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05/08/2026

Emoraggia di giovani laureati, a coprire il buco ci sono i migranti

Il report dell’Istat sulle migrazioni interna e internazionale, pubblicato il 3 agosto, conferma un dato di fatto ormai acclarato da oltre un decennio: l’Italia paga per formare giovani altamente qualificati per poi farseli “rubare” dai grandi centri del capitalismo europeo. È il fallimento della classe dirigente nostrana e insieme la vittoria del progetto unioneuropeista.

Va giustamente segnalato il ridimensionamento degli espatri, dopo i picchi registrati negli anni precedenti. Nel 2025 le cancellazioni anagrafiche a favore dell’estero sono scese a 144 mila unità, rispetto alle 189 mila del 2024 (-23,7%). Gli espatri dei cittadini italiani sono passati da 141 mila a 109 mila (-22,7%).

I paesi europei si confermano come la destinazione privilegiata dagli emigranti italiani. La prima meta è la Spagna, seguita da Germania, Svizzera, Regno Unito e Francia. Al di là del Vecchio Continente, il paese che accoglie più italiani sono gli Stati Uniti, con il 5,8% dei flussi.

Su varie testate giornalistiche si è riportata in maniera trionfalistica la contrazione degli italiani che lasciano il Belpaese, ma la realtà è che il saldo migratorio rimane negativo in maniera significativa: nel 2025 se ne sono andate “solo” 53 mila persone che, certo, sono comunque meno delle 83 mila del 2024.

I dati evidenziano come siano gli ingressi dall’estero a garantire la tenuta dei numeri della popolazione residente, con gli arrivi che sono quasi riusciti a pareggiare il divario tra il numero di nascite e quello dei decessi, anche se, a dire il vero, gli ingressi dall’estero nel 2025 si sono attestati in leggera flessione (-2,6%), a 440 mila unità. L’87% del totale è composto da cittadini stranieri.

Altro che la propaganda sulla natalità del governo para-fascista della “donna, madre, cristiana” Giorgia Meloni. Del resto, la natalità è un problema di “riproduzione della forza lavoro”, di salario, insomma. E su quel fronte, si sa, l’esecutivo difende gli interessi dei padroni e non mette un centesimo, a differenza di armi e armamenti.

È certamente questo uno dei motivi principali che contribuiscono al “furto” di cervelli italiani, accanto alla mancanza di qualsiasi politica industriale e la trasformazione del paese in un enorme parco turistico, con lavori precari e pagati una miseria. Ma proprio andando più a fondo sul nodo dei giovani – laureati – che fuggono in cerca di opportunità all’estero, c’è molto altro da evidenziare.

Nel periodo compreso tra il 2019 e il 2024, l’Italia ha subito una perdita netta di 161 mila giovani tra 25 e 34 anni. Tuttavia, il saldo dei giovani di cittadinanza straniera nello stesso periodo è risultato fortemente positivo (+454mila), garantendo al Belpaese un guadagno netto complessivo di 293 mila giovani.

Ma se si focalizza l’attenzione sui laureati, all’interno di questi insiemi, emerge un elemento di assoluta importanza. L’Italia ha perso 78 mila giovani laureati tra il 2019 e il 2024, emigrati all’estero. Allo stesso tempo, però, l’ingresso di 88 mila laureati stranieri non ha solo compensato la perdita, ma ha permesso di tenere un saldo positivo in questo settore, per quanto ammonti a solo 10 mila unità.

Il processo a cui si assiste è il seguente: le nostre università sfornano un (basso) numero di laureati, che a causa di imprenditori parassitari e l’abbandono di qualsiasi pianificazione economica pubblica sono spinti all’estero, mentre tanti laureati che arrivano in Italia in cerca di condizioni di vita migliori vengono messi a fare i lavori meno protetti e peggio pagati, perché l’unico orizzonte è quello dello sfruttamento intensivo.

Detto in altri termini, l’immigrazione straniera ha sostenuto la crescita demografica del paese, ma anche il bilancio della forza lavoro qualificata. Eppure, queste “risorse” intellettuali non vengono messe a sistema in un meccanismo virtuoso che possa permettere la crescita e l’innovazione del paese, che ormai è un’appendice di filiere che fanno capo altrove.

Ovviamente, non in tutta la penisola la situazione è uguale, dato che alcune regioni sono riuscite a integrarsi bene nel modello europeo. Ad approfittare maggiormente dei flussi migratori sono state le aree più dinamiche del paese, quelle del Nord-Ovest. Allo stesso tempo, si conferma la tradizionale direttrice che da Sud muove verso Nord anche gli italiani.

Il bilancio netto per il Mezzogiorno si chiude così con una perdita di circa 45 mila residenti nel 2025. Le regioni meridionali hanno perso 150 mila laureati tra il 2019 e il 2025: -122 mila per trasferimenti interni verso il Centro-Nord, -28 mila diretti all’estero. In questo modo, il Meridione è “rapinato” due volte, di giovani e di lavoratori pronti a immaginare uno sviluppo nuovo e diverso per i propri territori.

Che oggi si senta blaterare su tutti i media della crisi migratoria, intesa come l’arrivo di stranieri nel nostro paese, è davvero assurdo, di fronte a questi numeri. Bisognerebbe parlare del perché anche l’Italia è un paese di emigrati, e come elaborare un futuro per i nostri giovani.

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