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15/08/2026

La grande secca del Danubio mette in ginocchio Ungheria, Romania e Serbia

Europa centro-orientale a secco

Negli ultimi mesi il livello idrico del Danubio ha raggiunto i minimi storici. L’ondata di calore e la prolungata siccità stanno rendendo sempre più evidente la vulnerabilità dei Paesi dell’Europa centro-orientale, il cui approvvigionamento energetico dipende dal fiume. Non si tratta soltanto di un’emergenza ambientale, agricola e idrica, ma di una vera e propria crisi energetica a catena. Il grande fiume svolge diverse funzioni: dal raffreddamento dei condensatori delle centrali nucleari all’alimentazione degli impianti idroelettrici. In questo scenario, le ripercussioni subite da Ungheria, Romania e Serbia sono emblematiche, documenta InsideOver.

Il fronte debole del nucleare

L’epicentro dell’emergenza si trova a Paks, dove sorge l’unica centrale nucleare ungherese. Costruita a una novantina di chilometri a Sud di Budapest, la struttura a quattro reattori di fabbricazione sovietica garantisce quasi la metà dell’elettricità prodotta nel Paese e un terzo dell’intero fabbisogno nazionale. Per funzionare in sicurezza, l’impianto richiede un flusso ininterrotto di circa 100 metri cubi d’acqua al secondo, prelevati direttamente dal Danubio per il raffreddamento dei condensatori. Con il fiume ridotto al lumicino, le bocche di aspirazione sono rimaste a loro volta a secco.

Acqua l’elemento chiave della vita

Péter Magyar, il neoeletto Presidente ungherese dopo Orban, denuncia che la produzione dell’impianto ha subito un crollo drammatico: dai normali 2.000 megawatt di potenza nominale, la capacità erogata è scesa prima a 965 MW per poi sprofondare nella notte del 2 agosto fino a 240 MW: poco più del 10% del totale. Il punto critico è legato al livello del fiume. A Paks, una quota idrometrica pari a -134 cm impone per protocollo lo spegnimento totale dei reattori, motivo per cui, raggiunta quota -144 nei primi giorni di agosto, è iniziata la complessa procedura di spegnimento.

Un corto circuito strutturale

Parimenti l’acqua del Danubio è essenziale per il raffreddamento della centrale nucleare di Cernavodă la quale, unica in Romania, garantisce una fetta consistente dell’energia nazionale. Mutatis mutandis, le autorità romene hanno programmato di far cessare l’attività di uno dei reattori della centrale nucleare. Tale misura risulta essere l’inevitabile conseguenza della crisi registrata in seno allo snodo idrico di Izvoarele. In tale snodo il fiume si biforca nel braccio di Bala e nel braccio del “Vecchio Danubio” (Dunărea Veche), quest’ultimo diretto verso la centrale nucleare.

Dalla secca alle inondazioni

Conseguenza contraria, recenti, forti precipitazioni hanno causato esondazioni degli affluenti del fiume Teleajen, dalle quali si sono generati detriti e fango che hanno ostruito le infrastrutture di filtraggio, impedendo la presa d’acqua per il raffreddamento del reattore. L’elevata torbidità dell’acqua ha reso impossibile anche il normale processo di potabilizzazione, lasciando a secco diverse migliaia di residenti nel comune e nei centri abitati limitrofi. Per sopperire alla situazione è stato necessario l’intervento della marina militare rumena.

Crisi anche in Serbia

Allo stesso modo, le difficoltà nel raffreddamento hanno coinvolto la più grande centrale idroelettrica serba di Đerdap 1 (che si è vista tagliare la produzione ad appena il 20% della capacità nominale per mancanza di portata) e i complessi a carbone di Kostolac. Per far fronte alla situazione, il governo serbo ha coinvolto anche la popolazione con la richiesta di moderare l’uso dei condizionatori, mentre le temperature estive spingono alle stelle la richiesta di elettricità per il condizionamento. Di fatto, la secca del Danubio ha portato alla luce un cortocircuito strutturale che minaccia l’intera Europa.

Cortocircuito strutturale

È durante questi picchi che le centrali idroelettriche e nucleari sono costrette a tirare il freno per mancanza d’acqua o per il superamento delle temperature massime consentite per la tutela degli ecosistemi fluviali, una dinamica già osservata lungo il Rodano e la Loira in Francia. Senza piogge all’orizzonte e con il termometro stabilmente sopra i 38 °C, i Paesi dell’Europa orientale si trovano oggi costretti a importare energia a caro prezzo dai mercati vicini e a pianificare contingentamenti per le industrie, nel tentativo di proteggere la tenuta delle rispettive reti elettriche impiegate per il condizionamento dei centri abitati.

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