Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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15/04/2026

Global Sumud Flotilla: la Procura di Roma indaga per tortura e rapina

Non più solo sequestro di persona e danneggiamento. L’inchiesta della Procura di Roma sulla Global Sumud Flotilla, la missione che lo scorso ottobre ha rotto il blocco sionista illegale su Gaza e i cui componenti sono stati poi trattenuti dalle forze israeliane, si allarga drasticamente.

I magistrati hanno infatti iscritto nel registro degli indagati – per ora a carico di ignoti – anche le ipotesi di reato di tortura e rapina. L’indagine, coordinata dal procuratore capo Francesco Lo Voi e condotta dai pm Stefano Opilio e Lucia Lotti, punta a fare luce sul trattamento riservato ai 36 attivisti e parlamentari italiani che si trovavano sulle navi.

La decisione di contestare il reato di tortura è maturata dopo mesi di audizioni. Gli inquirenti hanno ascoltato i partecipanti alla missione, i quali hanno descritto un clima di violenza sistematica e umiliazioni una volta finiti sotto la custodia dei militari israeliani. I verbali parlano di ore passate con lo sguardo a terra, privazione di cibo e acqua e minacce costanti con armi spianate, percosse.

L’accusa di rapina, invece, si riferisce alla sottrazione forzata di telefoni cellulari, effetti personali e delle stesse imbarcazioni utilizzate per la missione. Ma il fascicolo d’indagine ricostruisce una sequenza di eventi iniziata già prima dell’abbordaggio, rincarando la dose sulle gravi violazioni condotte da Tel Aviv, con azioni che assomigliano a vere e proprie operazioni di guerra contro la missione umanitaria.

I reati di sequestro di persona e danneggiamento con pericolo di naufragio si riferiscono in particolare alla notte tra il 23 e il 24 settembre, quando la flotta fu bersagliata da uno sciame di droni mentre si trovava al largo di Creta, in acque di competenza dell’Unione Europea. Successivamente, l’intercettazione da parte di un imponente dispiegamento di mezzi militari israeliani ha portato al fermo degli attivisti e al loro trasferimento forzato a terra, dove sono rimasti in stato di detenzione fino al rimpatrio in Italia.

Il prossimo passo della Procura di Roma sarà formale e diplomaticamente complesso, soprattutto ora che il governo italiano ha deciso di sospendere il rinnovo automatico del memorandum di cooperazione militare: l’invio di una rogatoria internazionale a Israele. I magistrati italiani chiederanno chiarimenti ufficiali sull’operato delle forze di sicurezza e sull’identità dei responsabili delle violenze denunciate.

Inoltre, la notizia dell’allargamento dell’inchiesta arriva in un momento simbolico: proprio in queste ore, una nuova Global Sumud Florilla sta salpando verso Gaza. Gli obiettivi restano i medesimi della precedente: forzare il blocco illegale e denunciare l’indifferenza internazionale su un genocidio che continua, con Gaza che è costantemente bombardata e dove i palestinesi continuano a morire a centinaia.

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19/11/2018

Como - Due extracomunitari disarmano rapinatore e smentiscono Salvini

Una notizia minore, di quelle che finiscono solo sulle pagine localissime di giornali locali. Quasi una banalità, su cui non soffermarsi.

Eppure contiene la smentita radicale di quel “senso comune” che leghisti e fascisti stanno spargendo da anni in questo disgraziato paese.

Due extracomunitari, per di più “marocchini” (è una nazionalità, ma viene usata spesso come un insulto dai razzisti), fermano un rapinatore e lo consegnano alle forze dell’ordine. In piena Lombardia profonda...

Per di più il rapinatore è un italiano. Anzi, uno del paese, un lumbard...

Naturalmente, questo non significa che tutti gli extracomunitari siano altrettanto onesti e coraggiosi, né che tutti gli italiani siano pessima gente. Queste generalizzazioni da idioti le lasciamo volentieri al ministro dell’interno e ai suoi ghost writer.

Però ci sembra indicativo che nessun giornale mainstream, neanche quelli che gridano al fascismo governativo ogni tre per due nel tentativo di ridurre l’opposizione a semplice “europeismo”, abbia colto la rilevanza di un episodio come questo.

Si vede che al corso di giornalismo che va per la maggiore non insegnano più l’architrave logico della professione: “Quando un cane morde un uomo non fa notizia. Ma se un uomo morde un cane, quella è una notizia“.

E’ dunque evidente che i media principali non servono più a dare notizie, ma a fare propaganda.

Ecco qui di seguito l’articoletto completo sul fatto, tratto da QuiComo.

*****

Farmacista di Turate salvato da due marocchini durante una rapina

Tentata rapina a Turate nella sera dell’8 novembre 2018 ai danni di un farmacista della Farmacia Comunale che stava depositando l’incasso della giornata nella cassa continua della Banca popolare di Sondrio, tra via Volta e via Vittorio Emanuele. A soccorrerlo sono stati due extracomunitari di origine marocchina, regolarmente residenti in Italia.

Il coraggioso intervento

I due marocchini stavano transitando davanti alla banca quando hanno visto un uomo armato di pistola che con il volto parzialmente coperto minacciava il farmacista. I due extracomunitari con coraggio sono intervenuti riuscendo a disarmare l’uomo e a immobilizzarlo in attesa dell’arrivo dei carabinieri di Turate che hanno ammanettato il rapinatore e portato al carcere Bassone di Como. La somma di denaro che il farmacista aveva con sé ammontava a circa 1.770 euro.

Chi è il rapinatore

Il rapinatore è un italiano di 44 anni – M. P. le sue iniziali – residente a Turate. Ha agito con il volto parzialmente coperto da uno scaldacollo. La pistola che impugnava era una calibro 45 con matricola abrasa. Oltre al reato di tentata rtapina dovrà rispondere anche dell’accusa di porto abusivo di arma clandestina.

Fonte

08/09/2018

“Il Sud non è figlio di una storia minore”. Una replica di Camilleri ai luoghi comuni

Una lettera aperta dello scrittore Andrea Camilleri replica al giornalista de “La Repubblica” Francesco Merlo, autore del video “Da Genova a Messina, le differenze di un’Italia flagellata“.

Merlo è nato al Sud ma emigrato al Nord, e ora sostiene tra l’altro che “... È molto pericoloso aiutare il Sud...”. Francesco Merlo, così come altri editorialisti e ideologi de La Repubblica e del Corriere della Sera, stanno collaborando attivamente a quella che abbiamo definito la secessione reale del paese. E Andrea Camilleri non gliele manda a dire.
Lettera a Francesco Merlo

“Ciccio, ti scrivo a nome di tanti siciliani

e ti chiamo Ciccio perché anche tu sei siciliano essendo nato a Catania

Lo so che ti da fastidio, perché - avendo lavorato per 19 anni al Corriere della Sera e scrivendo da 10 anni per La Repubblica - probabilmente non ti piace essere chiamato “Ciccio”

Magari, dopo tanti anni al Corriere, parli pure milanese e Ciccio in milanese non suona bene

Ma io continuerò lo stesso a chiamarti Ciccio ok?

Dunque, Ciccio, voglio dirti che qui noi siamo indignati. Lo so che, proprio in questi ultimi tempi, è un termine inflazionato ma non ne trovo uno migliore per manifestarti il nostro sdegno per quello che hai detto nel tuo servizio sull’alluvione nel messinese

Qui l’acqua avrebbe portato via il “mattone selvaggio e l’accozzaglia di laterizi”, mentre... dalle tue parti la natura malvagia avrebbe distrutto “i centri storici, lo spazio pubblico celebrato, la bellezza di città che sono storicamente costruite per piacere, per aiutare l’uomo a vivere e non a sopravvivere”

Ciccio, ma che dici? La storia della tua terra (quella d’origine, intendo: la Sicilia) te la ricordi?

Ciccio, anche i nostri paesi hanno un centro storico: centri di antica tradizione, come Saponara: ti ricordi di Saponara, vero?

A Saponara l’acqua ha mandato giù un costone roccioso che ha sotterrato una casa, e - con la casa - ha sotterrato anche tre persone, e fra queste tre persone c’era un angioletto biondo di appena dieci anni

Ah... dimenticavo: quella casa non era abusiva: era una casa come la tua, forse meno ricca della tua, ma era comunque una casa

insomma una casa normale

non un’accozzaglia di laterizi

A proposito del nostro bimbo annegato nel fango... ecco, qui voglio ringraziarti per aver detto che “i bambini affogati sono uguali” Almeno questo ce lo hai riconosciuto, Ciccio...

i nostri non sono figli di un dio minore

almeno quando affogano nel fango

Grazie, grazie davvero

“La forza dell’acqua distrugge sviluppo e sottosviluppo”. Naturalmente, lo sviluppo sta al Nord e il sottosviluppo è il nostro.

Ciccio, vuoi che partiamo da lontano?

E allora, mi permetto di ricordarti che nell’anno 1100, mentre dalle tue parti si brancolava nel buio del Medioevo, i Siciliani avevano il primo Parlamento della storia, il primo parlamento d’Europa.

Facciamo un bel salto e arriviamo al 1861.

In quegli anni - esattamente nel 1856 - in occasione dell’Esposizione Internazionale di Parigi, Il Regno delle Due Sicilie ricevette il Premio come terzo Paese più industrializzato del mondo, dopo Inghilterra e Francia.

Il Meridione possedeva una flotta mercantile pari ai 4/5 del naviglio italiano, una flotta che era la quarta del mondo. Il Sud era il primo produttore in Italia di materia prima e semi-lavorati per l’industria. Avevamo circa 100 industrie metalmeccaniche che lavoravano a pieno regime (era attiva la più grande industria metalmeccanica d’Italia). Avevamo industrie tessili, manifatturiere, estrattive

Avevamo distillerie, cartiere. Avevamo la prima industria siderurgica d’Italia. Il primo mezzo navale a vapore del Mediterraneo (una goletta) fu costruito nelle Due Sicilie e fu anche il primo al mondo a navigare per mare. La prima nave italiana che arrivò nel 1854, dopo 26 giorni di navigazione, a New York, era meridionale, e si chiamava - guarda un po’! - “Sicilia”. La bilancia commerciale con gli Stati Uniti era fortemente in attivo e il volume degli scambi era quasi il quintuplo del Piemonte

Il cantiere di Castellammare di Stabia, con 1.800 operai, era il primo d’Italia per grandezza e importanza.

Ancora: il tasso di sconto praticato dalle banche era pari al 3%, il più basso della Penisola; una “fede di credito” rilasciata dal Banco di Napoli era valutata sui mercati internazionali fino a quattro volte il valore nominale. Il Regno Napoletano, fra tutti gli Stati italiani, vantava il sistema fiscale con il minor numero di tasse: ve ne erano soltanto cinque.

Tu, Ciccio, potresti dirmi: “acqua passata”. Potresti chiedermi come ci siamo ridotti così, oggi... sottosviluppati

Bene... ti spiego: fin dal primo anno di unificazione, il neonato Stato italiano introdusse ben 36 nuove imposte ed elevò quelle già esistenti.

In appena quattro anni, la pressione fiscale aumentò dell’87%, ed il costo della vita ebbe un incremento del 40% rispetto al 1860, i salari persero il 15% del potere d’acquisto.

Dopo l’unificazione d’Italia, l’industria meridionale e persino l’agricoltura furono letteralmente abbandonate e penalizzate con una politica economica che favorì il Nord a danno del Sud, come risulta da un’inchiesta sulla ripartizione territoriale delle entrate e delle spese dello Stato voluta da Francesco Saverio Nitti (non l’abbiamo pagato noi... giuro)

Per diversi decenni si verificò un continuo drenaggio di capitali dal meridione al Nord dovuto proprio ad una scelta di politica economica dello Stato, mentre sul piano delle imposte il Mezzogiorno e la Sicilia contribuivano in maniera di gran lunga superiore alle regioni del Nord

Non andò meglio per i lavori pubblici, in quanto gran parte delle spese furono fatte nell’Italia Settentrionale e Centrale.

In sostanza il bottino dei Savoia fu veramente enorme, se si considera che il danaro trafugato dalle casse del “Regno delle Due Sicilie” ammontava a 443 milioni di lire oro, vale a dire due volte superiore a quello di tutti (dico tutti) gli Stati preunitari della penisola messi insieme; lo Stato savoiardo ne possedeva solo 20 milioni.

Questa è storia Ciccio, dunque non volercene se una politica assassina ci ha ridotto come siamo adesso

Non dirci che siamo “sottosviluppati”, non ce lo meritiamo. Perché - vedi - la cultura siciliana non è da meno rispetto a quella dell’ormai “tuo” Nord

Anzi... a giudicare dal numero e dall’importanza dei cervelli che mandiamo a lavorare dalle tue parti, potrei osare di più, ma non mi va

L’acqua, qui, porta via centri storici e persone esattamente come a Genova e come nelle Cinque Terre.

E a Barcellona i torrenti sono “tombinati” esattamente come a Genova.

Sai, Ciccio, i giornali arrivano anche qui, e noi li leggiamo

E, se proprio la vogliamo dire tutta, anche a Genova c’erano case costruite nei greti dei torrenti: le abbiamo viste tutti in televisione: anche lì, dunque, “mattone selvaggio” e “accozzaglia di laterizi”?

Ascoltami, Ciccio: nella prossima estate, torna in Sicilia. Non ti chiedo di starci molto: quindici giorni a pensione completa

Fatti un giro, magari anche nella città che ti ha visto bimbo meridionale: Catania

Scoprirai cose nuove

Scoprirai che i siciliani non sono affatto rassegnati, sono incazzati neri

E’ diverso

Scoprirai che “le persone per bene” che pensano che il Sud sia solo violento-imprevedibile-inaffidabile-sprecone-confusionario-corrotto-mafioso-camorristico (come dici tu in una sorta di crescendo rossiniano), in realtà non sono persone per bene: sono degli idioti. Oppure dei delinquenti

E mi dispiace se fra loro dovessero esserci amici tuoi: sempre idioti restano o delinquenti che hanno interesse ad affossarci ancora di più

Perché - vedi - se qui i mafiosi portano ancora la coppola, mentre al Nord portano la cravatta e magari hanno l’auto blu e la scorta, per noi non fa molta differenza

Ripeto, i giornali li leggiamo anche qua

... E quella “pietà diversa” di cui parli, Ciccio: ma ti sei ascoltato?

“La disgrazia di Genova fece esplodere gli animi e mettere mano al portafoglio”, mentre qui le disgrazie sarebbero solo

“il prolungamento della normalità”

Qui è meglio “non dare perché elemosiniere ed elemosinato rischiano di fare la stessa fine”

E, quindi, “aiutare il Sud potrebbe risultare pericoloso, fortemente pericoloso”

No, Ciccio, ti sbagli

La nostra normalità non è questa che dici tu

La nostra “normalità” ci è stata tolta proprio da quelle “persone per bene” di cui parli

quelle stesse che oggi vorrebbero farci “il ponte sullo Stretto” per finire di fregarci il poco che ci è rimasto

Noi non siamo affatto rassegnati, Ciccio, e vogliamo riprendercela la nostra normalità

La nostra normalità ha nome e cognome, anzi... nomi e cognomi, come Antonello da Messina, Vincenzo Bellini, Francesco Maurolico, Finocchiaro Aprile, Alessandro Scarlatti, Filippo Juvara, Luigi Pirandello, Giovanni Verga, Lucio Piccolo, Tommaso Cannizzaro, Bartolo Cattafi, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Renato Guttuso, Ettore Majorana, Vittorio Emanuele Orlando, Salvatore Quasimodo, Leonardo Sciascia, Vann’Antò’

La nostra normalità ha luoghi che si chiamano Mozia, Segesta, Selinunte, Piazza Armerina, Naxos, Siracusa, Monreale, Taormina, Erice, Agrigento, Noto: tutti con i loro “centri storici” come Messina, e - perché no - come Barcellona e come Saponara.

Noi conserviamo la cultura dei nostri padri

Noi conserviamo le tradizioni di questi luoghi

Non siamo rassegnati, siamo orgogliosi (oltre che incazzati).

E se i nostri Gattopardi sono stati sbranati dalle iene e dagli sciacalli, come aveva previsto il Principe di Lampedusa in tempi non sospetti beh... verrà il momento del riscatto

Noi ci crediamo, dobbiamo crederci

E, per tornare alla tua “pietà diversa”, sappi che questo tipo di pietà non ci interessa

Noi vogliamo solo difendere i nostri diritti vogliamo solo il nostro, quello che ci spetta

Siamo noi che abbiamo pietà, pietà per gli oppressi, per i vinti, pietà per chiunque soffra

E siamo ancora noi che abbiamo, legittimamente, dei pregiudizi

Da oggi nutriamo pregiudizi anche nei tuoi confronti e nei confronti del tuo giornale

E se non riesci a fartene una ragione, se non riesci a pensare di dovere chiedere scusa

allora davvero hai voluto rinnegare le tue origini, le tue radici, la tua storia

Ciao “Ciccio”

Andrea Camilleri
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Potentissimo! 

22/07/2017

Boeri, l’uomo che si compiace del furto ai migranti

Curiosa, la sortita del presidente INPS Boeri sul contributo economico che i migranti danno al nostro prodotto interno lordo. Boeri ha affermato, in una audizione al Parlamento, quindi nella più alta sede istituzionale, che i contributi dei migranti contribuiscono per l’1% al nostro PIL, che questi versano contributi per circa 8 miliardi e che ne ricevono indietro 3. Nessuno dei Parlamentari presenti, e men che meno i giornalisti che alla sortita hanno poi dato ampio spazio, hanno avuto l’ardire di chiedere come mai tale disparità tra versato e ottenuto sotto forma di pensione.

Se abbiamo capito bene solo una parte dei migranti rimane nel nostro Paese sufficientemente a lungo per maturare il diritto alla pensione, soprattutto probabilmente una quota consistente di chi ha lavorato per anni in Italia torna nel proprio Paese di origine dove i contributi versati in Italia sono carta straccia. Questo ovviamente riguarda in particolare i migranti provenienti da paesi extra Unione Europea.

Non esistono infatti, se non in alcuni casi, convenzioni bilaterali internazionali che regolino la materia tra il nostro Paese e i paesi di provenienza dei migranti, perché i contributi versati in Italia siano validi e cumulabili con quelli versati in altri paesi, compreso quello di provenienza.

Con la Tunisia questa Convenzione esiste. L’hanno fatta Craxi e Andreotti nel 1987. E’ diventata una Legge dello Stato Italiano e garantisce proprio che i contributi versati dai lavoratori Tunisini in Italia e Italiani in Tunisia non vadano persi. In questo caso non c’è guadagno per le casse dell’INPS e per il nostro PIL, però, se possiamo permetterci di dirlo, c’è maggiore giustizia.

Ma cosa osta alla stipula di analoghe convenzioni bilaterali almeno con i maggiori Paesi di provenienza dei nostri lavoratori immigrati? E’ così difficile arrivare ad un accordo tra Stati, oppure c’è l’intenzione di coltivare ancora per molto questa sottrazione di denari dalle tasche dei migranti per aumentare fraudolentemente il nostro PIL e arricchire le casse dell’INPS?

Ci sembra che sia più che mai necessario organizzare i migranti e le Comunità e mobilitarsi per costringere l’INPS e il Governo Italiano a prendere seriamente in considerazione il fatto che quello che stanno facendo non è altro che un furto in piena regola ai danni di lavoratrici e lavoratori migranti e che questa pratica deve finire al più presto. A pagare la pensione agli Italiani deve pensarci lo Stato, non i migranti.

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25/02/2016

Roma. Semplici rapinatori? No, uno è un fascista assai noto

Sono stati arrestati dalla polizia sul litorale nord di Roma i due rapinatori che ieri durante la rapina all’ufficio postale di via Val Pellice avevano dato vita ad uno scontro a fuoco. I due si erano rifugiati in una villa a Fregene risultata di proprietà di uno degli arrestati.  E non si tratta di un neofita della malavita ma di Claudio Ragno 54 anni ex militante del gruppo neofascista dei Nar e di Giordano Grilli di 30 anni, incensurato e troppo giovane dunque per avere un passato negli anni neri. Claudio Ragno è un “veterano”, infatti, fu autore di una delle rapine che passò alla storia perché fruttò ben due miliardi di lire alla posta di viale Mazzini, a Roma nel 1988. Sei anni dopo, nel '94 il fascista fu bloccato dalla polizia mentre stava per assaltare la Banca Popolare di Rieti di viale Libia assieme a Massimo Rampelli, anche lui ex militante dei Nar privo di un braccio che, per non farsi riconoscere, indossava una giacca con una protesi. Ragno infine è tra i quattro rapinatori arrestati per il colpo all’Unicredit di piazza di Spagna avvenuto il 19 dicembre 2011.

Ragno nell'ottobre del 1980 fu fermato dalla Polstrada di Treviso su un' auto che era un arsenale: sette pistole, tre bombe a mano, parrucche, baffi finti e un distintivo nazista. Ragno era molto legato a Elio Di Scala detto "Kapplerino", un altro noto fascista romano rimasto ucciso, sempre nel '94, durante una sparatoria alla Banca Commerciale di via Colli Portuensi dove morì una guardia giurata.

Alcuni giornali riferiscono che sia Ragno che Grilli compaiono in un'intercettazione telefonica dell'inchiesta Mafia Capitale come figura legate al fascista Massimo Carminati. Al momento questa notizia non risulta anche se c’è la possibilità che Giordano Grilli venga scambiato con un altro ex fascista impelagato nel traffico di droga: Roberto Grilli. Nel settembre del 2011 Roberto Grilli, 51 anni, viene fermato al largo di Alghero con 503 chili di cocaina a bordo della sua barca a vela "Kololo II". Grilli comincia a raccontare ai magistrati – ma anche in un alcune interviste ai giornali –  il "sistema Carminati" e a scoperchiare la pentola del malaffare, dei mille traffici illeciti della connection Mafia Capitale che vede legati fascisti, ambienti della malavita, ambienti politici e amministrativi comunali assai trasversali. Grilli collabora e viene ritenuto la "gola profonda" che chiarisce ruolo, struttura, affari dell'organizzazione e dei vari componenti dell’estrema destra dentro la rete di Mafia Capitale.

L’ennesimo arresto di Ragno per una rapina, conferma quegli stretti legami tra fascisti e criminalità organizzata che anno dopo anno, sembra continuare a sfuggire alle autorità investigative.

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06/11/2015

Roma. Arrestata banda di rapinatori. Quando “Suburra” non è solo un film

Questa mattina a Roma, la polizia ha arrestato una banda di malavitosi responsabile di alcune rapine a danno di banche e uffici postali. Sono state emesse dal Gip sei ordinanze di misura cautelare con l'accusa di “associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro il patrimonio, in particolare, rapine aggravate ai danni di Istituti di credito ed uffici postali, ricettazione di motoveicoli rubati e danneggiamento mediante incendio ai danni di un centro sportivo di Ardea”. In carcere sono finiti Giulio Tombini, 57 anni detto “Er Lupo”, Antonio Bendiato, 52 anni, Luigi Orofino, 66 anni, Massimo Da Rold, 49 anni, Marco Mannozzi, 41 anni e Vittorio Di Gangi – conosciuto come “Er Nasca” – di 63 anni (posto agli arresti domiciliari). Alcuni di questi erano già finiti in carcere per rapina nel 1996, e nel 2003.

A indicare la pericolosità della banda, dicono gli investigatori, è la loro grande mobilità sul territorio. Nel corso delle indagini sono state sventate alcune rapine a mano armata ed è stato documentato il ruolo di un personaggio storico della malavita romana, pluripregiudicato per omicidio, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, usura, estorsione ed altro abbia, dietro corrispettivo in denaro, incaricato gli associati per delinquere di appiccare il 12 luglio scorso un incendio ad una struttura sportiva in via Sant'Antonio ad Ardea, sul litorale romano. C'è poi un tentativo di rapina aggravata ai danni del Monte dei Paschi di Siena, in viale Guidoni a Firenze perpetrato il 19 giugno di quest'anno da Da Rold insieme a Orofino e Mannozzi con la regia di Tombini.

Tombini, Bendiato e Mannozzi, dicono gli inquirenti, sono ritenuti responsabili, in concorso con il noto criminale romano Di Gangi, detto "Er Nasca", del delitto di incendio poiché – in concorso tra loro e su mandato dello stesso Di Gangi – in qualità di esecutori materiali del delitto e dietro corrispettivo in denaro pari a 4.000 euro, allo scopo di danneggiare un centro Sportivo sito in località Ardea, avevano appiccato il 12 luglio scorso il fuoco al tendone del campo da tennis ivi ubicato, dopo averlo cosparso con liquido infiammabile.

Giulio Tombini, conosciuto come “Er Lupo”, è un pluri pregiudicato piuttosto noto agli investigatori. All'epoca dei fatti contestati risultava agli arresti domiciliari presso la sua abitazione con permesso di allontanamento per prestare attività lavorativa presso la Cooperativa Edera s.r.l.. Ad aprile di quest'anno, il prefetto di Roma, Franco Gabrielli, ha emesso un’interdittiva antimafia per la cooperativa sociale romana Edera, coinvolta nell’inchiesta su Mafia Capitale ed il cui il fondatore Franco Cancelli è indagato per turbativa d’asta. “Un provvedimento abnorme e ingiustificato, con profili di carattere formale discutibili e contraddittori, che mette a rischio 200 posti di lavoro” è stato il commento alla decisione del Prefetto da parte del legale della cooperativa Edera, Massimiliano Cesali. “Come il precedente provvedimento della prefettura che ha commissariato due appalti di Edera, l’interdittiva si basa sulle solite intercettazioni dell’inchiesta (mafia capitale, NdR) nelle quali Cancelli o chiunque altro della cooperativa non compare mai direttamente, bensì viene sempre chiamato in causa da altri. Inoltre Edera risulta danneggiata, perché nelle carte si dice che un appalto già assegnato alla società dall’Ama sarebbe stato ‘scippato’ da Buzzi con l’apertura delle buste delle offerte”. Il legale della cooperativa Edera ha annunciato un ricorso al Tar contro l’interdittiva del prefetto, in attesa dell’esito di quello contro il commissariamento dei due appalti milionari di Ama.

Ma anche il cognome di Di Gangi per i lettori di Contropiano – e non solo – non è una novità. Vittorio Di Gangi, detto “Er Nasca”, secondo gli investigatori, è un personaggio storico della malavita romana ed ha un curriculum criminale datato sin dal 1974, con una escalation di reati dall'associazione a delinquere, omicidio, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, usura, estorsione ed altro, che gli ha permesso di raggiungere una posizione di leadership nell'organigramma della malavita capitolina.

Il fratello di Vittorio invece, Salvatore Di Gangi, è l'uomo intercettato al telefono con l'ex ministro della infrastrutture Maurizio Lupi e che gli offre i “servizi” degli uomini della sua agenzia di sicurezza per sgomberare i senza casa e gli attivisti sociali accampatisi sotto il ministero a Porta Pia dopo le due giornate di lotta del 18 e 19 ottobre 2013. “Tu basta che mi ordini. Io porto 200 soldati... Li ammazziamo direttamente e buona notte ai suonatori" dice Salvatore Di Gangi al telefono con l'allora ministro Lupi. L'intercettazione telefonica compare nelle carte dell'inchiesta di Firenze e la conversazione tra Lupi e Di Gangi, viene intercettata dal Ros: "Vai a cagare – si lascia andare il ministro – non vieni mai alle nostre cose". "Domani non ti fanno entrare – scherza Di Gangi alludendo ai manifestanti – tutte tende davanti all'ufficio tuo".

Salvatore Di Gangi ha gestito fino al 2008 una agenzia di sicurezza, la Sipro, al centro di diverse indagini della magistratura e passata poi in mano ai figli. Con gli avvocati di Salvatore Di Gangi il nostro giornale ha già avuto a che fare per un articolo del 2012.

E' chiaro che i legami di parentela non possono essere trasformati tout court in atti di accusa, ma una domanda minima occorrerebbe porsela alla luce degli arresti di questa mattina. Chissà dove avrebbe preso i “200 soldati” da spedire a dare mazzate ai manifestanti accampati sotto il ministero. Forse avrebbe chiesto aiuto al fratello maggiore?

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26/03/2015

Rapina, dieci feriti, un morto. Fermati due carabinieri

Torna la "Uno bianca"? L'immagine dei poliziotti rapinatori che sconvolsero Bologna e l'Emilia Romagna, seminando morte nelle loro rapine, mentre mettevano alla prova la propria "intoccabilità" di assassini in divisa, torna in occasione di una sanguinosa rapina avvenuta ieri a Ottaviano, in provincia di Napoli.

Nel paese di Raffaele Cutolo c'è stata un tentativo di rapina a un banalissimo supermercato, immediatamente trasformatosi in una sparatoria tra la gente, inseguimenti da film, conseguenti incidenti stradali, feriti (una decina), di cui uno è morto poi all'ospedale.

Alla fine in manette sono finiti due carabinieri in congedo, per ora sono in stato di fermo. I due Carabinieri, uno originario di Cercola (Napoli) e l'altro di Chioggia (Venezia), entrambi in forza al Battaglione Mestre e in congedo ordinario in Campania, sono stati subito sospesi dal servizio. Entrambi sono feriti e si trovano piantonati in ospedale. Per loro, al momento, le ipotesi di reato sono rapina aggravata e tentativo di omicidio plurimo, cui si aggiungerà certamente, dopo la morte di Pasquale Prisco, 28 anni, uno dei dieci feriti, anche quella di omicidio.

Il giovane ucciso è il figlio del proprietario del supermercato Etè, situato in via Vecchia Sarno di Ottaviano, obiettivo della fallita rapina. Era in prognosi riservata, come altri tre dei feriti più gravi. Colpito all'addome, aveva riportato gravissime lesioni al duodeno e al fegato, oltre che alla colonna vertebrale. I medici dell'ospedale Martiri del Villa Malta di Sarno (Salerno), dove era stato ricoverato, l'avevano sottoposto a un delicatissimo intervento chirurgico. Qualche ora dopo l'operazione, però, nel cuore della notte, è morto.

Pasquale Prisco avrebbe inseguito i rapinatori subito dopo la mancata rapina nel supermercato, insieme ad altri parenti del gestore del negozio, che dopo essere stati avvertiti da un dipendente si sono lanciati sulla pista dei banditi. L'inseguimento, al quale hanno partecipato almeno tre auto, è andato avanti per alcuni chilometri sulle strade del Vesuviano fino a quando non vi è stato un incidente nel quale è rimasta coinvolta l'auto dei rapinatori.

Secondo le testimonianze, colpi di pistola sono stati sparati nel supermercato, all'esterno e durante l'inseguimento. Articolata e ancora da definire la dinamica dell'accaduto. Secondo una prima ricostruzione, dopo la mancata rapina, i carabinieri-banditi sono scappati a bordo di un'auto dopo avere sparato alcuni colpi nel supermercato e ferito delle persone. A questo punto, dopo l'allarme del dipendente del market, è scattata la caccia al rapinatore, lungo le strade dell'hinterland napoletano. L'inseguimento ha subito uno stop all'altezza della zona industriale di Ottaviano, sulla strada statale 268, a causa di un incidente che ha coinvolto due vetture e nel quale sono rimaste ferite tre persone.

Sul posto sono infine arrivati carabinieri, polizia, 118 e Anas. La svolta nelle indagini è arrivata in serata quando gli inquirenti hanno cominciato a rilevare una serie di elementi fortemente contradditori nelle deposizioni dei due militari, in un primo momento indicati come vittime, conteggiati tra i feriti e quindi ascoltati come testimoni privilegiati dell'accaduto. A questo punto il pm di Nola ha deciso il fermo quali indiziati dei reati di rapina aggravata e tentato omicidio plurimo.

Uno ha una ferita al gluteo, l'altro una frattura alle ossa nasali (non si capisce ancora se per effetto dell'incidente con l'auto o per essere stati finalmente raggiunti dagli inseguitori).

Il quadro è quello di un mondo completamente rovesciato, un po' come nel film "I cancelli del cielo", in cui i "cattivi" (gli allevatori latifondisti) sono chiusi in cerchio davanti all'assalto dei "buoni" (i lavoratori immigrati dall'Europa e sfruttati fino a quel momento); infine arriva il "settimo cavalleggeri" e salva i cattivi. Solo che qui sono finiti loro agli arresti.

Un mondo rovesciato in cui i rapinatori sono due carabinieri, lo Stato non esiste per ore, l'inseguimento rocambolesco è condotto da "civili" (si tratterà di capire se si è trattato di una genuina reazione familiare o di una reazione "da famiglia"), tra le innocenti vittime della sparatoria ci sono anche due rumeni ricoverati nello stesso ospedale di Sarno.

Se Salvini prova ad andare da quelle parti, rischia l'infarto mentale.

Fonte

22/12/2014

Come si rapina una prima pagina


Una canagliata di bassa lega, di quelle che fanno capire in quali abissi possa cadere l'"informazione dei professionisti". Il Fatto Quotidiano - che pure ogni tanto ha tirato fuori qualche guizzo investigativo serio - ha sbattuto in prima pagina, oggi, uno dei compagni più seri e integri degli ultimi 50 anni: Sante Notarnicola.

Incomprensibile il motivo giornalistico: Sante non produce da molto tempo "carne da vendere" sul fronte della cronaca di "nera". Scrittore, poeta riconosciuto come tale anche da autentici mostri sacri della letteratura italiana - Primo Levi, Erri De Luca, Valerio Evangelisti, Pino Cacucci e decine di altri - per diversi anni animatore di uno dei locali più frequentati dalla Bologna capace di pensare (il Mutenye, al Pratello, cui è stato dedicato anche un libro), interlocutore paziente di intellettuali e studenti.

Perché, allora, quell'oscena prima pagina da "Milano spara", tra passamontagna e canna di pistola puntata sull'ignaro lettore? Perché quel titolo da manualetto per psicotici "come si rapina una banca"? Che fa quasi ridere, pensando a come era fatta una banca 50 anni fa e come è diventata oggi...

Persino il solito fluviale editoriale di Marco Travaglio, oggi, era diventato smilzo per far posto alla "sparata" fotografica. Il direttore e il desk centrale, insomma, ci avevano puntato molto. Oppure per un giorno Travaglio non aveva granché da dire (non che manchi la materia su cui esercitarsi, volendo).

L'intervista si è rivelata complicata per il povero cronista che era riuscito nella non titanica impresa di farsi invitare a cena. Sante non concede nulla, non si maschera. E' una persona pulita, integra, che ritiene un dovere politico spiegare ogni volta la verità che ha pagato con l'ergastolo. Qualche volta incontra un interlocutore capace di capire, qualche volta no. Stavolta no.

Quel che interessa al signor Emiliano Liuzzi è un po' di "colore", qualche dettaglio da filmetto d'azione senza troppe complicazioni psicologiche. Tantomeno politiche. Come fai a spiegare a un signore cresciuto alla corte di Travaglio che il mondo non si divide affatto - e in nessun luogo - tra "legalità" e "illegalità"? Come fai a fargli capire che se l'umanità avesse adottato questo criterio quale fondamento della propria azione starebbe ancora a pitturare la volta delle caverne? Come fai a fargli capire che la ricerca della giustizia (politica, sociale, reddituale, ecc.) è in perenne conflitto con la legalità (l'ordine costituito, insomma)?.

L'abisso culturale tra Sante e questo tipo di giornalismo è immenso. Aggravato dalla distanza di consapevolezza storica, forse addirittura di conoscenza della storia. Nessuno che abbia letto o meglio ancora fatto qualcosa di "politicamente rilevante" ignora che la politica è conflitto, non semplice amministrazione dell'esistente. Che la politica del cambiamento - quello rivoluzionario come anche del suo opposto, quello reazionar-renziano - è costantemente al limite e spesso al di là della semplice legalità costituita, perché va cercando una nuova legalità da costituire. I nostri nonni partigiani erano banditi per la teppa fascista e gli occupanti nazisti, alleati sospetti per gli "alleati liberatori", eroi del riscatto per la parte migliore del paese. Così come Fidel per il popolo cubano ("bandito" sotto Batista) e altri mille rivoluzionari cui è toccata la fortuna di vincere.

Da che mondo è mondo la Storia procede per rotture più meno violente, quel che prima era illegale o immorale diventa nuova legge. Che verrà prima o poi infranta da chi diventa espressione di una tensione sociale ad un ulteriore cambiamento.

Sante ha questa consapevolezza. Questa statura etica, politica, intellettuale. Al Fatto Quotidiano, probabilmente, non potranno mai capirlo. Però un pizzico di decenza potrebbero coltivarlo...

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