Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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11/08/2026

Vannacci è un'operazione trumpiana

Questa, come vedrete da soli leggendo, non è un’analisi di classe. L’autrice, semmai, sembra preoccupata del “fenomeno Vannacci” dal punto di vista classicamente “europeista”, al punto da non usare il termine “fascista” neanche quando sarebbe più appropriato e chiarificatore del frusto “sovranista” (che, come abbiamo spiegato cento volte, è semplicemente un trucco semantico per santificare la “sovranità dei mercati” sui popoli).

Ciò nonostante, la ricostruzione fornisce un insieme di informazioni che è necessario conoscere per inquadrare esattamente un “fenomeno” che i media mainstream stanno gonfiando come un pallone – e soprattutto come previsto dai progettisti del “fenomeno” – anche da quanti ritengono di contrastarlo sul piano della “decenza linguistica” su immigrazione e zone limitrofe.

Fino ad inventarselo come “putiniano” solo perché, trumpianamente, ha un’altra gerarchia di “nemici”.

La ricostruzione delle tappe e della gestione dei fondi porta invece a centrali decisionali piuttosto note – come Steve Bannon e la galassia statunitense “Maga” – e ad un sottoscala da sempre protagonista delle peggiori avventure reazionarie in Italia: massoneria e militari, in particolare delle “forze speciali” (paracadutisti, incursori di marina, carabinieri, ecc.).

L’idea di fondo del “prodotto Vannacci” – al di là degli stracci retorici per attirare l’attenzione dei pirla (come la “remigrazione”) – appare ogni giorno sempre più chiara e intollerabile: portare i militari nelle stanze del potere politico. Lo dimostra anche la scelta di candidare un altro generale, Carmelo Burgio, in forza ai carabinieri, a sindaco di Milano.

L’idea dei militari al potere, sebbene in forme meno “totalitarie”, attraversa peraltro anche le fila dei sostenitori del “campo largo”, con la suggestione di “far scendere in politica” Franco Gabrielli – ex capo della Polizia, nonché ex direttore dei servizi segreti interni (il Sisde, poi Aisi), prefigurando una fintissima “alternativa” tra due modi di mettere la “sicurezza percepita” al centro dell’agenda politica.

Quando le soluzioni alla crisi diventano introvabili, ma non si sa o non si vuole cambiare il sistema sociale fondato sulla proprietà privata, i militari restano sempre l’ultima risorsa, anche dei sedicenti “liberali”.

Buona lettura.

*****
 
Febbraio 2023.

Che cosa sa un bot di Wikipedia di un libro che non è stato ancora scritto?

Prova a farci caso. È una domanda strana. È una domanda che i giornali non hanno mai fatto. E quando cominci a fare domande strane, le risposte diventano ancora più strane.

Febbraio 2023, dicevo. Roberto Vannacci non ha ancora detto nulla pubblicamente. Non ha contratti editoriali. Non ha casa editrice (sarà autopubblicato su Amazon KDP). Non ha comunicato a nessuno che sta scrivendo un libro. Vannacci è a Mosca, in missione da addetto militare presso l’ambasciata italiana. È un uomo invisibile.

Eppure qualcuno a febbraio comincia a modificare la sua pagina Wikipedia. Sistematicamente. Non correzioni casuali. Non contributi di un appassionato. Lavoro metodico: riorganizzazione della struttura biografica, aggiunta di sezioni, standardizzazione dello stile, pulizia narrativa.

È il lavoro di chi prepara un profilo per la viralità futura.

Il bot si chiama “Hockler73”. Non ha una pagina di discussione attiva. Non interagisce con la comunità. Appare, modifica, scompare. È come se fosse stato istruito, attivato, usato, e poi disattivato.

Sei mesi dopo, agosto 2023, Vannacci carica il libro su Amazon. Nel giro di 24 ore: 100.000 ricerche Google. Nel giro di una settimana: 93.700 copie vendute. Nel giro di tre mesi: mezzo milione di euro lordi. Una traiettoria così perfetta che sembra un prodotto industriale.

E qui chiedi: come? Come fa una autopubblicazione su Amazon a raggiungere 100.000 ricerche Google in 24 ore? Non succede per merito letterario. Non succede per passaparola organico. Succede per coordinamento.

Ma quando cercavo di tracciare chi coordinava, trovavo il vuoto.

Domanda numero uno: chi coordina il denaro?

Non è una domanda astratta. È il punto di ingresso di tutta l’inchiesta.

Se costruisci un movimento politico che vende mezzo milione di copie di un libro, che raccoglie decine di migliaia di iscritti, che amplifica una voce su tutti i social media – chi paga per coordinare questo? Chi gestisce i social? Chi amplifica il messaggio? Chi risponde al telefono quando qualcuno ha bisogno di coordinamento?

Fai una ricerca. Traccia le agenzie di comunicazione. Leggi i contratti di Vannacci. Cerca il nome di un responsabile social media, di un consulente politico, di un comunicatore visibile.

Troverai il vuoto. Niente. Silenzio.

Non è incompetenza. È design.

Perché quando cerchi chi coordina Vannacci trovi tre nomi che rimandano uno all’altro, ma nessuno è il coordinatore vero. E quando cerchi il denaro che finanzia il coordinamento, lo trovi diviso in quattro serbatoi diversi, ognuno legale, ognuno trasparente – ma solo come singolo elemento. Insieme, formano un tunnel.

Il primo serbatoio è il libro stesso: 860.000 euro lordi, 578.000 netti a Vannacci, agosto 2023. Il denaro arriva, viene speso, e poi il tracciamento diventa confuso.

Ma nel momento esatto in cui il libro raggiunge il picco di viralità, accade qualcosa. Il 26 agosto 2023, esattamente una settimana dopo il lancio, qualcuno fonda ufficialmente un’associazione culturale chiamata “Il mondo al contrario”. È il nome del libro. Vannacci dirà ai giornalisti di non saperne nulla. Non ha comunicato direttamente l’idea. Non ha autorizzato nulla.

Ma l’associazione esiste. È registrata. E chi la fonda? Fabio Filomeni.

Ed ecco che arriviamo alla prima vera risposta: non è Vannacci che coordina se stesso. È la rete dietro Vannacci.

Fabio Filomeni: l’architetto invisibile

Qui è dove la storia comincia a rivelare la sua vera natura.

Fabio Filomeni non è un collaboratore casuale. Non è un assistant di comunicazione. È un tenente colonnello della Folgore in congedo. Ha 15 anni di carriera nei reparti speciali – 9° Col Moschin, quella unità d’elite che tutti conoscono e nessuno sa come funziona davvero. Due master: uno in antiterrorismo internazionale, uno in security e intelligence.

E soprattutto questo: ha una storia professionale con Vannacci che dura 25 anni. Somalia, Bosnia, Iraq, Yemen. Stessi reparti, stessi missioni, stesse operazioni. Non sono amici. Sono due uomini che si conoscono nel modo che solo due soldati d’elite possono conoscersi: con affidamento totale, con assenza di chiacchiere.

Adesso prova a capire cosa succede nel agosto 2023. La viralità del libro è al massimo. Vannacci è il nome di tendenza. E Filomeni, l’uomo che conosce Vannacci da 25 anni, l’uomo con background in intelligence e security, annuncia pubblicamente la fondazione di “Il mondo al contrario”.

Vannacci nega di saperne nulla. La stampa accetta la negazione. Fine della storia.

Ma prova a leggere tra le righe per un momento. Se Vannacci è davvero sorpreso dalla fondazione, perché non la contesta? Perché non dice “no, io non supporto questa associazione, sono terzo”? Perché il presidente dell’associazione rimane Filomeni per 20 mesi, tranquillo e invisibile, costruendo la struttura organizzativa di tutto il movimento?

Perché se Vannacci è stato sorpreso, allora la sorpresa è la negazione, e la verità è il coordinamento.

Cosa fa Filomeni da agosto 2023 a marzo 2025?

Fonda l’associazione. Crea le prime cellule territoriali. Raccoglie tesseramenti (30 euro l’uno, e le stime parlano di 12.000 iscritti = 360.000 euro annui). Costruisce una rete di coordinamento che rimane invisibile sui media. Non appare mai sulle TV. Non dà interviste. Non scrive articoli. Rimane dietro le quinte, facendo il suo lavoro di ufficiale: organizzare la struttura, mantenere la catena di comando, assicurare che i comunicati passino dal canale giusto al momento giusto.

È compartimentazione militare applicata a un movimento politico. È il modo di operare della Folgore: ogni elemento sa solo quello che deve sapere. I soldati ricevono ordini, non spiegazioni. La rete funziona per comparti stagni.

E poi, marzo 2025, Filomeni se ne va.

Non è una partenza casuale. È una rottura. “Divergenze politico-organizzative”, dichiara ufficialmente. Cosa significa? Significa che Filomeni e Vannacci hanno avuto una discussione su dove sta andando il movimento. Significa che Filomeni ha detto “io non vado in questa direzione” e se ne è andato. Significa che fino a marzo 2025, Filomeni era davvero nelle decisioni strategiche, non era una marionetta che eseguiva ordini.

Quando Filomeni se ne va, chi prende il suo posto naturalmente?

Massimiliano Simoni: il luogotenente che rimane

Massimiliano Simoni è un consigliere regionale della Toscana, ex-Lega. È un ex-sottufficiale della Folgore. È massone.

Vedi il pattern? Vannacci è della Folgore. Filomeni è della Folgore. Simoni è della Folgore. Non è coordinamento casuale. È continuità di subcultura militare: gli stessi valori gerarchici, lo stesso modo di operare per comparti, lo stessa comunicazione non verbale tra gli elementi.

Quando Filomeni lascia il posto, Simoni è la continuità naturale. Non perché Vannacci lo sceglie. Perché la rete della Folgore funziona così: rimpiazzi un tassello con un altro tassello della stessa formazione.

Dal marzo 2025 in poi, Simoni è il Coordinatore Nazionale di Futuro Nazionale (il partito fondato a febbraio 2026). Cosa vuol dire coordinatore nazionale? Vuol dire che quando Vannacci parla alle riunioni pubbliche, è Simoni che assicura che i 200+ team territoriali ricevano le istruzioni. È Simoni che gestisce il tesseramento. È Simoni che ha il numero di telefono di tutti i referenti regionali. È Simoni che firma i contratti con i fornitori.

È il luogotenente operativo. È la persona che trasforma le intenzioni di Vannacci in azioni concrete.

Ma Simoni ha un’altra caratteristica importante: è massone da anni.

Questa non è un’osservazione casuale. È il secondo nodo della rete.

Luca Sforzini e il nodo massonico

Nel dicembre 2025, viene annunciato il “Centro Studi Rinascimento Nazionale”. È un think tank. È una struttura di ricerca. È una forma di legittimazione intellettuale per le posizioni politiche di Vannacci.

Il presidente è Luca Sforzini.

Sforzini è massone da 30 anni. Lo dice lui stesso nel suo CV pubblico: “consulente per importanti soggetti politici e finanziari”, “specializzato in gestione di flussi istituzionali”. Quando dici questo, in Italia, significa che conosci i canali finanziari opachi, che sai come muovere denaro tra fondazioni senza che rimanga traccia, che conosci i nodi della rete di potere nascosto che collega massoneria, politica, e finanza privata.

La sede del Centro Studi è il Castello Sforzini, proprietà privata di Luca Sforzini, provincia di Alessandria, nel Piemonte. Non è uno studio in un palazzo ministeriale. Non è un’università. È un castello privato. È uno spazio controllato, non pubblico, dove possono incontrarsi persone senza che i media lo sappiano. È la struttura fisica perfetta per un think tank che gestisce finanziamenti opachi.

Nel gennaio 2026, tre settimane prima di fondare ufficialmente Futuro Nazionale, viene fondata “Fondazione Generazione Xa”. Chi è il presidente formale? La moglie di Vannacci, Camelia Mihailescu. Chi è il direttore operativo? Massimiliano Simoni.

Come può esistere una fondazione privata con tariffario di donazioni (Simpatizzante 100 euro, Oro 500, Platino 1.000, Diamante 2.000-5.000 euro) senza bilancio pubblico? Facilmente. Perché in Italia una fondazione non ha l’obbligo di trasparenza che ha un partito politico.

E come mai le donazioni massime rimangono sotto i 3.000 euro, il limite legale di tracciamento? Non per caso. Per design.

Prova a disegnare l’organigramma ora:
  • Vannacci: volto pubblico
  • Filomeni (fino a marzo 2025): architetto strategico
  • Simoni (marzo 2025-oggi): luogotenente operativo, massone, collegamento con rete massonica
  • Sforzini: facilitatore massonico, gestore di flussi finanziari opachi, proprietario della infrastruttura fisica
Nessuno è responsabile di tutto. Ognuno è responsabile di una parte. Nessuno parla con i giornalisti di strategia. Tutti eseguono i loro compiti.

È struttura perfetta per l’invisibilità.

Ma dove va il denaro che raccolgono?

Come scompare mezzo milione di euro

Traccia il denaro.

Agosto 2023: il libro vende 93.700 copie. Vannacci riceve 578.000 euro netti. Destinazione dichiarata: finanziamento privato dell’operazione.

Marzo 2024: “Il mondo al contrario” viene registrata ufficialmente come associazione. Essa raccoglie tesseramenti a 30 euro l’anno. Stima: 12.000 iscritti = 360.000 euro annui. Per legge, può trasferire massimo 100.000 euro all’anno a un partito politico. Domanda: dove vanno gli altri 260.000 euro?

Risposta: il bilancio non lo dice. Perché un’associazione culturale non ha obbligo di trasparenza.

Gennaio 2026: “Fondazione Generazione Xa” raccoglie donazioni con tariffario esplicito. Importi massimi: 5.000 euro, ma la maggior parte rimane sotto i 3.000 euro per evitare tracciamento. Per cosa? Per “corsi di leadership”, dice il sito. Stima annuale: 50-100.000 euro. Dove vanno? Il bilancio non lo dice.

Dicembre 2025: “Centro Studi Rinascimento Nazionale” raccoglie donazioni online (“Per donare, clicca qui”). Bilancio pubblico: assente. Denaro tracciato: zero.

Febbraio 2026: nasce Futuro Nazionale come partito politico registrato. Futuro Nazionale ha obbligo di trasparenza. Ha pubblicato i bilanci. Sono stati dichiarati 316.918,52 euro in 4 mesi (febbraio-giugno 2026). Il 26% viene da “Il mondo al contrario” (83.300 euro). Il resto viene da donatori privati: costruttori, importatori di carburante, gioiellieri, ferrovieri.

Pagella Politica nota: “Il sistema di tesseramento di Futuro Nazionale non verifica l’identità di chi versa denaro. Teoricamente chiunque potrebbe versare usando un nome falso”. 

Sommami il denaro dichiarato:
  • Libro: 860.000 euro lordi (578.000 netti)
  • “Il mondo al contrario” tesseramento (2.5 anni): 900.000 euro lordi
  • Futuro Nazionale (4 mesi): 316.918 euro
  • Fondazione Generazione Xa (6 mesi): 50-100.000 euro
  • Centro Studi (2 mesi): 30-50.000 euro
Totale: circa 2,7-3,0 milioni di euro in 3 anni

Adesso fatti la domanda che gli economisti si fanno quando vedono questa cifra: per cosa è stata spesa?

Perché Vannacci non ha ufficio di comunicazione tracciabile. Non ha agenzia pubblicitaria. Non ha responsabile social media stipendiato. Non ha budget di digital marketing documentato. Non ha contratti con influencer. Non ha spese dichiarate per operazioni online.

Eppure ha:
  • Bot Wikipedia coordinato a febbraio 2023
  • Viralità su Google 100.000 ricerche in 24 ore
  • Amplificazione su TikTok, Instagram, Facebook, Telegram, YouTube
  • Coordinamento con War Room di Steve Bannon
  • Costo minimo di queste operazioni: 150-310.000 euro annui (stima conservativa).
Costo dichiarato: zero euro

Questo significa che o il denaro è speso in nero (illegale), o il denaro viene spostato tra i quattro serbatoi in modo che non risulti traccia della destinazione finale.

Entrambe le conclusioni portano allo stesso punto: la struttura è costruita appositamente per offuscare dove vanno i soldi.
 
La scoperta che cambia tutto: Bannon, Harnwell, Washington

Fino a questo punto, potrebbe essere solo corruzione italiana standard. Denaro opaco, strutture parallele, nessuno sa chi paga chi.

Ma poi trovi il collegamento internazionale. E tutto cambia.

Ottobre 2025. War Room, il programma di Steve Bannon trasmesso dagli USA. Bannon è consigliere di Donald Trump, architetto della strategia MAGA, e negli ultimi anni si è specializzato nel costruire alleanze con movimenti sovranisti europei. Qual è il punto? Frammentare l’Europa dall’interno, indebolire l’UE, creare un asse USA-Orbán-sovranisti.

A ottobre 2025, War Room presenta pubblicamente una canzone intitolata “Charlie, Man of Freedom”, scritta da Giulio Curatella (nomen omen – coordinatore di Vannacci nel Centro-Sud) e interpretata in studio con Benjamin Harnwell presente.

Chi è Benjamin Harnwell?

Harnwell è il rappresentante permanente di Bannon in Italia. È basato nella Certosa di Trisulti, una struttura religiosa storica nella provincia di Frosinone. Ha costruito una rete di think tank, accademici, influencer francesi e italiani che lavorano sulla “sovranità nazionale”, sulla “difesa della civiltà occidentale”, su “resistenza alla censura dell’UE” (il famoso Digital Services Act e Digital Markets Act che piacciono poco a Bannon e Trump).

Febbraio 2026 – esattamente quando Vannacci fonda Futuro Nazionale, Il Giornale pubblica un’intervista a Harnwell. Dichiara: “Il generale e io siamo in contatto diretto. Tengo aggiornato Steve Bannon sugli sviluppi di Futuro Nazionale”

Non è una frase casuale. È una dichiarazione di collegamento operativo. Significa che Bannon sa cosa fa Vannacci. Significa che c’è una linea di comunicazione. Significa che il movimento italiano è coordinato con la strategia MAGA americana.

Ma dove è il finanziamento?

Aspetta tre mesi.

Giugno 2026. Il Dipartimento di Stato americano pubblica ufficialmente bandi per finanziare “organizzazioni della società civile europea” che si oppongono alla censura online (DSA, DMA), che difendono la sovranità nazionale, che promuovono una “filosofia politica, un diritto e un patrimonio di civiltà occidentale comuni”.

Importo: fino a 3 milioni di dollari per ricevitore.

Luglio 2026. Financial Times rivela: “Il Dipartimento di Stato americano finanzia think tank europei allineati con il network MAGA”

E qui arriviamo al nodo:

Il Centro Studi Rinascimento Nazionale potrebbe candidarsi come “think tank di ricerca sulla sovranità nazionale”. La Fondazione Generazione Xa potrebbe candidarsi come “organizzazione educativa per la formazione dei leader patrioti”. Entrambe potrebbero ricevere finanziamento tracciato, legale, pubblico dal Dipartimento di Stato americano. E nessuno sospetterebbe il collegamento con Vannacci, perché il finanziamento arriverebbe come premio per ricerca accademica, non per attività politica.

È perfetto. È tracciato. È legale. È invisibile.

Domanda ora: quando è stato deciso di fondare Generazione Xa (gennaio 2026)? Quando è stato deciso di lanciare il Centro Studi (dicembre 2025)? Prima che i bandi USA diventassero pubblici (giugno 2026).

Cosa significa? Significa che qualcuno, a Novembre 2025, sapeva già che i bandi stavano arrivando. Sapeva quali criteri avrebbero avuto. Sapeva che era il momento di costruire le strutture legali per ricevere quei finanziamenti.

Chi sa queste cose prima che il Dipartimento di Stato le annunci pubblicamente?

Persone come Benjamin Harnwell. Persone che siedono a tavoli dove si parla di strategia MAGA a livello internazionale.

La massoneria come nodo di connessione

Qui arriviamo al terzo elemento che nessuno ha notato: la massoneria italiana come facilitatore di questa operazione.

Simoni è massone. Sforzini è massone da 30 anni. Nel febbraio 2026, il giornale Repubblica pubblica che Gianmario Ferramonti (uomo legato alla P3, la massoneria nera erede della P2 di Licio Gelli, condannato negli anni ’90 per “associazione per delinquere”) viene “riattivato” e torna come “accompagnatore” di Vannacci.

Non è una figura simbolica. È un uomo che conosce i canali dell’intelligence, che ha contatti internazionali, che sa come muoversi nei sottotronchi della rete di potere.

Perché riattivare un ex-P3 nel febbraio 2026? Nel momento esattamente in cui il collegamento con Bannon e il Dipartimento di Stato diventa più esplicito?

Perché la massoneria italiana è l’intermediaria tra potere americano e potere italiano. È il nodo che collega Washington a Roma senza lasciare traccia diplomatica ufficiale.

Simoni facilita il collegamento con la rete massonica italiana. Sforzini canalizza il denaro attraverso le strutture massoniche. Ferramonti attiva i contatti nelle istituzioni italiane (magistratura, intelligence, governo) per assicurare che nessun procedimento legale disturbi l’operazione.

È il modello di come funziona davvero il potere transnazionale: non attraverso ambasciate ufficiali, ma attraverso reti parallele di uomini che si conoscono, che hanno giurato fedeltà gli uni agli altri, che operano per compartimenti stagni.

Cosa significa per l’Italia. E per l’Europa

Se Vannacci fosse solo un fenomeno politico locale, questa sarebbe una storia interessante di finanziamenti opachi.

Ma Vannacci non è locale. È il modello.

Lui è la prova di concetto di come costruire un movimento politico nazionale europeo usando:
  • Denaro estero mascherato da bandi “ufficiali” (Dipartimento di Stato USA)
  • Strutture legali parallele per offuscare i flussi finanziari (quattro enti, ognuno con zero bilancio pubblico)
  • Reti massoniche come facilitatori istituzionali (Simoni, Sforzini, Ferramonti)
  • Coordinamento con network politico internazionale (Bannon, Harnwell)
  • Amplificazione digitale coordinata senza firma (bot Wikipedia, viralità, War Room)
  • Subcultura militare come colonna vertebrale operativa (Folgore, compartimentazione, gerarchia)
E il modello funziona.

Vannacci nel giugno 2024 prende 532.368 preferenze alle europee. Nel febbraio 2026 fonda un partito nuovo che riesce a raccogliere 316.000 euro in 4 mesi. Nel giugno 2026 ha assemblea costituente con 1.700 persone in una sala a Roma.

Tutto questo – tutto questo – è stato costruito con l’invisibilità come architrave fondamentale.

Nel momento in cui l’UE sta cercando di regolamentare i contenuti online (DSA, DMA), emergono movimenti politici sovranisti che contestano la regolamentazione, finanziati da chi negli USA contesta la regolamentazione.

Nel momento in cui l’UE discute di aiuti militari all’Ucraina, emergono movimenti “sovranisti anti-guerra”, allineati con la posizione USA di Trump di ridurre il supporto americano.

Nel momento in cui l’Europa cerca autonomia strategica dagli USA, nascono reti di “sovranisti” finanziati USA per impedire l’autonomia strategica.

Vannacci è il sintomo. Il vero fenomeno è la rete. E il vero pericolo è che la rete rimane invisibile mentre il sintomo rimane visibile.

Chi sa che Vannacci è finanziato da Bannon e dal Dipartimento di Stato?

Nessuno. I giornali lo hanno riportato frammentando pezzi, senza collegare i punti. Il pubblico italiano non sa. Il pubblico europeo non sa. E nel momento in cui Vannacci entra in ESN (Europa delle Nazioni Sovrane) accanto a Viktor Orbán, accanto all’AfD tedesca, accanto ai “sovranisti francesi”, il voto europeo è già influenzato da un’operazione geopolitica mascherata da fenomeno politico locale.

Le elezioni italiane 2027 stanno arrivando. Dove andrà questo movimento? Quanta influenza avrà? Cosa chiederà il Dipartimento di Stato in cambio del finanziamento?

Le domande che non hanno risposta
  • Perché il bot Wikipedia Hockler73 ha modificato la pagina di Vannacci sei mesi prima della pubblicazione del libro?
  • Dove sono i bilanci di “Il mondo al contrario”, “Generazione Xa” e “Centro Studi Rinascimento Nazionale”?
  • Chi ha il numero di telefono della persona che gestisce i social media di Vannacci, e quale contratto sottoscrive?
  • Il Centro Studi Rinascimento Nazionale ha già presentato candidatura ai bandi del Dipartimento di Stato americano? Se no, perché è stato fondato a dicembre 2025, esattamente sei mesi prima dei bandi ufficiali di giugno 2026?
  • Quali sono i contenuti delle comunicazioni tra Harnwell e Vannacci? Quali incontri fisici hanno avuto?
  • Quando Vannacci uscirà dalla politica (e prima o poi uscirà), il sistema rimane attivo, pronto per il prossimo candidato? O è costruito solo intorno a lui?
  • La massoneria italiana sa che sta facilitando un’operazione finanziata da potenza estera? E se lo sa, perché lo fa?
  • Chi attiva Ferramonti nel febbraio 2026? Chi contatta chi? Chi chiede un favore a chi?
  • Esiste traccia nei registri FARA (Foreign Agents Registration Act americano) di Harnwell come agente straniero? Esiste traccia di Vannacci come suo assistito?
  • Dove sono i documenti di pianificazione strategica? Dove sono le email? Dove sono le prove di coordinamento?
Non avrai risposte. Perché l’operazione è stata costruita appositamente per non lasciar traccia documentale. Ogni elemento sa solo quello che deve sapere. Nessuno mette tutto per iscritto. Nessuno parla apertamente.

È il perfezionamento della clandestinità legale.

Il punto di non ritorno

Se questa fosse una storia di corruzione criminale, avrebbe traccia legale. Un magistrato aprirebbe un procedimento. Ci sarebbe un’inchiesta. Ci sarebbe trasparenza forzata.

Ma questo è qualcosa di più sofisticato. È il funzionamento normale del potere transnazionale europeo del 2026.

È le quattro fondazioni parallele, ognuna legale, ognuna opaca, ognuna che protegge le altre dalla trasparenza.

È la massoneria italiana che facilita senza lasciare firma.

È il Dipartimento di Stato USA che finanzia attraverso bandi “ufficiali” che mascherano intenzione politica come ricerca accademica.

È il network MAGA che costruisce “alleanze sovraniste” europee mentre l’Europa discute di autonomia strategica.

È la compartimentazione militare applicata alla politica: nessuno parla, ognuno esegue il suo compito, la rete rimane invisibile.

Il risultato è un movimento politico nazionale, un europarlamentare, una “coalizione sovranista” che sta influenzando le decisioni politiche europee – tutto costruito sulle fondamenta dell’invisibilità strutturale.

Vannacci non è una persona. È una struttura che porta il volto di una persona.

E se Vannacci domani sparisse dalla scena pubblica, la struttura rimane. Rimane attiva, rimane finanziata, rimane coordinata con Bannon, rimane collegata al Dipartimento di Stato americano.

Perché il problema non è Vannacci.

Il problema è il sistema che lo sostiene. E il sistema non è italiano. È europeo. E dietro l’europeo, c’è l’americano.

Fonte

04/08/2026

Italicus, 52 anni dopo: un’altra strage che resta senza colpevoli

Nella notte tra il 3 e il 4 agosto l’espresso Italicus, diretto da Roma a Monaco di Baviera, risale l’Appennino tosco-emiliano. Poco prima di Bologna, all’uscita della grande galleria di San Benedetto Val di Sambro, la carrozza numero 5 si trasforma in un inferno. Una bomba squarcia il treno. Dodici persone muoiono, decine restano ferite.

L’Italia del 1974 conosce già il linguaggio delle bombe. Due mesi prima c’è stata piazza della Loggia, a Brescia. Gli investigatori seguono la pista dell’eversione neofascista. I riflettori si accendono su Ordine Nero e sugli ambienti del Fronte Nazionale Rivoluzionario di Mario Tuti, gruppi convinti che il terrore contro cittadini inermi possa trascinare il Paese nel caos, spingere le Forze Armate a intervenire e aprire la strada a una svolta autoritaria.

La rivendicazione attribuita a Ordine Nero ha il tono di una dichiarazione di guerra: le bombe possono esplodere ovunque, in qualunque momento; la democrazia dovrà essere sepolta sotto una montagna di morti.

Nel corso degli anni emergeranno anche ipotesi di collegamenti con apparati dello Stato e, in alcune ricostruzioni, con la loggia P2. Le indagini avanzano a fatica. Depistaggi, omissioni, piste che si interrompono quando sembrano promettere una risposta.

Gli imputati vengono assolti in primo grado, condannati in appello, poi definitivamente assolti dalla Cassazione nel 1993. Per la giustizia italiana la strage dell’Italicus non ha colpevoli.

Attorno alla vicenda continuano a sedimentarsi racconti e retroscena. Uno dei più noti sostiene che Aldo Moro avrebbe dovuto salire su quel treno e che ne sarebbe stato dissuaso all’ultimo momento per esigenze d’ufficio. È una ricostruzione rilanciata negli anni da alcune testimonianze, tra cui quella di Maria Fida Moro.

L’Italicus occupa un posto preciso nella storia della cosiddetta strategia della tensione: la stagione in cui il terrorismo nero cercò di destabilizzare il Paese per favorire un approdo autoritario. Nel 1974 il clima è tale che il ministro della Difesa Mario Tanassi deve rispondere in Parlamento alle interrogazioni sugli allarmi riguardanti possibili tentativi di colpo di Stato, compreso il cosiddetto “golpe bianco” di Sogno e Pacciardi, rimasto allo stadio di progetto.

È questa la fotografia dell’Italia di quegli anni: un Paese attraversato dalla paura, dove ogni treno, ogni piazza, ogni stazione può trasformarsi nel teatro di una strage.

Fonte

02/08/2026

Ceuta parla di noi, ma siamo sordi

Abbiamo visto tutti la valanga di esseri umani, che a rischio della vita, si gettavano in acqua, emergevano sulla riva della città spagnola di Ceuta, ultimo residuo in Marocco di un immenso impero coloniale, e poi in massa si riversavano nelle vie.

Ecco “l’invasione”, rappresentata così come l’annunciano i fascisti e i razzisti in tutto l’Occidente. I franchisti di Vox hanno urlato contro il primo ministro socialista Sanchez: è colpa del suo permissivismo! Giorgia Meloni e il suo governo hanno minacciato di chiudere le frontiere con la Spagna, anche se con quel paese di frontiere non ne abbiamo.

Il governo spagnolo ha subito inviato l’esercito, mentre fioccano le spiegazioni che ignorano la sostanza, ma che servono al dibattito politico.

La Corte Costituzionale spagnola ha recentemente sentenziato che chi viene dal mare non può essere respinto come chi viene da terra.

Anni fa la polizia aveva brutalmente fermato i migranti attorno ai muri e alle barriere di fili spinato di Ceuta, massacrandoli di botte. Ora sui social si era subito diffusa la voce che per chi veniva dal mare anziché dal deserto, non ci sarebbe stata la stessa feroce accoglienza. E così migliaia di persone si sono buttate nel braccio di mare che separa la costa del Marocco dalla città spagnola.

Sì, ma come è possibile che la polizia marocchina non li abbia fermati, si chiedono politica e media. E allora ecco le spiegazioni geopolitiche: il regno del Marocco è totalmente legato a Trump e Netanyahu, cosa verissima, e quindi ha permesso ai migranti di invadere la Spagna, per punire Sanchez delle sue posizioni sulla Palestina, di quelle sulla guerra in Iran e dei suoi accordi con l’Algeria. Anche questo è sicuramente vero.

In Marocco c’è una dittatura poliziesca che controlla tutto, decine di migliaia di migranti possono muoversi tutti assieme solo se il regime lo permette. Quindi è chiaro che “l’invasione umana” a Ceuta è frutto di decisioni politiche, ma qui anche c’è tutta la miseria e l’ottusità colonialista con cui l’Europa, come gli USA, affronta la questione migrante.

I paesi europei erigono ovunque muri e barriere contro i migranti, e poi finanziano e sostengono chi fa il lavoro sporco, chi fa l’aguzzino dall’altra parte.

L’Italia fa questo con i governi libici, la Spagna con il Marocco, la Francia con le sue ex colonie. E poi ci sono i muri dell’est Europa. Vi ricordate quando la polizia polacca bombardava di acqua gelata e lacrimogeni gli accampamenti di migranti, alla frontiera con la Bielorussia? E Ursula von der Leyen applaudiva, proclamando che quei migranti fossero “armi improprie” della Russia.

Ecco quello che ancora una volta tutte le spiegazioni geopolitiche ignorano e cancellano: la realtà umana della questione migrante.

Il fatto che decine di migliaia, milioni di persone, rischino la vita in mare, nei deserti, nel gelo, per arrivare qui in Europa, dovrebbe essere affrontato come una gigantesca questione sociale, civile e morale, invece che come un problema di sicurezza.

Eppure tutti i paesi europei oramai considerano la questione migrante come un problema di ordine pubblico. Ed è ovvio che se quella poliziesca è la sola vera risposta politica, crescono i fascisti e i razzisti che continuano ad urlare: “non siete sufficientemente feroci”.

Il sistema capitalista europeo e occidentale sta sempre più diventando un sistema razziale. I migranti servono in modo determinante all’economia, ma purché stiano al posto loro e con regole fatte solo per loro. È l’apartheid verso i migranti che si sta diffondendo in Europa e anche gran parte delle forze che si dichiarano progressiste non intendono metterlo in discussione

“I migranti abbassano i salari, rubano le case, deteriorano la sanità pubblica”, questo è il messaggio che, con un uso reazionario del “socialismo”, diffonde l’odio antimigrante tra le classi popolari native dei paesi europei.

Non è così, la distruzione dei diritti dei lavoratori e dello stato sociale è opera delle politiche economiche liberiste attuate da decenni, e non delle migrazioni, ma cosa conta la realtà rispetto ad una narrazione martellante intollerante?

Se non si saprà affrontare la questione migrante senza finanziare i lager di regimi tirannici, ma contribuendo davvero allo sviluppo dei paesi poveri, senza colonialismo. Se non si accolgono i migranti con parità di diritti per far crescere i diritti di tutti. Se insomma non si affronta la questione migrante come la prima questione sociale della nostra epoca. Se si rimuove il fatto che coloro che si gettano in mare a Ceuta sono persone come noi, il degrado dell’Europa verso i peggiori mostri della sua storia sarà sempre più rapido.

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04/07/2026

Come l’America Latina ha subìto l’azione dei fascisti italiani

Una azione politica non solo teorico/ideologica ma che, invece, vide una alleanza sul “campo militare” tra esponenti del neofascismo italiano e gruppi terroristici anticastristi/CIA.

Leggete pure con calma per scoprire un pezzo di storia poco conosciuta e scusate se troverete qualche dimenticanza... 

I movimenti di estrema destra italiani operarono contro Cuba socialista attraverso due posizioni. Una tutta ideologica, una forte ostilità culminata in campagne di propaganda, tutt’oggi in atto, l’altra tramite una presenza nel network internazionale del terrorismo nero anticomunista intrecciato con la CIA e servizi segreti militari delle dittature di destra.

Negli anni ’70 e ’80, reduci della Repubblica Sociale Italiana ed esponenti del terrorismo nero (come quelli legati ad Ordine Nuovo e successivamente ai Nuclei Armati Rivoluzionari come esempio Carlo Digilio) si inserirono nella rete internazionale dell’anticomunismo militante, a fianco di dittature sudamericane e gruppi di esuli cubani anticastristi.

Gladio e l’eversione: alcuni militanti neofascisti, coinvolti nella strategia della tensione in Italia, strinsero alleanze con la rete anticastrista di Miami per operazioni di destabilizzazione nei Caraibi in chiave anticomunista.

L’incontro tra l’estremismo nero italiano e l’oltranzismo cubano in esilio fu favorito da figure chiave del terrorismo internazionale.
 
Stefano Delle Chiaie e Avanguardia Nazionale

Il fondatore di Avanguardia Nazionale, latitante dall’Italia per le inchieste sulla strategia della tensione, divenne il fulcro di queste relazioni estere. Stabilii legami strettissimi con i leader anticubani rifugiati in Florida, tra questi Orlando Bosch, Luis Posada Carriles e Michael Townley. Delle Chiaie collaborò al Plan Condor (Piano Condor).

Orlando Bosch e il CORU: fondatore del Coordinamento delle Organizzazioni Rivoluzionarie Unite (CORU), Bosch coordinava le fazioni più violente degli esuli anticastristi di Miami. Collaborò attivamente con l’ultradestra europea in funzione anticomunista globale.

Luis Posada Carriles: altro esponente di spicco della rete di Miami ed ex agente della CIA, Carriles incrociò le traiettorie operative dei neofascisti italiani nell’addestramento e nella logistica dei regimi sudamericani e fu il mandante della bomba che uccise l’italiano Fabio Di Celmo nell’albergo Copacabna Habana, 1997

Michael Townley: agente statunitense della polizia segreta cilena (DINA), agì da vero e proprio ufficiale di collegamento, arruolando sia i neofascisti italiani (compreso Pierluigi Concutelli di Ordine Nuovo) sia i cubani di Miami per compiere omicidi mirati in giro per il mondo.

Tra i fascisti italiani che operarono contro Cuba socialista vi fu anche Carlo Digilio. Pentito italiano e coinvolto nelle stragi di Piazza Fontana e della Loggia, costui operò direttamente da Santo Domingo ove si trovava latitante dalla giustizia italiana.

Queste alcune delle operazioni conosciute.
 
L’Operazione Condor (o Plan Cóndor)

È stata una rete di cooperazione clandestina e transnazionale istituita formalmente il 25 novembre 1975 dai servizi segreti militari e dalle polizie politiche delle dittature di destra del Cono Sud dell’America Latina (Argentina, Cile, Uruguay, Paraguay, Bolivia e Brasile). L’obiettivo principale era la sistemica eliminazione del dissenso politico, dei movimenti di sinistra, dei comunisti, dei sindacalisti e degli oppositori ai regimi dittatoriali, anche quando questi si trovavano in esilio fuori dai confini dei propri paesi.

L’operazione fu pianificata su spinta del dittatore cileno Augusto Pinochet e coordinata da Manuel Contreras, capo della polizia segreta cilena (DINA), trovando l’appoggio strategico e logistico degli Stati Uniti tramite la CIA.
 
Il Vertice di Bonao (1976) e la nascita del CORU

Nel giugno 1976, nella località di Bonao (Repubblica Dominicana), si tenne un incontro segreto promosso dalla DINA cilena per unificare i diversi gruppi di esuli cubani anticastristi militanti, portando alla fondazione del CORU. Stefano Delle Chiaie partecipò alle consultazioni logistiche con la leadership del CORU per coordinare azioni terroristiche globali in chiave sia anticastrista sia antisovietica. 

L’omicidio di Orlando Letelier a Washington (1976)

Il 21 settembre 1976, l’ex ministro cileno Orlando Letelier (oppositore di Pinochet) fu assassinato a Washington tramite un’autobomba. L’operazione fu materialmente eseguita da esuli cubani del CORU (tra cui i fratelli Novo Sampoll e Virgilio Paz Romero) sotto la supervisione di Michael Townley. Le indagini internazionali e le declassificazioni dei documenti della CIA hanno confermato che la rete logistica di supporto ed esplosivi era la medesima utilizzata e condivisa con la cellula neofascista di Delle Chiaie in America Latina. 

L’attentato a Bernardo Leighton a Roma (1975)

In un perfetto esempio di “scambio di favori” della galassia eversiva, l’esponente politico democristiano cileno Bernardo Leighton fu vittima di un tentato omicidio a colpi d’arma da fuoco a Roma. L’azione fu pianificata dalla DINA e organizzata a Roma da Stefano Delle Chiaie e dai militanti di Avanguardia Nazionale. L’inchiesta legò l’operazione alle garanzie di supporto logistico e finanziario che l’eversione nera otteneva in Sudamerica, dove operavano anche le coperture finanziarie dei gruppi anticastristi di Miami.
 
Addestramento nei campi paramilitari in America Centrale

Durante la fine degli anni ’70, diversi latitanti dell’estrema destra italiana trovarono rifugio sicuro in paesi dell’America Centrale. Qui, esponenti di spicco della destra eversiva (con contatti legati anche a fazioni dissidenti di Ordine Nuovo) usufruirono delle infrastrutture logistiche e dei campi di addestramento militare messi a disposizione dai comitati anticastristi in esilio, scambiando competenze sulla guerriglia urbana, l’uso di esplosivi e formazione degli squadroni della morte, collaborazione in sequestri, torture, etc. (Cile, Argentina, etc.).

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18/06/2026

Vento di destra nel Parlamento europeo, approvata la “Remigrazione”

Ieri il Parlamento europeo ha approvato con 389 voti a favore, 206 contrari e 32 astenuti l’avvio dei negoziati interistituzionali sulla direttiva “Return Regulation” sui rimpatri degli immigrati in Europa. Lo ha fatto con una maggioranza convergente tra conservatori e fascisti. In pratica è l’accoglimento della campagna sulla “Remigrazione” elaborata e agitata dai neofascisti in molti paesi europei.

Il testo infatti è stato votato congiuntamente da Ppe, Ecr, Patrioti e ultradestra, confermando ormai la piena convergenza delle forze reazionarie nelle sedi europee. Hanno votato contro i socialisti, i verdi e la sinistra. In pratica è saltata la cosiddetta “maggioranza Ursula” in cui convivono conservatori e socialisti.

Tutte e tutti coloro che ancora si illudono sul carattere progressivo delle istituzioni europee, hanno ricevuto l’ennesima mattonata in faccia. Come diceva un grande della storia, “Gli stati uniti d’Europa o saranno reazionari o non saranno”, e i fatti si sono incaricati di dargli ragione.

Il testo elaborato dalla destra europea, e di cui uno dei relatori è stato Ciriani di Fratelli d’Italia, estende anche le possibilità di individuare per le espulsioni degli immigrati un “Paese di ritorno”, includendo non solo lo Stato di origine ma anche Paesi terzi. In pratica è il “modello Albania” voluto dal governo Meloni, fino ad oggi contestato in Parlamento e nei tribunali ma che ora ha il via libera a livello del parlamento di Strasburgo e dovrà essere approvato dall’Unione Europea in sede di consiglio.

Peggiorano anche i criteri per le espulsioni degli immigrati rispetto a quella che era l'attuale normativa. Il testo approvato dal Parlamento europeo dà infatti priorità al rimpatrio coercitivo piuttosto che alla partenza volontaria. Non solo. Con il nuovo regolamento europeo ci sarà un aumento del periodo di detenzione per gli immigrati, che può arrivare fino a 24 mesi, con la possibilità di trattenere anche famiglie con bambini e minori ma escludendo i minori non accompagnati.

La profonda regressione economica, sociale, civile e politica dell’Europa vede di nuovo convergere le forze reazionarie – moderate o estremiste che siano – contro i nuovi capri espiatori, in questo caso gli immigrati, mentre le forze “progressiste” ancora si trastullano su un’illusione europeista come “antidoto” ai fantasmi del passato e che invece ha assunto caratteri sempre più regressivi, guerrafondai e reazionari.

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07/03/2026

Francia - Quentin Deranque era in prima linea nella rissa a Lione

Quentin Deranque era in prima linea nell’assalto che ha portato alla sua morte. Dopo lo scontro, era cosciente, in piedi e rifiutava i soccorsi.

Un nuovo video lo prova e distrugge definitivamente la narrazione dell’estrema destra.


Le immagini girate subito dopo la rissa del 12 febbraio a Lione mostrano Quentin Deranque mentre scambia parole con dei passanti. Si vede il giovane militante di estrema destra con le mani coperte di sangue, insieme a un suo compagno. Gli consigliano di andare all’ospedale “Saint Jo'”, cosa che non farà.

La persona che ha girato queste immagini ci precisa: “Ho registrato il video il 12 febbraio alle 18:07 in rue Victor Lagrange”.

Incrociando i dati con le immagini della strada, siamo in grado di certificare che si tratta proprio del civico 14 di rue Victor Lagrange. È il luogo esatto della rissa. Riconosciamo questi luoghi nel celebre video diffuso da TF1, in cui si vedono colpi scambiati a terra, nel momento in cui il commando di estrema destra è fuggito. Queste immagini sono determinanti, perché mostrano che Quentin Deranque non è stato lasciato “in fin di vita”, come hanno ripetuto i media.

Ci permettono soprattutto di rintracciare Quentin Deranque nello scontro. Indossa abiti caratteristici: scarpe grigie New Balance e un piumino con cappuccio.

Nelle immagini de Le Canard Enchaîné, si vede il gruppo di estrema destra tendere un’imboscata agli antifascisti. I militanti neonazisti, vestiti di nero e incappucciati, lanciano una torcia fiammeggiante. Poi attaccano gli antifascisti con uno spray lacrimogeno, un ombrello e una stampella.

Quentin Deranque appare in prima linea. Tira dei colpi. In altre immagini, lo si può identificare in guardia, davanti al gruppo di estrema destra. Prende parte al combattimento.

Quentin Deranque indossa un passamontagna per tutta la durata della rissa. Nelle immagini che seguono la rissa, indossa ancora il passamontagna che però non gli copre più il viso. È in piedi e parla con i passanti. Sebbene abbia subito gravi lesioni, nulla indica una ferita irreversibile. Ha partecipato a una violenta rissa iniziata dal suo gruppo e se n’è andato via sulle sue gambe.

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26/02/2026

Francia - Némésis organizza agguati con i suoi alleati neonazisti

Dalla morte di Quentin Deranque, le attiviste di Némésis non hanno smesso di andare da una trasmissione all’altra per diffondere bugie spudorate e imporre una narrazione vittimistica: il loro amico “pacifista” sarebbe caduto in un’imboscata tesa dagli antifascisti. È letteralmente accaduto l’opposto. Il giornale l’Humanité fa definitivamente a pezzi la narrativa dell’estrema destra.

Il giornalista Thomas Lemahieu rivela oggi che le attiviste di Némésis e il loro cosiddetto servizio d’ordine organizzano azioni di volantinaggio o di affissione di adesivi come esca, al fine di tendere imboscate agli antifascisti.

Questi elementi confermano ciò che diciamo dall’inizio e corroborano le numerose testimonianze che abbiamo potuto raccogliere: il 12 febbraio i camerati neonazisti di Némésis non erano lì per “proteggere” le attiviste identitarie, ma per picchiare a sorpresa militanti di sinistra.

Il giornale spiega di aver avuto accesso a una conversazione sulla messaggeria criptata Telegram, tra i dirigenti del collettivo femonazionalista e membri del gruppo “Nazionalista-Rivoluzionario” Audace Lione, nuovo nome del gruppo Lione Popolare, sciolto nel 2025. Quest’ultimo si addestrava al combattimento per la “razza bianca”, e Quentin Deranque ne faceva parte. Tra gli aggressori del 12 febbraio, eravamo anche riusciti a identificare dalle immagini della rissa, in prima linea, Pol-Oscar Legris, uno dei leader del gruppuscolo.

Una conversazione avvenuta il 14 ottobre 2025, tra una dirigente di Némésis e Calixte Guy, dirigente di Audace Lione, svela il modo operativo criminale. Lei lo avverte di un’azione pubblica di Némésis. I due discutono sulla posizione più strategica per questa azione e Calixte Guy le risponde che “metterà su una squadra per acchiappare i gauchisti” (sinistroidi).

Più avanti nella conversazione, Némésis propone addirittura di fungere da esca durante un’altra azione: “Ma possiamo essere in due, tre ragazze a volantinare dove volete acchiapparli. Un po’ per fare da esca, e non rivendicheremo Némésis...”. Calixte Guy risponde che avrebbe passato in rassegna le sue truppe per trovare “tra 8 e 10 ragazzi” tra i membri di Audace Lione e della Section Karcher, un altro gruppo violento di estrema destra.

La somiglianza con il modo operativo del 12 febbraio è impressionante. Némésis crea disordini, ad esempio le provocazioni davanti alla conferenza di Rima Hassan, con lo scopo di tendere trappole per distruggere persone di sinistra. Le immagini lo mostrano, è proprio il gruppo di Quentin Deranque ad essere incappucciato e armato, mentre quello degli antifascisti è a volto scoperto, reagisce senz’armi, colto di sorpresa.

Poi, i responsabili di queste imboscate sono invitate nei media di Bolloré per vittimizzarsi. Un procedimento machiavellico, che ha portato alla morte di Quentin Deranque.

L’Humanité rivela anche che Calixte Guy è stato identificato dalla polizia come facente parte dei 25 squadristi che hanno organizzato un’irruzione a febbraio 2025 a Parigi, contro la proiezione di un film di Costa Gavras da parte dell’associazione curda Young Struggle.

Secondo gli inquirenti, avrebbe “sferrato colpi alla testa della vittima caduta a terra”. Colpi alla testa da terra che possono uccidere, i media lo hanno ripetuto molto in questi ultimi giorni. Durante quella serata, un militante antifascista e un sindacalista erano stati aggrediti con calci alla testa, colpi di casco da moto e cocci di bottiglia ed erano finiti gravemente feriti. Eppure ci ripetono in loop nelle trasmissioni tv che è l’estrema sinistra ad essere violenta mentre i nazisti sarebbero degli agnellini.

Nell’articolo, si apprende anche che sono state effettuate perquisizioni al domicilio del capo di Audace Lione. Nel suo appartamento, gli inquirenti hanno potuto mettere le mani su un arsenale di “13 coltelli, un’accetta, bombe lacrimogene, una mazza telescopica, una replica di pistola per l’airsoft”.

Inoltre, Calixte Guy è ancora in contatto con altre grandi figure dell’estrema destra violenta, come il neonazista Marc Cacqueray-Valmenier, leader degli Zouaves Paris e lacchè di Bolloré, così come Axel Lousteau, ex del GUD ed eletto del Rassemblement National, nonostante il controllo giudiziario impedisca loro di vedersi. Hanno in particolare scambiato “battute” antisemite.

Su uno Snapchat attraverso il quale alcuni degli indagati continuano a comunicare nonostante il divieto legato al loro stato in “controllo giudiziario”, alcuni parlano così del caso definendola la “loro Shoah”. Prima di scoppiare a ridere immaginandosi di tatuare i loro numeri di procedimento giudiziario sugli avambracci...

Infine, bisogna sapere che il clan Guy gode di una grande reputazione all’interno dell’estrema destra lionese. StreetPress ha pubblicato un articolo su questa sinistra famiglia nel 2024: la madre, Blandine Guy Mathon, era nella lista del RN per le comunali di Lione nel 2020. Il fratello Victor ha partecipato alla campagna di Tiffany Joncour per le legislative del 2024.

È questa stessa Tiffany, deputata del Rassemblement National, che ha chiesto di classificare gli antifascisti come organizzazione terroristica all’Assemblea Nazionale la settimana scorsa. Tiffany Joncour è sposata con Maxime Gaucher, un altro militante neonazista e hooligan ultra violento.

I metodi di Némésis e dei gruppi nazisti erano noti a tutti. Organizzano in totale impunità da anni linciaggi e imboscate contro le minoranze e le persone presumibilmente di sinistra, sotto l’occhio benevolo delle autorità. La vernice sta screpolandosi. L’Humanité ha appena dato un nuovo calcio al formicaio e ha abbattuto il discorso vittimistico dell’estrema destra.

Alla luce di queste rivelazioni esplosive, è tempo di porre fine a questa oscena buffonata. Némésis è responsabile della morte di Quentin Deranque. Gli antifascisti lionesi caduti nella trappola e attaccati, che sono attualmente incarcerati a seguito di questa montatura, devono essere immediatamente liberati.

Némésis e i loro amici violenti, colpevoli di associazione a delinquere, di riunione finalizzata a commettere violenze e di tentato omicidio in banda organizzata e con armi, devono essere perseguiti. I media e i politici che hanno diffuso la narrativa dell’estrema destra devono rispondere delle loro azioni.

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24/02/2026

L’anticomunismo del Terzo millennio

La Francia ci ha dato la rivoluzione borghese, la tripartizione dei poteri, i fondamenti della democrazia liberale. Ed anche l’aver affrontato la stagione d’oro del nazifascismo senza allinearsi mai completamente, neanche durante l’occupazione tedesca, mettendo in campo un movimento di Resistenza popolare paragonabile a quello italiano, per dimensioni e composizione politica.

La Francia, peraltro, ha mantenuto per tutto il dopoguerra ben salda – nella coscienza del popolo e persino nei comportamenti della classe dirigente – la “discriminante repubblicana”. Ovvero la conventio ad excludendum nei confronti dei fascisti seguaci dei Le Pen padre e figlia, al punto che anche una sedia vuota avrebbe vinto il ballottaggio contro un fascista candidato a qualsiasi carica nazionale.

Non è più così. Anzi, quella discriminante antifascista è stata rovesciata molto rapidamente – nel corso di pochi anni, non giorni – in discriminante “anticomunista”, considerando nella definizione un po’ di tutto, da La France Insoumise di Mélénchon, al PC strettamente inteso, gruppi più o meno radicali, “antisistema”, “autonomi”, ecc.. 

Il progressivo slittamento da un assetto “politicamente corretto e approvato” di stampo democratico-socialista al suo opposto liberista-fascista ha trovato nella morte di un fascista per strada l’occasione per sancire il passaggio “epocale” ad un diverso assetto ideologico nazionale.

L’episodio in sé era persino inadatto allo scopo. Quel che è accaduto a Lione è di solare chiarezza, illuminato dai video e rivendicato dai fascisti. In sintesi estrema: un gruppo nazifascista locale decide di impedire o disturbare una conferenza – in una sala, neanche in piazza – con una parlamentare europea degli Insoumises.

Prima ancora che inizi la conferenza, un gruppo di “fascio-femministe” (l’ossimoro è già rivelatore…) viene mandato avanti a provocare una qualche reazione da parte degli organizzatori, mentre i maschietti – integralmente mascherati e in parte armati di bastone – attendono nascosti a un centinaio di metri di distanza.

Quando la discussione si fa più accesa partono all’assalto e vengono contrastati da un “servizio d’ordine” fatto di militanti completamente disarmati e a volto scoperto (avevano organizzato una conferenza, non un “agguato”).

Come in ogni rissa di questo tipo, i più “focosi” di entrambi gli schieramenti rischiano di restare isolati dal proprio gruppo, finendo per prenderle anziché per darle.

Quentin Deranque resta isolato, i suoi non cercano di recuperarlo, finisce a terra colpito da diversi pugni. Poi si rialza, raggiunge i suoi, continua a stare in piazza fin quando la polizia (che non aveva risposto alla richiesta preventiva dell’europarlamentare) non arriva a “ristabilire la calma”.

Solo ore dopo, quand’è ormai buio, Quentin si presenta ad un pronto soccorso per gli accertamenti del caso, ma rifiuta di farsi ricoverare. Va via con i suoi e qualche ora dopo muore. Un aggressore “sfortunato”, che ha sbagliato anche la scelta medica.

Scandalo! “Omicidio volontario”! Arrestate tutti e mettere fuorilegge La France Insoumise e tutti i comunisti!

Il sistema politico-mediatico francese, pressoché all’unisono, fa partire il tam tam che rovescia 80 anni di “discriminante repubblicana” dall’antifascismo all’anticomunismo. I “socialisti” alla Glucksmann – eletto deputato solo perché aveva formato una lista elettorale insieme ai “reprobi” – si allinea a velocità pazzesca, confermando la scelta fatta con l’appoggio “tecnico” al governo minoritario del macroniano Lecornu.

Gli stessi media che hanno definito le manifestazioni di milioni di persone a difesa delle pensioni come un movimento “debole” o “in riflusso“, che avevano denigrato le 500.000 persone che hanno manifestato lo scorso settembre nell’ambito del movimento “Blocchiamo tutto”, che hanno minimizzato le manifestazioni di decine di migliaia di ecologisti contro i megabacini idrici, e che non parlano affatto delle manifestazioni in omaggio alle frequenti vittime della polizia, hanno offerto una tribuna inedita ai fascisti lionesi.

Il cronista della tv LCI diventa addirittura lirico: “Per la prima volta, l’estrema destra identitaria ha riunito più di 3.000 persone in Francia. Lo sconvolgimento politico continua”.

Tremila nazisti contano più di milioni contro il governo... Basterebbe questo per dare il senso e la misura dell’operazione: nazificare la sinistra, denazificare l’estrema destra, questo è l’ordine arrivato nelle redazioni.

Liberali e conservatori – la finanza e il complesso militare-industriale – hanno scelto: caduto Macron, il prossimo presidente della Republique non dovrà essere un “rosso” (Mélénchon è tuttora il più accreditato antagonista di qualsiasi altro candidato e la destra fascista per la prima volta da 80 anni è in testa a tutti i sondaggi) e quindi un fascista va benissimo.

L’ordine alle redazioni è comunque europeo, quasi centralizzato. Il giornale dell’establishment italiano – il Corsera – comincia a pubblicare pensosi editoriali in cui Le Pen padre è dipinto come “non propriamente fascista”... Anzi, “si era presentato ai capi della Resistenza nella sua Bretagna, ed era stato rimandato a casa perché troppo giovane”.

È vero, poi entrò nell’Oas – un’organizzazione terroristica di estrema destra contraria alla decolonizzazione dell’Algeria e che per questo cercò di uccidere Charles De Gaulle – ma neanche quella era davvero fascista. Anzi, era solo conservatrice, quasi gollista... Contraddizioni interne ai liberali, insomma... 

E quindi la figlia Marine, perché gettarle quella croce addosso, accompagniamola all’Eliseo come abbiamo fatto con “Gioggia” a Palazzo Chigi. Che sarà mai, mica ci faranno marciare al passo dell’oca, no? I veri “violenti” stanno a sinistra, pretendono persino di difendersi dagli assalti... e che diamine...

Non c’è da ridere, non è solo “una cazzata particolare” di un opinionista molto ben stipendiato. È un ordine di scuderia. E di classe.

La crisi europea – ed euro-atlantica – appare senza via d’uscita? Blindiamo il potere, spegniamo la dialettica politica, delegittimiamo il conflitto sociale ordinario (scioperi, manifestazioni, ecc.), mettiamo fuorilegge il pensiero che ci disturba (la solidarietà con i palestinesi sottoposti a genocidio è reato sia in Francia che in Germania e Gran Bretagna di fatto). Diamo il potere politico in mano ai fascisti, e diciamo che tali non sono.

L’importante è avere dei guardiani feroci a difesa dei rapporti di proprietà, della “libertà di impresa”, che ci proteggano dai “bolscevichi”. È vero, oggi non ci sono, ma se la crisi si aggrava potrebbero tornare. Meglio costruire argini e gabbie, militarizzare preventivamente... 

Questa è l’Europa attuale, in attesa che i nazisti veri – quelli tedeschi, dell’AfD – arrivino al governo e si ritrovino a disposizione il “riarmo” deciso per “difenderci dalla Russia”.

Questo è il “giardino” dove prosperano libertà e diritti umani. Un po’ meno libertà, un po’ meno diritti, un po’ meno salario, qualche manganellata in più... E che sarà mai...

L’anticomunismo, l’insofferenza verso la giustizia sociale, è la vera cifra del potere capitalistico nella crisi. Nessuno sottovaluti la serietà delle conseguenze, sia politiche che pratiche.

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22/02/2026

Il martire nero della République: i governi europei contro l’antifascismo

A quasi una settimana dalla morte di Quentin Deranque, non si è ancora arrestata la furia mediatica e politica che ha macabramente colorato di nero il dibattito francese negli ultimi giorni. Strette nel cordoglio, la sinistra liberale e la destra colgono l’occasione per costruire su questo caso un precedente anti-sinistra progressista, trasformando il “martire” dei neonazi francesi in martire nazionale, in piena continuità con il processo – di respiro europeo – di sdoganamento del fascismo e di criminalizzazione dell’antifascismo e dei movimenti sociali.

Dal 12 febbraio, mentre i media continuavano a diffondere la retorica del “clima di violenza prodotto dall’ultragauche” e da La France Insoumise, quindici sedi del partito sono state attaccate, si sono tenute marce notturne intimidatorie in molte città francesi, sono arrivate minacce di morte ai militanti del sindacato Solidaires ed è stata assaltata una delle loro sedi. Il 18 febbraio, infine, una mail anonima ha annunciato una minaccia di bomba contro la sede centrale di LFI:
«Ho appena piazzato degli esplosivi nei vostri locali, ho fatto bene il mio lavoro (di notte) in modo che non si possano trovare, vi ucciderò tutti. Ucciderò tutti i magrebini, i gauchisti e gli altri negri, tutto esploderà alle 13 e morirete tutti. La pagherete cento volte per aver assassinato Quentin». 
Si capisce bene allora che il clima di violenza sta effettivamente montando, ma è di segno totalmente opposto, e ripropone un copione storicamente ricorrente: l’avvicinamento dei partiti liberali alle squadracce fasciste in funzione anti-sociale e anti-progressista.

Il tornante delle elezioni presidenziali del 2027, catalizza questo processo in chiave anti-insoumise, e contro tutto quel settore sociale e popolare che riempie le piazze e anima gli scioperi, costituendo la reale opposizione alla Francia di Macron e Lecornou.

Come ha detto Saïd Bouamama nel film-intervista di Blast «Comment la France est devenue un état policier»: «la tentation du fascisme ne monte que lorsque, en face, une évolution sociale est possible», ovvero «La tentazione del fascismo cresce solo quando, di fronte, è possibile un’evoluzione sociale».

Dopo che già l’assistente di Raphaël Arnault, Jacques-Elie Favrot, presente sulla scena dello scontro, era stato momentaneamente dimesso dalla sua carica parlamentare, adesso il ministro degli interni Bruno Retailleau chiede direttamente le dimissioni di Raphaël Arnault, deputato della France Insoumise e tra i fondatori della Jeune Garde, organizzazione antifascista creata nel 2019 proprio a Lione – città che si distingue tristemente per la presenza di nutriti gruppi neofascisti – e sciolta a giugno 2025, insieme a Urgence Palestine.

Senza soffermarsi sui dettagli, è utile fare un passo indietro per tracciare la dinamica della vicenda, che delinea un modello ben noto: una contestazione delle “femministe” nazionaliste di Némesis, spalleggiate dai loro camerati, alla conferenza tenuta dalla deputata palestinese Rima Hassan, e lo scontro cercato dagli squadristi – armati e mascherati, come si vede in questa foto e in alcuni video – al margine dell’evento (Francia. Uno squadrista fascista muore “in azione” e diventa “vittima”).

Le comode versioni dei fatti, secondo cui Deranque sarebbe capitato lì quasi per caso, tradiscono la reale identità del ragazzo, ricordato dal collettivo neonazista Luminis Paris come militante modello, e la cui appartenenza ideologica lo rende “martire d’Europa” per la nostra più vicina Lega dei Patrioti.

Se è vero che le conseguenze di quanto accaduto sono, su un piano privato, insopportabili, non si può tuttavia considerare quanto rivendicato – e strumentalizzato – politicamente, in termini privati, senza guardare alla dimensione strutturale di questo tipo di violenza e al clima sociale e politico in cui si inserisce.

Non dovrebbe essere necessario ricordare che l’attività dei militanti neofascisti si basa ideologicamente su nazionalismo, xenofobia e razzismo e si struttura intorno alla scelta della violenza come strumento mirato di “pulizia” e intimidazione.

Secondo dati ufficiali dell’Università di Sciences Po, tra il 1968 e il 2021 si sono registrati in Francia 52 morti dovuti all’estrema destra e solo 5 imputati all’estrema sinistra. Questa sproporzione chiarisce da quale parte sta la volontà strutturale di annientare il nemico, e da che parte il tentativo di “contenere” la violenza nera, che agisce indiscriminatamente contro senzatetto, immigrati e persone variamente discriminate, con il benestare di polizia, giornali, giustizia e politica. 

Gli eventi di questi giorni testimoniano la continuità di questa connivenza strutturale: il 12 febbraio, nonostante l’Institut d’études politiques (IEP) – dove si sarebbe tenuta la conferenza con Rima Hassan – avesse avvisato le forze dell’ordine della conclamata minaccia di contestazione fascista all’evento, la polizia non si è neanche presentata, perché impegnata a sorvegliare un’azione antimilitarista all’Università Lione 3... 

Per questo motivo l’IEP avrebbe rafforzato la sicurezza autogestita in occasione dell’evento, non riuscendo comunque ad impedire il degenerare degli eventi, che hanno avuto luogo fuori dagli spazi accademici.

Solo qualche giorno prima, il 7 febbraio, la polizia interveniva zelantemente gasando il corteo antifascista mobilitatosi contro il covo di fascisti “la Taverne de Thor” negli Champs de la Meuse.

L’antifascismo autorganizzato nasce dunque come vera e propria esigenza in risposta all’“incuria” complice delle istituzioni rispetto alla gestione della minaccia fascista, con l’obiettivo di difendere minoranze razzializzate, soggettività queer, attivisti e militanti nei loro spazi di espressione politica e nei quartieri.

Come ricorda Mélenchon in occasione del suo “moment politique”, all’indomani degli eventi, la prima attività dei fascisti è storicamente sempre stata quella di impedire alle forze progressiste e comuniste di radunarsi e discutere.

Negli ultimi anni la Jeune Garde Antifasciste aveva costituito il servizio d’ordine del partito di Mélenchon, rappresentando il cordone sanitario necessario in un contesto marcato da provocazioni e aggressioni di carattere esplicitamente fascista, come le recenti minacce di morte e di stupro a Mathilde Panot e Rima Hassan.

Dopo la morte di Hacen Diarra in un commissariato nel 20esimo arrondissement a fine gennaio, passata sotto silenzio, e il giudizio della corte di Cassazione che scagiona i tre gendarmi accusati della morte di Adama Traoré nel 2016, diventato simbolo delle violenze poliziesche di carattere razzista, il minuto di silenzio per il neonazista Deranque il 17 febbraio all’Assemblea Nazionale è ancora più rumoroso, svelando l’identità profondamente razzista della classe politica francese.

Sarebbe eufemistico anche parlare di “doppio standard”, trattandosi di una violenza sistematica, in cui Stato, polizia e squadristi convergono nell’alimentare il terrorismo xenofobo e “bianco”, con 107 morti in custodia o nel corso di operazioni di polizia dal 2022, secondo dati ufficiali di un’indagine europea.

In questo contesto di violenza esacerbata, la criminalizzazione giudiziaria e politica dell’antifascismo e dei movimenti sociali rende sempre più vulnerabile l’assetto democratico dei paesi europei.

A Budapest, il 4 febbraio si è concluso il processo di primo grado contro tre militanti antifascisti – Maya, Anna e Gabriele – con condanne rispettivamente a 8, 2 e 7 anni di carcere. Il procedimento, lo stesso che aveva coinvolto anche Ilaria Salis, riguarda presunte aggressioni a militanti di estrema destra durante il raduno neonazista del “Giorno dell’onore”, che ogni 13 febbraio celebra i soldati del Terzo Reich che nel 1945 non si arresero all’Armata Rossa.

Nel frattempo, nel Regno Unito 24 attivisti sono detenuti da oltre un anno senza processo per azioni contro l’industria bellica, mentre il governo Starmer ha classificato Palestine Action come organizzazione terroristica, rendendo perseguibile anche il sostegno pubblico.

Nei Paesi Bassi deputati di destra ed estrema destra hanno presentato una mozione per vietare gli “antifa”; in Belgio il leader del Mouvement Réformateur ha definito il movimento “il più grande pericolo per la democrazia” annunciando iniziative per scioglierlo.

In Austria e Germania si moltiplicano repressione e inchieste contro realtà antifasciste e solidali con la Palestina, in un clima politico che tende ad assimilare antifascismo ed estrema destra sotto l’etichetta generica di “estremismi”.

In Italia il governo Meloni sta portando a compimento il processo di sdoganamento del neofascismo in Italia, riducendo d’altra parte sistematicamente le libertà per ogni tipo di opposizione sociale e progressista.

Dall’aggressione neofascista subita dallo chef Gabriele Rubini, noto come Chef Rubio, nel 2024 dopo le sue prese di posizione antifasciste, fino ai raduni del 7 febbraio per il “Giorno del Ricordo” spesso trasformati in passerelle identitarie, il clima si è fatto sempre più teso.

Il Comitato “Remigrazione e Riconquista” (CasaPound, Rete dei Patrioti, VFS e Brescia ai Bresciani) ha annunciato iniziative in oltre 60 città italiane per promuovere una proposta di legge di iniziativa popolare sulla “remigrazione”, sono già oltre 112mila le firme raccolte online.

Intanto, dopo lo sgombero dello storico centro sociale torinese Askatasuna e il corteo violentemente represso del 31 gennaio, il governo ha rilanciato la linea dura parlando di “attacco allo Stato” e annunciando un nuovo pacchetto sicurezza che amplia strumenti repressivi e sanzioni contro il dissenso politico.

In questo contesto si inserisce anche l’arrivo in Italia di Némésis-Italia, costola del collettivo identitario femminile francese, autore della contestazione a Rima Hassan del 12 febbraio, che utilizza la retorica della difesa delle donne per legarla a un discorso anti-migranti e securitario.

Tra campagne contro gli “antifa”, mobilitazioni sulla “sicurezza” e nuove proposte di legge securitarie, si consolida in Europa un quadro in cui l’estrema destra prova a legittimarsi sul piano istituzionale mentre l’antifascismo e i movimenti sociali vengono sempre più trattati come un problema di ordine pubblico.

È quanto mai necessario continuare a costruire alternative concrete, organizzate e radicate nei settori sociali come argine all’escalation nera, costruendo alleanze internazionali articolate lungo pilastri senza confini: contro fascismo, guerra e crisi sociale.

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L’intervista di Radio Onda d’Urto a Pierre, della redazione di Contre Attaque.

Pierre, è un piacere averti con noi perché, con il collettivo Contre Attaque, avete condotto una vera contro-inchiesta che ha messo in discussione la versione iniziale diffusa dalla procura e da alcuni media. Avete fatto emergere come in realtà gli aggressori siano i gruppi fascisti. Pierre, puoi spiegare a chi ci ascolta le dinamiche che siete riusciti a ricostruire e citare le fonti che vi hanno permesso di ribaltare la narrazione?

D’accordo. Prima di tutto, per gli amici e le amiche che ci ascoltano in Italia, bisogna precisare il contesto di quanto accaduto il 12 febbraio a Lione. Quel giorno c’è stata un’azione condotta dall’estrema destra che da anni organizza provocazioni e attacchi ai meeting di sinistra in tutta la Francia.

Si tratta di dispositivi piuttosto astuti, messi in atto da un gruppo chiamato Némésis, che si definisce femminista ma che in realtà strumentalizza il femminismo per denigrare i musulmani, l’Islam e gli stranieri. È un’operazione di propaganda ben congegnata: il gruppo filma tutte le sue azioni, si presenta davanti agli eventi di sinistra per disturbarli, provoca i militanti e poi diffonde i video delle eventuali reazioni per dire che la sinistra li ha aggrediti.

Questo accade da anni. Il gruppo Némésis ha già proceduto così per esempio durante le manifestazioni femministe come quella dell’8 marzo, presentandosi con cartelli razzisti e un servizio d’ordine di uomini armati per cercare di entrare nel corteo. Ovviamente ne è scaturito uno scontro, ma ciò che è emerso nei loro video e nei media è che Némésis era stata aggredita dai militanti di sinistra. C’è un costante lavoro di manipolazione delle persone.

Sappiamo che a Lione, Némésis ha voluto compiere un attacco simile durante un’iniziativa con Rima Hassan, l’eurodeputata franco-palestinese che riceve continue minacce di morte dall’estrema destra.

Mentre il gruppo Némésis si trovava davanti alla sede della conferenza con Hassan, un servizio d’ordine neonazista composto da militanti violenti di Lione aspettava più lontano, a centinaia di metri.

Abbiamo iniziato a ricevere informazioni la sera del 12 e soprattutto, il 13 febbraio. In quel momento Némésis aveva iniziato a diffondere ovunque la notizia che un loro militante era stato gravemente ferito dagli antifascisti e che si trovava tra la vita e la morte. In quel momento non c’erano né immagini né elementi certi, eppure questo racconto è stato immediatamente ripreso da tutti i media senza alcun distacco critico.

I media nazionali hanno parlato di questa storia senza contestualizzare l’ideologia del collettivo. Conoscendo il contesto della città di Lione, la storia ci è sembrata subito sospetta.

Il 14 febbraio abbiamo appreso che questo giovane militante fascista, Quentin, era deceduto in ospedale. Lo stesso giorno TF1, la rete televisiva più seguita in Francia e appartenente al miliardario dell’immobiliare Martin Bouygues, ha trasmesso alcuni secondi di un video girato da un residente che mostrava militanti d’estrema destra colpiti, a terra. Queste immagini sono state diffuse ovunque come versione ufficiale imposta alla popolazione.

Tuttavia, ora sappiamo che TF1 ha tagliato quel video (qui la parte tagliata, ndr). La redazione aveva ottenuto due filmati: uno in cui i fascisti attaccavano un gruppo di antifascisti e uno della fine della rissa, dove i fascisti avevano perso lo scontro e avevano abbandonato i loro sodali.

La prima testata d’informazione francese ha scelto di ingannare l’opinione pubblica mostrando solo pochi secondi della fine dell’alterco. Questo è un fatto gravissimo. Noi abbiamo iniziato la nostra contro-inchiesta criticando innanzitutto la mancanza di reazione delle istituzioni politiche, a partire da quelle della sinistra francese.

Molti politici hanno subito pubblicato tweet per rendere omaggio a Quentin e denunciare la violenza antifascista, incolpando la France Insoumise senza avere prove certe. Molte reazioni sono arrivate addirittura prima del video di TF1, riprendendo direttamente la narrativa dell’estrema destra. Questo è molto grave, ancora una volta, perché in quel momento non c’erano prove. La maggior parte delle reazioni, infatti, è avvenuta addirittura prima della trasmissione del video di TF1 e non ha fatto altro che riecheggiare la narrazione dell’estrema destra.

Ebbene, la prima cosa che abbiamo osservato è che la scorta di estrema destra, quella coinvolta nello scontro, come ho detto, non era nemmeno con Nemmésis; erano a diverse centinaia di metri di distanza. E lo scontro non è nemmeno avvenuto durante il comizio di Rima Hassan. È avvenuto prima dell’iniziativa con l’eurodeputata.

Così abbiamo voluto smantellare il legame creato ad hoc dai media che associava la morte del giovane e l’evento politico. Rima Hassan non era nemmeno arrivata nella sala quando c’è stato lo scontro.

Poi abbiamo anche voluto ricordare chi erano le persone coinvolte ed esaminare le loro reti.

Questo poiché la vittima, Quentin Deranque, è stata presentata come un “cattolico non violento” appassionato di matematica e tennis, ma nessun media ha osato dire che era un militante neonazista.

Grazie alla nostra rete di contatti a Lione, abbiamo ottenuto una fonte fondamentale della quale non possiamo rivelare il nome, dato il clima che si respira... La fonte ci ha inviato alcune immagini nelle quali si vede chiaramente che è stata la banda di Quentin a lanciare l’assalto con spranghe, gas urticanti, fumogeni e con il volto travisato. Erano tutti vestiti di nero.

Pubblicando queste immagini, il 15 febbraio, abbiamo smontato la narrativa dei media dominanti. La nostra inchiesta ha raggiunto un numero enorme di persone. Tuttavia, i media mainstream non si sono ancora scusati per le menzogne che hanno diffuso. E ciò che la stragrande maggioranza della popolazione ha registrato, è che Quentin è la vittima.

Successivamente sono emersi altri video che confermano come il gruppo d’estrema destra stesse aspettando all’angolo di una strada per tendere un’imboscata a un gruppo della Jeune Garde, anche se avrebbero potuto colpire chiunque passasse di lì.

I fascisti hanno attaccato con equipaggiamento da combattimento, mentre il gruppo antifascista ha risposto a mani nude. A Lione quindi si è verificata una vera e propria imboscata tesa dall’estrema destra contro militanti della sinistra. E questa è in realtà una tattica comune usata dall’estrema destra contro gli attivisti di sinistra.

Grazie per questa ricostruzione, Pierre. Volevamo chiederti se ci sono aggiornamenti in merito agli arresti degli antifascisti.

Prima di rispondere sulla repressione, che è soltanto all’inizio, bisogna sottolineare che l’Assemblea Nazionale francese ha organizzato un minuto di silenzio per Quentin, un onore solitamente riservato alle vittime di terrorismo. Siamo a un livello di follia collettiva in cui tutti i gruppi parlamentari hanno convalidato un omaggio repubblicano a un giovane che aveva partecipato a marce neonaziste a Parigi anche insieme a fascisti italiani. Sono davvero la creme de la creme dei fascisti più violenti e radicali.

Quentin aveva anche fondato un collettivo neonazista vicino a Lione, chiamato “Allobroges Bourgoin”, che si allenava al combattimento e rivendicava un’ideologia nostalgica del Terzo Reich. Si tratta di un piccolo gruppo addestrato al combattimento e che promuoveva la violenza.

Quindi, più si scava, più si scopre che si trattava di qualcuno direttamente coinvolto in attacchi e violenze, chiaramente aderente a un’ideologia nostalgica del Terzo Reich. E più prove si raccolgono, più la narrazione dominante è completamente slegata dalla realtà, con i minuti di silenzio, tributi ovunque, la sinistra completamente smarrita, incerta su come reagire, e così via.

Ora, per quanto riguarda le misure repressive, ieri sono state arrestate 11 persone, tra cui militanti della Jeune Garde. La Jeune Garde è un gruppo nato a Lione per l’autodifesa contro gli attacchi dell’estrema destra e, a differenza di Contre Attaque, partecipa al gioco istituzionale essendo vicino alla France Insoumise.

Non sono gruppi ultra-violenti, ma paragonabili ai gruppi di autodifesa dei partiti di sinistra degli anni ’20 e ’30 del secolo scorso. In Francia, sappiamo che i principali partiti di sinistra, il Partito Comunista, ma anche il Partito Socialista, avevano organizzato gruppi di autodifesa per proteggere i loro eventi dagli attacchi dell’estrema destra.

Quindi, quello che la Jeune Garde sta facendo in Francia non è affatto una novità. Viene presentato come qualcosa di estremamente violento. Ma non lo è, i gruppi di autodifesa affiliati a partiti di sinistra sono sempre esistiti. È il caso della Jeune Garde attualmente in grande fermento perché diversi suoi membri sono stati arrestati.

A quanto pare, alcuni sono legati al deputato di La France Insoumise, Raphaël d’Arnaud, lui stesso fondatore della Jeune Garde. E quindi, ovviamente, sono attualmente in custodia cautelare, sottoposti a interrogatori.

Ora la procura ha aperto un’indagine per omicidio volontario, il che implicherebbe l’intenzione di uccidere, cosa che non riflette affatto la realtà di una rissa finita male dopo un’imboscata tesa dai fascisti armati. Quindi sì, è finita male come sappiamo, con le immagini che abbiamo visto e con le quali non siamo necessariamente d’accordo, ma gli antifascisti stavano semplicemente rispondendo a un attacco.

È stata contestata anche l’associazione a delinquere, accusa gravissima perché la legge permette di perseguire chiunque abbia legami ideologici con gli accusati. Quindi è molto preoccupante come accusa perché, potenzialmente, non solo consente la repressione dell’intera generazione più giovane, ma potrebbe incriminare la stessa France Insoumise.

Immaginiamo che le persone al momento in stato di fermo, verranno presto tradotte in carcere e poi ci sarà un processo.

Quindi oltre ai fermati per i fatti dello scorso giovedì, parallelamente, c’è un’altra repressione, assolutamente terribile, che prende di mira direttamente l’intero movimento de La France Insoumise. Si tratta di una strategia della borghesia macronista alleata all’estrema destra per distruggere l’ultimo grande movimento di sinistra radicale in Francia, che raccoglie il 20% dei consensi.

Concludo andando a Nantes, dove ieri c’è stata una manifestazione di estrema destra per Quentin. Doveva esserci anche una piccola manifestazione antifascista, che però è stata vietata. La polizia ha accerchiato i manifestanti antifascisti e li ha picchiati, lanciando insulti.

Così abbiamo visto la polizia che ha agito come ausiliaria dell’estrema destra, reprimendo ogni espressione antifascista negli spazi pubblici e permettendo all’estrema destra di manifestare. Questo è ciò che sta accadendo in Francia in questo momento.

Nel vostro articolo scrivete che a Lione le violenze dell’estrema destra avvengono da anni in un clima di impunità. Puoi descriverci la situazione in città e nel resto del Paese?

Lione è la capitale francese dell’estrema destra radicale perché le autorità, il Comune e la Prefettura, hanno permesso l’apertura di palestre di boxe e bar dove questi gruppi possono organizzarsi. La città ha inoltre una storia legata alla collaborazione nazista, Lione è anche la città di Klaus Barbie, il famigerato nazista. È una città, la terza di Francia, in cui la collaborazione è stata molto forte, ma anche la resistenza.

Negli ultimi 15 anni abbiamo censito 102 aggressioni d’estrema destra estremamente violente, con vittime finite in coma o con danni permanenti. Ci sono stati attacchi con coltelli e martelli durante il Pride, contro librerie anarchiche o di sinistra, contro le sedi dei sindacati e dei partiti. Ci sono stati accoltellamenti di persone di origine nordafricana da parte di neonazisti.

Il 70% di queste aggressioni non è mai stato perseguito e i colpevoli rimangono impuniti. Anche per questo a Lione c’è un vero senso di paura e terrore specialmente tra le persone non bianche e per chi partecipa a eventi di attivisti.

L’antifascismo a Lione è nato come reazione necessaria per proteggersi da questa violenza costante. Non è nato spontaneamente; è nato perché le persone avevano bisogno di proteggersi dai continui attacchi dell’estrema destra, che aveva sedi e centri di addestramento a Lione e imponeva la sua volontà. Dal 2022 abbiamo contato almeno 12 omicidi commessi da militanti d’estrema destra in tutta la Francia. 12 omicidi in soli 4 anni. E i media non ne hanno parlato e anche per questo il nostro conteggio potrebbe essere incompleto.

Purtroppo vediamo che anche le zone della Francia occidentale, storicamente più restie all’estrema destra, si stanno contaminando. L’estrema destra agisce oggi anche in Bretagna o a Nantes.

A Saint-Brevin, per esempio, l’estrema destra ha manifestato per due anni contro un centro di accoglienza per i rifugiati, arrivando a incendiare la casa del sindaco di centro-destra. Non un sindaco di estrema sinistra, un membro di La France Insoumise o qualcosa del genere. I fascisti hanno appiccato il fuoco alla sua casa nel cuore della notte e lui è quasi bruciato vivo. Si potrebbe pensare che questo avrebbe causato un putiferio nazionale. Niente affatto.

I grandi media non ne hanno quasi parlato e i responsabili non sono mai stati trovati. E questo sindaco non è stato nemmeno sostenuto dallo Stato. Il Ministro dell’Interno non ne ha parlato.

Il governo non ha condannato l’accaduto. Quindi questo sindaco di centro-destra si è dimesso dal suo incarico per protesta, per dire: “Oggi non sono protetto, rischio la vita per aver accettato un centro di accoglienza, mi dimetto”. Questa è una questione molto seria, vedete, molto più seria della morte di Quentin o di qualche altro fascista a Lione. Eppure, non è mai stato nemmeno discusso.

Qual è il ruolo dei grandi media nazionali in tutto questo?

Il panorama mediatico francese è dominato da miliardari come Bolloré, apertamente d’estrema destra, che ha comprato numerosi canali televisivi, giornali, case editrici con l’obiettivo dichiarato, cito, di voler condurre una “guerra di civiltà per imporre le idee dell’estrema destra alla Francia”. E in effetti lo fa molto bene.

Ha ristrutturato intere redazioni, ha licenziato giornalisti e ha imposto i suoi sgherri. Ma Bolloré è solo la punta dell'iceberg. Lo dico perché la sinistra ha la tendenza a denunciarlo, ma il problema è molto più profondo.

Infatti anche le altre catene private sono controllate da miliardari vicini al potere. Martin Bouygues, per esempio, che è vicino a Nicolas Sarkozy oppure Patrick Drahì, che possiede il canale BFN. Drahì è un uomo d’affari franco israeliano che ha diffuso propaganda genocidaria in continuazione a partire dal 7 ottobre 2023.

E poi ci sono i media pubblici che stanno subendo epurazioni ideologiche per allinearsi al governo Macron, che è responsabile delle nomine dei vertici. E quindi i grossi canali pubblici come France Info, France Inter, France Culture tagliano tutte le trasmissioni un po’ più critiche, più intelligenti, quelle di satira, o minimamente contro il potere e licenziano i loro autori. Al loro posto arrivano in redazione giornalisti che prima lavoravano per Bolloré, per esempio quelli di C News.

Tutto questo significa che tutti i programmi che vengono diffusi praticamente in tutte le case di Francia, sono appiattiti sul linguaggio dell’estrema destra, o al massimo su quello macronista, discorso che tra l’altro oggi si confonde con quello della destra estrema.

Ed è così che la France Insoumise viene demonizzata ogni giorno. La France Insoumise non può più fare nessuna dichiarazione sulla Palestina, sulla polizia, sulla situazione sociale senza essere accusata di tutto e niente. E quindi in questo modo la borghesia è alleata nella distruzione dell’unico partito della sinistra francese.

La verità emerge grazie ai media indipendenti e grazie ai social network. Per esempio nel nostro caso, siamo stati i primi a diffondere le immagini sulla rissa di Lione e poi le Canard Enchaîné, testata satirica conosciuta, che ha una storia lunga ed è rispettata, ha pubblicato un altro video. Per fortuna la loro versione è stata ripresa da alcuni grossi media.

Ma nella maggior parte dei casi, alla TV hanno invertito i ruoli e quindi hanno mostrato i video con i fascisti armati etichettandoli come antifascisti e viceversa. Un lavoro di disinformazione profondo, di distruzione del reale e della verità, quello fatto dalle grosse catene dell’informazione, nonostante i video.

Che ruolo giocano i social media e gli influencer identitari nel creare il “martire Quentin” e in che modo incitano alla violenza, contribuendo a creare il clima che ci hai descritto?

In Francia, come nel resto dell’Occidente, ci sono galassie di influencer di estrema destra su YouTube, TikTok e Instagram che producono un’enorme quantità di contenuti di estrema destra, contenuti di lifestyle, ma anche video di addestramento alla lotta, commenti sull’attualità. Si appropriano anche di argomenti artistici e così via. Quindi, in realtà, stanno creando un’intera controcultura neofascista.

Ora, come hanno contribuito a creare un martirio attorno a Quentin? Voglio essere molto chiaro. Non sono stati loro; non ne avevano nemmeno bisogno, dato che erano già stati, come abbiamo detto, i media, i principali media francesi, a trasformare Quentin in un martire, ed era già stata l’Assemblea Nazionale a rendergli omaggio. Quindi questi influencer non avevano nemmeno bisogno di creare il martire. Questi influencer stanno andando molto oltre. Stanno affiggendo poster con il volto di Quentin in tutta la Francia. Stanno convocando manifestazioni.

Stanno promuovendo una campagna di incitamento alla violenza. Vogliono consolidare il loro vantaggio. Questi influencer, d’altra parte, possiamo dire che sono stati loro a causare la morte di Quentin perché per anni e anni hanno creato appelli alla violenza armata. Usano tra l’altro video di alta qualità, montati molto bene e che hanno una grande diffusione, su YouTube ad esempio.

Si tratta di persone che posano con i fucili mentre si esercitano a sparare.

Parliamo ad esempio di un influencer molto noto in Francia chiamato Papacito, che ha usato un manichino a grandezza naturale, un manichino con il logo di La France Insoumise e si è filmato mentre sparava con un’arma vera. Poi gli tagliava la gola con un coltello. Questo video, ad esempio, è stato visualizzato centinaia di migliaia di volte. C’è stata persino una denuncia presentata da La France Insoumise per apologia di omicidio. Ma lo YouTuber è stato assolto. Quindi, come vedete, questo è solo un esempio, ma queste cose succedono di continuo.

In altre parole, in Francia abbiamo milioni di persone, molti dei quali giovani uomini, che guardano contenuti maschilisti, che incitano alla repressione dei vulnerabili, delle persone LGBT, della sinistra... Hanno anche lanciato una campagna, qualche anno fa, che invitava a creare un gruppo in ogni città per andare a pestare gli antifascisti.

Quindi tutto questo esiste, e non è assolutamente perseguito dallo Stato. Posso dirvi che se ci fosse un contrattacco, o un media antifascista che posa con i fucili dicendo: “Stiamo chiedendo la formazione di squadre contro l’estrema destra”, ci sarebbero retate, arresti e condanne al carcere il giorno dopo.

E tutto questo va avanti da anni. Quindi, se in un certo senso possiamo attribuire la responsabilità a qualcuno dietro la morte di Quentin, beh, sono proprio questi influencer. Perché, per essere perfettamente chiari, Quentin stava semplicemente seguendo le loro istruzioni. Quentin ha preso sul serio i loro video, ha preso sul serio i suoi influencer e ha pensato: “Sì, metterò insieme una squadra, attaccherò gli Antifa”, e beh, è finita male per lui.

E ancora una volta, nessun media nazionale lo sta dicendo, e nessun media nazionale sta mostrando questi influencer in posa con armi da fuoco. La leader di Nemesis, Alice Cordier, è attualmente in ogni programma televisivo, piangendo a dirotto. Dice di essere una vittima, che il suo amico Quentin è stato una vittima degli Antifa.

La stessa Alice Cordier si trova in posa con un fucile d’assalto sui suoi social media. È molto facile da verificare, ma i media nazionali non lo stanno facendo.

In questo clima, che ai nostri microfoni Cedric, di radio Zinzine, ha definito come nauseabondo, c’è ancora spazio per gli antifascisti?

Bella domanda. Quello che pensiamo è che tutto vada ricostruito, non solo per quanto riguarda l’antifascismo, ma anche l’antimilitarismo. In effetti, l’offensiva dell’estrema destra, accompagnata dal macronismo, ha fatto sì che la sinistra in Francia, e in tutto l’Occidente, perdesse completamente compenso, nella misura in cui una serie di questioni, che fino a qualche anno fa erano date per scontate, non lo sono più.

La questione dell’antirazzismo e dell’accoglienza delle persone senza documenti, ad esempio, non è più scontata per la maggior parte della sinistra. Per quanto riguarda l’antimilitarismo, stiamo attualmente lottando in Francia, insieme ad altri gruppi, per affermarlo, perché l’antimilitarismo era un caposaldo per la sinistra, fin dalla sua nascita e a livello internazionale.

Oggi vediamo che gran parte della sinistra si sta schierando a favore della logica guerrafondaia del riarmo, del ritorno della leva obbligatoria e così via. E siamo arrivati al punto, con la situazione attuale, in cui persino l’antifascismo, che storicamente è stato il minimo comune denominatore della sinistra, stia diventando un disvalore.

E quindi è estremamente grave, ma questo non significa che tutto sia perduto, anzi. Perché ci sono ancora media indipendenti in Francia che stanno facendo il loro lavoro, e noi stiamo cercando di farlo. E c’è una reale richiesta in questo senso, perché Contre-attaque non ha mai avuto così tanta visibilità come negli ultimi giorni. Quindi ci sono ancora persone che sono aperte ad argomenti e fatti.

E poi ci sono lotte che continuano in tutta la Francia, ci sono collettivi che si organizzano. Ma voglio esporre la nostra analisi in modo chiaro. La principale minaccia esistenziale per i movimenti sociali, non è tanto l’estrema destra, anche se l’estrema destra è molto pericolosa, molto violenta e così via, quanto le autorità stesse.

Cioè, i veri attivisti di estrema destra che ci minacciano davvero e ci impediscono di agire, indossano l’uniforme. È la polizia francese che ha represso le mobilitazioni ambientaliste negli ultimi anni, che ha represso il movimento per la difesa delle pensioni nel 2023, che ha represso le rivolte di quartiere per Naël nel 2023 e che ha reso impossibile lo sviluppo del movimento Blocchiamo tutto, dato che la polizia è stata, come dire, così efficiente e violenta.

Permettetemi di fare un esempio per i nostri amici italiani. Quando abbiamo visto il magnifico movimento Blocchiamo tutto per la Palestina, abbiamo visto cortei che potevano occupare quattro corsie di strada. In Francia, abbiamo cercato di fare lo stesso. Era semplicemente impossibile perché c’era polizia ovunque: in 100.000 erano schierati contro il movimento blocchiamo tutto.

In tutta la Francia, semplicemente non potevamo nemmeno radunarci senza essere caricati, colpiti con gas lacrimogeni e picchiati. E così, quella stessa sera, il governo ha detto: “Vedete, non esiste il movimento, perché non ci sono stati blocchi”. Quindi, siamo arrivati a questa situazione in Francia e, in un certo senso, il caso Quentin è un altro passo in questo processo di fascistizzazione. Mi dispiace di essere pessimista dipingendo questo quadro, ma per citare Antonio Gramsci, lo chiameremo “il pessimismo della ragione e l’ottimismo per l’azione”.

Quindi stiamo cercando di capire la situazione, ma soprattutto stiamo cercando di organizzarci. E quindi, ancora una volta, in Francia, ma ovunque, ci sono gruppi che cercano di resistere. Ci sono collettivi che si organizzano, c’è creatività, e proprio di fronte a noi abbiamo un’impresa enorme, il che significa che dobbiamo ricostruire tutto, e dovremo anche cercare di stare uniti, anche con la sinistra di partito come La France Insoumise, perché possiamo vedere chiaramente che dietro l’offensiva contro La France Insoumise, l’intero movimento sociale è preso di mira.

Quindi dovremo rifiutarci di fare qualsiasi passo indietro di fronte a questi attacchi. Ed ecco, abbiamo un compito importante: dobbiamo ricostruire un’internazionale rivoluzionaria. Questo è forse il programma per i prossimi anni, perché davanti a noi ci aspetta la rivoluzione o la barbarie.

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