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22/04/2011

Gioco di finanza o gioco di sostanza?

La mia reticenza (per fortuna non solo mia) in merito all'affare FIAT - Chrysler sta tutta in questa domanda, rispolverata a seguito della notizia odierna relativa alla nuova crescita di FIAT auto nell'azionariato Chrysler. In base a quanto sì legge, l'AD della casa torinese sarebbe pronto a conquistare il 46% delle quote di controllo di Chrysler in netto anticipo sui tempi, al fine di minimizzare l'impatto economico della scalata sulle casse di FIAT.
Verrebbe da dire "bravo Sergio che ti allarghi e lo fai pure spendendo il meno possibile"; il distinguo sta nel fatto che, come anticipato da diversi analisti economici "non interessati" e ribadito dall'inchiesta di Report del 27 marzo scorso, l'acquisizione di Chrysler, più che un affare industriale ha l'aria d'essere un gioco finanziario, perché l'accordo che ha permesso a Marchionne di entrare nell'azienda americana, agevola la scalata FIAT in modo inversamente proporzionale al suo peso e successo nel mercato automobilistico.
Per farla breve se FIAT "va male", il costo economico che deve sobbarcarsi per inglobare Chrysler si assottiglia.
Non è necessario essere degli economisti per rendersi conto che c'è qualcosa di distorto in un sistema in cui è il pesce piccolo a papparsi quello grosso, a meno che non si osservi l'operazione dal punto di vista d'oltre Atlantico.
Per come si sta delineando la faccenda, infatti, si direbbe che gli unici a vincere la partita sono gli americani perché in meno di due anni hanno salvato dal baratro un congruo pezzo della propria industria grazie all'azione di FIAT, che nell'affare ha  investito a fondo perduto il proprio bagaglio tecnico e la propria liquidità, sottraendo quest'ultima al ripianamento del debito bancario e soprattutto dagli investimenti in ricerca e sviluppo per rilanciarsi sul mercato europeo dove sta andando malissimo.
Salvo sortilegi dell'ultimo minuto, lo scenario che si configura nel medio termine vedrà FIAT controllare un'azienda industrialmente più forte di lei, paradosso di probabile breve durata, perché se il controllo azionario si detiene col capitale, una Chrysler in forte crescita ci metterà un attimo a riconquistare quanto ha "concesso" per la propria salvezza e probabilmente anche qualcosa in più.
Nel frattempo, l'occupazione e la produttività italiana vanno a rotoli, alla faccia di Marchionne che si lamentava d'essere stato abbandonato dalla politica, abbandonato sì, ma per fare i cazzi propri e dei rampolli Elkann.

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