L’agenda del Partito Comunista Cinese è fitta di obiettivi, piani e traguardi da raggiungere, compreso quello di trasformare il Paese in una superpotenza scientifica e tecnologica mondiale entro il 2050. Due gli strumenti sfruttati dal governo per imprimere un’accelerazione decisiva: un approccio fortemente tecnocratico alla politica scientifica e il costante apprendimento dalle nazioni più avanzate da rielaborare in chiave locale.
I risultati sono già evidenti nel campo dell’intelligenza artificiale, nelle auto elettriche e nella robotica ma Pechino punta ancora più in alto. Già, perché il Dragone è leader nelle scienze fisiche applicate e, come ha spiegato l’autorevole rivista Nature, “è sulla buona strada per superare gli Stati Uniti come maggiore contributore mondiale alla ricerca”.
Eppure, nonostante la sua continua ascesa, la ricerca scientifica cinese continua a essere snobbata dall’Occidente. Emblematico quanto sottolineato dall’Economist: nel 2025 gli autori cinesi hanno pubblicato un numero di articoli pari a quello dei ricercatori americani, britannici, tedeschi e giapponesi messi insieme ma sono stati in gran parte trascurati dai loro colleghi occidentali. Mancanza di qualità? Più probabile un’altra risposta: pregiudizi geopolitici.
La ricerca scientifica cinese? Snobbata dall’OccidenteLa situazione è stata ben evidenziata da due paper. Il primo, firmato da Abhishek Nagaraj dell’Università della California, Berkeley, e Randol Yao, del Massachusetts Institute of Technology, mostra come, tra il 1980 e il 2022, solo circa un terzo delle citazioni ricevute dagli articoli scientifici cinesi provenisse dall’estero, contro circa la metà nel caso degli Stati Uniti e dell’Unione Europea. Cosa significa? Che la Cina tende a leggere e utilizzare molto la ricerca americana (mentre gli americani utilizzano poco quella cinese) e che una parte molto maggiore dell’impatto della ricerca cinese rimane all’interno del Paese.
Il secondo paper, pubblicato da un gruppo di lavoro sino-olandese sul server di preprint arXiv, ha confermato la suddetta tendenza: sebbene dal 2000 i ricercatori americani, britannici, francesi, tedeschi e giapponesi abbiano iniziato a citare sempre più spesso i lavori cinesi, nel 2022 questi erano ancora citati molto meno di quanto ci si sarebbe aspettato considerando l’enorme quantità di ricerca prodotta oltre la Muraglia. Il divario, in particolare, è particolarmente evidente nel rapporto tra Cina e Stati Uniti.
Certo, il primo studio potrebbe essere condizionato dalla tendenza dei ricercatori a citare più frequentemente i lavori dei propri connazionali, contribuendo così a gonfiare artificialmente i parametri di riferimento. Il secondo, invece, non tiene conto delle eventuali differenze nella qualità media della ricerca scientifica prodotta nei diversi Paesi. I due paper, insomma, presentano alcuni limiti ma il quadro che emerge resta comunque significativo e suggerisce che la ricerca cinese continua a essere sottovalutata al di fuori dei confini nazionali.
La Cina sta per sorpassare gli Usa?I dati dell’Ocse indicano che, da almeno un decennio, la Cina ha aumentato la spesa complessiva per la ricerca e sviluppo (R&S) di quasi il 10% all’anno, superando di gran lunga il tasso di crescita degli Stati Uniti. Nel 2024, per esempio, il Dragone ha registrato un incremento annuo del 9,7%, quasi il triplo rispetto del 3,4% registrato negli Usa.
Nel 1991 Pechino ha sborsato 13 miliardi di dollari in R&S. Oggi, la sua spesa annuale supera gli 800 miliardi di dollari, seconda solo a quella degli Stati Uniti. Il governo cinese, inoltre, ha appena presentato un piano per aumentare il budget nazionale per la scienza del 7% ogni anno per i prossimi cinque anni.
Il gap tra Usa e Cina si sta riducendo sempre di più ma, come ha ipotizzato l’Atlantic, se la Repubblica Popolare Cinese dovesse finalmente superare gli Stati Uniti come superpotenza scientifica mondiale “non ci sarà alcun annuncio ufficiale né ci sarà necessariamente una spettacolare dimostrazione di forza”. Al contrario, “sarà un momento silenzioso, osservato da una piccola cerchia di scienziati specializzati”.
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