Si è chiusa da una decina di giorni quella che veniva annunciata come l’ennesima svolta del conflitto in Ucraina, la “Campagna dei 40 giorni”, un’ampia operazione militare promossa dal presidente Volodymyr Zelensky per colpire il cuore della macchina bellica ed economica russa. Una serie di attacchi che hanno certamente causato danni significativi, ma che nei fatti sono stati quello che molti analisti avevano già annunciato: un fallimento.
L’offensiva puntava a sfruttare droni a lungo raggio e nuovi missili per infliggere danni sistemici alle infrastrutture strategiche della Federazione Russa, costringendo il Cremlino a sedersi al tavolo delle trattative in condizioni meno favorevoli rispetto al passato. Nel bilancio conclusivo diffuso dallo SBU, Kiev rivendica oltre cento attacchi riusciti, più di 21 mila tra sistemi d’arma e mezzi colpiti e circa 5 mila soldati russi eliminati.
Per la prima volta, l’Ucraina ha affiancato ai droni di nuova generazione i missili da crociera FP-5 Flamingo, capaci di raggiungere bersagli fino a 3 mila chilometri di distanza. I raid si sono concentrati su tre direttrici fondamentali: raffinerie di petrolio, oltre a depositi e stazioni di pompaggio; le infrastrutture che collegano la Crimea alla Russia e la cosiddetta flotta ombra russa; i nodi logistici e commerciali.
I risultati non sono mancati, soprattutto sul piano energetico. La produzione di benzina nella Federazione è scesa a circa il 65% della domanda stagionale, costringendo Mosca a bloccare le esportazioni di diesel, a razionare il carburante in Crimea e persino a importare benzina raffinata dall’estero. Ma non c’è stata alcuna vera e propria emergenza, se non sui mercati internazionali già sollecitati dall’aggressione all’Iran.
A fronte delle dichiarazioni ufficiali di soddisfazione da parte del governo ucraino, il bilancio operativo si presenta piuttosto amaro, tracciando un’innegabile efficacia tattica, ma nessuna svolta strategica. In una guerra d’attrito come quella in corso in Ucraina, è un’illusione che la sola tecnologia possa alterare le sorti del conflitto, senza considerare che le forze armate russe hanno progressivamente adattato le proprie difese aeree.
Lo hanno imparato anche i paesi occidentali in Afghanistan, ma sembra che la lezione non sia bastata. E che, di fatto, nello schieramento pro-Kiev gli unici a vincere siano stati gli “alleati”, che hanno potuto sfruttare ulteriormente l’Ucraina come laboratorio per testare nuove tecnologie per raccogliere dati di combattimento.
Intanto, come preventivato, la risposta di Mosca sta esponendo Kiev a gravi vulnerabilità economiche ed energetiche in vista dell’inverno. Al fronte, la pressione non si è allentata: le truppe russe continuano ad avanzare lentamente ma costantemente nella regione di Kharkiv e nel Donbass. Inoltre, il Cremlino ha colpito pesantemente la rete portuale ucraina sul Mar Nero, e in particolare Odessa. L’avventurismo bellico ucraino e la risposta simmetrica russa hanno creato un sostanziale pericolo anche per le forniture alimentari di molti paesi.
Il pericolo più grave per l’Ucraina riguarda tuttavia la tenuta del proprio sistema energetico e difensivo. Dopo 40 giorni di attacchi incrociati, le scorte dei missili intercettori occidentali (in particolare per i sistemi Patriot) sono nei fatti esaurite. Nei cieli le sirene d’allarme precedono ormai i missili di pochi secondi, lasciando la popolazione sempre più esposta. Il pericolo di lunghi blackout si somma a quello del gelido inverno.
Zelensky ha nuovamente millantato i mirabolanti risultati che il suo paese potrebbe raggiungere con un minimo sostegno occidentale: “vendete all’Ucraina il 10% dei Patriot statunitensi e distruggeremo tutti i missili balistici russi”. Più un grido d’aiuto che una realtà militare. Lo scorso 31 luglio l’ex ammiraglio della Marina degli Stati Uniti Mark Montgomery ha proposto di utilizzare i caccia F-16 per neutralizzare i lanciatori Iskander, un’operazione altrettanto ardua e ad altissimo rischio.
Insomma, il conflitto continua in condizioni sempre peggiori per l’Ucraina, con i paesi occidentali che hanno trovato in quel paese la “gallina dalle uova d’oro” del riarmo, a scapito della pelle dei suoi abitanti. Zelensky sostiene la linea guerrafondaia, perché è l’unica che gli evita il defenestramento... forse anche letterale. Ma l’inverno che viene si preannuncia terribile.
Fonte
Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
14/08/2026
Guerra in Ucraina - La “Campagna dei 40 giorni” non ha prodotto alcuna svolta per Kiev
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento