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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

21/09/2026

I giornali italiani arruolati alla propaganda di guerra

L’ editoriale del Corriere della Sera di un giornalista di solito serio come Danilo Taino (“La guerra ibrida è tra noi”), indica come la propaganda di guerra abbia ormai perso i freni inibitori e istighi apertamente l’opinione pubblica a schierarsi – o almeno a non opporsi – al coinvolgimento dell’Italia nella guerra contro la Russia.

Nell’editoriale del Corriere, non solo si fanno proprie tutte le panzane della propaganda di guerra diffuse in questi anni dagli ambiti Nato e dai guerrafondai europei (in particolare britannici, baltici e Polonia), ma si torna a maneggiare come una clava il tema della guerra ibrida come strumento indefinibile – ma ampiamente utilizzabile – per mettere il bavaglio a chi si oppone alla guerra e al riarmo. È diventata infatti ossessiva l’allusione a quel “il nemico è tra noi”.

In tal senso l’editoriale di Danilo Taino fa il paio con quello di alcuni mesi di Antonio Polito, sempre sul Corriere della Sera, nel quale si affermava che “la guerra si vince innanzitutto sul fronte interno”, cioè azzittendo chi la contrasta all’interno del proprio paese.

Per il Corriere della Sera, ma non solo, quelli che non sono allineati con le pulsioni guerrafondaie di Bruxelles sono tutti agenti della Russia. Mai che venissero sfiorati dal dubbio che le istituzioni europee e le loro politiche economico/sociali fossero già abbondantemente odiate anche prima del febbraio 2022. Non a caso ogni volta che nei paesi europei si sono tenuti dei referendum in materia di trattati, le oligarchie europeiste sono sempre uscite sconfitte dal voto popolare.

Al contrario, nonostante i chiari segnali di indignazione popolare contro l’austerity e le conseguenze della “competitività”, hanno continuato ad andare avanti con il pilota automatico.

Lo si capisce quando l’editoriale sul Corriere scrive che: “La crescita della filorussa AfD in Germania, la possibile vittoria di Marine Le Pen (non schierata con l’AfD ma sensibile alle posizioni di Mosca) alle presidenziali francesi in aprile, le elezioni dell’anno prossimo in Spagna, Polonia, Italia, Grecia, Finlandia, Paesi baltici: Putin conta di mostrare appoggi tra gli elettorati e, allo stato delle discussioni, ha qualche buona chance di successo”.

La conclusione di questa disamina non è solo fuorviata e fuorviante, è decisamente inquietante. Secondo Danilo Taino “In questa strategia, le quinte colonne in Europa – partiti, movimenti, intellettuali, alcuni media – sono essenziali per il Cremlino”.

Dunque, fattori come il fatto che la maggioranza del paese sia contraria al riarmo e al coinvolgimento dell’Italia nella guerra; che i giovani abbiano detto chiaramente che di “morire per Kiev” non ci pensano proprio (e non solo quelli di Cambiare Rotta ma, sorpresa, anche dentro i giovani del Pd); che il posizionamento sulla guerra potrebbe fare la differenza sui risultati delle prossime elezioni in Italia, non li sfiora nemmeno, al contrario spinge anche giornalisti fino a ieri attendibili ad arruolarsi vergognosamente nel partito della guerra.

Tant’è che l’editoriale del Corriere insiste nell’invocare ordine e disciplina sul fronte interno. “Sarebbe bene che chi ha al proprio interno quinte colonne filorusse, di destra o di sinistra – Francia, Germania, Italia, Spagna – chiarisca senza timidezze la realtà della situazione. In Italia, la discussione (si fa per dire) sui disertori, è una buona occasione per spiegare la sfida che ci sta di fronte”.

Questa logica, inevitabilmente, porta al bavaglio nell’informazione e alla repressione del dissenso politico in nome di quella che chiamano “guerra ibrida” e che questo, come altri documenti, definiscono ormai come una “sfida esistenziale” e che richiede anche il ricorso alla guerra contro la Russia.

È evidente come da tempo questo sia ormai l’ordine di batteria nelle redazioni dei giornali “europeisti” e reazionari come nei telegiornali pubblici e privati. Chi dissente, senza neanche un minimo di prova né di decenza, viene ormai considerato un agente del nemico. Si aggrappano a questa finzione per cercare di mantenere al potere le stesse classi dominanti che hanno portato alla regressione complessiva i loro paesi e le loro società.

La lotta aperta contro il riarmo e la guerra torna dunque ad essere uno spartiacque della politica e una clausola di salvaguardia sulla democrazia e sul futuro prossimo del nostro e degli altri paesi europei. Questa è la vera sfida esistenziale.

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