indicata dal Dipartimento del Tesoro”.
Che cosa è successo dopo? “La banca ha sospeso non solo bonifici in entrata, e ci può stare nel loro ragionamento, ma poi anche quelli in uscita, non consentendo più alcuna operazione ordinariamente necessaria alla liquidazione”.
L’avvocato di A/I è esplicito: “Altre banche si sono comportate diversamente”. In che senso? “Un altro mio assistito, anch’esso sanzionato e iscritto nelle liste Ofac, ha comunque potuto beneficiare per scelta della propria banca americana – e lo sottolineo, non europea ma addirittura statunitense, quindi ben più soggetta al pugno duro del Tesoro Usa – della finestra temporale per effettuare pagamenti e liquidare la posizione, nell’ambito del cosiddetto ‘wind down period'”. Circostanza che Banca Etica non avrebbe invece voluto replicare.
“Siamo andati allo scontro perché non c’era alcuna intenzione di un vero dialogo – dice Gianelli –. Sono stati più realisti del re, impedendoci una transizione ‘tranquilla’, se posso usare un termine assurdo data la situazione in cui ci troviamo”.
Il 25 settembre ormai incombe. “L’udienza a Pisa sarà rapida ma quasi sicuramente posteriore a quella data, con il rischio di arrivare di fronte a una situazione già definitivamente compromessa”.
A/I può vincere o perdere. “Se il nostro ricorso cautelare fosse respinto avremmo diritto al percorso ordinario, intentando una causa nel merito – continua Gianelli –. Potremmo fare causa a Banca Etica e chiedere i danni cagionati da questa chiusura che riteniamo improvvida ma dobbiamo valutare. A/I non ha al momento più a disposizione il suo patrimonio (66mila euro in cassa stando al bilancio 2025 pubblicato sul Registro unico degli enti del Terzo settore, ndr). Ma l’organizzazione non intende lanciare un crowdfunding dato il contesto”.
A/I ha deciso ad ogni modo di cessare e dunque si estinguerà. “Come dicevo quello della sconfitta al cautelare è uno scenario preoccupante. Si dovrebbe infatti capire come promuovere la causa di merito nel venir meno dell’associazione”.
E se andasse “bene” per A/I? “Almeno avremmo di nuovo i soldi e si potrebbe procedere a una liquidazione corretta, anche nel far fronte agli obblighi con fornitori ed erario”.
Dopo la notizia del ricorso cautelare a Pisa, Banca Etica (che non ha avuto modo di organizzare un’intervista con Altreconomia) ha diramato una “nota reattiva” (che si aggiunge a questa nota di inizio settembre): “Comprendiamo la scelta di A/I di rivolgersi a un tribunale per chiedere di ripristinare l’accesso al proprio conto corrente, sul quale Banca Etica è stata costretta a disporre una temporanea limitazione di operatività a seguito dell’inserimento dell’organizzazione nelle liste Ofac dei soggetti sanzionati dal Governo Usa. Auspichiamo che la magistratura possa contribuire a fare chiarezza su quali sono le soluzioni pratiche che una banca deve adottare, stretta tra il sacrosanto rispetto del diritto italiano/europeo e le minacce di sanzioni unilaterali da parte degli Usa, di fronte alle quali le banche europee oggi sono lasciate sole. Ribadiamo la nostra disponibilità a supportare A/I nella ricerca di soluzioni praticabili che non mettano a rischio Banca Etica. E continuiamo a invocare azioni concrete da parte delle istituzioni europee di fronte a un uso sempre più spregiudicato delle sanzioni unilaterali da parte dell’amministrazione Usa”.
Mentre il “nostro mondo” si spacca, per l’ennesima volta, in maniera avvelenata, la politica nella migliore delle ipotesi tace. Con il paradosso che due esponenti di Fratelli d’Italia, Carlo Fidanza e Augusta Montaruli, hanno depositato un esposto alla Procura di Pisa chiedendo di indagare sui singoli membri di Autistici/Inventati alla luce delle farneticanti accuse pubblicate, senza contraddittorio, dall’amministrazione Trump.
“Invece di difendere un’associazione italiana ingiustamente infangata, colpita e costretta a chiudere, certa politica italiana tenta di assecondare in maniera servile e ignobile i diktat statunitensi”. Il danno è fatto.
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