Nella notte tra il 3 e il 4 agosto l’espresso Italicus, diretto da Roma a Monaco di Baviera, risale l’Appennino tosco-emiliano. Poco prima di Bologna, all’uscita della grande galleria di San Benedetto Val di Sambro, la carrozza numero 5 si trasforma in un inferno. Una bomba squarcia il treno. Dodici persone muoiono, decine restano ferite.
L’Italia del 1974 conosce già il linguaggio delle bombe. Due mesi prima c’è stata piazza della Loggia, a Brescia. Gli investigatori seguono la pista dell’eversione neofascista. I riflettori si accendono su Ordine Nero e sugli ambienti del Fronte Nazionale Rivoluzionario di Mario Tuti, gruppi convinti che il terrore contro cittadini inermi possa trascinare il Paese nel caos, spingere le Forze Armate a intervenire e aprire la strada a una svolta autoritaria.
La rivendicazione attribuita a Ordine Nero ha il tono di una dichiarazione di guerra: le bombe possono esplodere ovunque, in qualunque momento; la democrazia dovrà essere sepolta sotto una montagna di morti.
Nel corso degli anni emergeranno anche ipotesi di collegamenti con apparati dello Stato e, in alcune ricostruzioni, con la loggia P2. Le indagini avanzano a fatica. Depistaggi, omissioni, piste che si interrompono quando sembrano promettere una risposta.
Gli imputati vengono assolti in primo grado, condannati in appello, poi definitivamente assolti dalla Cassazione nel 1993. Per la giustizia italiana la strage dell’Italicus non ha colpevoli.
Attorno alla vicenda continuano a sedimentarsi racconti e retroscena. Uno dei più noti sostiene che Aldo Moro avrebbe dovuto salire su quel treno e che ne sarebbe stato dissuaso all’ultimo momento per esigenze d’ufficio. È una ricostruzione rilanciata negli anni da alcune testimonianze, tra cui quella di Maria Fida Moro.
L’Italicus occupa un posto preciso nella storia della cosiddetta strategia della tensione: la stagione in cui il terrorismo nero cercò di destabilizzare il Paese per favorire un approdo autoritario. Nel 1974 il clima è tale che il ministro della Difesa Mario Tanassi deve rispondere in Parlamento alle interrogazioni sugli allarmi riguardanti possibili tentativi di colpo di Stato, compreso il cosiddetto “golpe bianco” di Sogno e Pacciardi, rimasto allo stadio di progetto.
È questa la fotografia dell’Italia di quegli anni: un Paese attraversato dalla paura, dove ogni treno, ogni piazza, ogni stazione può trasformarsi nel teatro di una strage.
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04/08/2026
Italicus, 52 anni dopo: un’altra strage che resta senza colpevoli
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