L’aumento del prezzo dei carburanti alla fine non poteva che produrre reazioni sociali, soprattutto di fronte alle furbate del governo e alla immunità assicurata alle società che speculano sui prezzi di benzina, gasolio e gas traendone extraprofitti.
A Livorno un gruppo di operai ha scaricato del letame davanti all’ingresso della raffineria dell’ENI, mentre altri avevano bloccato un grosso distributore di benzina.
È il momento di tornare a mobilitarsi, di organizzare la protesta e di mettere in campo tutta la forza dei lavoratori. USB apre lo stato di agitazione sindacale contro il carovita e il caro carburanti e ha lanciato una manifestazione per giovedì 1 ottobre alle 17:30 davanti al Deposito e Carico Carburanti a Stagno (accanto all’ingresso della raffineria), mentre ricorda lo sciopero internazionali dei portuali del prossimo 30 ottobre con manifestazioni in tutte le città contro la guerra e il riarmo.
“Dobbiamo tornare a bloccare il paese” – scrive USB livornese in un comunicato – “Lo abbiamo dimostrato nel settembre e nell’ottobre dello scorso anno: quando i lavoratori si mobilitano, possono fermare ciò che sembra inarrestabile”.
Nella stessa il sindacato ricorda agli smemorati che nel luglio del 2008 il petrolio arrivò a sfiorare i 150 dollari al barile e il gasolio costava in Italia circa 1,50 euro al litro. Oggi il petrolio è tornato sopra i 100 dollari al barile, ma benzina e gasolio hanno superato anche i 2,50 euro al litro, con prezzi che continuano a crescere, e a pagare sono ancora una volta lavoratrici e lavoratori.
“Le grandi multinazionali dell’energia continuano a fare profitti mentre il costo della vita aumenta e milioni di persone fanno sempre più fatica ad arrivare alla fine del mese. E le scelte del Governo stanno assecondando questo meccanismo. A tutto questo si aggiungono l’escalation militare e le enormi risorse destinate al riarmo, mentre per salari, pensioni e servizi pubblici le risorse sembrano non esistere.
Nel frattempo, i salari dei lavoratori italiani sono fermi al palo da anni. Gli aumenti contrattuali, frutto della cosiddetta moderazione salariale perseguita per anni da CGIL, CISL e UIL insieme alle organizzazioni datoriali, non hanno tenuto il passo con l’inflazione e con l’aumento del costo della vita”.
Ieri pomeriggio a Roma l’USB, insieme agli studenti e Potere al Popolo aveva manifestato contro il carovita davanti alla sede del Ministero dell’Economia e Finanza bloccando la circolazione in via XX Settembre. A Milano invece la manifestazione si è svolta sotto la sede dell’Arera, l’autority che dovrebbe governare i prezzi energetici, dove alcune riproduzioni delle bollette di luce e gas sono state bruciate in piazza.
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