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27/08/2026

Energia e materie prime. La bilancia commerciale Ue in tilt verso Usa e paesi extraeuropei

Nel secondo trimestre del 2026 l’Unione europea ha registrato un deficit commerciale di 21,8 miliardi di euro. Le importazioni di beni da Paesi extra-Ue hanno raggiunto 701,8 miliardi di euro, superando le esportazioni, ferme a 680 miliardi. A certificarlo è l’Eurostat, indicando che si tratta del primo deficit commerciale dal secondo trimestre del 2023, l’ultimo di una serie di disavanzi alimentati dall’impennata dei costi energetici tra fine 2021 e metà 2023.

Il combinato disposto tra maggiori acquisti di energia e minori vendite di beni ha ridotto ulteriormente l’avanzo commerciale della UE verso gli Stati Uniti.

Quello che era motivo di “orgoglio” per gli europei e di ritorsioni da parte di Trump, è stato portato ai minimi, in pratica a quota 29 miliardi di euro nel secondo trimestre di quest’anno, con un crollo del 38% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, l’elaborazione di Eurostat relativa al secondo trimestre dell’anno, ha mostrato un pesante aumento degli acquisti di energia dagli USA, sia con la crescita dei prezzi che con maggiori acquisti in volumi dagli Stati Uniti, tanto da balzare nel secondo trimestre del 2026 a 29 miliardi di euro, poco al di sotto del record toccato a metà 2022, quando i prezzi del gas schizzarono in alto in seguito all’intervento militare della Russia in Ucraina.

Se si prende in esame solo il deficit europeo verso Washington per i prodotti energetici, questo è salito a 26 miliardi di euro, il massimo di sempre in un singolo trimestre.

Ma anche le importazioni complessive dell’Europa dagli Stati Uniti sono salite da 88 a 99 miliardi tra aprile e giugno, abbassando significativamente quello che era lo storico avanzo commerciale tra le due principali economie capitaliste dell’Occidente.

Infatti, la tendenza ribassista dell’avanzo commerciale è stata rafforzata anche dal calo delle esportazioni europee verso gli USA, contenuto dalla crescita di giugno ma consistente nell’intero trimestre, che ha visto una riduzione delle vendite europee tra aprile e maggio da 135 a 128 miliardi di euro.

Il 2025, era stato dominato dai timori per i dazi di Trump, un fattore che aveva spinto numerose aziende europee a sovrastoccare merce verso gli USA, con l’obiettivo di limitare il più possibile l’impatto degli extracosti dovuti alle misure protezioniste annunciate dalla Casa Bianca.

Questo aveva consentito un aumento delle esportazioni che nel primo trimestre 2025 rilevava un record di vendite europee negli USA per 171 miliardi di euro, un incremento straordinario rispetto ad una media storica trimestrale degli ultimi anni nell’ordine dei 130 miliardi a trimestre.

La fine degli effetti del sovrastoccaggio ha però comportato una temporanea caduta al di sotto delle medie storiche, che ha così spinto al ribasso l’avanzo commerciale europeo 2026, dopo i record dell’anno precedente.

Ma per l’Europa il problema non sono solo i dazi imposti da Trump. Infatti secondo Eurostat la bilancia commerciale con le aree extra-Ue si chiude in deficit, con un passivo di 21,8 miliardi di euro nel secondo trimestre 2026. Si tratta del primo “rosso” dal secondo trimestre del 2023: nel complesso le esportazioni verso le aree extra Ue sono cresciute del 5.4% (+€34.9 miliardi) ma le importazioni sono aumentate di quasi dieci punti (+63.4 miliardi)

Chiaramente l’aumento degli acquisti europei è arrivato ancora una volta dall’energia, il cui deficit è passato dai 71 miliardi del primo trimestre ai 101 del periodo aprile-giugno, così come in rosso è l’area delle materie prime, il cui deficit è salito da 7,9 a 9,4 miliardi di euro.

La fine dell’approvvigionamento dal gas russo e le guerre in Ucraina e Medio Oriente, si stanno rivelando fatali per l’economia europea che fino a poco tempo vantava una invidiabile bilancia commerciale.

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