di Fulvio Scaglione
Su Polymarket, il più grande sito di scommesse predittive oggi attivo sul pianeta, la sconfitta di Russia Unita, il partito putiniano, alle elezioni parlamentari del 20 settembre è data all’1,6%. Invece il ritorno di Gesù Cristo sulla terra nel 2027 è dato al 2%. In poche parole, è considerato più probabile. Non servirebbero molte altre considerazioni per capire quale sia il clima in cui i russi si apprestano a votare per rinnovare il mandato quinquennale ai 450 deputati della Duma in quella che Volodymyr Zelensky ha giustamente definito “un’elezione farsa”. Comunque sia, i più recenti sondaggi danno l’attuale maggioranza di Governo (in sostanza Russia Unita e Partito liberal-democratico, più un certo numero di candidati indipendenti) intorno a un comodo 65%, senza contare gli appoggi esterni (per esempio quello di Novye Ljudi, dato intorno all’11%) e nonostante la flessione di Russia Unita, ampiamente compensata, però, dalla crescita dei nazionalisti liberal-democratici.
Non sarà inutile, però, ricordare brevemente come si è giunti a questo appuntamento. Il rumore di fondo, ovviamente, è quello della guerra con l’Ucraina, arrivata a quattro anni e mezzo di durata. Sarebbe però un errore pensare che sia solo la guerra a influenzare il sentiment dei russi, soprattutto in questa fase. E illusorio credere che proprio l’eventuale insoddisfazione della popolazione per i risultati al fronte possa aprire crepe decisive nel sistema di potere del Cremlino. Certo è che in questa prima metà abbondante del 2026 abbiamo assistito a un progressivo calo della fiducia (o aumento della sfiducia, dipende dai punti di vista e dalle speranze di chi osserva) nei confronti delle autorità. Putin, che all’inizio dell’anno ancora godeva di un tasso di approvazione intorno all’81%, in aprile era sceso sotto il 67%. E con lui il governo di Mikhail Mishustin, giudicato positivamente solo da poco più del 40% dei cittadini.
Un crollo rapido, iniziato però prima che l’Ucraina cominciasse a colpire a ripetizione le infrastrutture russe, anche molto in profondità nel territorio, causando apprensione e disagi come il razionamento della benzina e del diesel, che hanno impattato non solo sulle abitudini quotidiane ma anche sulle attività economiche. Questo perché il 2026 era comunque cominciato all’insegna di una difficoltà generale, all’insegna di prezzi più alti e tasse più numerose e pesanti (ne abbiamo parlato nello specifico qui su InsideOver), che i russi non avevano fino ad allora sperimentato, nonostante la guerra. In parallelo, i russi hanno cominciato a rifiutare il sempre più stringente controllo di Stato sulla loro libertà di comunicare. Anche di questo abbiamo parlato qui, sia molto di recente (si legga qui) sia in tempi meno sospetti di questi.
L’apice simbolico di questa campagna, che ha radici che risalgono a ben prima dell’invasione dell’Ucraina, può essere considerato il mandato d’arresto internazionale spiccato nei confronti di Pavel Durov, il creatore di Telegram, accusato di complicità col terrorismo per il fatto che la sua piattaforma protegge i dati di tutti gli utenti, buoni o cattivi che siano. Come si diceva, un apice perché dal 2019 il Cremlino persegue senza deflettere il progetto di creare un Internet russo (chiamato appunto RuNet) che all’occorrenza possa essere staccato dal World Wide Web e funzionare in maniera autonoma, ovviamente sotto il diretto controllo delle autorità. Nel frattempo i social occidentali sono stati bloccati (e vedremmo tra poco perché) e per tutta una serie di funzioni i russi sono ora costretti a servirsi di Max, l’app di Stato che trasferisce tutti i dati e le comunicazioni degli utenti ai servizi segreti.
Ma ora Putin recuperaPuò sembrare un paradosso ma le vicende tormentate della guerra, con gli ovvi risvolti patriottici e nazionalisti e con le notizie “positive” perennemente gonfiate, servono semmai a rinsaldare il rating delle autorità. E infatti: da quando il Cremlino è riuscito a rimediare alla carenza di carburanti portata dalle incursioni ucraine contro depositi e raffinerie (i giornali occidentali ne parlavano un mese fa come della crisi decisiva, ora non ne parlano più) e ha cominciato a replicare zerkalno (in russo “specularmente”, è una delle espressioni favorite di Putin) colpendo i porti ucraini e le navi che vi si dirigono sul Mar Nero, anche l’opinione pubblica ha in parte cambiato orientamento. L’ultima (inizio agosto) ricerca del Levada Center, l’unico centro affidabile rimasto per l’osservazione della società russa, attesta che Putin sta recuperando nella fiducia dei cittadini (siamo al 74%: non è l’81% di inizio anno ma nemmeno il 67% di poche settimane fa) e che il 54% dei russi pensa che il Paese stia andando nella giusta direzione (il 29% pensa il contrario).
Quello che è più interessante notare, e che rivela molto dei movimenti interni alla società russa, è la spaccatura sotterranea che questi dati rivelano. Sia per Putin personalmente sia per il giudizio complessivo sulla situazione del Paese, vale la stessa considerazione: ad approvare sono soprattutto i meno giovani (over 55), gli abitanti delle grandi città e i benestanti; a criticare sono i giovani (tra i 18 e i 40 anni la percentuale degli insoddisfatti totali sfiora il 35%), gli abitanti delle province (dove le vittime della guerra sono più numerose) e i meno garantiti. Insomma: patriottismo e nazionalismo possono garantire un’apparenza di compattezza ma i problemi della vita quotidiana di fatto stanno dividendo la società russa in due porzioni che hanno esigenze diverse che potrebbero, se la tendenza non viene in qualche modo corretta, diventare anche contrapposte. Anche se per ora la questione demografica, che ha portato l’età media dei russi a 40,7 anni, sembra lavorare per Putin.
Il Levada Center, infine, aggiunge un dato significativo. Il tasso di approvazione è particolarmente alto (82%) tra i russi che hanno la televisione come principale o esclusivo strumento d’informazione, mentre è particolarmente alto (50%) il tasso di disapprovazione tra coloro che usano i social per informarsi. Il che spiega più che a sufficienza le dinamiche che abbiamo qui sopra provato a descrivere.
Riferimenti
Per i sondaggi.
Per il controllo sui social.
Per la rilevazione del Levada Center.
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