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06/09/2026

Attacco ai server di Autitici/Inventati, è la guerra ibrida statunitense

La data in cui il collettivo Autistici/Inventati (A/I) è stato inserito nella lista dei terroristi globali da sanzionare è il 26 agosto. Due giorni dopo, sulla piattaforma web del gruppo avvengono alcune strane operazioni. Innanzitutto il sito sparisce dalla rete, ma in questo caso non c’è alcun mistero: l’indirizzo di autistici.org è gestito da un ente statunitense che, a causa delle sanzioni, lo ha reso irraggiungibile. Con qualche aggiustamento tecnico, il collettivo mitiga i danni.

PIÙ MISTERIOSO è ciò che accade dopo. Il sito noblogs.org (sempre della galassia di A/I, ospita i siti di utenti, gruppi e associazioni) subisce un attacco informatico che ne cambia la denominazione trasformandolo per pochi minuti da Noblogs a Trumpblogs, caso mai non fosse chiara la matrice del gesto. Chi penetra nei server scarica gli indirizzi mail degli utenti e le loro password criptate. L’operazione viene rivendicata sul social network X dall’utente statunitense anonimo (si firma @astrarce) che si definisce «specialista di accelerazione della deportazione». Negli stessi minuti, a dare la notizia dell’attacco è anche un’altra influencer trumpiana di X, @DataRepublican, all’anagrafe Jennica Pounds, con un milione di follower e buone competenze informatiche.

Pounds ha lavorato per il Doge di Elon Musk, l’agenzia creata da Donald Trump per licenziare migliaia di impiegati pubblici e oggi è una dipendente del ministero della guerra, com’è stato ribattezzato il Pentagono. Il 29 agosto Pounds annuncia su X la pubblicazione online di un dossier che divulga le informazioni disponibili sugli oltre settemila siti ospitati da noblogs.org. Lei stessa assicura di aver identificato «un sacco di antifascisti». «Posso confermare – scrive – che le autorità hanno tutte le informazioni contenute sui server di Noblogs». Poi ribattezza il suo «motore di ricerca» dedicato agli antifascisti «Trumpblogs», stesso nome scelto da chi poche ore prima aveva attaccato il sito Noblogs.

CIÒ CHE QUESTA sequenza dimostra va descritto con rigore. L’intrusione, la schedatura degli utenti e la ridenominazione del sito sono avvenute lo stesso giorno e sono state rivendicate pubblicamente dall’utente X @astrarce. A rilanciarla è un altro utente X, la data scientist Jennica Pounds, con un grande seguito social stipendiata dal Pentagono, che ha creato una mappa e un motore di ricerca per identificare le persone e i gruppi presenti sulla piattaforma di autistici, girando tutte le informazioni al governo Usa. I due utenti sono in stretto contatto e si spalleggiano sul social.

Ciò non dimostra con certezza che sia stata la stessa mano ad aver effettuato l’attacco informatico e la mappatura, o che il governo Usa abbia violato un sito gestito da un collettivo di un Paese alleato. Ma è il quadro che fa da sfondo a questa operazione a rafforzare queste ipotesi. Il 30 agosto, un’inchiesta del Washington Post ha rivelato che il Pentagono ha assunto in ruoli non dichiarati alcuni influencer conservatori, inquadrati come «dipendenti speciali» o «esperti altamente qualificati», senza rivelare alla stampa cosa facciano e se siano pagati. Sembra proprio l’identikit di Pounds.

LA SCHEDATURA – e forse anche l’intrusione – potrebbe essere stata commissionata dal Pentagono e la pubblicazione della mappa autorizzata successivamente. Oppure Pounds potrebbe aver costruito la mappatura per proprio conto, girandone poi alle agenzie governative i risultati. Fra le due possibilità il confine è meno netto di quanto sembri. Il 12 agosto Trump ha firmato una direttiva che autorizza aziende private selezionate a condurre operazioni cyber contro organizzazioni criminali straniere, sotto controllo federale. Secondo il sito Politico.com le attività potrebbero coinvolgere anche le società specializzate in intelligenza artificiale, che hanno dimostrato una capacità di penetrazione senza precedenti.

L’apparato statunitense di difesa oggi prevede partnership fluide fra pubblico e privato, come l’allestimento di un arcipelago di influencer e il coinvolgimento delle aziende private nelle operazioni di guerra ibrida, rendendo sempre più tenue il confine fra policy, operazioni governative e diffamazione.

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