Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

23/09/2026

ONU - Parla Trump e la delegazione di Cuba se va dall’aula

All’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, mentre Donald Trump definiva Cuba “uno Stato fallito” e ne annunciava la presunta fine, la delegazione cubana si è alzata ed è uscita dall’aula in segno di protesta.

Non è stato un dettaglio protocollare. È stato un atto di dignità nazionale. Di fronte all’arroganza della più grande potenza mondiale, Cuba ha scelto di non assistere in silenzio alla propria umiliazione. Ha ricordato al mondo che la sovranità non è una merce negoziabile e che un popolo può essere colpito da un blocco economico durissimo, ma non per questo rinunciare al rispetto di sé.

Quando Trump ha pronunciato parole offensive contro la Rivoluzione e contro l’intera nazione cubana, L’Avana ha risposto nel modo più semplice e più forte: alzandosi e uscendo. Quel gesto resterà come una delle immagini simboliche di questa Assemblea dell’ONU, perché afferma che esiste un limite oltre il quale la dignità vale più della diplomazia.

Ma accanto a quella scena se n’è consumata un’altra, ben più dolorosa per chi crede nell’internazionalismo latinoamericano.

La delegazione del Venezuela non si è alzata. È rimasta seduta mentre Cuba veniva insultata. È rimasta nell’aula ad ascoltare chi attaccava il Paese che più di ogni altro ha sostenuto la nascita e la sopravvivenza della Rivoluzione Bolivariana. È rimasta seduta anche quando Trump ha rivendicato con arroganza il blitz che ha portato all’arresto del presidente venezuelano Maduro.

Questo non è un dettaglio. È un fatto politico grave. Per decenni Cuba ha dato al Venezuela ciò che aveva di più prezioso: migliaia di medici, insegnanti, tecnici, ricercatori e una solidarietà concreta che ha contribuito a costruire le missioni sociali volute da Fidel Castro e Hugo Chávez. Persino il sangue dei suoi figli è stato versato in nome di un progetto comune di emancipazione dell’America Latina.

Per questo il mancato gesto di solidarietà rappresenta una ferita profonda. È tempo di parlare con chiarezza. Troppi ambienti della cosiddetta sinistra continuano a giustificare qualsiasi scelta del governo venezuelano, trasformando la solidarietà in un esercizio di obbedienza acritica.

Di grande rilievo è stato invece l’intervento del presidente brasiliano Lula, che dall’Assemblea Generale ha riportato la questione cubana al centro del diritto internazionale: “Il blocco degli Stati Uniti contro Cuba è un orrore che deve finire”. Parole che ricordano come la vera emergenza non sia la propaganda contro l’isola, ma una misura coercitiva che continua a colpire milioni di cittadini cubani e che isola soprattutto Washington, non L’Avana.

Ancora più netto il richiamo dell’intellettuale cubano Abel Prieto, figura storica della Rivoluzione, che ha letto l’uscita della delegazione cubana come un dovere morale prima ancora che diplomatico: “La dignità di un popolo non si negozia e non si baratta con alcun vantaggio economico”. È un monito rivolto a tutta l’America Latina: senza memoria, senza solidarietà e senza sovranità, ogni progetto di emancipazione è destinato a dissolversi.

Le parole di Lula e Abel Prieto convergono nello stesso principio: la solidarietà tra i popoli non può essere selettiva. Quando Cuba viene aggredita, non è soltanto un Paese a essere colpito, ma l’idea stessa che l’America Latina possa costruire un futuro indipendente dalle imposizioni dell’imperialismo. Ed è per questo che il gesto di Cuba all’ONU assume oggi un valore politico e morale che va ben oltre le mura del Palazzo di Vetro.

Oggi difendere Cuba significa difendere la sovranità dei popoli, opporsi senza esitazioni al blocco statunitense e riconoscere la straordinaria coerenza di una nazione che, pur colpita da decenni di aggressioni economiche, continua a non piegare la testa.

La storia ricorderà le parole offensive di Trump. Ma ricorderà soprattutto chi si è alzato in piedi e chi, invece, è rimasto seduto.

Fonte

Nessun commento:

Posta un commento