La verità è la prima vittima della guerra. Sul fronte ucraino del conflitto mondiale, però, avvengono e si dicono cose che sarebbero fuori luogo persino in una commedia trash, figuriamoci in una tragedia vera.
Si potrebbe prendere spunto dalla rissa con sparatoria avvenuta a Kiev, qualche giorno fa, tra due diversi servizi segreti – lo Sbu e il Gur – che si contendevano un collaborazionista russo. Una piccola tragedia in quella più grande, che ha prodotto anche due morti.
Pare che Olena Ivanovska, Commissaria del governo per la tutela della lingua, dopo aver attentamente studiato i video del fattaccio, abbia rimproverato entrambi i servizi segreti perché si sarebbero insultati “in una lingua straniera”. Ossia in russo, comunemente parlato da tutti gli ucraini.
Oppure potremmo parlare dello sconcerto provato da due immobiliaristi con il mattone al posto del cuore – Jared Kushner e Steve Witkoff, i due inviati personali di Trump per qualsiasi crisi – che incontrando i vertici di Kiev (dopo aver visto Lavrov a Mosca) si sono resi conto di avere davanti dei tamarri incapaci di capire quando scherzare e quando fare sul serio, quindi costitutivamente impossibilitati a condurre una qualsiasi trattativa seria.
Ma il caso del giorno è l’ennesimo misterioso drone, “certamente russo”, che in Moldavia avrebbe “quasi colpito” l’aereo che stava decollando per portare Zelenskij ad Oslo, per i funerali del re di Norvegia. A darne notizia, stranamente, è stato il premier norvegese Jonas Gahr Støre, mentre dalla Moldavia solo silenzio.
Più tardi un addetto della presidenza ucraina, ossia dello stesso Zelenskij, ha precisato che “Si è trattato di un allarme in Moldavia quando un (drone) russo è entrato nello spazio aereo moldavo e romeno”. La stessa fonte ha definito “esagerata” l’affermazione secondo cui Zelensky sia stato a rischio.
Ha chiuso il cerchio il ministro delle Finanze norvegese, Jens Stoltenberg, ex segretario generale della Nato. “Ce ne ha parlato ieri sera durante un incontro. Non oso entrare nei dettagli, ma il volo ha subito un ritardo e ci sono state delle minacce contro l’aereo. Tuttavia, non conosco abbastanza dettagli per fornire ulteriori spiegazioni”.
Di fatto, insomma, non è successo niente. Ma nessun giornale o tg occidentale si è chiesto nulla. Troppo facile titolare “un drone russo ha quasi colpito l’aereo di Zelenskij”, con contorno di lacrimevoli considerazioni sulla dura vita che conduce il presidente ucraino.
A noi, distanti migliaia di chilometri e senza “entrature” nei circoli ristretti della guerra in corso, appare chiaro che i “droni russi” sono di due tipi piuttosto diversi. Da un lato ci sono quelli che quasi ogni giorno colpiscono installazioni militari ed energetiche ucraine, ed anche qualche abitazione (la guerra elettronica e la contraerea possono cambiare significativamente le traiettorie), provocando danni e distruzione reali. In questo del tutto simili a quelli di Kiev, che fanno lo stesso con le infrastrutture civili russe.
Poi ci sono i droni del modello “stavano/per”, che colpiscono le prime pagine e i tg della sera. Appaiono e scompaiono sui cieli della Polonia, o all’aeroporto di Lipsia prima del voto in Sassonia-Anhalt, in Romania o nei paesi baltici.
Questo tipo di droni, “certamente russi”, non provocano alcun danno. Quando ce ne viene mostrato qualcuno fanno persino “tenerezza” (ne ricordiamo uno con un paio di giri di nastro adesivo sulla punta, mestamente appoggiato sul tetto in eternit di una conigliera).
O meglio: un danno lo fanno. Quello di cercare di orientare il “dibattito pubblico” in direzione del riarmo e del taglio di tutta la spesa sociale ancora in vita.
In effetti anche i droni “stavano/per” sono un’arma terribile...
P. s. Tutto come previsto sopra.
Sia fonti della presidenza ucraina sia il portavoce del governo moldavo hanno ridimensionato le affermazioni del premier norvegese secondo cui un drone russo avrebbe sfiorato l’aereo del presidente ucraino Zelensky mentre era in viaggio verso Oslo.
Il portavoce moldavo ha dichiarato in un comunicato che la Moldavia ha “chiuso il proprio spazio aereo nel pomeriggio dell’8 settembre, poco dopo le 16:30, in seguito alla violazione del proprio spazio aereo da parte di un drone russo proveniente dall’Ucraina”.
“Dopo le 17:20, le autorità hanno confermato che il drone era precipitato ed era esploso a circa 160 km dall’aeroporto internazionale di Chisinau. Le restrizioni di volo sono state quindi revocate e l’aereo del presidente ucraino è decollato, in ritardo rispetto al previsto”.
Fonte
Nessun commento:
Posta un commento