Il dossier migranti continua a dividere i governi europei con un livello di scontro che non si vedeva da tempo.
Prima ci sono state le “muscolari” reazioni del governo Meloni contro la Spagna per la crisi di Ceuta. Roma ha sospeso il trattato di Schengen per chi proviene dalla Spagna e la Spagna ha fatto altrettanto per chi proviene dall’Italia. Dunque due importanti governi della Ue hanno messo in discussione uno dei trattati europei più importanti.
Ma è stato anche un altro trattato europeo – quello di Dublino – che ha scatenato un acceso scontro diplomatico, questa volta tra Germania e Italia.
Al centro infatti ci sono i cosiddetti “dublinanti” cioè i richiedenti asilo entrati nell’Unione Europea attraverso Italia o Grecia. La Germania ha chiesto all’Italia di riprendere i trasferimenti previsti dal nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, entrato in vigore nel giugno 2026. In pratica di riprendersi gli immigrati giunti in Germania ma sbarcati in Italia.
La risposta del governo italiano è stata che non c’è alcuna base per i ritorni, citando a tale proposito un accordo raggiunto a dicembre 2025 ma che dovrebbe essere superato e aggiornato proprio da quello sottoscritto a giugno di quest’anno, anche dal governo italiano.
È dunque in corso un braccio di ferro che ha tutte le caratteristiche di un caso diplomatico destinato a durare.
Come noto il trattato di Dublino stabilisce che il primo Stato membro in cui un richiedente asilo entra nell’Unione Europea è responsabile dell’esame della sua domanda. Questo principio ha da sempre penalizzato i paesi di primo ingresso come Italia, Grecia, Spagna, che si trovano geograficamente esposti alle rotte migratorie dal Mediterraneo e dall’Africa subsahariana.
Il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, entrato formalmente in vigore a giugno 2026, ha ridefinito alcune delle regole introducendo meccanismi di solidarietà obbligatoria tra gli Stati membri e nuove procedure di frontiera. Ma ha anche riaffermato, in linea di principio, che le regole di Dublino continuano ad applicarsi: un immigrato arrivato per la prima volta in Italia o in Grecia può essere trasferito di nuovo in questi paesi da parte di altri Stati membri che nel frattempo lo hanno accolto.
Il governo tedesco di Friedrich Merz ha dichiarato di voler iniziare subito i trasferimenti verso Italia e Grecia dei migranti che hanno fatto il loro primo ingresso nell’UE attraverso questi paesi. Un portavoce del Ministero dell’Interno tedesco ha precisato che gli accordi conclusi nel 2025 (a cui fa riferimento il governo italiano, ndr) stabilivano che le regole di Dublino sarebbero state riapplicate a partire dall’entrata in vigore del sistema comune europeo di asilo, avvenuta appunto a giugno 2026.
Ma lo scontro tra Italia e Germania non avviene a freddo né entro un vuoto pneumatico.
La recente crisi migratoria a Ceuta ha riaperto in tutta Europa il dibattito sulla gestione delle frontiere esterne dell’Unione. Le immagini di migliaia di persone che tentano di attraversare il confine tra Marocco e l’exclave spagnola in Africa, hanno avuto un impatto mediatico e politico significativo, spingendo diversi governi come quello italiano a manovre di propaganda e a polemizzare piuttosto strumentalmente con il governo spagnolo. Ma la legge del contrappasso non fa mai sconti.
Infatti la Germania ha utilizzato questo contesto per giustificare la propria svolta verso politiche di respingimento più aggressive ma prendendo di petto proprio l’Italia (oltre ovviamente gli altri paesi europei rivieraschi).
Il fatto che il governo tedesco abbia scelto questo momento per riaprire il dossier dei “dublinanti” contro l’Italia indica che la questione migratoria è diventata, in tutta Europa, un terreno di strumentalizzazione e scontro politico permanente, indipendentemente dalla specificità geografica dei singoli episodi.
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
16/08/2026
Immigrati. La Meloni gonfia il petto con Sanchez, Merz le strilla nelle orecchie
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