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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

20/09/2026

Il trionfo di AfD come conseguenza ultima del neoliberismo e dell'imperialismo europeo e tedesco

di Domenico Moro

Prima dell’euro, la Germania era definita da The Economist “il malato d’Europa”. Poi, grazie al gas russo a buon mercato, alle controriforme che hanno abbassato i salari e soprattutto all’euro, che rendeva più competitive le merci tedesche in Europa e negli Usa, la Germania ha accumulato surplus commerciali enormi (in un paio di occasioni anche superiori a quelli cinesi). Ma una economia mercantilistica, basata solo sulle esportazioni a danno dei partner, non poteva reggere e non ha retto. 

Oggi, la Germania è di nuovo “il malato d’Europa”. L’industria tedesca è al collasso: la Volkswagen ha deciso 50mila licenziamenti in Germania e la chiusura di quattro stabilimenti, bypassando i sindacati e il governo della Sassonia (che ha il 20% delle azioni).  La causa della crisi è la sovrapproduzione di capitale, ma a farla da detonare sono stati la fine del gas russo a buon mercato, le sanzioni Usa e soprattutto la concorrenza cinese.  Mentre il mercato estero collassa, quello interno ristagna grazie a decenni di austerità di bilancio, basata sui trattati Ue, che la Germania ha imposto non solo ai popoli europei ma anche al proprio popolo. 

Di fatto, è il modello tedesco di capitalismo “sociale” (fondato sulla collaborazione tra azienda, sindacato e governi regionali e federale), che va definitivamente a pallino, e con esso il consenso ai due partiti che ne erano stati il cardine, la Spd (socialdemocratica) e la Cdu (democristiana).

Ma la crisi della Spd nasce venti anni fa, con le controriforme Hartz nel 2003-2005 che hanno ridotto i salari e i sussidi, mentre quella della Cdu è cominciata con l’apertura delle frontiere agli immigrati da parte di Angela Merkel nel 2015. Oggi, a peggiorare le cose, il governo Merz, che si appoggia su Cdu e Spd, sulla crisi e i licenziamenti della Volkswagen è muto, mentre punta tutto sulla guerra contro la Russia e sulla crescita enorme della spesa militare, volendo fare dell’esercito tedesco quello più potente d’Europa. 

Di tutto questo ha approfittato abilmente AfD, che nel suo programma attacca Ue, immigrati e guerra alla Russia (ma appoggia Israele nella sua guerra contro Gaza). Quindi, prima di parlare di neonazismo, parliamo della distruzione da parte del neoliberismo (di destra e di sinistra) del patto sociale su cui dalla fine della Seconda guerra mondiale si era basata la stabilità in Europa occidentale e soprattutto in Germania, allo scopo di liberare gli “spiriti animali” del capitale e contrastare la caduta del saggio di profitto.  Oggi, mentre rinasce un imperialismo europeo e Mertz, Macron, Burham, Meloni (con il consenso della Schlein) ci stanno portando alla guerra è paradossale che, a parte l’estrema sinistra, sia proprio l’estrema destra a frenare. Ma sono stati loro – i liberali (compresi i liberal democratici di sinistra) – ad aprire la strada a quest’ultima. 

Di conseguenza, il contrasto ad AfD e, in Italia, a Vannacci, può passare unicamente per una coerente politica anticapitalistica, antimperialistica e contro il riarmo e la guerra. Faccio notare, in conclusione, che in Sassonia-Anhalt, sommando i voti di AfD, Die Linke e BSW (che sembra abbia superato lo sbarramento), quasi il 60% dei votanti è contro l’invio di armi all’Ucraina e contro la partecipazione di truppe europee alla guerra contro la Russia.

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