Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

07/09/2026

Una risposta di classe alla campagna della destra sulla Remigrazione

La proposta della Remigrazione si sta dimostrando sempre più un’arma propagandistica in mano alla destra più becera. Dobbiamo però dire che trova facile accettazione proprio tra le fasce più in difficoltà della nostra società. Il tutto si basa sul demagogico concetto: lo straniero ci ruba il lavoro, la casa, il nostro benessere, ci fa violenza, ruba etc etc.

Ma per smontare questo concetto dobbiamo evidenziare quelli che sono i numeri, le statistiche, l’impatto della presenza di persone straniere in Italia.

In Italia, i lavoratori stranieri producono circa il 9% del PIL nazionale, per un valore aggiunto pari a 177 miliardi di euro all’anno. Gli occupati stranieri rappresentano oltre il 10% della forza lavoro complessiva, raggiungono il 15% se si includono gli stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza italiana, con percentuali molto alte in settori chiave come l’agricoltura e le costruzioni, settori dove il loro contributo raggiunge rispettivamente il 18% e il 16,4%.

La Popolazione è stabile grazie alle migrazioni. Continua il calo della fecondità e aumenta la speranza di vita

Diminuiscono le nascite, stabili i decessi: nel 2025, 355mila i nati, 652mila i decessi.

Le immigrazioni dall’estero sono 440mila, le emigrazioni per l’estero 144mila.

Al 1° gennaio 2026 la popolazione residente di cittadinanza straniera è pari a 5 milioni e 560mila unità, in aumento di 188mila individui, quella di cittadinanza italiana ammonta a 53 milioni 383mila unità, in calo di 189mila individui.

Nelle classi italiane la percentuale di alunni con cittadinanza non italiana si attesta intorno all’11,6% del totale degli iscritti (circa 930.000 studenti), con punte che sfiorano quasi il 12% nei dati più recenti. Oltre la metà di questi ragazzi e ragazze è però nata in Italia.

L’Italia affronta una grave crisi di denatalità con un minimo storico di 355.000 nuovi nati registrati nel 2025, il livello più basso dal secondo dopoguerra. Il tasso di fecondità è sceso a circa 1,14 figli per donna. Oltre il 60% delle persone rinuncia ad avere figli a causa di ostacoli economici, lavorativi e sociali.

I lavoratori in meno al 2040

L’effetto sul lavoro è più ampio: entro il 2040 il numero di persone in età lavorativa si ridurrà di circa cinque milioni di unità. Questo potrebbe comportare, ha ricordato Bankitalia nella relazione 2025, una contrazione del PIL stimata nell’11%.

L’Ocse rincara addirittura la dose. Per il periodo che va dal 2023 al 2060 le stime parlano di un calo del 34% della popolazione in età lavorativa, tra i più ampi a livello internazionale. Il numero di anziani a carico per ogni persona in età lavorativa in Italia aumenterà da 0,41, cioè un anziano a carico ogni 2,4 persone in età lavorativa, a 0,76, ovvero un anziano a carico ogni 1,3 persone in età lavorativa. Se il confronto lo facciamo con i giovani, la Ragioneria generale dello Stato nelle sue ultime stime ha avvertito che nel 2080 rischiamo di avere 312 anziani ogni 100 giovani.

Tutto questo nello scenario base, ritenuto il più probabile. Senza immigrazione, cioè escludendo completamente flussi migratori in uscita e in entrata, ma considerando solo la dinamica di natalità e mortalità, l’Italia perderebbe nel 2050 ben nove milioni di residenti e 6,8 milioni di occupati.

A parità di produttività, questo comporterebbe una flessione del valore aggiunto pari al 25,6% (a 1.463 miliardi di euro).

Per quanto riguarda il gettito fiscale, alcuni dati hanno rivelato che i migranti in Italia hanno versato 80,4 miliardi di euro di tasse, di cui 11,6 miliardi di euro di imposta sul reddito delle persone fisiche, senza che ciò abbia avuto un impatto negativo sulla spesa pubblica, come quella per la sanità e le pensioni (non più del 3%). Confrontando le entrate statali (tasse e contributi previdenziali) con la spesa pubblica per i servizi sociali, l’effetto netto legato agli immigrati è positivo (+1,2 miliardi di euro).

Importante anche osservare i dati sugli infortuni sul lavoro, sia per decessi che per infortuni non mortali, i lavoratori stranieri sono coinvolti nel 25% dei casi, pur essendo solo il 10% della forza lavoro complessiva, ciò significa che i lavoratori stranieri sono impegnati nelle attività lavorative con maggior rischio di infortunio e con minor osservanza della sicurezza sul lavoro.

LAVORATORI STRANIERI: RISCHIO MORTALE PIÙ CHE DOPPIO PER TUTTO IL 2025

Sono 251 gli stranieri vittime di infortuni sul lavoro, su un totale di 1.093: 182 deceduti in occasione di lavoro e 69 in itinere. Dunque, circa una vittima su quattro è straniera. Il rischio di morte sul lavoro, poi, risulta essere più che doppio rispetto a quello dei lavoratori italiani. Infatti, gli stranieri registrano un indice di 72,4 morti ogni milione di occupati, contro il 28,8 degli italiani.

SETTORI PIÙ COLPITI NEL 2025: COSTRUZIONI E ATTIVITÀ MANIFATTURIERE

Alla fine di dicembre 2025 il settore più colpito è quello delle Costruzioni, con 148 decessi in occasione di lavoro; seguito da Attività Manifatturiere (117), Trasporti e Magazzinaggio (110) e Commercio (68).

Le denunce dei lavoratori stranieri sono 127.725 su 597.710 (circa 1 su 5).

Ma vediamo quale incidenza hanno i lavoratori stranieri nei diversi settori di lavoro:

BADANTI – In Italia, quasi il 73% delle badanti è straniero, coprendo un ruolo essenziale per l’assistenza agli anziani. Provengono in gran parte dall’Est Europa (Romania, Ucraina, Georgia, Bulgaria) e da Paesi asiatici o latinoamericani. Il loro lavoro sostiene il welfare familiare, ma è spesso regolato da norme specifiche per l’ingresso e il soggiorno.

BRACCIANTI – I braccianti stranieri in Italia rappresentano una componente fondamentale della forza lavoro agricola, con oltre 310.000 operai extracomunitari a tempo determinato registrati e un’incidenza totale che copre circa un terzo del settore. Molti di essi affrontano gravi criticità legate al caporalato, al lavoro nero e a condizioni abitative degradanti, specialmente in aree ad alta intensità produttiva come il Sud Italia e il Lazio.

RISTORAZIONE – Nel settore Alloggio e Ristorazione italiano lavorano 285.000 persone di cittadinanza non italiana. Sono il 18,5% del totale dei dipendenti del comparto, secondo i dati ISTAT del 2024. Se restringiamo lo sguardo alla sola ristorazione, escludendo gli alberghi, il dato sale al 29,8%: poco meno di un lavoratore su tre. La rilevazione è del Rapporto FIPE 2026.

EDILIZIA – Il settore delle Costruzioni, in particolare, ha registrato un’elevata incidenza di lavoratori stranieri. Tra le attivazioni di contratti per cittadini non italiani, infatti, il 34,2% si concentra nelle Costruzioni, rendendo questo comparto uno dei principali per la manodopera straniera, subito dopo l’agricoltura (40,8%).

LOGISTICA – I lavoratori stranieri rappresentano una parte essenziale della logistica in Italia. Coprono circa un terzo della forza lavoro del settore, tra magazzinieri, corrieri e autisti. Molti di loro affrontano turni duri, rischi alti e problemi di tutele, pur essendo centrali per la mobilità delle merci.

RIDERS – La maggior parte dei rider in Italia è oggi composta da lavoratori stranieri e migranti. Spesso operano in condizioni di forte precarietà con turni fino a 10 ore al giorno, paghe a cottimo tra i 2 e i 4 euro a consegna e scarsa tutela sociale, finendo talvolta al centro di inchieste per caporalato digitale.

Molti affrontano condizioni di forte precarietà, turni massacranti fino a 10-12 ore al giorno e paghe a cottimo comprese tra i 2 e i 4 euro a consegna, rischiando di cadere in forme di sfruttamento e caporalato digitale gestite da reti informali o criminali.

IRREGOLARI – sono circa 340.000 (stima in difetto) i lavoratori stranieri irregolari, 200 mila i lavoratori irregolari occupati nel settore agricolo – tra loro 55mila donne -, con un tasso di irregolarità in aumento, che ha raggiunto il 30% del totale. L’ultima stima dell’Istat risale al 2023, il fenomeno è esteso a tutta l’Italia, (dal Piemonte al Trentino, dalla Calabria alla Basilicata), tra loro molti sono migranti spinti dalla necessità di guadagnare, che in assenza di alternative accettano una retribuzione giornaliera che si aggira sui 20 euro per lavorare dalle 12 alle 14 ore nei campi senza alcuna forma di tutela.

DECRETO FLUSSI – Tra il 2026 e il 2028, si prevedono quote di ingresso così ripartite: 64.850 per l’anno 2026, 165.850 per il 2027 e 166.850 per il 2028. Tuttavia, se si confermasse il trend relativo al tasso di successo di questa complicata procedura registrato nel 2023, ogni anno verrebbero regolarizzate meno del 10% delle persone che ne avrebbero diritto, integrando nel triennio poco meno di 30.000 lavoratrici e lavoratori.

Questi sono i numeri, ma oggi come sindacato stiamo registrando numeri sicuramente più alti dovuti all’alto tasso di contrattazione irregolare, lavoro grigio, lavoro nero, sfruttamento lavorativo nelle diverse forme possibili. A ciò, aggiungiamo una politica di costante aumento di difficoltà per i cittadini stranieri: lunghe code per rilascio appuntamenti e documenti, aumento dei dinieghi alle varie forme di permesso di soggiorno, difficoltà nel rilascio della residenza, della tessera sanitaria, del conto corrente bancario.

Tutti ostacoli determinati da una politica governativa essenzialmente xenofoba, che nasconde da una parte la necessità di cavalcare la propaganda remigratoria, dall’altra la necessità di garantirsi mano d’opera a basso costo e facilmente ricattabile.

A questa condizione generale l’USB ha deciso di passare dalla fase della denuncia della privazione dei diritti di cittadinanza, alla fase di costruzione di un tessuto organizzato di lavoratori migranti che nei settori che abbiamo precedentemente indicato, possono incidere sull’economia. Abbiamo già le esperienze di lotta dei lavoratori della logistica, che ormai in tanti magazzini hanno compreso l’importanza dell’iniziativa conflittuale per ottenere i propri diritti, abbiamo l’esperienza dei braccianti di Torretta, che dal momento della loro sindacalizzazione son passati dai 3 € l’ora agli attuali 8/9, o abbiamo la vertenza dei riders che hanno accettato di affrontare la vertenza contro le aziende, unendo iniziativa conflittuale e vertenza legale, in ultimo c’è da evidenziare anche come piccole vertenze, anche di lavoratori singoli, hanno raggiunto risultati importanti praticando la lotta con il nostro sindacato.

Dobbiamo sostenere e rafforzare la sindacalizzazione dei lavoratori migranti, costruendo piattaforme di settore che coinvolgano sempre più i lavoratori sulla consapevolezza della loro funzione nell’economia.

L’idea, la proposta, è di lavorare ad una mobilitazione nazionale dei lavoratori migranti capace di rendere visibile l’importanza della loro presenza.

Immaginiamo delle giornate di lotta nei vari settori: braccianti che non raccolgono prodotti agricoli, badanti che lasciano incustoditi anziani e malati, merci che rimangono nei magazzini in prossimità delle feste di Natale, Riders che si rifiutano di portare pizze o hamburger, in una stagione in cui la propaganda razzista della destra sarà ogni giorno più forte, rappresentare e dare sostanza ad una realtà diversa è fondamentale per una forza politica che vuole rappresentare la classe nella sua interezza.

Su questo chiediamo a tutte le strutture organizzate che si occupano di Migranti di avviare un ragionamento collettivo sulla funzione lavorativa dei migranti.

Se i lavoratori stranieri si fermano l’economia italiana ha una forte battuta di arresto! L’USB per la costruzione di una campagna di sindacalizzazione conflittuale dei lavoratori migranti. Il 24 settembre assemblea nazionale online.

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