La Corte d’assise di Roma ha condannato a dieci anni in primo grado – ma solo per sequestro di persona – tre funzionari degli apparati di sicurezza egiziani. Un quarto imputato è stato assolto. L’omicidio di Giulio Regeni rimane dunque senza condanne.
Per un verso è un risultato importante, perché riconosce che ci sono state responsabilità dentro gli apparati statali egiziani, dall’altro “salva” i rapporti diplomatici ed economici con l’Egitto cavando dall’imbarazzo il governo italiano.
I colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim e il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif sono stati condannati a 10 anni di carcere per sequestro di persona aggravato, mentre il quarto imputato – il generale Tariq Sabir – è stato assolto. Tariq Sabir era accusato di aver ucciso materialmente Giulio Regeni ed era l’unico imputato per il reato di tortura. I tre condannati dovranno adesso risarcire la famiglia Regeni con 200mila euro e la presidenza del Consiglio con 150mila euro.
Le autorità del Cairo hanno ostacolato in ogni modo le indagini sull’omicidio di Giulio Regeni, arrivando anche a negare gli indirizzi degli imputati ai quali far giungere le comunicazioni giudiziarie per il processo.
Con questo dispositivo la sentenza non attribuisce al regime di al-Sisi la responsabilità di aver sequestrato e poi ucciso sotto tortura Giulio.
Questa impostazione, che salva le relazioni tra Italia ed Egitto, si evince chiaramente anche dal commento del ministro degli Esteri e vicepremier Tajani alla sentenza: “C’è stata una condanna, non è stato condannato l’Egitto, sono state condannate tre persone. È stato deciso che sono colpevoli, vedremo quello che succederà in secondo e in terzo grado, però c’è stato un omicidio, quindi è stata una cosa non accettabile...”.
Lo scorso 3 settembre Tajani è stato in visita ufficiale al Cairo insieme ai ministri Pichetto Fratin e Calderone e oltre cento aziende italiane. “L’Egitto può contare sull’Italia”, ha dichiarato il governo italiano.
Eppure in Egitto le organizzazioni per i diritti umani continuano a documentare torture, sparizioni forzate e detenzioni arbitrarie, vengono perseguitati giornalisti e oppositori politici, si reprime in ogni modo il dissenso. Ma gli affari e le relazioni diplomatiche tra l’Italia e l’Egitto vanno avanti, senza scrupoli.
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30/09/2026
Una sentenza “diplomatica” sul caso di Giulio Regeni
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