Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta Salvatore Di Gangi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Salvatore Di Gangi. Mostra tutti i post

06/11/2015

Roma. Arrestata banda di rapinatori. Quando “Suburra” non è solo un film

Questa mattina a Roma, la polizia ha arrestato una banda di malavitosi responsabile di alcune rapine a danno di banche e uffici postali. Sono state emesse dal Gip sei ordinanze di misura cautelare con l'accusa di “associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro il patrimonio, in particolare, rapine aggravate ai danni di Istituti di credito ed uffici postali, ricettazione di motoveicoli rubati e danneggiamento mediante incendio ai danni di un centro sportivo di Ardea”. In carcere sono finiti Giulio Tombini, 57 anni detto “Er Lupo”, Antonio Bendiato, 52 anni, Luigi Orofino, 66 anni, Massimo Da Rold, 49 anni, Marco Mannozzi, 41 anni e Vittorio Di Gangi – conosciuto come “Er Nasca” – di 63 anni (posto agli arresti domiciliari). Alcuni di questi erano già finiti in carcere per rapina nel 1996, e nel 2003.

A indicare la pericolosità della banda, dicono gli investigatori, è la loro grande mobilità sul territorio. Nel corso delle indagini sono state sventate alcune rapine a mano armata ed è stato documentato il ruolo di un personaggio storico della malavita romana, pluripregiudicato per omicidio, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, usura, estorsione ed altro abbia, dietro corrispettivo in denaro, incaricato gli associati per delinquere di appiccare il 12 luglio scorso un incendio ad una struttura sportiva in via Sant'Antonio ad Ardea, sul litorale romano. C'è poi un tentativo di rapina aggravata ai danni del Monte dei Paschi di Siena, in viale Guidoni a Firenze perpetrato il 19 giugno di quest'anno da Da Rold insieme a Orofino e Mannozzi con la regia di Tombini.

Tombini, Bendiato e Mannozzi, dicono gli inquirenti, sono ritenuti responsabili, in concorso con il noto criminale romano Di Gangi, detto "Er Nasca", del delitto di incendio poiché – in concorso tra loro e su mandato dello stesso Di Gangi – in qualità di esecutori materiali del delitto e dietro corrispettivo in denaro pari a 4.000 euro, allo scopo di danneggiare un centro Sportivo sito in località Ardea, avevano appiccato il 12 luglio scorso il fuoco al tendone del campo da tennis ivi ubicato, dopo averlo cosparso con liquido infiammabile.

Giulio Tombini, conosciuto come “Er Lupo”, è un pluri pregiudicato piuttosto noto agli investigatori. All'epoca dei fatti contestati risultava agli arresti domiciliari presso la sua abitazione con permesso di allontanamento per prestare attività lavorativa presso la Cooperativa Edera s.r.l.. Ad aprile di quest'anno, il prefetto di Roma, Franco Gabrielli, ha emesso un’interdittiva antimafia per la cooperativa sociale romana Edera, coinvolta nell’inchiesta su Mafia Capitale ed il cui il fondatore Franco Cancelli è indagato per turbativa d’asta. “Un provvedimento abnorme e ingiustificato, con profili di carattere formale discutibili e contraddittori, che mette a rischio 200 posti di lavoro” è stato il commento alla decisione del Prefetto da parte del legale della cooperativa Edera, Massimiliano Cesali. “Come il precedente provvedimento della prefettura che ha commissariato due appalti di Edera, l’interdittiva si basa sulle solite intercettazioni dell’inchiesta (mafia capitale, NdR) nelle quali Cancelli o chiunque altro della cooperativa non compare mai direttamente, bensì viene sempre chiamato in causa da altri. Inoltre Edera risulta danneggiata, perché nelle carte si dice che un appalto già assegnato alla società dall’Ama sarebbe stato ‘scippato’ da Buzzi con l’apertura delle buste delle offerte”. Il legale della cooperativa Edera ha annunciato un ricorso al Tar contro l’interdittiva del prefetto, in attesa dell’esito di quello contro il commissariamento dei due appalti milionari di Ama.

Ma anche il cognome di Di Gangi per i lettori di Contropiano – e non solo – non è una novità. Vittorio Di Gangi, detto “Er Nasca”, secondo gli investigatori, è un personaggio storico della malavita romana ed ha un curriculum criminale datato sin dal 1974, con una escalation di reati dall'associazione a delinquere, omicidio, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, usura, estorsione ed altro, che gli ha permesso di raggiungere una posizione di leadership nell'organigramma della malavita capitolina.

Il fratello di Vittorio invece, Salvatore Di Gangi, è l'uomo intercettato al telefono con l'ex ministro della infrastrutture Maurizio Lupi e che gli offre i “servizi” degli uomini della sua agenzia di sicurezza per sgomberare i senza casa e gli attivisti sociali accampatisi sotto il ministero a Porta Pia dopo le due giornate di lotta del 18 e 19 ottobre 2013. “Tu basta che mi ordini. Io porto 200 soldati... Li ammazziamo direttamente e buona notte ai suonatori" dice Salvatore Di Gangi al telefono con l'allora ministro Lupi. L'intercettazione telefonica compare nelle carte dell'inchiesta di Firenze e la conversazione tra Lupi e Di Gangi, viene intercettata dal Ros: "Vai a cagare – si lascia andare il ministro – non vieni mai alle nostre cose". "Domani non ti fanno entrare – scherza Di Gangi alludendo ai manifestanti – tutte tende davanti all'ufficio tuo".

Salvatore Di Gangi ha gestito fino al 2008 una agenzia di sicurezza, la Sipro, al centro di diverse indagini della magistratura e passata poi in mano ai figli. Con gli avvocati di Salvatore Di Gangi il nostro giornale ha già avuto a che fare per un articolo del 2012.

E' chiaro che i legami di parentela non possono essere trasformati tout court in atti di accusa, ma una domanda minima occorrerebbe porsela alla luce degli arresti di questa mattina. Chissà dove avrebbe preso i “200 soldati” da spedire a dare mazzate ai manifestanti accampati sotto il ministero. Forse avrebbe chiesto aiuto al fratello maggiore?

Fonte

23/03/2015

I mancati “gorilla” di Lupi contro la tendopoli dei senza casa

Nell’ambito dell’inchiesta sulla corruzione al Ministero delle Infrastrutture che ha portato ad alcuni arresti, a molti indagati e alle dimissioni del ministro Lupi, è stata resa nota un'intercettazione telefonica tra il ministro e il suo interlocutore che ha fatto scattare la nostra attenzione. Questo il tono della intercettazione che compare nell’inchiesta: "Tu basta che mi ordini. Io porto 200 soldati... Li ammazziamo direttamente e buona notte ai suonatori". L’uomo al telefono con il ministro Lupi e che ventila tali minacce di intervento è Salvatore Di Gangi, ex padrone della Sipro, una delle maggiori società di sicurezza privata italiane, coinvolto in diverse inchieste.

Fuori dal Ministero delle Infrastrutture, a Porta Pia, era sorta la tendopoli di protesta dei movimenti di lotta per la casa giunti lì sotto al termine di due giornate di mobilitazione sindacale e sociale il 18 e 19 ottobre del 2013. Una mobilitazione importante che i servizi segreti hanno monitorato con attenzione per due anni di seguito, ritenendola prima un successo politico e poi un successo politico disperso dei manifestanti (su questo vedi altro articolo del nostro giornale). Il fastidio per quell'iniziativa e l’assedio con le tende dei ministero, probabilmente, sono state un serio problema per il governo e per Lupi, molto più di quanto si fosse ritenuto anche nell’ambito degli organizzatori delle due giornate di lotta e dell’assedio a Porta Pia nell'ottobre 2013.

L'intercettazione telefonica compare nelle carte dell'inchiesta di Firenze e la conversazione tra Lupi e Di Gangi, viene intercettata dal Ros: "Vai a cagare - si lascia andare il ministro - non vieni mai alle nostre cose". "Domani non ti fanno entrare - scherza Di Gangi alludendo ai manifestanti - tutte tende davanti all'ufficio tuo".

Ma al centro delle intercettazioni non ci sono le le fanfaronate di Di Gangi contro la tendopoli dei senza casa quanto gli appalti che la Sipro deve riuscire a prendere a Roma e in giro per l'Italia. I contatti tra Lupi e Di Gangi continuano fino al 5 luglio 2014. "Quel giorno – annota il Ros  dei Carabinieri – esce su Repubblica un articolo che rivela alcune attività illecite della Sipro e i suoi legami con dirigenti Atac", da allora le comunicazioni improvvisamente si interrompono.

Ma con il sig. Di Gangi e la società Sipro qualche ferro lo hanno incrociato anche il nostro giornale. Un nostro articolo del 2012 – Connessioni di famiglia – aveva ricevuto la pronta replica dell’avvocato della società Sipro. Qui di seguito la lettera ricevuta dalla nostra redazione e pubblicata sul nostro giornale in data 6 giugno 2012 dopo essere stati contattati dall'avvocato Francesco Castaldi dell'Ufficio Legale della Sipro che ci aveva inviato le seguenti precisazioni:
"Salvatore Di Gangi non ricopre attualmente alcun incarico o interesse di alcun tipo nella società Sipro. Fino al 2008 era titolare di una società satellite e dal 2008 la società ha provveduto a revisionare gli assetti societari presentando istanza di revisione. L'istanza è stata accettata dalla Prefettura di Roma che in data 23/9/2009 ha provveduto a rilasciare il certificato antimafia e dunque consente alla società Sipro di svolgere legittimamente attività di vigilanza".
Salvatore Di Gangi, era stato il padrone della società di security Sipro, ma questa è passata ai figli dopo che era stata raggiunta da un'interdittiva antimafia. La Sipro però ha vinto un ricorso al Tar con cui ha ottenuto la cancellazione dell'interdittiva antimafia della Prefettura di Roma, come ci ha comunicato l’avvocato della Sipro – Castaldi – a giugno del 2012. Nonostante queste controversie, la Sipro ha ottenuto grossi appalti con alcune amministrazioni pubbliche della Capitale e in particolare con l'Atac di Roma.

La Sipro è uno dei big italiani della sicurezza e lavora da anni con enti pubblici e aziende private. Tra i suoi clienti figurano  il ministero della Difesa, Equitalia, la Regione Lazio, Rai, Telecom e Comune di Roma. Gli attuali proprietari della Sipro sono infatti i figli dell'imprenditore siciliano Salvatore Di Gangi, ma anche i nipoti di Vittorio Di Gangi, detto "er Nasca", arrestato il 9 maggio del 2012 e accusato di aver avuto in passato rapporti con la banda della Magliana e con il suo cassiere Enrico Nicoletti.

Ma, nell’estate dello stesso anno, la Sipro viene tirata in ballo nell’inchiesta sui biglietti clonati dell’Atac. Nell’agosto del 2012, infatti  la "Relazione tecnico investigativa sui titoli di viaggio dell'Atac spa", consegnata in Procura e rivelata dall’inchiesta di Repubblica, dedica numerosi passaggi al ruolo svolto dalla Sipro che stocca nei suoi caveau in via di Salone i biglietti invenduti dell’Atac. Tant’è che il 13 giugno del 2014 la Guardia di Finanza perquisisce la sede legale della Sipro con l’obiettivo di cercare documenti, email, verbali del consiglio di amministrazione e tutto quanto fosse riconducibile allo scandalo dei biglietti clonati.

Secondo i magistrati che stanno conducendo le indagini sulla corruzione al Ministero delle Infrastrutture, Di Gangi, che al telefono con Lupi vorrebbe sgomberare la tendopoli dei senza casa sotto il ministero, è molto legato anche a Franco Cavallo, appena nominato alla presidenza di Centostazioni e arrestato mercoledì. Di Gangi avrebbe infatti messo a disposizione di Cavallo un appartamento in largo del Nazareno 15 chiedendo – è scritto nelle carte del Ros - "l'intercessione presso il ministro Lupi e il suo staff per risolvere alcune questioni". Di quali questioni si tratti, al momento non è dato sapere, ma ci sembra che di questioni da portare alla luce a questo punto ce ne siano più di qualcuna.

Fonte