Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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19/01/2018
Oggi le fabbriche si sono fermate per i 4 operai morti a Milano. Basta stragi sul lavoro
Dalle fabbriche e dai luoghi di lavoro di tutta Italia è arrivata un’adesione compatta all’invito dell’Unione Sindacale di Base a estendere all’intero territorio nazionale lo sciopero indetto dopo l’ennesima strage sul lavoro perpetrata alla Lamina di Milano, quattro omicidi in un’azienda che della sicurezza vorrebbe fare la propria bandiera.
I primi dati sulle adesioni allo sciopero di due ore proclamato da Usb nel settore industria parlano di punte dell’ottanta per cento registrate alla Piaggio di Pontedera, alla Marcegaglia di Bologna e più in generale nelle industrie dell’Emilia Romagna, della Toscana e di altre regioni.
All’Ilva, per questioni legate al ciclo produttivo, lo sciopero si terrà la prossima settimana.
Una risposta forte a chi, multinazionale o padronato vecchio stampo che sia, smantella mese dopo mese i sistemi di sicurezza e le garanzie dei lavoratori nell’ottica del puro e semplice incremento del profitto, con totale disprezzo del salariato.
La testimonianza che la lotta contro lo smantellamento delle tutele e per la salvaguardia della sicurezza non è circoscrivibile a una singola area territoriale ma è sentita come urgente e indifferibile nei posti di lavoro in tutta Italia.
I quattro operai morti alla Lamina di Milano sono solo gli ultimi di una lunga tragica filiera. Superiori alla media giornaliera, purtroppo, dei primi sette mesi del 2017. Le ragioni di questa vera e propria carneficina sono tante. Prima di tutto una scarsa prevenzione sui luoghi di lavoro, corsi poco efficaci e soprattutto pochi e scadenti controlli degli Ispettorati del lavoro. Con la spending review si è tagliato anche in questa amministrazione. Per lo Stato e i padroni la vita dei lavoratori vale sempre meno. Per tutte queste ragioni oggi l’Usb ha proclamato uno sciopero dell’industria di due ore a fine turno. La rabbia va espressa, i diritti vanno pretesi, la vita va difesa.
Fonte
18/01/2018
Non si può rimanere inerti per l’ennesima strage sul lavoro! Usb convoca sciopero
Non si può rimanere inerti per l’ennesima strage sul lavoro!
USB proclama due ore di sciopero venerdì 19 gennaio in tutto il settore industriale
Tre morti alla Lamina SpA. Tre omicidi che vanno ad allungare il drammatico conteggio che vede il nostro paese all’avanguardia nella drammatica catena di omicidi sul lavoro.
Un paese dove negli anni scorsi i governi, tutti, hanno proceduto a smantellare sempre di più, le strutture preposte alla sicurezza nei posti di lavoro, tutti dediti a far sì che le normative fossero allentate, per rendere sempre più leggero anche in questo campo il costo del lavoro.
Le prese di posizione di quanti, tra politici, sindacati complici, organizzazioni padronali, hanno concorso ad abbassare il livello di guardia per aumentare i profitti e permettere ai responsabili di farla franca, sono quanto di più ipocrita possa esistere.
I padroni non pagano mai per questi omicidi, come alla Thyssen, come all’ILVA, come per tutte le morti che quasi quotidianamente registriamo, come se fossero una naturale ed incidentale conseguenza dei rischi connessi a qualsiasi attività umana. Non è così! Non c’è niente di accidentale!
E’ la naturale conseguenza di uno sviluppo economico che considera i lavoratori meno della più banale merce, che li sfrutta fino all’osso, con salari miserevoli, con condizioni di lavoro bestiali, con la precarietà assurta a legge generale, con lo smantellamento di ogni diritto.
Non possiamo fermarci alla sola espressione del più profondo dolore verso le famiglie e i compagni di lavoro.
Non vogliamo e non possiamo rimanere inerti.
Per questo USB chiama i lavoratori di tutto il settore industriale a dare una ferma risposta a quanto accaduto a Milano e proclama per venerdì 19 gennaio 2 ore di sciopero generale nazionale dell’industria
Unione Sindacale di Base
Fonte
USB proclama due ore di sciopero venerdì 19 gennaio in tutto il settore industriale
Tre morti alla Lamina SpA. Tre omicidi che vanno ad allungare il drammatico conteggio che vede il nostro paese all’avanguardia nella drammatica catena di omicidi sul lavoro.
Un paese dove negli anni scorsi i governi, tutti, hanno proceduto a smantellare sempre di più, le strutture preposte alla sicurezza nei posti di lavoro, tutti dediti a far sì che le normative fossero allentate, per rendere sempre più leggero anche in questo campo il costo del lavoro.
Le prese di posizione di quanti, tra politici, sindacati complici, organizzazioni padronali, hanno concorso ad abbassare il livello di guardia per aumentare i profitti e permettere ai responsabili di farla franca, sono quanto di più ipocrita possa esistere.
I padroni non pagano mai per questi omicidi, come alla Thyssen, come all’ILVA, come per tutte le morti che quasi quotidianamente registriamo, come se fossero una naturale ed incidentale conseguenza dei rischi connessi a qualsiasi attività umana. Non è così! Non c’è niente di accidentale!
E’ la naturale conseguenza di uno sviluppo economico che considera i lavoratori meno della più banale merce, che li sfrutta fino all’osso, con salari miserevoli, con condizioni di lavoro bestiali, con la precarietà assurta a legge generale, con lo smantellamento di ogni diritto.
Non possiamo fermarci alla sola espressione del più profondo dolore verso le famiglie e i compagni di lavoro.
Non vogliamo e non possiamo rimanere inerti.
Per questo USB chiama i lavoratori di tutto il settore industriale a dare una ferma risposta a quanto accaduto a Milano e proclama per venerdì 19 gennaio 2 ore di sciopero generale nazionale dell’industria
Unione Sindacale di Base
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17/01/2018
Milano. Strage sul lavoro: 3 operai morti, tre feriti, uno è gravissimo
E’ stata una strage, come alla ThyssenKrupp di Torino nel 2007. E’ accaduto a Milano alla Lamina spa, azienda che produce lamine in acciaio e titanio. Per cause ancora in corso di accertamento, poco prima delle 17 sei operai – tutti uomini tra i quarantadue e i sessantuno anni – sono stati trovati svenuti in una buca all’interno dell’impianto, nella zona Greco.
Sul posto sono intervenute nove ambulanze e quattro auto mediche, carabinieri, i vigili del fuoco e la polizia locale, che ha isolato la zona. Il bilancio dell’incidente sul lavoro è pesantissimo: tre operai sono morti, un altro è in condizioni gravissime e altri sono ricoverati in ospedale.
Gli operai morti sono Marco Santamaria, quarantadue anni, Giuseppe Setzu, quarantotto anni, e Arrigo Barbieri, cinquantasette anni. Il fratello di Barbieri, Giancarlo, 61 anni e ancora al lavoro in fabbrica, è l’operaio ricoverato in condizioni critiche all’ospedale San Raffaele. Tra i feriti anche un vigile del fuoco che prestava soccorso. Gli operai, stando a quanto finora accertato, sarebbero rimasti intossicati dal gas – sembrerebbe fumi di azoto – durante alcune operazioni di pulizia di un forno interrato a circa due metri di profondità in una buca nel terreno.
L’incidente di oggi a Milano allunga la già drammatica catena di morti sul lavoro che tutte le statistiche segnalano in forte crescita. Sicuramente le nuove norme sul lavoro, che stanno smantellando garanzie e diritti e precarizzando oltre ogni misura le condizioni dei lavoratori, sono una delle canne fumanti responsabili di questa terribile catena di omicidi in serie. A questo si aggiunge il fatto che da anni le aziende non investono in formazione, mettendo i lavoratori in condizioni impossibili, privi degli strumenti per operare in modo adeguato e consapevole in luoghi di lavoro anche molto pericolosi.
“Tutto questo è inaccettabile per un sindacato che voglia essere tale e persegua la via della lotta contro questo sistema produttivo che fa dell’uomo una merce sacrificabile in nome del profitto.” Afferma l’Usb in un comunicato. “Ci uniamo al dolore delle famiglie e dei colleghi e ci impegniamo a promuovere e partecipare a iniziative di lotta e mobilitazioni per questi lavoratori e per tutti gli altri che sono morti o rimasti feriti, come per quelli che ogni giorno continuano a rischiare la vita per un sistema padronale che non si arresta davanti a nulla, perché venga ripristinato un efficace sistema di tutela dei diritti sul lavoro e la sicurezza necessaria ai lavoratori tutti”.
Fonte
Sul posto sono intervenute nove ambulanze e quattro auto mediche, carabinieri, i vigili del fuoco e la polizia locale, che ha isolato la zona. Il bilancio dell’incidente sul lavoro è pesantissimo: tre operai sono morti, un altro è in condizioni gravissime e altri sono ricoverati in ospedale.
Gli operai morti sono Marco Santamaria, quarantadue anni, Giuseppe Setzu, quarantotto anni, e Arrigo Barbieri, cinquantasette anni. Il fratello di Barbieri, Giancarlo, 61 anni e ancora al lavoro in fabbrica, è l’operaio ricoverato in condizioni critiche all’ospedale San Raffaele. Tra i feriti anche un vigile del fuoco che prestava soccorso. Gli operai, stando a quanto finora accertato, sarebbero rimasti intossicati dal gas – sembrerebbe fumi di azoto – durante alcune operazioni di pulizia di un forno interrato a circa due metri di profondità in una buca nel terreno.
L’incidente di oggi a Milano allunga la già drammatica catena di morti sul lavoro che tutte le statistiche segnalano in forte crescita. Sicuramente le nuove norme sul lavoro, che stanno smantellando garanzie e diritti e precarizzando oltre ogni misura le condizioni dei lavoratori, sono una delle canne fumanti responsabili di questa terribile catena di omicidi in serie. A questo si aggiunge il fatto che da anni le aziende non investono in formazione, mettendo i lavoratori in condizioni impossibili, privi degli strumenti per operare in modo adeguato e consapevole in luoghi di lavoro anche molto pericolosi.
“Tutto questo è inaccettabile per un sindacato che voglia essere tale e persegua la via della lotta contro questo sistema produttivo che fa dell’uomo una merce sacrificabile in nome del profitto.” Afferma l’Usb in un comunicato. “Ci uniamo al dolore delle famiglie e dei colleghi e ci impegniamo a promuovere e partecipare a iniziative di lotta e mobilitazioni per questi lavoratori e per tutti gli altri che sono morti o rimasti feriti, come per quelli che ogni giorno continuano a rischiare la vita per un sistema padronale che non si arresta davanti a nulla, perché venga ripristinato un efficace sistema di tutela dei diritti sul lavoro e la sicurezza necessaria ai lavoratori tutti”.
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