Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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23/12/2014
RiMaflow - 15.680 euro! Ora la produzione può ripartire. Senza padroni.
Oggi, 23 dicembre, la Campagna “RiMaflow vuole vivere” ha raggiunto 15.680 euro, superando l’obiettivo: noi lavoratori e lavoratrici della fabbrica recuperata e autogestita RiMaflow di Trezzano sul Naviglio potremo così acquistare il compressore necessario per potervi agganciare i macchinari e far ripartire la produzione. Senza padroni.
Un grande ringraziamento a tutti i nodi della Rete Communia e alle tante realtà politico-sociali che hanno organizzato iniziative in tutta Italia (e anche all’estero!) per promuovere la sottoscrizione e il progetto di autogestione. Un grande ringraziamento a tutte le personalità ‘combattenti’ che hanno lanciato l’Appello internazionale per RiMaflow promosso da Evo Morales, Joao Pedro Stedile, Ken Loach, Frei Betto, Themba Chauke, Andrés Ruggeri e dalle Empresas recuperadas argentine. Tutti e tutte voi siete oggi insieme a noi ‘i padroni comuni’ di queste infrastrutture!
I costi degli allacciamenti elettrici per il Capannone ‘C’ dove si svolgerà l’attività di produzione, per la messa a norma degli impianti e per la sicurezza andranno sicuramente oltre gli altri 15.000 euro che stiamo man mano cercando di mettere da parte con il nostro lavoro volontario. Ogni altro contributo sarà quindi sempre ben accetto.
Ma non è di soli contributi economici che RiMaflow potrà vivere. Solo se altre realtà produttive, di fabbrica o anche di riappropriazione di terre o nel settore dei servizi svilupperanno analoghe iniziative di autogestione anche il nostro progetto sarà realmente sostenibile. Da soli non ce la potremo fare. Da soli non potremo ottenere che l’occupazione di un luogo di lavoro per la sua rimessa in funzione senza padrone possa essere riconosciuto come diritto di chi ci lavora: questo potrà essere solo il risultato di un forte conflitto sociale generalizzato nel paese e anche a livello europeo per un cambiamento radicale dei rapporti di forza contro l’1% degli sfruttatori, per riprendere il felice slogan degli Indignados e di Occupy Wall Street.
E’ questa per noi l’autogestione conflittuale che abbiamo voluto presentare nella prefazione all’edizione italiana del libro di Andrés Ruggeri “Le fabbriche recuperate. Dalla Zanon alla RiMaflow: un’esperienza concreta contro la crisi”.
Nei prossimi giorni faremo un bilancio più preciso della Campagna, che comunque vedrà ancora alcune iniziative a inizio 2015 e che si salderà con la mobilitazione No Expo, contro cioè un modello economico e sociale devastante che dovremo tutte e tutti quanti insieme sconfiggere.
Un abbraccio e un augurio di buone feste da tutti i lavoratori e da tutte le lavoratrici di
RiMaflow
Fonte
20/06/2014
Il libero scambio che vogliamo
Il colpo d’occhio è impressionante. Un intero capannone di tre mila metri quadrati della fabbrica recuperata RiMaflow - guarda il video sulla storia della fabbrica
– a Trezzano sul Naviglio, in provincia di Milano, ogni sabato e
domenica, è animato da centinaia di rigattieri, rivenditori in conto
vendita, riciclatori di oggettistica usata d’ogni genere (foto qui a sinistra).
Secondo il rapporto della Onlus Occhio del Riciclone, complice la
crisi, il settore è in crescita in tutti i suoi segmenti: dai
tradizionali mercatini delle pulci (tipo Porta Portese), alle storiche
botteghe parrocchiali (sul modello delle Charities inglesi), ai negozi
specializzati che ammontano a 3.283 fissi e 1.886 ambulanti. Nascono
imprese di filiera che alimentano veri supermarket dell’usato e reti di
punti vendita specializzati: abbigliamento, giocattoli, bigiotteria,
calzature, oggettistica varia, mobili e arredamento, elettrodomestici,
apparecchiature elettriche ed elettroniche.
Si calcola che il riuso valga almeno 2
miliardi all’anno. Ma è evidente che il
grosso del settore è dominato
dalla informalità; attività a cavallo tra sgombratori di soffitte e
riciclatori creativi, tra collettori di scarti pre-consumo (sfridi di
fabbrica) e cooperative sociali, rottamatori e ciclo-officine… Così come
le diverse forme di scambio si intrecciano tra il dono, il baratto, la
raccolta fondi per progetti non profit e la compensazione monetaria.
Feste e festival dell’usato fioriscono ai margini dei parchi cittadini
nei giorni di festa. Vere aree di libero scambio! Con grande beneficio
per le aziende di raccolta dei rifiuti il cui smaltimento viene
quantomeno differito nel tempo.
Ma per avere un più ampio futuro, al
riuso e al riciclo servirebbero normative specifiche che facilitassero
il recupero e il trattamento delle merci giunte a fine ciclo di vita,
come chiede la rete Nazionale degli Operatori dell’Usato.
Oggi chi tocca un oggetto abbandonato rischia una denuncia per
smaltimento abusivo di rifiuti. Il progetto pilota europeo Prisca, della
coop. Insieme di Vicenza, dimostra come sia possibile costruire una
filiera virtuosa a partire dalle isole ecologiche comunali, attraverso
la classificazione, la preparazione, la pulizia, lo smistamento, la
rigenerazione e la distribuzione di grandissime quantità di beni
riutilizzabili. Con risparmio di materie prime, beneficio per i bilanci
famigliari e creazione di posti di lavoro. Piccole strategie di
resistenza contro l’obsolescenza programmata e il consumismo compulsivo.
Paolo Cacciari
Fonte
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